giovedì 19 marzo 2020

Non è mai stata nostra intenzione invitare i partigiani ad abbandonare la lotta...



Due circolari emanate a fine novembre 1944 dal comando della II^ Divisione "Felice Cascione" sono significative, la numero 22 e la numero 23.

La circolare n° 22 del 21 novembre 1944 conteneva indicazioni sulla funzionalità dei comandi di Divisione e di Brigata, sui tribunali militari, sulla sanità, sulle licenze dei partigiani, sulla manutenzione delle armi e sull'Intendenza.

La circolare n° 23 del 24 novembre 1944 risulta importante per comprendere i nuovi obiettivi dei garibaldini alla luce del "Proclama Alexander", dell'imminente freddo inverno e della perduta speranza, anche in ragione dei non avvenuti lanci di armamenti, di un aiuto immediato da parte degli alleati.

Non si ponevano, pertanto, l'obiettivo di occupare la costa con l'appoggio di un balzo in avanti  alleato, ma di sopravvivere sino a primavera con almeno un numero sufficiente di effettivi e di quadri, nonché di un quantitativo ragionevole di armi, in modo di essere pronti a riorganizzare al meglio le bande quando con la bella stagione tanti giovani sarebbero ritornati in montagna.

Si ridussero allora gli organici delle bande, senza perdere i contatti con coloro i quali andavano a celarsi altrove.
Vennero anche scavati nascondigli sufficienti a contenere tre o quattro persone, delle dimensioni ciascuno di due metri di altezza, tre di lunghezza ed uno di larghezza, nascondigli che poi venivano ricoperti da strati di terra. Rifugi abbastanza sicuri, perché ubicati tra uliveti. Si calcola che vennero scavati rifugi in numero tale da poter ospitare sino a 1000 uomini.

La circolare n° 23 venne in alcuni casi erroneamente interpretata, tanto che l'ispettore di zona [Simon, Carlo Farini] in data 30 novembre 1944 inviò un supplemento della stessa circolare, che chiariva ed in buona parte ne modificava il significato. "Simon" precisava che "non è mai stata nostra intenzione invitare i partigiani ad abbandonare la lotta... il nostro scopo costante è di essere un esercito di massa per essere in grado di liberare la nostra terra."

Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo I - Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Facoltà di Scienze della Formazione, Corso di Laurea in Pedagogia - Anno Accademico 1998 - 1999


A quel proclama [quello del generale Alexander del 13 novembre 1944] rispose duramente Carlo Farini [Simon], ... incitando i partigiani a serrare le fila e a combattere ancora più duramente contro i nazifascisti, rinfacciando altresì agli alleati la scarsissima consistenza degli aiuti inviati ai garibaldini, sporadicamente, e fino ad allora solo per mare con una minuscola imbarcazione che sbarcava nella zona tra Bordighera e Ventimiglia.

Sandro Badellino, Mia memoria partigiana. Esperienze di vita e vicende di lotta per la libertà di un garibaldino imperiese (1944-1945), edizioni Amadeo, Imperia, 1998
 
Sandro Sandro Badellino. Entrò a far parte della Resistenza il 10 Maggio 1944, nella squadra comandata da Angelo Setti "Mirko", che operava nella zona del Monte Acquarone, tra la Valle Impero e la Val Caramagna. Quasi subito partecipò ad una prima fortunata azione alla Caserma "Siffredi" di Oneglia, che comportò un buon bottino di armi. In seguito passò nella formazione "Volante" di Silvio Bonfante "Cion" che agiva nella Val Steria (Testico, Rossi, Stellanello), e nella "Volantina" del Comandante "Mancen" Massimo Gismondi [in seguito comandante della I^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Silvano Belgrano" della VI^ Divisione "Silvio Bonfante"]. Ai primi di agosto 1944, durante uno scontro, Badellino subì varie ferite che lo costrinsero convalescente per un mese dopo essere sfuggito alla cattura. Costretto nuovamente alla fuga dal suo rifugio in seguito ad una spiata, raggiunse il Bosco di Rezzo nella circostanza del famoso rastrellamento che si concluderà con la Battaglia di Monte Grande. Sebbene ferito, vi partecipò affiancando la squadra di mortaisti che, colpendo le postazioni tedesche da San Bernardo di Conio [Borgomaro (IM)], ebbe un ruolo determinante nella riuscita dell’operazione. In seguito ricoprì l'incarico di intendente presso il Distaccamento "Comando" di Mancen. Il 25 Aprile 1945 scese ad Andora (SV) in qualità di Commissario di Brigata. da Vittorio Detassis