lunedì 3 agosto 2020

La vera azione partigiana s'iniziò dopo il fatale 8 settembre 1943


La prima pagina del qui citato manoscritto di Giuseppe Porcheddu

Nei giorni seguenti l'armistizio si ebbe, come in altre parti d'Italia, un afflusso di persone verso la montagna... la grande maggioranza cercava scampo nella fuga soltanto per sottrarsi all'immediata azione tedesca...
Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo I - Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Facoltà di Scienze della Formazione, Corso di Laurea in Pedagogia - Anno Accademico 1998 - 1999

Il 10 settembre 1943, dopo una prima riunione di quadri comunisti, seguita da una seconda, alla quale oltre ai comunisti parteciparono uomini politici delle altre correnti antifasciste, venne formato un triangolo militare, composto da Nino Siccardi, Felice Cascione e Carlo Aliprandi [Lungo, in seguito commissario della Divisione S.A.P. "Giacinto Menotti Serrati"], con l'incarico di inviare altri uomini in montagna, aiutare con viveri, armi e munizioni quelli che già vi si trovavano, ed organizzare militarmente anche gli uomini della città... Così prima dell'arrivo dei tedeschi furono recuperate cinque mitragliatrici, oltre cento fucili... Verso la fine di settembre 1943 Gian Carlo Pajetta giunse ad Imperia, inviato dal Centro di Genova per prendere contatto con l'organizzazione comunista locale. Scopo della riunione era quello di lanciare tutta l'organizzazione comunista nella lotta di liberazione, trattandosi, tra l'altro, di una rete politicamente già ben ramificata nella Provincia.
Francesco Biga e Ferruccio Iebole (a cura di Vittorio Detassis), Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. V, Ed. Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, 2016 

Dopo l'8 settembre alcuni ufficiali si erano fermati a Triora, ma al primo bando emanato dai tedeschi per la presentazione degli ex appartenenti all'esercito si ripararono in Goina, alle spalle di Triora. Lì si radunarono intorno al maggiore Zoli Aldo, già ufficiale GAF, che spontaneamente fu riconosciuto il superiore, anche perché già facente parte del CLN di Sanremo. Però prima di Natale il maggiore Zoli si trasferiva a Sanremo ed incaricava gli ufficiali ed i sottufficiali rimasti di raccogliere armi e nasconderle e convincere gli ex militari di non presentarsi ai tedeschi. "Provvide qualche volta a mandare aiuti", dice Fragola Doria [Armando Izzo]. "Durante l'inverno scesi parecchie volte a Sanremo per incontrarmi con il maggiore, sia per conoscere le decisioni del Comitato di Liberazione, sia per ricevere aiuti. Però il Comitato si ispirò al principio che la lotta armata dovesse iniziarsi con la buona stagione e che frattanto bisognava prepararsi sia materialmente, continuando a raccogliere armi, sia moralmente, incitando le popolazioni a resistere ai nazifascisti".
Fu nell'autunno dell'anno 1943 che si accendeva una scintilla di rivolta a Loreto di Triora ...
Un sergente maggiore dei reparti GAF [Guardia alla Frontiera], Tento [Pietro Tento], si era fermato a Loreto. Era con lui la moglie, una maestra, ed un figlio in tenera età. Forse Vitò ["Ivano", Giuseppe Vittorio Guglielmo] ritrovò la certezza di una organizzazione per l'incoraggiamento del sergente maggiore. Con lui studiò le varie occasioni e le possibilità. Radunò alcuni giovani, altri li avvicinò singolarmente...
Guido di Cetta, Guido Arnaldi... Diveniva il segretario, l'ombra di Vitò. Il fedele esecutore di ordini, il collaboratore entusiasta. Attorno a lui Vitò raduna molti giovani.
Fu il primo nucleo di quell'esercito che si distinse e meritò il ricordo perenne per le sue azioni.
Furono i giovani dell'Alta Valle Argentina i primi ad aderire al movimento. Provenivano da Cetta, da Loreto, da Bregalla, da Creppo. 

don Ermando Micheletto, La V^ Brigata d’Assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni” (Dal Diario di Domino nero Ermando Micheletto), Edizioni Micheletto, Taggia (IM), 1975 

Nell'alta zona di frontiera, sotto il gran cuneo che forma il territorio francese proiettandosi in quello italiano oltre il Roia, si raccolsero già nel settembre 1943 reparti di soldati italiani, che, poi, con l'avanzare dell'autunno si andarono progressivamente assottigliando e giovani delle stesse montagne, infiammati di avventura e anelanti alla libertà, che costituirono piccole bande o squadre: gente rotta alle fatiche ed ai disagi della montagna, armata di fucili e di qualche mitragliatore sottratto ai depositi militari, aiutata, spesse volte, da ufficiali e sottufficiali dell'esercito in sfacelo. Vittò (Ivano - Vittorio Guglielmo) fu uno degli animatori di questi primi gruppi di resistenza. Più a sud in prossimità della costa nella zona Sanremo-Ospedaletti-Bordighera, Renato Brunati [Renato Brunati, arrestato il 6 gennaio 1944, deportato a Genova e fucilato dalle SS il 19 maggio 1944 sul Turchino] organizzava, con l'attivo appoggio del dottor Pigati operante a Sanremo, nella villa di Baiardo della signora Meiffret, squadre armate, composte prima di ex militari, che presto si sbandavano per mancanza di coesione ed in seguito di giovani affluiti dalle città e arruolati sul posto... Leo (Stefano Carabalona) e poi Veloce (Ermanno Martini), Artù (Arturo Secondo), Gino Napolitano (Gino) e numerosi altri ardimentosi raccoglievano un po' ovunque minuscole squadre...
Mario Mascia, L'epopea dell'esercito scalzo, Ed. Alis, 1946, ristampa del 1975


Nella Val Nervia alcuni ufficiali cercarono rifugio e sicurezza a Rocchetta Nervina (IM), dove il tenente Stefano Carabalona, residente in loco, cercava di organizzare gli sbandati e di procurare il maggior numero di armi possibili. Purtroppo i soldati buttavano i loro fucili nei luoghi i più disparati e fu un lavoro faticoso cercare di recuperarli…
don Ermando Micheletto, Op. cit.

Poco dopo l'8 settembre 1943 agivano nel circondario di Imperia tre bande di patrioti: quella con Felice Cascione, che accoglieva i primi civili e militari sbandati già la sera del 10 settembre 1943; quella, formata soprattutto da giovani intellettuali, con i fratelli Serra, Nicola ed Enrico, *  entrambi medaglie di bronzo al valor militare alla memoria, saliti in montagna con il chiaro incarico di organizzare i giovani alla macchia, nei pressi del Monte Faudo; quella nei pressi di Borgo d'Oneglia, Frazione di Imperia, conosciuta come gruppo dei politici, in cui militavano tra gli altri Guerrino, Luigi e Vincenzo Peruzzi, fratelli di Armando caduto in difesa della  repubblica in Spagna, Aldo Nino Risso, Walter Berio.
Rocco Fava, Op. cit.  
* I fratelli Enrico (nato il 24 maggio 1921) e Nicola (nato il 2 luglio 1918) Serra furono arrestati il 3 dicembre 1943 dalla milizia fascista (Guardia Nazionale Repubblicana) con l'accusa di aver rubato armi ai tedeschi e di essere dei "ribelli". L'11 febbraio 1944 i due fratelli furono consegnati alle SS per essere trasferiti nel carcere di Savona e poi nel carcere Marassi di Genova. L'11 marzo 1944 entrambi furono internati nel campo di transito di Fossoli (Modena) e deportati nel campo di concentramento di Mauthausen il 21 giugno 1944 come "prigionieri politici" con il trasporto n. 53. Enrico Serra morì il 2 febbraio 1945, a causa delle torture e dell'esaurimento fisico, nel campo di sterminio di Gusen. Nicola Serra fu trasferito da Mauthausen al campo satellitare di Redl-Zipf; sottoposto a lavori forzati e a condizioni di vita disumane, morì l'11 novembre 1944 per polmonite acuta.
Giorgio Caudano

Raimondo Ricci dopo l'armistizio si diede alla macchia, con un gruppo di marinai, sulle alture di Imperia. Arrestato con la sorella alla fine di dicembre del 1943 dall'Ufficio politico investigativo della GNR, Ricci venne trattenuto nella città ligure per due mesi, mentre la sorella veniva rilasciata dopo pochi giorni. Non parlò nonostante i pesanti interrogatori. Consegnato alla Gestapo, Ricci fu imprigionato a Savona e a Genova, poi recluso nel campo di concentramento di Fossoli, e infine deportato nel giugno 1944 a Mauthausen, dove fu liberato il 5 maggio 1945.
Patria Indipendente

Obiettivo precipuo degli esponenti antifascisti fu quello di tentare di coordinare, se possibile, gli sbandati, i giovani volontari e le piccole bande all'interno di una comune organizzazione...
E da un documento (Isrecim) della IV^ Brigata S.A.P. "Lorenzo Acquarone" di Porto Maurizio si evince che "la Brigata è stata costituita nei primi giorni del settembre 1944, aggregando piccoli gruppi che agivano già dal settembre 1943".
La banda Cascione, dislocata in Località Bestagni-Magaietto di Diano Castello (IM), estremo levante della provincia di Imperia, si trovò ad essere costituita da civili e militari provenienti soprattutto dalla zona di Imperia.
In Località Inimonti soprastante Pontedassio (IM) vi erano altri tre gruppi: uno, guidato da G.B. Titèn Trucco, era di orientamento comunista; un altro, formato da Eolo Castagno [nome di battaglia Garibaldi, in seguito capo servizio collegamento della IV^ Brigata "Elsio Guarrini" della II^ Divisione "Felice Cascione" e medaglia d'argento al valor militare per attività partigiana], Ivar Kimi Oddone [in seguito commissario politico della II^ Divisione "Felice Cascione"] ed altri; il terzo, con Carlo Venezia Carli ed altri. Il gruppo di Castagno era chiamato degli ufficiali, perché tali erano stati nel Regio Esercito Castagno, Enrico Enrico Gaiti [in seguito capo di una squadra; fucilato al Passo del  Turchino il 19 maggio 1944; medaglia di bronzo al valor militare per attività partigiana] e Bruno Bruno Amoretti [in seguito commissario di Distaccamento della III^ Brigata "Ettore Bacigalupo" della VI^ Divisione "Silvio Bonfante"].
In un secondo tempo la banda di G.B. Titèn Trucco, nella quale militava anche il fratello Carlo Trucco, Girasole, in seguito comandante di squadra della IV^ Brigata "Domenico Arnera" della VI^ Divisione "Silvio Bonfante", e quella di Eolo Castagno  si unirono per opera di Cascione.
Anche il gruppo di Carli, pur rimanendo autonomo, seguì Cascione.
Rocco Fava, Op. cit.

La vera azione partigiana s’iniziò dopo il fatale 8 settembre 1943, allorchè Brunati e la sig. Maiffret subito dopo l’occupazione tedesca organizzarono un primo nucleo di fedeli e racimolarono per le montagne, sulla frontiera franco-italiana e nei depositi, armi e materiali: armi e materiali che essi vennero via via accumulando a Bajardo in una proprietà della Maiffret, che servì poi sempre di quartier generale in altura, mentre alla costa il luogo di ritrovo e smistamento si stabiliva in casa mia ad Arziglia e proprio sulla via Aurelia. Nei giorni piovosi di settembre ed ottobre 1943 i trasporti d’armi e munizioni, furon particolarmente gravosi… Io fui nell’ottobre 1943 interessato dal dott. Ronga di Sanremo a formare in Bordighera il Comitato di liberazione e più tardi, per incarico del noto cap. Gino, iniziai i collegamenti col defunto gen. Pognisi [Comm. Gen. Emilio Pognisi, Commissario Prefettizio di Bordighera dal 31.8.1943 al 13.10.1943], con il rev. Don Pellorese ed il dott. Marchesi...   

Giuseppe Porcheddu, manoscritto (documento Isrecim) edito in Francesco Mocci (con il contributo di Dario Canavese di Ventimiglia), Il capitano Gino Punzi, alpino e partigiano, Alzani Editore, Pinerolo (TO), 2019

Un altro gruppo si era costituito a Boscomare, Frazione di Pietrabruna (IM), ma ebbe vita breve e si sciolse alla fine del 1943, come accadde per un altro gruppo di Civezza (IM), del quale facevano parte Carlo Leone dell'Azione Cattolica e Domenico Brusso.
Alcuni giovani, già facenti parte di gruppi disciolti verso la fine del 1943 rimasero in montagna ed aderirono ad altre bande, come, ad esempio, fece Giacomo Castello.
Rocco Fava, Op. cit. 

Giuseppe "Pippo" o "Camola" Daprelà, nato a Porto Maurizio il 23 maggio 1920, nel settembre del 1943 prestava servizio militare presso la Caserma Crespi ad Imperia. Dopo l'8 Settembre partecipava ad un fallito tentativo da parte di alcuni ufficiali di organizzare un battaglione del nuovo Esercito Italiano presso la caserma di Pieve di Teco. Tornato a casa a Porto Maurizio dove, già sposato, era padre di un bimbo di appena due mesi, vi restava poco perché costretto a darsi alla macchia con altri compagni nella zona del Monte Faudo. Portando con sé alcune armi della dotazione militare, formarono un embrione di banda partigiana[...]
Geromina "Mina" Garibaldi, nata a Diano Marina il 25 ottobre 1923 [cfr anche: Donatella Alfonso, Ci chiamavano libertà. Partigiane e resistenti in Liguria 1943-1945. La parola ridata alle donne, De Ferrari, Genova 2013]. Patriota, di famiglia antifascista, fin dal 1935 si era formata con i principi democratici e antifascisti grazie all'opera educativa di una insegnante ebrea, la Prof.ssa Giobia Sanjacopo. Partecipava nel luglio del 1943 alle manifestazioni antifasciste e l'8 settembre al tentativo di far fuggire dei carabinieri da un treno diretto in Germania. A partire dalla metà di ottobre, incominciava a coordinare sistematicamente un gruppo di ragazze che copertamente collaborò con la Resistenza dianese per tutto il periodo della guerra: furti di materiali e munizioni dai depositi tedeschi, organizzazione del trasporto dei medesimi verso i distaccamenti, produzione di documenti falsi per i partigiani, collegamenti fra il C.L.N. e le formazioni di montagna, produzione e diffusione di giornali e volantini clandestini  [...]
Attilio Leo Mela [..] dopo l'8 settembre, attraverso varie peripezie, raggiunse Sant'Agata, Frazione di Imperia, dove viveva la sua famiglia. Subito fu a capo della locale banda partigiana appena costituita dai giovani del paese. Il 14 dicembre 1943 partecipò con essa al primo vero scontro armato della Resistenza imperiese [...]
Giancristiano "Gian Burrasca" Pesavento,  nato ad Asiago il 20 agosto 1922. Di famiglia antifascista, aderiva dopo l'8 Settembre 43 al P.C.I. clandestino di Porto Maurizio dove viveva dal 1936. Fu subito attivo nella propaganda antifascista, attraverso l'affissione di manifesti e diffusione di volantini che avveniva durante gli allarmi aerei [...]
Rino "Rino" Poli, Ventimiglia nato a Ventimiglia il 29 agosto 1927. Patriota, di famiglia antifascista, nel luglio del 1943 studente di 16 anni, partecipava alle manifestazioni antifasciste per la caduta di Mussolini. Dopo l'8 Settembre era tra coloro che recuperarono le armi dalla caserma di Forte Annunziata abbandonata dall'esercito, che vennero distribuite ai primi partigiani [...]
Carlo "Girasole" Trucco, nato ad Imperia il 22 dicembre 1925. Di famiglia antifascista, fu militante del P.C.I. clandestino dal marzo 1943. Dopo il 25 Luglio partecipò a tutte le manifestazioni antifasciste che si svolsero a Oneglia  [...]
Francesco "Franco" Verda, nato a Pieve di Teco il 26 dicembre 1924.  Contadino, ricevette la cartolina di precetto per partire militare il 5.8.43. Convalescente nell'ospedale di Pieve, non si presentò e venne considerato disertore. Nascosto nella carbonaia dell'ospedale da una suora, sfuggì all'arresto da parte dei tedeschi e, appena rimessosi in salute, si rifugiò con altri giovani ai casoni di Tetti Parodo, sulle alture della zona. Da qui passò con altri a Viozene, dove c'era un gruppo di partigiani "badogliani", e poi in Val Pennavaira [...]    
Vittorio Detassis in Isrecim

A Cipressa (IM) si insediò un piccolo gruppo, di cui faceva parte, tra gli altri Giuseppe Garibaldi [Fra Diavolo/Garibaldi, alla fine della guerra comandante della IV^ Brigata "Domenico Arnera" della VI^ Divisione "Silvio Bonfante"]. [... La prima esperienza ribellistica la feci a ridosso di Cipressa dove sono nato e cresciuto. I miei primi compagni sono stati Michele Bonardi (Casotto), caduto nell'inverno 1944-45 sulle pendici del monte Faudo, Giacomo Gandolfo (Giacò), valoroso partigiano combattente fino all'ultimo, suo fratello, Mario Ardoino, altri ancora dei quali non mi ricordo. Pernottavamo poche notti nello stesso posto...  Giuseppe Garibaldi (Fra Diavolo), Dalla Russia all'Arroscia. Ricordi del tempo di guerra, Ed. Istituto Storico della Resistenza e della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, 1994]. Verso la fine di settembre del 1943 si formava nei pressi di Lucinasco (IM), in Località Cuccagna, un'altra banda quella di Giacomo Ivan Sibilla [in seguito comandante del Distaccamento Inafferrabile, quindi, a fine 1944, comandante della II^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Nino Berio" della Divisione "Silvio Bonfante"].
Rocco Fava, Op. cit.