sabato 31 luglio 2021

Cercammo di raggiungere la formazione partigiana garibaldina che operava in Liguria

Piaggia, Frazione del comune di Briga Alta (CN). Foto: Mauro Marchiani

Dopo aver partecipato alle campagne di guerra 1940-1945 (Francia-Albania-Grecia-Jugoslavia) eccomi a raccontare la parte ben più tragica dopo l'8 settembre 1943.
Mentre mi trovavo in licenza illimitata a casa, a Briga, vengo catturato da una pattuglia di SS tedesche arrivata all'improvviso verso mezzogiorno.
Mi viene dato appena il tempo di rimettermi la divisa militare e vengo fatto salire sul gippone con altri paesani catturati come me, con destinazione Cuneo, da dove partivano le tradotte con vagoni piombati verso la Germania.
Per fortuna, giunti a Tenda, paese presidiato dai militari tedeschi della Wermacht addetti al recupero di materiale della IV Armata Italiana, il maresciallo comandante del Presidio si impegna per il nostro rilascio.
Una quindicina di noi rimane a Tenda con la consegna di lavorare alla sistemazione di materiali vari ed accudire una trentina circa di muli; questo a causa dell'esiguità e dell'anzianità degli uomini che componevano il Presidio.
Lavoriamo per questo Presidio per alcuni mesi: lavoro di giorno e liberi di uscire alla sera.
Da Tenda veniamo spostati a Cuneo nella Caserma già IV° Artiglieria Alpina dove ci impongono di mettere un bracciale giallo con la scritta in caratteri gotici in lingua tedesca "soldato tedesco".
Chi non accetta viene spedito in Germania.
Così una sera decidemmo di fuggire; camminammo tutta la notte ed al mattino giungemmo a Briga.
Cercammo di raggiungere la formazione partigiana garibaldina che operava in Liguria e qui, con altri sbandati, costituimmo un nuovo distaccamento, cioè una Brigata.
Ci mettemmo in marcia per raggiungere il posto indicato, transitando per i Forti di Nava [nel comune di Pornassio (IM)].
Qua dovemmo cambiare rotta perché in quella località si trovavano già altri uomini del Capitano Martinengo [Eraldo Hanau].
Ci trasferimmo, pertanto, in Val Corsaglia (Mondovì).
Fu una marcia massacrante, attraversando Viozene, Mongioie, passando per Piaggia, frazione di Briga Marittima, ora diventata Briga Alta.
Lì appresi che i miei genitori e mio fratello Luciano di 16 anni in conseguenza alla nostra fuga erano stati arrestati e portati nel carcere "Leutrum" di Cuneo.
Mio fratello Luciano veniva sovente interrogato affinché dicesse dove noi eravamo.
Per impaurirlo gli prendevano le misure per la cassa da morto.
Poi tutto si è risolto grazie all’interessamento dell’ingegnere capo della Centrale Elettrica dove lavorava mio padre.
Egli chiese al Comando tedesco il rilascio motivandolo con la urgente necessità di operai specializzati da inserire nella Centrale Elettrica.
Grazie a questo mio padre fu subito rilasciato.
Seguirono la liberazione di mia madre e di mio fratello.
In Val Corsaglia trovammo la valle già presidiata e comandata da un ex appuntato dei Carabinieri (Taglietto).
Intanto il capitano Martinengo decise di ritornare verso Viozene [Frazione di Ormea (CN)] dove insediò il suo Comando di Brigata.
Il nostro gruppo rimase in Val Corsaglia prendendo posizione a Costa Calda sulle alture di fronte alle Grotte di Bossea, posizione che dominava un bel tratto di strada provinciale che da San Michele di Mondovì porta a Fontane di Frabosa.
Aldo Clerico in Libertà dal Popolo, Notiziario della F.V.L., n° 2 del 2011