martedì 9 novembre 2021

Il distaccamento partigiano scende verso la località Molino Nuovo di Andora...

Fonte: Ferruccio Iebole, art. cit. infra

Leopoldo Leo Fassio è nato ad Andora (SV) il 4 giugno 1925. Alla fine del 1943 saliva al Casone du Beu, nel comune di Testico (SV), dove sostavano nascosti i primi partigiani comunisti comandati da Felice Cascione
Leo aveva raccolto poche cose di vestiario e qualche provvista alimentare in uno zaino tedesco, che lo zio Quinto reduce dalla Russia aveva portato a casa, e si era incamminato verso i monti, fiducioso di trovare i ribelli. Giunto con fatica all’accampamento era interrogato in modo stringente, sulla sua identità e sulla parentela, specie dal partigiano Felice Spalla (Felì) futuro caduto in battaglia e da un altro ribelle. Leo non capiva la brusca inquisizione, non aveva riflettuto sul messaggio comunicato dal suo sospettoso zaino. Chiarita la provenienza e la famiglia, conosciuta proprio da Felì, anch’esso reduce con lo zio di Leo dalla guerra russa, dopo due giorni di permanenza nel Casone du Beu era comunque invitato a tornare a casa.
La breve esperienza a contatto con il gruppo Cascione aveva infiammato Leo che tornerà per vivere con Silvio Bonfante (Cion), l’erede di Felice Cascione, l’epopea di Cian de Bellottu, le prime battaglie contro i nazifascisti e dopo la presenza nella Volante; infine l’adesione al Distaccamento Agnese fino alla Liberazione.
 
[...] l’episodio di Molino del Fico del 10 giugno 1944. Leo ormai faceva parte della Volante di Cion, con altri cinque compagni erano reduci da una giornata di pattugliamento in Valle Steria e nei pressi di Conna si dividevano.
Quattro ribelli all’imbrunire si fermavano in un fienile di proprietà di Angelo Limarelli per ristorarsi e riposare, Leo e Vincenzo Marchiano (Ceno) proseguivano ancora nonostante la stanchezza, per raggiungere le rispettive famiglie ad Andora per una visita fugace. Il capo pattuglia Marco Agnese (Marco), Alessandro Carminati (Sandro), Carlo Lombardi (Giuseppe) e Celestino Rossignoli (Celestino) nella notte, (sembra su spiata) erano catturati dai militi del capitano Giovanni Ferraris, comandante una feroce banda di fuoriusciti italo-francesi ed esaltati fascisti, con il concorso determinante del capitano Paella Attilio Calvo. L’indomani mattina, dopo una notte protrattasi con orribili torture, venivano orrendamente fucilati in località Molino del Fico. 

Il senso di repulsione provato dai partigiani in questo episodio segnerà uno spartiacque nella lotta resistenziale: se prima si potevano ammonire e perdonare gli avversari, ora le sentenze diventavano inappellabili. Un incerto equilibrio si era rotto a favore della ritorsione più spietata.
 
Un altro episodio in quel rovente giugno 1944 era la battaglia di Pizzo d’Evigno [Diano Arentino (IM)] dove Leo trovava il cadavere di Silvano Belgrano *, ucciso da una spia, presente nell’accampamento ribelle, poi scoperta e giustiziata. 

In questo periodo si rafforzavano certe amicizie. Padoan [Bruno Brilla, in seguito commissario del Distaccamento "Marco Agnese" della I^ Brigata "Silvano Belgrano" della VI^ Divisione "Silvio Bonfante"], Cigrè [Paolo Ferreri. Nato ad Alassio 17 giugno 1926. Del Distaccamento “Volantina”. Il 31 luglio 1944, assieme ad un compagno, ebbe l'incarico di scortare il commissario politico di un altro Distaccamento del Basso Piemonte. In seguito ad una delazione i tre furono intercettati dai soldati tedeschi sulla Colla (Colle San Bartolomeo), tra Cesio e Pieve di Teco. Catturato, venne fucilato sul posto, a Cesio, lo stesso giorno.], Badellino ** erano amici cari oltre a essere partigiani coraggiosi, sempre disponibili a dare una mano a tutti nelle difficoltà. 

Lo spirito di gruppo si rafforzava con diverse azioni come lo svuotamento di un vagone tedesco, fermo nella stazione di Andora (SV) e colmo di viveri destinati alle truppe germaniche, tra cui farina, zucchero, sigarette e liquori. Con una occupazione rocambolesca ad armi spianate, veniva invasa la stazione ferroviaria e venivano fermati tutti gli addetti, poi iniziava il trasporto delle merci requisite sopra un carro e avviato al comando.
Un’altra requisizione avveniva a Passo Rollo. Sopraggiungeva ed era fermato un camion che trasportava derrate alimentari. Uno dei tre tedeschi presenti sull’autocarro aveva una reazione scomposta e minacciosa per l’incolumità dei ribelli; i militi teutonici soccombevano sotto i colpi dei
partigiani, che non erano sorpresi dal tentativo di replica. Poi il camion veniva condotto a Stellanello (SV) per lo svuotamento. Un buon rifornimento per le scarse provviste ribelli.

A metà settembre 1944 Leo partecipava alla grande beffa ai danni dei San Marco dislocati a Molino Nuovo di Andora (SV)  con una spericolata condotta.
In breve: Giovanna Frau una ragazza spigliata, attrice dilettante nella locale compagnia teatrale, riusciva a circuire un tenente per una passeggiata.
Al ritorno nei pressi dell’accesso all’insediamento militare, entravano in azione dieci partigiani tra cui Nino Agnese (Marco) che sbucato dal buio, puntava una pistola alla schiena del sottufficiale.
Il graduato, facendosi riconoscere dalle sentinelle, permetteva l’irruzione partigiana nell’accampamento per una cospicua razzia di armi, munizioni, muli ecc. In più, un notevole gruppo di sanmarchini erano presi prigionieri, altri invece aderivano felicemente e si accodavano con i partigiani. Gli otto ribelli partecipanti oltre a Marco e Leo erano: Bruno Carrara (Spantegau), un certo Eros, Giuseppe Frau (Giuseppe), Paolo Lanteri (Carabinè o Biondo), Giulio Marchiano (Lucio), Vincenzo Marchiano (Ceno), Umberto Palermo (Palermo o Matto) e Domenico Pastorino (Rascel). 
 
Ferruccio Iebole, Leopoldo Fassio “Leo”, un partigiano, I Resistenti, ANPI Savona, n° 1 - Aprile 2019
 
Giovanni Molineri - Fonte: Giorgio Caudano, Op. cit. infra

Elio Castellaro - Fonte: Giorgio Caudano, Op. cit. infra

Antonio Terragno - Fonte: Giorgio Caudano, Op. cit. infra

Nella notte tra il 14 e il 15 settembre 1944 il distaccamento “Marco Agnese”, accampato presso il Santuario della Madonna di Degna, scende verso la località Molino Nuovo di Andora (SV) per fare prigionieri una guarnigione di militari della San Marco e procurarsi delle armi. L’azione riesce senza troppi problemi. Procurate le armi e incolonnati i prigionieri, i dieci garibaldini protagonisti dell’azione, Nino Agnese "Marco", Leopoldo Fassio "Leo", Bruno Carrara "Spantegau", un certo Eros, Giuseppe Frau "Giuseppe", Paolo Lanteri "Carabinè" o "Biondo", Giulio Marchiano "Lucio", Vincenzo Marchiano "Ceno", Umberto Palermo "Palermo" o "Matto" e Domenico Pastorino "Rascel", si allontanano per portare i prigionieri al comando di divisione. Alcuni marò della San Marco sono però sfuggiti alla catture riescono ad informare il proprio comando di quanto accadduto. Il maggiore Luigi Uccelli, il tenente Franco Martinola, il tenente Giulio Seth, il tenente Rodolfo Talamo, il sergente Bruno Carradori, il sergente Arturo Gazzarata organizzano in tutta fretta l’inseguimento dei disertori e fuggitivi, che avevano come meta le montagne sopra Degna (Casanova Lerrone), precisamente il Santuario Madonna di Degna. Verso le 9 del 15 settembre alcuni partigiani vengono intercettati nella zona di Degna, dove viene gravemente ferito Elio Castellaro, commissario del distaccamento "Domatore". Successivamente a Casanova Lerrone due compagnie della San Marco quasi al completo piombano su una pattuglia partigiana in avanscoperta. Lo scontro armato è breve, vista la netta superiorità numerica del nemico: cadono Antonio Terragno e Giovanni Molineri; Elio Castellaro, precedentemente ferito, viene fatto prigioniero e morirà tre giorni dopo all’ospedale di Albenga. Vengono catturati anche Franco Vaccani, Giacomo Bianchi, Giovanni Barale: i tre saranno fucilati il 19 settembre lungo le sponde del torrente Merula ad Andora. Viene catturato anche Angelo Rolando "Fanfulla" che riuscirà a evadere dalla prigione. Due giorni dopo viene catturato anche Carlo Fagnani, che, sbandatosi, si era rifugiato in zona: sarà passato per le armi in località Marmoreo lo stesso giorno della cattura.
Giorgio Caudano, Gli eroi sono tutti giovani e belli. I caduti della Lotta di Liberazione. I^ Zona Liguria, Edito dall'Autore, 2020
 
Giorgio Caudano, L'immagine ritrovata. Ventimiglia e dintorni nei dipinti dell'Ottocento e primo Novecento, Alzani Editore, 2021;  La libera Repubblica di Pigna. Parentesi di democrazia (29 agosto 1944 - 8 ottobre 1944) (a cura di Paolo Veziano con il contributo di Giorgio Caudano e di Graziano Mamone), Comune di Pigna,  IsrecIm, Fusta Editore, 2020; Giorgio Caudano, Dal Mare alla Trincea... memorie di uomini, BB Europa, Cuneo, 2019; Silvia Alborno, Gisella Merello, Marco Farotto, Marco Cassini, Giorgio Caudano, Franck Vigliani, curatori della mostra Claude Monet, ritorno in Riviera, catalogo a cura di Aldo Herlaut, Silvana Editoriale, Milano 2019; La Magnifica Invenzione. I pionieri della fotografia in Val Nervia 1865-1925, a cura di Marco Cassini e Giorgio Caudano, Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera, 2016; Giorgio Caudano, Pigna. Storia di un paese, Edito dall'Autore, 2016  ]
 
L’allarme dato dai Sanmarchini una volta terminato l’attacco partigiano vedeva il comando di Stampino sparare con mortai sui fuggitivi per cercare di fermarli. Il maggiore Luigi Uccelli, il tenente Franco Martinola, il tenente Giulio Seth, il tenente Rodolfo Talamo, il sergente Bruno Carradori, il sergente Arturo Gazzarata organizzavano in tutta fretta l’inseguimento dei disertori e fuggitivi, che avevano come meta le montagne sopra Degna, in Casanova Lerrone (SV), precisamente  il Santuario Madonna di Degna. 
In mattinata, dopo aver camminato tutta la notte, alcuni ribelli in coda alla colonna si fermavano per riposarsi e ristorarsi tra gli olivi, quando vedevano arrivare i Sanmarchini inseguitori. Pensando a dei ritardatari, si avvicinavano per dare loro indicazioni per proseguire il cammino. Invece erano degli agguerriti e spietati predatori, che uccidevano in sequenza Giovanni Molineri (Barbisio) ed Antonio Terragno (Primula Rossa). Si salvava Giacomo Giaccone (Semeria). Lo scontro proseguiva per tutto il giorno e sfortunatamente erano presi prigionieri il savonese Franco Vaccani (Baldo), Giacomo Bianchi (Marinaio), Giovanni Barale (Giovanni), fucilati ad Andora (SV), e Angelo Rolando (Fanfulla), riuscito a scappare dalla prigione. 

Fonte: Ferruccio Iebole, art. cit.

Nel rastrellamento di quei giorni era ferito e moriva anche Elio Castellari (Janez),  grande comandante ribelle.

Leo ha serbato per oltre settant’anni la borsa medica in cuoio in cui Felice Cascione (U Megu)  conservava i ferri per la sua professione e portata anche ad Alto (CN), durante la precoce organizzazione e il comando delle prime bande resistenziali nell’Imperiese e nell’Albenganese.
Dopo la morte di Cascione il 27 gennaio 1944 a Case Fontane, la borsa veniva recapitata alla madre Maria Baiardo, che la conservava anche durante il suo segreto occultamento, in quanto ricercata dal regime fascista, a Villa Faraldi (IM), ospitata sotto falso nome in casa della famiglia antifascista Elena. Quando il rifugio, per ovvi motivi era divenuto pericoloso, la mamma di Felice aveva traslocato in luoghi più sicuri; la borsa era stata consegnata a Leo che la nascondeva presso uno zio Pietro Fassio [...].
Ferruccio Ieboleart. cit.

 * Silvano Silvano Belgrano. Nato ad Imperia il 5 agosto 1924. Appartenente al Distaccamento "Volante". All’alba del 19 giugno 1944 il distaccamento di Silvio Bonfante "Cion", di stanza ad Evigno [Diano Arentino (IM)], venne attaccato da forze nemiche, numericamente di gran lunga superiori, che ne tentarono l’accerchiamento. I partigiani si portarono sulle alture e combatterono strenuamente a lungo: i tedeschi non passarono che a sera. I garibaldini, protetti dai loro compagni, si misero in salvo. Tutti, ad eccezione di Silvano Belgrano. In seguito si appurerà che a causarne la morte era stata una spia infiltratasi tra le fila dei garibaldini. A Silvano Belgrano venne intitolata la I^ Brigata della VI^ Divisione "Silvio Bonfante". Redazione, Arrivano i Partigiani, inserto "2. Le formazioni di montagna della I^ e della VI^ Zona Operativa Ligure che operavano nella provincia di Savona", I Resistenti, ANPI Savona, 2011

** Sandro Badellino, nato a Imperia il 20 settembre 1924, entra a far parte della Resistenza il 10 Maggio 1944, nella squadra comandata da Angelo Setti "Mirko", che opera nella zona del Monte Acquarone, tra la Valle Impero e la Val Caramagna. Dopo soli 20 giorni partecipa ad una prima fortunata azione alla Caserma "Siffredi" di Oneglia, che frutterà un buon bottino di armi. In seguito passerà nella formazione "Volante" di Silvio Bonfante "Cion" che opera nella Val Steria (Testico, Rossi, Stellanello), e nella "Volantina" del Comandante "Mancen" Massimo Gismondi <in seguito comandante della I^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Silvano Belgrano" della VI^ Divisione "Silvio Bonfante">, Brigata nella quale Sandro sarà in seguito prima intendente e poi, verso la data della Liberazione, commissario. Ai primi di agosto 1944, durante uno scontro, subisce varie ferite che lo costringono convalescente per un mese dopo essere sfuggito alla cattura. Costretto nuovamente alla fuga dal suo rifugio in seguito ad una spiata, raggiunge il Bosco di Rezzo nella circostanza del famoso rastrellamento che si concluderà con la Battaglia di Monte Grande. Sebbene ferito, vi partecipa affiancando la squadra di mortaisti che, colpendo le postazioni tedesche da San Bernardo di Conio [Borgomaro (IM)], ebbe un ruolo determinante nella riuscita dell’operazione. Vittorio Detassis in Isrecim