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lunedì 4 agosto 2025

Nei giorni successivi la formazione passa al comando di Stefano Carabalona

Pigna (IM), Val Nervia

Nella Valle Nervia [dopo l'8 settembre 1943] alcuni ufficiali cercarono rifugio e sicurezza a Rocchetta Nervina, dove il tenente Stefano Carabalona ["Leo"], residente in loco, cercava di organizzare gli sbandati e di procurare il maggior numero di armi possibili.  
don Ermando Micheletto, La V^ Brigata d’Assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni” (Dal Diario di “Domino nero” - Ermando Micheletto), Edizioni Micheletto, Taggia (IM), 1975

L'8° distaccamento [della IX^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione"] giunge a Rocchetta Nervina verso il 20 giugno [1944]. È comandato da Alfredo Blengino (Spartaco) che il giorno 23 dello stesso mese lancia un proclama alla popolazione del paese, ringraziandola per la solita buona accoglienza fatta ai partigiani ed invitandola ad appoggiare, nella maggior misura possibile, l'azione di chi combatte per la libertà [...] Gli uomini della formazione ammontano ad una ventina, ma, in pochi giorni, il numero degli effettivi è pressocchè raddoppiato, mentre viene notevolmente migliorata l'organizzazione del distaccamento. L'armamento consiste in fucili e moschetti. L'8° distaccamento opera nella Val Roja, procurando notevoli difficoltà al traffico delle truppe nazi-fasciste. 
Nei giorni successivi la formazione passa al comando di Stefano Carabalona (Leo) che si trova subito impegnato in un durissimo combattimento.
Carlo Rubaudo, Storia della Resistenza Imperiese (I Zona Liguria) - Vol. II. Da giugno ad agosto 1944, edito a cura dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, p. 154

[...] il mese di luglio [1944] si aprì con un rastrellamento tedesco a largo raggio, essenzialmente rivolto verso Rocchetta Nervina, Castelvittorio, Molini di Triora e Langan.
La difesa di Rocchetta Nervina, che si protrasse dal 1° al 4 luglio 1944, ebbe luogo soprattutto ad opera dell'8° Distaccamento della IX^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione", che da circa una settimana era attestato nel paese. [...] Per alcune ore il combattimento si protrasse con alterne vicende ed alle 12 i nazifascisti si ritirarono, accusando la perdita di un centinaio di uomini.
La difesa del paese venne fiaccata il giorno successivo, 4 luglio 1944, ad opera di 800 uomini di truppa che, occupato il paese, lo saccheggiarono. Alla sera rimase sul selciato un ingente numero di vittime.
Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo I, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999

"Ma il tedesco pagò ben caro il suo successo, perché non meno di 180 uomini furono messi fuori combattimento... Fra coloro che maggiomente si distinsero sono da ricordare il vecchio "Notu" che, benché fosse rimasto ferito due volte, continuò a lottare fino all'esaurimento delle sue munizioni, Longo [Antonio Rossi], Falce [G.B. Basso], Colombo, Filatri [n.d.r.: Gennaro Luisito Filatro, nato il 24 giugno 1917 a Civita (CS), già sergente maggiore del Regio Esercito, ufficiale addetto alle operazioni di distaccamento, passò poi in Francia al seguito di Carabalona], il giovanissimo Arturo [Arturo Borfiga] ed il prode Lilli [Fulvio Vicàri], che doveva più tardi immolare la sua giovane esistenza per la causa della liberazione".
Stefano Carabalona (Leo) in Mario Mascia, L’epopea dell’esercito scalzo, A.L.I.S., 1946, ristampa del 1975 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia

Il rastrellamento di luglio [1944] da parte dei nazifascisti non fu lungo. Il Comandante Vitò [Giuseppe Vittorio Guglielmo] aveva ordinato ed organizzato una ritirata di emergenza e dava ordini precisi ai vari comandanti dei distaccamenti di attendere i suoi ordini. Radunò lo Stato Maggiore e studiò nei minimi particolari un attacco alla caserma di Pigna.
[...] Il distaccamento di Stefano Leo Carabalona [n.d.r.: poco tempo dopo comandante della Missione Militare dei Partigiani Garibaldini presso il Comando Alleato di Nizza] dalla parte di Rocchetta Nervina, con Lolli [n.d.r.: Giuseppe Longo, in seguito vice comandante della citata Missione Militare presso il Comando Alleato], doveva vegliare con i suoi uomini la strada Dolceacqua-Pigna.
don Ermando Micheletto, Op. cit.

Verso la fine d’agosto 1944, in concomitanza con l’avanzata degli eserciti alleati sbarcati in Provenza, la V^ Brigata Garibaldi,  forte ormai di oltre 950 uomini, iniziò un’azione convergente su Pigna, tenuta da un centinaio di militi repubblicani e centro delle difese nazi-fasciste della zona di montagna... In quei giorni si distinsero i distaccamenti di Gino (Gino Napolitano), di Leo (Stefano Carabalona), e di Moscone [Basilio Mosconi]. Alla fine il nemico rinunciò a difendere le sue posizioni di Pigna: evacuò il paese e si ritirò su posizioni più arretrate (Isolabona - Dolceacqua), abbandonando nella fuga precipitosa armi e munizioni che furono recuperate dai nostri e che andarono ad arricchire l’esiguo armamento di cui la brigata era provvista. Venne occupata Pigna, dove si stabilì il comando dei partigiani, si nominò un’amministrazione provvisoria e si provvide a munire la difesa della zona sia per poter riprendere gli attacchi verso la costa ed in direzione del fronte francese che si andava spostando verso est, sia per far fronte ad eventuali contrattacchi nemici.  Infatti il I° distaccamento prese posizione su Passo Muratone alla destra dello schieramento per impedire puntate provenienti da Saorge (Francia); il V° distaccamento, al comando di Leo, occupò la stessa Pigna, posta al centro dello schieramento, distaccando una squadra di venti uomini a Gola di Gouta a guardia della strada. [...]  A Pigna, nel frattempo, era giunta una missione composta di numerosi ufficiali “alleati”, accompagnati da un corrispondente di guerra canadese. La missione, studiata la zona, avrebbe dovuto proseguire per la Francia passando attraverso le maglie delle linee tedesche fra Gramondo e Sospel.
Mario Mascia, Op. cit. 

Stefano "Leo" Carabalona era nato a Rocchetta Nervina (IM) il 10 gennaio del 1918. Dopo aver conseguito la maturità classica a Mondovì (CN), nell’imminenza della guerra fu chiamato alle armi ed inviato a Pola presso l’allora esistente scuola allievi ufficiali di complemento dei bersaglieri. Quale sottotenente dei bersaglieri partecipò alla campagna di Albania ed alla guerra in Grecia, dove venne decorato con una medaglia di bronzo al V.M. Promosso per merito straordinario tenente ed infine ferito più volte in combattimento, in seguito alle lesioni riportate nell’ultima delle ferite (schegge all’occhio sinistro) venne rimpatriato a Firenze presso l’ospedale militare. Congedato al termine della convalescenza, tornò a Rocchetta Nervina, ma nel 1941 in vista della campagna di Russia si arruolò volontario quale ufficiale di fanteria ed assegnato alla divisione celere “Legnano”. Rientrò in Italia a piedi con pochi superstiti della compagnia di cui era comandante. Nel 1943 si sottrasse alla chiamata della R.S.I.: per vendetta fu incendiata la casa di famiglia in Rocchetta Nervina, ma fortuite circostanze impedirono al fuoco di propagarsi e la casa si salvò; sono rimaste sul pavimento di una stanza, visibili a tutt’oggi, le tracce di quelle fiamme.  Giuseppe Carabalona, figlio di Stefano, email, 2012 

Arturo Borfiga portò 12 russi al Distaccamento di Leo e un'altra volta un mulo con 2 mitragliatrici, di cui aveva infilato le canne nei pantaloni.
Leo sgozzò l'ufficiale repubblichino che dai pressi del cimitero di Camporosso faceva sparare su Rocchetta Nervina.
Quando a Vallecrosia, il giorno del suo ferimento, aprì la porta agli uomini dell'UPI, era riuscito a mettere la mano sulla pistola del nemico, deviando il colpo partito nella colluttazione. Massimo Carabalona, figlio di Stefano, email, 2020 

Pippo Longo (Lolli) mi raccontò che quando lo vide [n.d.r.: vide Stefano Carabalona, arrivato a Nizza gravemente ferito] era talmente giù che stentò a riconoscerlo.
Ricordo che gli americani lo curarono al Pasteur di Nizza dove gli estrassero il proiettile. Gli fecero un regalo facendo realizzare un braccialetto e fecero montare l’ogiva.
La palla fu estratta dalla schiena, dove gli rimase una significativa cicatrice.
Longo, siciliano di Catania, era ufficiale della Guardia alla frontiera GAF. Più o meno era coetaneo di mio padre. Non mi ricordo dove Longo era in servizio, sicuramente il comando era a Ventimiglia ma le unità erano assegnate sul confine. Se non ricordo male andarono in montagna insieme. Sicuramente si erano conosciuti in precedenza: Rocchetta era un centro di distribuzione di riferimento per quella porzione di fronte. Di lì partiva gran parte del tabacco e delle poche sigarette destinate ai militari. Non credo avesse avuto le stesse esperienze operative di mio padre, ma ricordo che era ben considerato e che sono stati insieme in tutti i guai. 
Massimo Carabalona, figlio di Stefano, email, 23 dicembre 2021 

sabato 16 novembre 2019

Inizi di Resistenza in Val Nervia



Nell'autunno del 1943 ricevetti la cartolina di arruolamento nell'esercito della RSI. Proprio non mi andava di fare una guerra che si rivelava sempre più sbagliata.
Mi nascosi - io di Vallecrosia (IM) - in una casa di amici di famiglia a Rocchetta Nervina [(IM), in Val Nervia], dove incontrai il figlio del maestro Garibaldi, ufficiale dell'esercito con il quale andai a Carmo Langan [Località di Castelvittorio (IM)] ad arruolarmi nei partigiani.
Ampelio Elio Bregliano, in Giuseppe Mac Fiorucci, Gruppo Sbarchi Vallecrosia < ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia - Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale "Il Ponte" di Vallecrosia (IM) >, 2007

A seguito dell'occupazione nazifascista della zona, la Resistenza [a Pigna (IM)] fu avviata da un CLN formatosi spontaneamente per iniziativa di alcuni volonterosi senza preciso riferimento a correnti politiche organizzate. Alcuni di essi entreranno a far parte della Giunta Libera di cui diremo...
Dopo l'8 settembre, giorno dell'armistizio, rimasero sul posto [Rocchetta Nervina (IM)] pochi dei nostri militari, appartenenti alla Guardia di Finanza. I tedeschi si insediarono nell'abitato solo per due brevi periodi...
Francesco Biga e Ferruccio Iebole (a cura di Vittorio Detassis), Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. V, Ed. Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, 2016

Il 25 luglio del 1943 Carlo Cattaneo era un militare, giunto da due giorni in Slovenia fra le truppe italiane di occupazione. L’8 Settembre 1943 il presidio di cui faceva parte si dileguò, abbandonato da chiunque avesse avuto un grado di comando. Rientrato avventurosamente in Italia assieme ad alcuni commilitoni, dismessa la divisa, riuscì a tornare a casa verso la fine del mese e trovò Ventimiglia bombardata. In ottobre con i bandi di arruolamento della R.S.I. si presentò ad Imperia per evitare l’arresto ma, rientrato a casa, salì subito in montagna a Carmo Langan [Località nel Comune di Castelvittorio (IM)], dove il Comandante Vitò [anche Vittò/Ivano, Giuseppe Vittorio Guglielmo, già combattente nelle Brigate Internazionali a difesa della Repubblica Spagnola, organizzatore di uno dei primi distaccamenti partigiani in provincia di Imperia, poi comandante di un Distaccamento della IX^ Brigata “Felice Cascione”, dal 7 luglio 1944 comandante della V^ Brigata “Luigi Nuvoloni”, dal 19 Dicembre 1944 comandante della II^ Divisione “Felice Cascione”] stava costituendo le prime formazioni partigiane dell’estremo ponente.  Vittorio Detassis 

Intendo qui parlare della fascia costiera dell'estrema Liguria di ponente e delle vallate che in essa sfociano dai monti e dalle Alpi Marittime: le valli Roia e Nervia, i torrenti di Baiardo (M) e Ceriana (IM), la Valle Argentina. 

L'andare più ad oriente sarà un compito che ai partigiani si presenterà solo tardi, quando le formazioni si accorderanno per collaborare con i patrioti della zona di Imperia.
Nelle nostre vallate vi erano molti capisaldi nazifascisti. Nella Val Roia la situazione non era brillante. Salendo il fiume da Ventimiglia (IM) il territorio italiano si fermava dopo Piena e cominciava il territorio francese di Breil e di Saorge, con l'importante strada che portava a Nizza. Poi tornava il territorio italiano da San Dalmazzo di Tenda - Briga - Tenda - Vievola - Morignolo e proseguiva per il Piemonte.
Sarà proprio il territorio francese che condizionerà, come vedremo, le azioni dei distaccamenti partigiani, che per andare nell'alta Val Roia saranno costretti a superare Cima Marta o il Monte Saccarello.
Le truppe naziste controllavano Ventimiglia e tutta la bassa Valle Roia e la Valle Bevera fino al confine francese ed oltre.
La Val Nervia aveva capisaldi nazifascisti a Dolceacqua (IM) ed a Pigna (IM) in ben munite caserme. Da tali caserme i nemici facevano puntate sui monti sovrastanti per impedire la formazione di bande partigiane.
I soldati italiani di stanza in Francia all'8 settembre 1943 dovevano rientrare via monti onde non essere presi dai tedeschi. Quelli dell'alta Italia cercavano con ogni mezzo di raggiungere le loro case, ma quelli dell'Italia meridionale non avevano questa possibilità, si fermavano presso amici, cercavano scampo dove potevano e dovevano provvedere alla fabbrica dell'appetito.
Gli ufficiali erano nelle stesse condizioni. Nel meridione non potevano andare.
Nella Val Nervia alcuni ufficiali cercarono rifugio e sicurezza a Rocchetta Nervina (IM), dove il tenente Stefano Carabalona ["Leo"], residente in loco, cercava di organizzare gli sbandati e di procurare il maggior numero di armi possibili. Purtroppo i soldati buttavano i loro fucili nei luoghi i più disparati e fu un lavoro faticoso cercare di recuperarli.
A Castelvittorio (IM) nella primavera appena iniziata del 1944 si organizzava una banda autonoma di oppositori ai tedeschi. Erano, per lo più, giovani della zona. Anche a Buggio [Frazione di Pigna (IM)] si tentò una organizzazione, poi un poco infiacchita e ripresa quando si congiunse con un'altra banda a Carmo Langan [nel comune di Castelvittorio (IM)].
don Ermando Micheletto *, La V^ Brigata d’Assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni” (Dal Diario di Domino nero Ermando Micheletto), Edizioni Micheletto, Taggia (IM), 1975  

Don Micheletto per tutta la guerra si adoperò per i partigiani, generalmente in contatto con i gruppi di Vitò, che accompagnò spesso nei loro spostamenti. Esplicherà la sua attività specialmente nell'assistenza e per captare messaggi radio.  
Giovanni Strato, Storia della Resistenza Imperiese (I^ zona Liguria) - Vol. I: La Resistenza nella provincia di Imperia dalle origini a metà giugno 1944, Sabatelli Editore, Savona, 1976
 
Intanto nel novembre 1943 fui chiamato alle armi, essendo della leva di mare dovevo presentarmi a Vercelli il 20 novembre per essere arruolato nella Decima Mas e inviato in Germania per un periodo d’istruzione, così era scritto nella cartolina precetto, non avevo ancora compiuto 19 anni, era molto difficile prendere delle decisioni. Avevo molte amicizie fra gli antifascisti e questi mi consigliarono di non partire e unitamente ad altri commilitoni anche loro chiamati alle armi, decidemmo di nasconderci sui monti che sovrastavano la nostra città [n.d.r.: Taggia (IM)]. Così abbiamo fatto. Ci siamo rifugiati in una casetta di proprietà di uno dei compagni di ventura. Ci portavano da mangiare i nostri parenti con grave rischio per tutti, per cui subito dopo Natale, nel gennaio 1944, avuta notizia che sui monti sopra Sanremo si andava costituendo le prime formazioni partigiane, abbiamo deciso di raggiungere quelle località per unirci a quei gruppi combattenti. Eravamo armati con armi recuperate quando, dopo l’8 settembre, i militari avevano abbandonato le caserme, molte delle quali dislocate proprio a Taggia zona limitrofa al confine di stato. Abbiamo deciso di abbandonare il nostro precario rifugio e siamo partiti per Baiardo (piccolo paese di 900 abitanti sito nell’entroterra di Sanremo): la strada era lunga una quarantina di km, compiendo il seguente percorso: Taggia - Badalucco - Ciabaudo - Vignai - Baiardo, senza mai percorrere le strade carrozzabili e passando sempre lungo i boschi limitrofi alle strade principali. Arrivati a Baiardo avevamo già i nomi dei compagni di quella località, che ci hanno ospitato nei loro casolari: uno fra tutti “Garibaldi” [n.d.r.: Giuseppe Gaminera] come nome di battaglia. Lungo il percorso siamo stati aiutati e rifocillati dai contadini di quelle borgate che dobbiamo ringraziare per sempre. Dopo alcuni giorni i compagni di Baiardo ci hanno accompagnato a Carmo Langan a 1727 metri di altitudine, dove era operante una compagine di partigiani comandata da “Vittò” (Vittorio Guglielmo), vecchio comunista reduce dalla guerra di Spagna insieme al compagno Longo. E lì incominciai la vera vita da partigiano assumendo il nome di battaglia “Tarzan”. Intanto continuavano ad arrivare molti giovani e altri meno giovani, militari che l’8 settembre avevano disertato ed erano ricercati dalle Brigate Nere. Mentre si andavano delineando le vere formazioni partigiane.
Gio Batta Basso (Tarzan)
Chiara Salvini, Ricordi di un partigiano, Nel delirio non ero mai sola, 29 luglio 2012