Visualizzazione post con etichetta guerra. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta guerra. Mostra tutti i post

domenica 8 marzo 2026

I tedeschi hanno più paura di quanta ne avessero prima

Ventimiglia (IM): una vista da zona Ville

1° marzo 1945
Colpi come quelli di questa notte non ne avevamo ancora sentiti, tanto che non abbiamo potuto chiudere occhio.
Forse non hanno fatto nemmeno troppo danno perché devono essere caduti nel fiume. Schegge e ghiaia arrivavano fin quassù [n.d.r.: in una casa vicina al centro storico di Ventimiglia, più precisamente nei pressi di Porta Marina, dove la signora Gaggero e la figlia si erano a quella data da tempo per motivi di sicurezza trasferite, lasciando l'osteria (Bataglia) e le campagne, di zona Ville] accrescendo l’infernale rumore con il loro scroscio. Ma, poi, la giornata è stata calma.
Da oggi, Italo è entrato a far parte dell’U.n.p.a. [Unione nazionale protezione antiaerea], ciononostante non mancherà di governare la mula e comprarmi il pane perché io ho sempre un’immensa paura a uscire di casa.
Una cosa che mi vergogno a scrivere è che dò due lire a una vecchia perché mi vada a prendere un secchio d’acqua.
Abbiamo ricevuto oggi una lettera di Carlini che ci rinnova l’invito ad andare a casa sua. Ada [n.d.r.: la figlia dell'autrice del Diario] è andata a raccogliere le olive fin sopra ai Carletti [n.d.r.: nella zona di ponente di Ventimiglia], è tornata che non l’aspettavo ancora, più presto del solito.
2 marzo 1945
Anche questa notte è stato un continuo scroscio di granate, la giornata, al contrario, è stata più calma. Ora le navi si sfogano quasi ogni giorno su Bordighera e San Remo sulle quali, più che da noi, gli apparecchi gettano le loro bombe causando spesso morti e feriti.
Da ieri è entrata in guerra la Turchia, seguita da Egitto, Siria e Libano. C'è chi dice che la guerra durerà più poco  tempo e chi, invece, crede che durerà ancora un bel pezzo. Ada, nel passare come al solito a dare un'occhiata in casa nostra, ha trovato la cantina tutta sottosopra; hanno  persino aperto il cassetto del tavolino che io non ho mai visto aprire da nessuno di noi. Ada l'abbiamo attesa molto perché è tornata che erano le otto passate ed era buio fitto da un bel po'.
Oggi è stata colpita la stazione di Ospedaletti. 
3 marzo 1945
Ada si è fermata in città: oggi deve andare a richiedere  il permesso per recarsi a Bordighera domani. Ospedaletti, Bordighera e San Remo le buscano più di Ventimiglia.
4 marzo 1945
Ada è andata a Bordighera a trovare Pippo. Ha pure visitato Severino che ha trovato migliorato. Mentre si trovava là, le navi bombardavano.
5 marzo 1945
Gran passaggio di apparecchi alle due e mezzo del pomeriggio. Noi, qui, ci siamo accontentati perché abbiamo avuto soltanto della paura. Non possono dire altrettanto nelle città vicine, loro hanno avuto anche i danni. Si sentiva di qui il bombardamento aereo. 
Ada è tornata da raccogliere le olive alle otto passate. La nostra casa, finora, è in piedi; ci danno tanta preoccupazione i muri con cui abbiamo fatto chiudere la dispensa. Temiamo che, da un momento all'altro, qualcuno ce li butti giù e allora addio a tutto il nostro avere che è lì rinchiuso. Rimarremmo spogliate di tutto ciò che possediamo! Stasera, diversi colpi sono caduti da Fazio e si sono incendiate le vetrine [n.d.r.: le serre]. Si è visto il chiarore del fuoco per un lunghissimo tratto. 
6 marzo 1945
Stamattina l'U.n.p.a. è andata a Ospedaletti a portare aiuto ai sinistrati. Finora non si conosce il numero esatto delle vittime, ma 11 sono state accertate. L'Albergo Svizzero è stato colpito in pieno. Dicono che, nella galleria di Capo 
Nero, ci sia un treno armato e questo sarà stato l'obiettivo degli apparecchi. San Remo e Bussana sono state pure colpite. 
Anche qui, parecchie granate sono piovute sulla città bassa sulla quale si stendeva una nuvola di fumo. Ada è tornata questa sera alle sette e mezzo e ha detto che oggi hanno sparato anche nella vallata dei Carletti. Le granate scoppiavano distanti l'una dall'altra e non ci si poteva regolare perché era difficile capire quale fosse il punto preso di mira. Una granata incendiaria è caduta su San Lorenzo, vicino alle case, e ha fatto un bell'effetto. Vicino alla casa Vacca, sono rimasti feriti Luì Guglielmi (in modo grave), Bastian e suo fratello e Ampeglin Bellini leggermente. 
Nel pomeriggio di oggi, a Bordighera, è rimasto ucciso, colpito da una scheggia, Giuà u Barunetu assieme a qualche altra persona. Sotto le macerie dell'albergo colpito a Ospedaletti è morta Manin a Paduana.
7 marzo 1945
Anche oggi, Ada è stata in città per far l'erba alla mula; è andata sotto il Lazzaretto * e, anche lì, si corre un bel rischio. 
Sul giornale di oggi vi è la notizia dell'entrata in guerra della Finlandia. Tutti dicono che la Germania perde su tutti i fronti, eppure ci sembra che la guerra abbia a durare ancora molto.
* Palazzina tuttora esistente in Via Verdi nel punto in cui si dipartono via Privata degli Ascenzo e Discesa Scoglio Alto
8 marzo 1945
Ada, oggi, è tornata a raccogliere le olive, sempre verso i Carletti; la sua squadra, però, si è assai rimpicciolita: erano soltanto in dodici, gli altri non sono andati per paura delle granate. Anch'essa non ci tornerebbe più se non fosse per l'ansietà che ci aprano i nostri nascondigli. Qui, la giornata è stata passabile, Ada è tornata prestino e ha detto che oggi Latte ha subito un nuovo bombardamento. Bordighera e San Remo sono sempre sotto tiro. Due apparecchi hanno gettato bombe su Ospedaletti che, per tortura, sono finite in mare.
9 marzo 1945
Abbiamo passato la notte abbastanza calma. Ada è andata, anche stamane, alle olive ed è tornata più presto di ieri sera. A casa nostra, i muri sono sempre intatti. I tedeschi che li accompagnano a raccogliere le olive sembrano molto demoralizzati, hanno più paura di quanta ne avessero prima. Ada ha portato un mezzo canestro di zibibbo, uva passa raccolta dai tralci di tabacca * che sarebbe proprio adatta per fare il vino passito. Quasi tutte le vigne della vallata hanno ancora l'uva sulle piante. Veramente, hanno fatto meglio coloro che non si sono presi il disturbo di vendemmiare perché così hanno risparmiato la fatica. In questo modo sia i tedeschi che tutta l'altra ciurma che va in giro, fanno qualche sbornia di meno e non ne possono sciupare molto. 
Oggi siamo stati sorvolati da grandi formazioni di apparecchi. Non si sa nulla circa la loro direzione, soltanto alcuni si sono scaricati ancora su Ospedaletti dove, anche oggi, vi è stato qualche morto. Ventimiglia è stata bombardata dalle navi.
* Varietà di uva bianca, detta anche massarda.
Caterina Gaggero vedova Viale, Diario di Guerra della Zona Intemelia 1943-45, Cumpagnia d'i Ventemigliusi - Edizioni Alzani (Pinerolo), 1988, ristampa del 1999, pp. 177-181 

domenica 9 giugno 2024

Portare nottetempo agenti segreti tedeschi

Sanremo (IM)

Il "Molch" era dunque un sottomarino monoposto armato con due siluri da 533 millimetri. Il primo prototipo fu sperimentato a Eckernförde, una cittadina dello Schleswig-Holstein in Germania, il 12 giugno 1944 ed in seguito furono realizzati un totale di 363 "Molch" (fino al gennaio 1945). La torretta aveva due finestre ed era coperta da una cupola in plexiglass. Poteva viaggiare a due sole velocità e la retromarcia non era prevista. Scomodo da manovrare, in combattimento risultò un grosso fiasco e fu principalmente utilizzato per addestramento. La prima unità operativa dotata di "Molch" fu la K-Flottille 411. Il dimensionamento della prima flottiglia (sessanta "Molch" e trecentocinquanta uomini) si dimostrò eccessivo: durante gli spostamenti la lunga colonna fu spesso bersaglio degli attacchi della aviazione alleata e dei partigiani. Fu perciò deciso di ridurre le dimensioni delle successive flottiglie. Durante i primi test molti "Molch" affondarono col proprio pilota. Quando dodici "Molch" vennero impiegati per la prima volta contro le pattuglie alleate al largo di Mentone e Nizza; fu un disastro: la flotta alleata non subì alcun danno, mentre soltanto due "Molch" ritornarono solo per essere distrutti successivamente dal bombardamento di San Remo. Le operazioni della KF-411 furono interrotte. Il 20 settembre 1944 il resto della KF-411 fu trasferito a Trieste e dislocata a Sistiana.
Paolo Geri, Scampoli di storia: La base dei sommergibili a Sistiana durante la seconda guerra mondiale (1943-1945), Bora.La, 5 settembre 2010 
 
Verso la fine del 1944 una Germania sull’orlo della sconfitta continuava a riporre tutte le proprie speranze nelle nuove tecnologie, a partire dalle V1 e V2, arrivando alle wunderwaffen, quest’ultime niente più che capolavori di propaganda, pericolose e inefficienti.
I sommergibili Molch rientravano in questa categoria: erano costrutti scomodi e inaffidabili, mini sottomarini comandati da un’unica persona. Dopo aver constatato in mare la sconfitta degli U-Boot, la Kriegsmarine aveva iniziato a sperimentare con le K-flottiglie, ovvero reparti di mini sommergibili sull’esempio italiano della Decima Mas. Incursioni fulminee e notturne, capaci di sorprendere le flotte degli Alleati. I Molch - noti anche come Salamandre o Squali da Posta - presentavano un posto guida con una piccola torretta, dotata di due finestre e una cupola di plexiglass, a sua volta con funzione di portello di entrata. La torretta era anche dotata dell’indispensabile periscopio, mentre nel corpo inferiore della macchina erano situati i due siluri, agganciati con speciali staffe. I piloti assumevano Pervitin per rimanere svegli anche quarantotto ore di fila, fino a raggiungere il bersaglio, colpire e ritornare alla base. Proprio al momento di sganciare il siluro, il Molch palesava l’ennesimo difetto: il sommergibile doveva riemergere in superficie, esponendo così il pilota allo sguardo (e alle armi) delle navi nemiche.
Le prime prove non furono infatti brillanti: i Molch avevano solo due velocità, erano scomodissimi da manovrare e l’unico modo per orientarsi era guardare il cielo stellato dalla cupola. L’impossibilità di usare la retromarcia li rese presto letali più per i piloti che per i nemici, con alcuni, mortali, incidenti persino durante l’addestramento. Eppure, se il Fuhrer lo desiderava, doveva essere fatto.
Fu così che dodici Molch s’inabissarono diretti verso il nemico il 25 e il 26 settembre 1944, al largo di Mentone e Nizza. Le navi che avrebbero dovuto affondare scatenarono tutto il proprio arsenale di bombe di profondità, distruggendo dieci Molch su dodici. I restanti riuscirono a tornare, salvo poi venire distrutti dal bombardamento di Sanremo.
Sistiana iniziò così a interessare non solo l’esercito di terra, ma la stessa marina, perchè divenne, dall’11 novembre 1944, la sede dei rimanenti Molch, all’incirca una trentina.
Zeno Saracino, I Molch di Sistiana. L’eredità sommersa dei mini sottomarini nazisti, Triestenews, 20 luglio 2019

Alla fine del 1944 la disfatta della Germania appariva inevitabile ed i tedeschi stavano disperatamente giocando quelle che ritenevano le loro carte migliori e più ingegnose. Sono di questo periodo le temibili V1 e V2 che pur rappresentavano un ingannevole successo.  Gli Alleati ormai erano superiori sia in terra che in aria. Ma anche in mare i tedeschi non se la passavano bene e gli U-Boot erano ormai fortemente penalizzati dalle tecnologie di localizzazione delle forze alleate. In uno scenario disperato ed ormai senza speranza furono create le K-Flottiglie: reparti per attacchi notturni con mini sommergibili  che si riteneva difficile da localizzare e che replicavano le strategie della Decima Mas Italiana. A poppa vi era il posto di guida sormontato da una piccola torretta che aveva due finestre ed era coperta da una cupola in plexiglass che faceva anche da portello di entrata. Sulla torretta era posizionato un periscopio per l’osservazione in immersione. Sotto, erano agganciati a speciali staffe, due siluri.
In combattimento, peraltro, i molch si rivelarono un fallimento totale. I piloti navigavano pressoché alla cieca e spesso usando come riferimento le sole stelle visibili tramite la cupola in plexiglass sulla torretta. Il lancio dei siluri poteva avvenire solo a pelo d’acqua rendendo sostanzialmente vulnerabile il sottomarino proprio nel momento più cruciale. Il Molch poteva viaggiare a due sole velocità e la retromarcia non era prevista. Scomodo da manovrare, il Molch in combattimento risultò un grosso fiasco e fu principalmente utilizzato per addestramento. Già durante i primi test, molti Molch affondarono con il proprio pilota. Il 25 e 26 settembre 1944, 12 Molch vennero impiegati per la prima volta contro le pattuglie alleate al largo di Mentone e Nizza. Fu un disastro! La flotta alleata non subì alcun danno, mentre soltanto due Molch ritornarono solo per essere distrutti successivamente dal bombardamento di Sanremo. L’11 novembre 1944, i Molch rimanenti furono trasferiti a Trieste e dislocati a Sistiana dove i tedeschi costruirono appositamente una base nella  piccola baia sormontata dal romantico sentiero Rilke. La montagna che arriva fino alla spiaggia era un riparo ideale e fu "scavata" per aprire gallerie e sale a custodire i molch. Ancora oggi si vedono i varchi sulla montagna utlizzati per le  mitragliatrici ed i cannoni. Fu costruito anche un largo scivolo per mettere in mare i mezzi subacquei.
Redazione, I sommergibili tedeschi Molch, Sommozzatori Rari Nantes
 
Colpi di cannone, raffiche di mitragliatrice, motori lanciati alla massima velocità, scafi che sfiorano i campi minati a pelo d’acqua. Le immagini che emergono dall’archivio del Naval History and Heritage Command statunitense raccontano la storia poco conosciuta della battaglia navale di Sanremo, combattuta tra la notte e l’alba del 2 ottobre 1944. Uno scontro che portò le forze Usa impegnate nel Mediterraneo a catturare per la prima volta due barchini esplosivi MTM (acronimo di Motoscafo da Turismo Modificato), vanto delle forze anfibie della Regia Marina prima e della Repubblica di Salò poi, affidate ai marinai della Kriegsmarine che nella città dei fiori erano arrivati un mese prima per sperimentare i mini sottomarini “Molch”, fallimentare arma segreta di Hitler [...]
Dall’archivio Usa, dissequestrato qualche anno fa, emergono anche i documenti relativi all’impiego delle flottiglie naziste nel Ponente Ligure, i verbali di interrogatorio dei prigionieri, l’attività di intelligence e ricognizione. I tedeschi avevano i mini sottomarini “Molch” e “Mader” da testare ma la Kriegsmarine si occupava anche di altro. Come ad esempio portare nottetempo agenti segreti dell’Abwehr reclutati dal maggiore Karl Sessler [n.d.r.: in effetti, Georg Sessler, che non era un operativo dell'Abwehr - vedere infra] tra la comunità internazionale che ancora viveva a Sanremo, a Marsiglia e Nizza per raccogliere informazioni sulle forze alleate sbarcate nella Francia del Sud con l’operazione “Dragoon”. Berlino voleva sapere quali e quante navi da guerra ci fossero e come poterle colpire.
I dettagli di quella notte di combattimenti sono custoditi nei registri di bordo dell’USS Gleaves [...] Nel frattempo un colpo di 88 dalla costa raggiunge il Gleaves provocando lievi danni e una mezza dozzina di feriti lievi. La nave intanto per sfuggire ai barchini ha iniziato a procedere a zig zag e il comandante ha dato piena potenza alle macchine. Dopo alcune salve esplose verso la costa si allontana dal golfo di Sanremo con la copertura delle motosiluranti che intanto hanno intercettato altri due barchini arrivati di rinforzo. La cattura avviene in quel frangente. I marinai americani circondano i due scafi degli MTM (uno, colpito, poco dopo affonderà) e recuperano i piloti tedeschi che si erano lanciati in mare con le tute da sommozzatori. Alle luci dell’alba il Gleaves torna indietro, la preda di guerra viene caricata a bordo e portata in Costa Azzurra. Scattano le indagini per scoprire il funzionamento dei barchini.
Giulio Gavino, 1944, battaglia in mare a Sanremo: barchini esplosivi all’attacco, Il Secolo XIX, 3 marzo 2023
 
Nell’agosto del 1944 Georg Sessler fu inviato a dirigere l'ufficio di Sanremo che si occupava principalmente di intercettare le trasmissioni radio alleate ma venne incaricato dal suo superiore, il Colonello Engelmann, di reclutare agenti da inviare oltre le linee nemiche. A Sanremo assunse il nome di Doctor Steinbacher.
I diretti collaboratori di Sessler erano Leon Jacobs alias Felix, l’operatore radio Wihlelm Schönherr alias William, e il tuttofare Widenmeyer, oltre ad alcuni agenti di nazionalità italiana e francese.
L’ordine ricevuto da Engelmann di occuparsi anche delle infiltrazioni di agenti oltre le linee nemiche mise l’ufficio di Sessler in concorrenza con un’altra struttura presente a Sanremo, retta dallo Sturmannführer Helmut Gohl della Sicherheitspolizei e SD, l’"ufficio VI", la cui attività era dedita al sabotaggio e allo spionaggio diretta contro le forze alleate presenti in Provenza e in Costa Azzurra. La sede sanremese dell’Ufficio VI della S.D. si trovava a Villa Araga, di fronte alla stazione del filobus. Dell’ufficio di Gohl, oltre al suo stretto collaboratore Selm, facevano parte gli Obersturmführer Senner, alias Sommer, e Werner Neissen, e si avvaleva di più di un centinaio di membri del Parti Populaire Français, P.F.F., collaborazionisti durante la stagione del maresciallo Petain, in quel periodo pronti a tornare in Francia per spiare la dislocazione delle forze alleate e compiere azioni di sabotaggio. La missione che coinvolgeva questi esuli fancesi prendeva il nome di operazione Bertram e  operazione Tosca.
A Sanremo un altro ufficio della Sicherheitspolizei e SD, che si occupava principalmente di repressione delle bande partigiane e dei reati di natura politica e di repressione del mercato nero, era retta dall’Oberschführer Josef Reiter, che non mancava di inserirsi a gamba tesa anche nelle attività degli uffici precedentemente descritti. Reiter era alle dirette dipendenze del comando di Genova, retto da Friedrich Wilhelm Konrad Sigfrid Engel (Warnau am der Havel 11/2/1909 - Amburgo 4/2/2006), condannato all’ergastolo in contumacia per le stragi del Turchino, della Benedicta, di Portofino e di Crevasco dove, nel complesso, furono fucilati ben duecentoquarantotto tra partigiani e antifascisti.
Giorgio Caudano, Appunti, 2020
 
[ n.d.r.: alcuni lavori di Giorgio Caudano: Giorgio Caudano (con Paolo Veziano), Dietro le linee nemiche. La guerra delle spie al confine italo-francese 1944-1945, Regione Liguria - Consiglio Regionale, IsrecIm, Fusta editore, 2024; Giorgio Caudano, L'immagine ritrovata. Ventimiglia e dintorni nei dipinti dell'Ottocento e primo Novecento, Alzani Editore, 2021; Marco Cassini e Giorgio Caudano, Bordighera al tempo di Bicknell e Monet, Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera, 2021; a cura di Paolo Veziano con il contributo di Giorgio Caudano e di Graziano Mamone, La libera Repubblica di Pigna. Parentesi di democrazia (29 agosto 1944 - 8 ottobre 1944), Comune di Pigna, IsrecIm, Fusta Editore, 2020; Giorgio Caudano, Gli eroi sono tutti giovani e belli. I Caduti della Lotta di Liberazione nella I^ Zona Operativa Liguria, ed. in pr., 2020; Giorgio Caudano, Dal Mare alla Trincea... memorie di uomini, BB Europa, Cuneo, 2019; Silvia Alborno, Gisella Merello, Marco Farotto, Marco Cassini, Giorgio Caudano, Franck Vigliani, curatori della mostra Claude Monet, ritorno in Riviera, catalogo a cura di Aldo Herlaut, Silvana Editoriale, Milano 2019; La Magnifica Invenzione. I pionieri della fotografia in Val Nervia 1865-1925, a cura di Marco Cassini e Giorgio Caudano, Istituto Internazionale di Studi Liguri, Bordighera, 2016; Giorgio Caudano, Pigna. Storia di un paese, ed. in pr., 2016  ]
 
Il 1° ottobre i piloti dell'Army Cub scoprirono i MAS tedeschi nel porto di San Remo. Un bombardamento ben mirato, nonostante il forte fuoco di risposta, provocò la distruzione di almeno tre di queste imbarcazioni e la demolizione delle strutture per la riparazione delle barche e di altre installazioni portuali. L'incrociatore USS Gleaves trovò anche il tempo di distruggere almeno una batteria da 88 mm (3 pollici), che si era rivelata pericolosa durante l'attacco. Il giorno successivo, assistito da aerei della USS Brooklyn, bombardò gli stabilimenti costieri, le postazioni delle batterie e le navi nel porto di Oneglia, facendo gravi danni a due grandi navi mercantili nemiche, distruggendo una batteria di difesa costiera e una batteria antiaerea vicino al porto. Durante quell'azione il Gleaves ricevette alcuni dei pochi colpi della sua carriera quando un proiettile da 88 millimetri perforò il suo scafo con le schegge.
Durante la notte, mentre pattugliava al largo di Sanremo, il radar di Gleaves individuò tre navi nemiche che si muovevano lungo la costa. Senza assistenza, si avvicinò a loro, nonostante sapesse della presenza di campi minati, e riuscì a distruggerne uno, costringendo gli altri due al ritiro. Più tardi, quella notte, i restanti due furono nuovamente individuati mentre cercavano di raggiungere Sanremo. Ancora una volta, Gleaves attaccò e questa volta distrusse una seconda nave del gruppo e riportò la terza a Genova, probabilmente in condizioni danneggiate.
Mentre tornava alla sua posizione iniziale al largo di San Remo, quella notte il Gleaves fu ingaggiato per la terza volta a battaglia poiché divenne oggetto di un attacco da parte di almeno cinque motoscafi esplosivi con equipaggio suicida. L'uso accorto e combinato di colpi di cannone, di bombe di profondità e di forti virate alla massima velocità lo misero in salvo, lasciando quattro imbarcazioni affondate nella sua scia. La mattina seguente, tornanto in zona, l'equipaggio catturò il quinto motoscafo intatto e con ancora a bordo due operatori. Per quanto è noto, quella fu la prima imbarcazione di quel tipo catturata ai tedeschi e fornì preziose informazioni tattiche alle forze alleate nella zona.
Nel dicembre 1944 il Gleaves fu assegnato come nave di supporto antincendio vicino alle posizioni alleate sulla frontiera franco-italiana e svolse questo compito fino alla partenza per gli Stati Uniti nel febbraio 1945.
Redazione, USS Gleaves, Wikipedia
 
Nel mese di ottobre 1944 ci furono numerose missioni esplorative effettuate “dalla Base Ovest di San Remo con l'impiego dei soli M.T.M. Queste missioni non dettero luogo ad episodi di rilievo, ma occorre anche far notare come esse si svolsero in condizioni difficili, sia per lo stato del mare, sia per la lunghezza della navigazione in relazione alla possibilità degli M.T.M. e sia per la presenza continua delle M.T.B. e delle P.T. che pattugliavano le acque davanti alle coste francesi. Tipica fra queste quasi quotidiane missioni fu quella effettuata il 2 ottobre da tre M.T.M. con il G.M. Domenichini, il Serg. A.U. Di Piramo ed il S.C. Baisi. Partiti alle 21.00 con luna piena e mare forza 2, a 16 miglia da Capo Sant'Ampelio [di Bordighera] la Squadriglia avvistò alle 02.00 due cacciatorpediniere. Domenichini ebbe un’avaria al motore e dovette rallentare. Gli altri due si portarono all'attacco, ma per il mare (una forza 2 per gli M.T.M. è già difficoltosa) non poterono lanciarsi in velocità. Avvistati dai caccia, furono investiti da un fitto fuoco di mitragliere. Poi le due Unità nemiche accelerarono l'andatura e si allontanarono e gli M.T.M. rientrarono, unitamente a S.M.A. ed M.T.M. con piloti germanici, usciti in concomitanza con i battelli italiani. Domenichini rientrò all'alba. Fra il 19 ed il 20 ottobre arrivò a San Remo una colonna di autocarri tedeschi con 30 Mezzi d'Assalto simili agli M.T.M., ma costruiti in Germania. Erano un po’ più piccoli ed avevano, al posto della carica da 300 kg, una da 200 kg. Come miglioramento rispetto agli M.T.M., i piloti, una volta tuffatisi in acqua dopo avere lanciato il mezzo contro le navi nemiche, potevano radiocomandarli dal salvagente. Il Comando tedesco dei Mezzi d’Assalto, per mimetizzarli, sistemò l'autocolonna con i 30 barchini «Linse» entro il Mercato dei Fiori di Sanremo all’alba del giorno 20. Alle 11.20 dello stesso giorno, i cacciatorpediniere francesi Le Forbin e Le Malin, arrivati a 10.000 metri dal porto di San Remo, iniziarono un altro bombardamento navale. L'ipotesi più plausibile, visti i risultati, è che i soliti agenti del S.I.C. [n.d.r.: Servizio informazioni clandestino del Regio Esercito del Sud; ma i libri di storia della Resistenza Imperiese non citano mai questa presenza, che potrebbe invece rientrare in una delle ricorrenti esagerazioni, fatte da repubblichini nostalgici, circa i pericoli corsi da nazifascisti] abbiano fornito precise indicazioni al nemico sulla localizzazione dei «Linse». Il Com.te Andreoli, sempre ottimista, non prese in considerazione questa eventualità, non potendo credere che ci fossero altri ufficiali della Marina italiana che lo volessero colpire alle spalle e nel buio, dato che lui stava combattendo contro gli angloamericani e, nel suo rapporto, attribuì al «caso» la catastrofe che ne seguì. Riferì Andreoli che, nel momento in cui i cacciatorpediniere aprivano il fuoco, una Sezione autotrainata di artiglieria da campo dell'Esercito tedesco si trovava a passare sulla strada a monte di San Remo. Visti i due caccia che sparavano, la Sezione mise i pezzi in batteria e rispose al fuoco. I cacciatorpediniere, osservate le vampate sulla collina, diressero il fuoco contro i cannoni tedeschi. Casualmente - è convinto Andreoli - la Sezione, il Mercato dei Fiori ed i caccia si vennero a trovare sullo stesso allineamento ed alle 11.30 una salva «corta» di una delle due Unità cadde sul Mercato dei Fiori. Sia come sia, sta di fatto che questa «salva corta» o «salva precisa» centrò l’autocolonna ed i 30 «Linse » esplosero quasi contemporaneamente con le 6 tonnellate di esplosivo. I caccia francesi notarono l’enorme colonna di fumo e vi concentrarono sopra il tiro dei loro cannoni da 120 mm. Tutta la zona venne sconvolta per un largo raggio. I morti ed i feriti furono parecchi, specialmente fra i tedeschi dell’autocolonna. Fu colpito anche l'albergo Gran Bretagna, sede del Comando della Squadriglia dei M.A.S. «Castagnacci» vicino al Mercato dei Fiori, con la sua quasi totale distruzione ed il leggero ferimento di qualche marò. Il Comando della Squadriglia dovette abbandonare l’Albergo per trasferirsi prima all’Albergo Astoria e poi nella Villa Salvo a Porto Maurizio. Uno S.M.A. e due M.T.M. della «Decima» esplosero entro il porto. 
Sergio Nesi, Decima Flottiglia nostra... I mezzi d'assalto della Marina italiana al sud e al nord dopo l'armistizio, Mursia, 2019  

venerdì 16 febbraio 2024

La Resistenza narrata dall'imperiese Osvaldo Contestabile

Illustrazione di Marisa Contestabile. Fonte: Osvaldo Contestabile, Scarpe Rotte Libertà, op. cit. infra

Altro più interessante esempio dei nuovi modi per narrare la Resistenza è lo scritto di Osvaldo Contestabile. Questa volta, si resta nell’ambito della memorialistica. Contestabile ha partecipato alla guerra di Liberazione sulle montagne liguri piemontesi: è stato commissario politico della IV Brigata Garibaldi “D. Arnera”. Laureato in lettere, dopo la Liberazione è stato professore di istituto tecnico, preside di un liceo linguistico, segretario dell’Istituto storico della Resistenza di Imperia e assessore al comune; ha poi collaborato con numerosi quotidiani locali. La realizzazione narrativa della Resistenza fatta da Contestabile diventa interessante se messa in relazione con il suo status di laureato, professore di italiano e giornalista. Tutte queste qualifiche indicano nell’autore una cultura medio-alta, e quindi la padronanza dell’italiano e della scrittura narrativa. Il testo, al contrario, cozza con questa preparazione letteraria di partenza, sin dalle prime pagine.
Si veda come Contestabile descrive il 25 luglio, e l’arrivo del fascismo nelle sue zone: "Il crollo del regime sopraggiunse implacabile quando la cagnara del 25 luglio colse la gente all’improvviso, con coprifuoco di Badoglio che soffocò sul nascere gli entusiasmi. Ma tutto precipitò ancora più presto nella baraonda quarantacinque giorni dopo, coi generali latitanti i fascisti impauriti i tedeschi occupanti e i treni piombati per i lager. Anche inizialmente però l’origine del fascismo qui da noi era stata così, una ventata grigia senza vicende straordinarie, proprio all’usanza locale. Poco prima della marcia qualche giardiniere pigro nella siesta, aveva visto De Bono e De Vecchi quadrumviri tutti pieni di patacche, che in privato rendevano omaggio alla regina madre ormai vecchiotta e un po’ svanita. Era un pomeriggio mite tra le palme e le strelizie di Bordighera dalle parti di Sant’Ampelio dove frange la risacca. Poi, col solito fracasso come dappertutto, eccoti prepotenze voci grosse olio di ricino e manganellate […]. Ma propriamente alla Marcia su Roma - giovinezza giovinezza - i fascisti nostrani col fez e le giberne non c’erano tutti per bene allineati in colonna come quelli della valpadana. Loro se ne rimasero in emergenza in retrovia prendendosela col prefetto poveraccio confinato nel suo appartamento: se ne stesse lì buono buono agli ordini del fascio, guai a reagire". <289
Si nota qui uno stile che salta continuamente dalla retorica spicciola, rubata al bagaglio espressivo della poesia («dove frange la risacca»), all’espressione popolare («la cagnara», «se ne stesse lì buono buono»).
Contestabile usa un linguaggio espressamente basso. Quando vuole essere magniloquente - per esempio, nelle descrizioni di paesaggi e ambienti - sceglie espressioni appositamente stonate. Egli adotta questa tecnica poiché vuole mostrare come parlerebbe un uomo del popolo degli anni ’40, digiuno di cultura.
Se si volesse esprimere in un italiano “corretto” egli ricalcherebbe la vetusta retorica risorgimentale, riproposta come lingua di cultura dal regime fascista, che cozza con l’italiano basso della quotidianità, predominante nel resto del racconto.
Contestabile mantiene uno stile popolare anche al di fuori di queste parti volutamente pesanti poiché il punto di vista e il linguaggio con cui racconta la Resistenza è quello delle persone comuni. Egli interpreta i pensieri della gente di fronte ai primi partigiani: "Eccola lì dunque sta buriana maledetta che adesso è arrivata tutta intera fin nei paesi delle montagne, e ancora più in su. È arrivata fin nelle gole con pietrame pulito dal vento, dove prima si sentivano soltanto i versi dei corvi i tocchi dei campanacci e il belare degli armenti. Adesso in queste vallate lo sanno tutti grandi e piccini che una buriana così non se la schiva più nessuno, perché è una fatalità: nemmeno più i furbastri facendo i ruffiani come al solito coi loro giochi di prestigio riescono a scansarla, perché anch’essi ci sono per la pelle e devono scegliere per forza. O sei di qua o sei di là, non ci puoi stare più in nessun modo in mezzo facendo finta da imboscato; ma in genere, con tutto che c’è sta maledizione in tutti i posti dove vai, la gente si mette subito di qua al posto giusto, e ci resta. Di là si mettono soltanto gli altri che sono diversi, ma non contano niente perché gli altri non sono la gente. Loro sono diversi perché sono contro la gente e tutti lo sanno come sono, punto e basta". <290
Il protagonista predominante in questa parte iniziale del testo è il popolo, che affronta gli eventi del 25 luglio. L’autore ha scelto espressamente questo stile perché è la veste narrativa che permette alla componente popolare della Resistenza di emergere. Contestabile descrive una Resistenza che è stata soprattutto grande movimento di popolo, a cui tutti hanno partecipato, anche se con modi e tempi diversi. Lo afferma proprio in questa pagina: prima o poi tutta la «gente» ha saputo attivarsi e scegliere la parte giusta, cioè lo schieramento partigiano. Chi ha preferito la Rsi è un diverso, uno «contro la gente», «punto e basta». È questa grande coesione popolare che deve colpire il lettore.
Nella prima parte del racconto, la figura di Contestabile non emerge. Solo in alcune parti si coglie tra le righe la presenza del narratore quale protagonista attivo del racconto. Questo avviene quando l’autore si rivolge ad un destinatario imprecisato con un «tu» diretto. In quei passaggi egli non sta interpellando il lettore, come può sembrare: con quel pronome Contestabile parla al se stesso di quegli anni. Nello stralcio precedente si ha un esempio di questa tecnica narrativa: quel «non puoi più stare in nessun modo in mezzo facendo finta da imboscato» non è riferito ad un qualsiasi giovane degli anni ’40. Nonostante il protagonista del suo scritto sia principalmente il popolo, egli racconta la propria esperienza personale adottando una tecnica che gli permette di parlare di sé evitando l’intromissione diretta nella narrazione. Ecco un altro esempio: "Piantala di spiare dalle fessure come un vagabondo la brace nella cenere dei focolari; vattene finché puoi per la campagna pestando la neve; lo sai che tanto non hai più tempo per fermarti da nessuna parte, neve o non neve; ma sta tranquillo che quando non ne puoi proprio più, te lo trovi ancora un posto da buttartici dentro, e ti ci slargherai tra l’erica e i rovi con la coperta; forse di lì non ci passeranno. Adesso la notte è calma e va bene; ma è inutile che te la prendi se verso Ginestro si fatica a camminare con la ramaglia spessa fino al ginocchio; tu devi guardarti davanti se finalmente trovi del pulito per fermarti e fartici un posto da accucciarti con la coperta, ma fermo, sennò guai; devi vedere se tra gli sterpi puoi fartici un posto per riposarti un po’, il resto non conta". <291
Ovviamente, le parti riconducibili alla figura e alle riflessioni del narratore aumentano sempre più man mano che ci si addentra nella dimensione della guerriglia, e si fanno più radi i contatti con la realtà quotidiana e popolare del paese. Anche le riflessioni più personali e profonde - riguardanti la maturazione del protagonista attraverso gli eventi - mantengono la finzione del dialogomonologo tra l’Osvaldo giovane e quello maturo: "Adesso succede che ti guardi intorno e non sai più cosa dire, nemmeno se ti sforzi […]; ma poi ti accorgi chissà perché, come se fosse la prima volta in questa stagione così diversa con le sparatorie ormai inutili, che tu sei cambiato da quello che eri prima di cominciare. Però, adesso non metterti lì a pensare mentre ste cose succedono una sull’altra, tanto è lo stesso: se proprio lo vuoi sapere, te lo dico io cosa t’è successo col passare dei giorni, e tu non te ne sei accorto. È il crescere che ti è capitato tutt’assieme diventando grande da un giorno all’altro, quando subito ti parve un gioco o invece fu incoscienza; o ti ci trovasti impegolato: va a sapere com’è stato in questo modo veloce, con le sparatorie che non finivano mai. Crescendo in tutta la confusione che ti sei trovato, in questo scapolartela che ti pareva impossibile, tu sei diventato grande tutt’assieme, passando dai giorni spensierati ai giorni della guerra; tu sei cresciuto alla svelta andandotene da una parte all’altra, sbattuto di qua e di là, nei boschi o fuori dei boschi, dentro i paesi o fuori dei paesi; peggio delle bestie". <292
Lo scarto tra il protagonista, giovane e incosciente, e l’Osvaldo maturo, che ha avuto la possibilità di riflettere sulle vicende resistenziali alla luce dei risvolti contemporanei, si coglie soprattutto nel finale del testo. Il narratore invita, ironicamente, il giovane ribelle a smettere i panni del partigiano per lasciare la gestione della situazione ad altri. Con questo suggerimento fittizio, Contestabile tocca tutti i temi caldi del dibattito sulla Resistenza, sempre con l’ironia e il taglio colloquiale che contraddistinguono tutto il testo: "Devi sapere, partigiano, che questa è la liberazione nazionale di tutta quanta la gente oppressa, che costa fatica; bisogna farla precisa, senza distrazioni, con la sacrosanta cèrnita e punizione dei responsabili, altro che balle; eppoi, ci sono tutte le altre cose che ci vogliono subito per la gente sinistrata: amlire amnistie booge wooge off limits, e scatolette in distribuzione gratuita. Adesso, partigiano, non complicare le cose con le tue faccende personali, e vattene a casa; quando in seguito avremo più tempo, faremo qualcosa anche per te […]. D’ora in poi, però, tu personalmente tieniti per te nella memoria, soltanto questa parola resistenza, che ti hanno regalato; epperciò adoperala come vuoi, dove ti capita, anche parlando. Non vedi che ogni tanto la usano in commozione anche quelli che non dovrebbero, nei loro discorsi […]? Ma tu, ci mancherebbe altro, non offenderti: ormai sei cresciuto. Questa parola resistenza devi sapere che adesso la mettono anche nei libri di storia; ma non ci riescono a spiegarla bene, come sarebbe giusto, per raccontarla precisa, com’è successa in pratica […]. Ma cosa vuoi ancora di più, o partigiano, dopo tutte ste celebrazioni e le parole e le baldorie del 25 aprile? Tanto è assolutamente inutile, perché tu lo sai che quando rimani da solo, è diverso, e ti succede sempre così; ti succede di ripensarci sempre con la tristezza, altro che i festeggiamenti le fanfare e il fracasso del porco mondo, che se lo porti via". <293
Per concludere l’analisi, questo testo è l’esempio di come a distanza di anni e in un momento di relativa tranquillità riguardo al dibattito sulle tematiche resistenziali i memorialisti cerchino nuovi modi per raccontare la guerra partigiana vissuta e metterne in luce caratteristiche ancora non affrontate. Il taglio semplice, colloquiale che Contestabile dà al suo stile gli permette di mostrare che della Resistenza tanto si è detto e scritto che si è perso il contatto diretto con essa, e con la sua matrice popolare. Si è trattato fondamentalmente di una lotta di popolo, improvvisata con i mezzi a disposizione. I partigiani stessi non erano eroi, ma semplicemente i figli di quelle masse popolari obbligate dagli eventi ad entrare nel gioco, a scrivere un pezzo di storia. Forse, ne avrebbero fatto volentieri a meno, sembra dire Contestabile.
[NOTE]
289 OSVALDO CONTESTABILE, Scarpe rotte libertà: storia partigiana, presentazione di Sandro Pertini, Bologna, Cappelli, 1982, p. 9.
290 Ivi, pp. 22-23.
291 Ivi, p. 152.
292 Ivi, pp. 235-236.
Sara Lorenzetti, Ricordare e raccontare. Memorialistica e Resistenza in Val d’Ossola, Tesi di Laurea, Università degli Studi del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro" - Vercelli, Anno accademico 2008-2009

lunedì 12 febbraio 2024

Patrioti di Ventimiglia, martiri della furia nazifascista e deportati

Ventimiglia (IM): la lapide che davanti ai binari della stazione ricorda i ferrovieri caduti per la Libertà

Si pubblica qui di seguito uno stralcio di un documento, voluto nel 1971 dall'Amministrazione Comunale di Ventimiglia, facendo in modo non lineare alcune integrazioni e fornendo qualche spiegazione. Negli elenchi che seguono si può trovare l'opportuna inclusione di cittadini non ventimigliesi. A titolo indicativo si rimarca che nella lontana lodevole iniziativa per la necessaria schematicità sono rimasti sotto traccia approfondimenti riferiti sia alle deportazioni di militari conseguenti all'armistizio dell'8 settembre 1943 sia a chi cadde opponendosi in quei giorni ai tedeschi; al duro colpo inferto ai patrioti - ferrovieri e non - della Giovane Italia che intorno al capitano Silvio Tomasi e ad Elio Riello tentavano nella primavera del 1944 di ricostituire il CLN nella città di confine; alla strage di partigiani avvenuta a Sospel, nel corso della quale furono uccisi garibaldini di diverse provenienze ed anche alcuni maquisard francesi; agli eccidi di Torri e di Grimaldi.
Adriano Maini

Ventimigliesi deceduti per causa delle SS, delle forze armate tedesche e nei campi di concentramento
1 ALBINI Bartolomeo fucilato da forze armate tedesche 28-3-1945
2 ALLAVENA Ida 3-12-1944
3 BALBO Paolo 21-3-1945
4 BALLESTRA Agostino 14-12-1944
5 BALLESTRA Caterina 14-12-1944
6 BALLESTRA Emanuela 14-12-1944
7 BALLESTRA Francesco 16-12-1944
8 BALLESTRA Gio Batta 16-12-1944
9 BIANCHERI Bartolomeo 21-3-1945
10 BIANCHERI Ettore 21-3-1945
11 BIANCHERI Paolo 21-3-1945
12 BOETTO Gio Batta 14-12-1944
13 BORDERO Luigi 28-3-1945
14 BORFIGA Luigi 28-3-1945
15 BERRO Dionisio 14-12-1944
16 CAVALLERO Giuseppe 28-3-1945
17 CHIODIN Angela 7-12-1944
18 CHIODIN Maria 7-12-1944
19 CRAVI Carlo 5-9-1944
20 CROVESI Aurelio 28-3-1945
21 DARDANO Sauro ferite arma da fuoco 9-8-1944
22 DE FRANCESCHI Ivone fucilato f.ze Arm. Tedesche 28-10-1943
23 Dl FEDERICO Giuseppe 28-3-1945
24 GASTALDI Costantino 12-11-1944
25 GIAUNA Gio Battista 28-3-1945
26 GIUNTI Renato 8-1-1945
27 GUGLIELMI Carlo 18-10-1944
28 GUGLIELMI Caterina 18-10-1944
29 GUGLIELMI Giovanni 18-10-1944
30 GUGLIELMI Eleonora 15-1-1945
31 GUGLIELMI Maria 18-10-1944
32 LORENZI Alberto 7-12-1944
33 LORENZI Battistina 7-12-1944
34 LORENZI Giovanni 9-1-1945
35 LORENZI Maria Teresa 9-1-1945
36 LORENZI Secondo 9-1-1945
37 MONTANARI Cesare 8-1-1945
38 MURATORE Elio ferite arma da fuoco 30-7-1944
39 PALLANCA Sergio fucilato f.ze arm. tedesche 28-10-1943
40 PALLANCA Vincenzo fucilato f.ze arm. tedesche 28-10-1943
41 PALMERO Enrichetta 17-12-1944
42 PASTOR Antonio 28-3-1945
43 PASTORINO Giovanni 7-12-1944
44 PEGLIASCO Battistino ferite arma da fuoco 18-10-1944
45 PEVERELLO Maggiorino fucilato f.ze arm. tedesche 28-3-1945
46 MACCARIO Domenico 16-12-1944
47 MACCARIO Mario 16-12-1944
48 MURATORE Ramberti 6-3-1945
49 PITTALUGA Rinaldo 7-12-1944
50 PIURI Adolfo 31-3-1945
51 PIZZOL Emilio ferite arma da fuoco 11-8-1944
52 PLANK Antonia fucilata f.ze arm. tedesche 7-12-1944
53 REBAUDO Primolino 28-3-1945
54 ROSSO Giuseppe 21-3-1945
55 SASSO Emilio 21-3-1945
56 SCARELLA Eugenio 28-3-1945
57 SISMONDINI Faustina 15-1-1945
58 SISMONDINI Teresa 9-1-1945
59 TACCHINI Gino ferite arma da fuoco 4-12-1944
60 TARABELLA Alvaro fucilato f.ze arm. tedesche 28-3-1945
61 TORTA Gianfranco 28-3-1945
62 TROVATO Giovanna 7-12-1944
63 TROVATO Salvatore 7-12-1944
64 VALIA Anna 3-12-1944
65 VERRANDO Giuseppe 21-3-1945
66 VERRANDO Pietro 28-3-1945
67 ZUNINO Giovanni 14-12-1944
Cittadini ventimigliesi deceduti nei lager di sterminio (politici)
1 BASSI  Ettore              disperso
2 BASSI  Marco               disperso
3 BERRINO  Giovanni          Buchenwald
4 LERZO  Ernesto             Mauthausen
5 MURATORE  Olimpio          Mauthausen
6 PALMERO  Giuseppe          Fossoli
7 RUBINI  Alessandro         Mauthausen
8 SPATARO  Francesco         Buchenwald
9 TOMASI  Silvio             Mauthausen
10 TRUCCHI  Pietro           Mauthausen
11 VIALE  Edoardo            Mauthausen
Cittadini ventimigliesi deceduti nei lager militari
1 Ten.     ANFOSSO  Silvano         Rodi
2 Sold.    ANSALDI  Delmo           per malattia contr. in prigionia
3 Cap.no.  ASCHERI  Renato          per malattia contr. in prigionia
4 Sold.    BERLUCCHI  Cesare        Duisburg
5 Sold.    BORGHINO  Oreste         Kòln -Vesselin
6 Sold.    COLTELLI  Giovanni       morto presunto
7 Carab.   SERVADEI  Ennio          per malattia contr. in prigionia
8 Sold.    VECCHIÈ  Werter           morto presunto
9 M.llo    VENTURA  Battista        Rodi
10 Carab.  ZANELLATO  Giovanni      Gelsenkirchen
Partigiani di Grammondo catturati e fucilati a Sospel
1 BADINO  Michele                                             
2 BAZZOCCO  Antonio                                             
3 FANTI  Oreste                                                        
4 FRANCESCHI  Sergio                                             
5 GAVINO  Pietro                                                      
6 LAROSA  Bruno                                                      
7 LORENZI  Osvaldo                                                 
8 MARTINI  Luigi Dante                                              
9 PISTONE  Bruno                                                     
10 QUADRETTI  Alberto                                              
11 TOLOSANO  Giovanni                                             
12 FERRARO  Armand
Partigiani ventimigliesi caduti in comuni limitrofi
1 CIANETTI  Bruno
2 MARCENARO  Riccardo
3 PALLANCA  Antonio
4 PALLANCA  Giacomo
5 PALMERO  Giuseppe
6 PIGNONE  Attilio [n.d.r.: comandante della scorta di Enrico Martini "Mauri", deceduto in Piemonte il 26 aprile 1945 a causa di un incidente d'auto - il veicolo precipitò a causa della mancata segnalazione di un ponte distrutto -]
7 VICARI  Fulvio
8 BARATTO  Arnaldo
Redazione, Martirio e Resistenza della Città di Ventimiglia nel corso della 2^ Guerra Mondiale. Relazione per il conferimento di una Medaglia d’Oro al Valor Militare, Comune di Ventimiglia (IM),  1971

giovedì 12 gennaio 2023

Al rumore degli aerei molta gente scappa verso la campagna

 

Ventimiglia (IM): uno scorcio del ponte ferroviario sul fiume Roia e della zona Gianchette
 
Ventimiglia (IM): a sinistra in basso la collina dei Frati Maristi; di fronte la Frazione Roverino

Ventimiglia e la seconda guerra europea. (Appunti Storici dei Fratelli Maristi in Italia - Libro in edizione)
(1943)
[...]
Cominciando da dicembre in poi, anche Ventimiglia fu bombardata spaventosamente. La prima incursione aerea, il 10 dicembre, sorprese la popolazione nelle case, sull'ora di mezzogiorno: le vittime, nella regione tra il camposanto e il ponte ferroviario, e poi nella regione di Vallecrosia [n.d.r.: zona Nervia di Ventimiglia, invero], salirono quasi al centinaio. Un gruppo di Fratelli della comunità accorse per portare i primi soccorsi ai colpiti. Due giorni dopo, tutte le sezioni della casa parteciparono, fungendo da cantoria, al funerale celebrato dal Vescovo in presenza dell'imponente montagna di feretri, alcuni ancora socchiusi in attesa di identificazione, accatastati proprio sul luogo da noi scelto di recente per la nostra tomba di famiglia. I presunti obbiettivi del bombardamento, i due ponti ferroviari, ai due estremi della città, risultarono completamente incolumi.
Pochi giorni dopo, il 13 dicembre, nuova incursione. Gli studenti che si recavano presso l'apiario per la ricreazione, scorsero presto la formazione dei 18 bombardieri venire dal lato del mare e dopo un attimo trovarsi quasi sulle loro teste senza avere, credevano, sganciato nulla. Mentre alcuni cominciavano a darsela a gambe, ecco sulla costa del mare alzarsi colonne d'acqua, pietre, fumo, sempre più vicino, in direzione precisamente della casa nostra. Allora fu una fuga terrorizzata verso qualunque riparo. Per fortuna nessun proiettile venne sganciato a meno di 500 metri da casa! Spavento ancora maggiore toccò ai novizi già avviati per la passeggiata verso la città. Erano vicini alla caserma Gallardi quando furono sorpresi dai primi scoppi di bombe sul sovrastante forte San Paolo. C'era da aspettarsi un macello; mentre, grazie certamente a una protezione speciale del cielo, solo poche zolle di terra li raggiunsero accovacciati contro il muro superiore della strada. Anche questa volta il Fr. Direttore permise ad alcuni Fratelli di accorrere in soccorso dei feriti. Le vittime per fortuna non furono numerose, ma lo spavento fu grandissimo tra la nostra gioventù. Anche ai più maturi la nostra casa, così appartata, non sembrò più offrire tutte le garanzie di sicurezza. Tra i più giovani poi, del noviziato e dello scolasticato, un certo numero, di complessione nervosa meno resistente, cominciarono a non aver più riposo...
Aa.Vv., Pennellate storiche sulle Comunità mariste d’Italia e Destinazione annuale dei Fratelli, 1887-2003. Volume 3º, Provincia Marista Mediterránea, Guardamar del Segura - España, 2018

Ventimiglia (IM): uno scorcio dell'ex Casa dei Frati Maristi

Ventimiglia (IM): un tratto della strada di accesso all'ex Casa dei Frati Maristi in Località Santo Stefano

Ventimiglia (IM): il Convento dei Frati Maristi. Fonte: Aa.Vv., Pennellate storiche... op. cit.

10 dicembre 1943, venerdì
Prima incursione aerea su Ventimiglia, alle ore 13,30 circa. Prima è stato sorvolato e bombardato il ponte sul Nervia, verso Vallecrosia. Il ponte è rimasto intatto, ma sono state mietute molte vittime. Pochi minuti dopo, altro stormo di aeroplani, circa 26, che ha colpito le Gianchette, in via Tenda. Le vittime, fra un posto e l’altro, oltrepassano il centinaio. Il frantoio, la casa Palmero e tutte le case vicine sono state rase al suolo.
22 dicembre
Morte del nonno, ore 10.
23 dicembre
Alle ore due del pomeriggio si deve fare il funerale. Poco prima dell’ora stabilita, seconda incursione su Ventimiglia. Bombe sganciate, qualcuna in mare e le altre in via Saonese, vico Colletta e viuzze vicine [n.d.r.: strade di Ventimiglia Alta]. Meneghin Palmero u Descaussu e qualche altro non sono stati più trovati. Un posto che è stato proprio centrato in pieno è dove abita Giuanin de Lüchin. Ben cinque sono state le bombe sganciate in quel sito che hanno spianato tutto schiantando le piante d’olivo e rovinando ogni cosa. Maria era sola in casa e si è salvata miracolosamente. Giuanin è venuto al funerale del nonno e questa è stata forse la sua salvezza. Se fosse stato in casa o in campagna chissà se ora sarebbe ancora vivo. Funerale davvero da ricordare; la gente che era venuta per l’accompagnamento spaventata, parecchi sono corsi via. Perfino il curato ha detto di sospendere il funerale, che poi è stato fatto circa mezz’ora dopo, appena saputo che il ponte e la strada erano intatti. Lo spavento è stato indescrivibile per tutti, si vedevano due grandi nubi di fumo salire, su dietro Peidaigo. Giuanin è corso via perché temeva che fosse successo qualche cosa nel luogo dove abitava e così fu infatti: è stato un posto molto colpito. Lo zio Andrea è stato ferito, si trovava al Campassu [zona specializzata delle ferrovie verso Nervia], è stato colpito da schegge ad una coscia ed ha un braccio rotto. L’hanno portato a Sanremo, assieme agli altri feriti. Il funerale del nonno è finito con solamente pochissimi parenti, ossia quelli di casa.
24 dicembre
Giuanin, dopo aver passato la notte scorsa di vedetta alla sua casa rovinata, stasera è venuto a prendere alloggio nella nostra casa, che certo a noi non disturba e siamo contenti di offrire quel che possiamo. Anche la zia Antonia è qui.
25 dicembre. Natale
Moltissimo lavoro * abbiamo perché la gente è tutta in giro per le campagne. Per paura dei bombardamenti, nessuno vuole più stare a Ventimiglia. * Come si è detto, l’Autrice del Diario, Caterina Gaggero ved. Viale, gestiva, con l’aiuto della figlia Ada, l’osteria-trattoria da Bataglia, sita nel territorio della frazione Ville, ma nelle vicinanze di Latte (nota di Renzo Villa).
26 dicembre
Anche oggi moltissima gente in giro, causa gli allarmi. Per fortuna che fanno bellissime giornate, sembriamo essere al mese di maggio.
Caterina Gaggero Viale, Diario di Guerra della Zona Intemelia 1943-45, Edizioni Alzani, Pinerolo, 1988 
 
I ponti - stradale e della ferrovia - sul torrente Nervia, tra la zona Nervia di Ventimiglia e Camporosso



«Sono 24; no, sono 26» discutono tre ragazze che da Vallecrosia - dove frequentano le scuole di Maria Ausiliatrice al Torrione - pedalano verso casa a Ventimiglia.
Ma la discussione viene interrotta da argomenti assai convincenti: le bombe che piovono dagli aerei americani.
È la prima volta che la zona viene bombardata.
Le ragazze quasi per istinto si gettano a terra ed assistono alla distruzione di Nervia, che nel 1943 non era certo come oggi. Nessuno degli attuali palazzi; case anche abbastanza isolate attorno alla Piazza d’armi, quello stesso spiazzo che esiste ancora oggi in parte ed utilizzato per giochi dei bambini.
Poi l’orrore: chi descrive oggi quel giorni, lo fa ancora con le lacrime agli occhi, lacrime che capiscono coloro che oggi hanno passato i cinquanta, ma meno i più giovani, che difficilmente sanno immaginare cosa si possa provare al trovarsi accanto la amica morta e straziata.
Ma c’è anche la solidarietà. Alle ragazze sole la proposta di amici, anche loro nelle stesse condizioni, di aiutarle a guadare il Nervia: ma siamo al 10 dicembre e l’acqua è gelida. E i genitori che a Ventimiglia hanno tutto sentito ma nulla sanno dei loro figli? Subito avvisare la scuola, come punto di riferimento, perché il telefono non era diffuso. Poi c’è chi finalmente vede il padre; due trovano uno sconosciuto ferito ad una gamba. Non ci sono ambulanze, perché la strada non esiste più: e allora lo si carica sulla canna della bicicletta e a mano lo si porta dove possa essere medicato.
Poi si raggiunge Ventimiglia: ma come?  Passando - bicicletta in spalla - per Collasgarba, dalla quale però si sente, più che vedere, ciò che stava succedendo sul ponte del Roia
[...]  Era una giornata splendida e sia lungo il mare che in città erano molti anche i forestieri che passeggiavano al sole. Al rumore degli aerei molta gente scappa verso la campagna, in particolare verso le Gianchette, dove c’erano alcune case semplici e dove ancora pascolavano le mucche.
Ma proprio lì, per un errore di calcolo, picchiano le bombe.
«Noi scappavamo da Ventimiglia - racconta una signora - verso le Gianchette, praticamente in campagna, dove ci avevano offerto rifugio il marmista e una sua vicina; alcuni che erano con noi si sono fermati, e sono morti. Mia mamma per fortuna ci portò di corsa nella galleria (una sorta di casamatta) allora esistente all’interno del cimitero: qui trovammo rifugio e salvezza. Ciò che si presentò ai nostri occhi quando uscimmo non lo so; mia mamma mi impedì di vedere a me, bambina, tanto era lo strazio».
Tutto distrutto alle Gianchette.  Sotto le macerie quanti vi si erano rifugiati.
«Io mi sono salvato - racconta un altro - perché al sentire gli aerei mi sono gettato a terra assieme a due persone che erano con me. Due nostre amiche che camminavano poco più avanti e che non si gettarono a terra, furono prese in piedi e in pieno. Una fu poi riconosciuta tramite un suo anello, tanto poco era rimasto di lei; un’altra, ferita all’addome, una volta ricomposta in faccia era bella come una madonna. Orribili a vedersi i cadaveri, denudati e anneriti dalle esplosioni».
«Ma lo strazio del 10 dicembre 1943 - prosegue un’altro, che in quel giorno perse mamma e parenti ed ebbe la moglie ferita - va ricercato nel fatto che da tempo gli aerei passavano su Ventimiglia per andare a bombardare Torino e Grenoble: quindi non ci facevamo gran caso, e fummo presi di sorpresa».
Chi ha vissuto questi giorni, chi li ricorda sulla propria pelle o chi ha perso parenti ed amici; quando ne parla non può non commuoversi: sono cose che incidono in perpetuo la vita di una persona.
Marisa De Vincenti, C'ero anch'io, La Voce Intemelia, anno XLVIII n. 12 - dicembre 1993, articolo qui ripreso da Cumpagnia di Ventemigliusi
 
Comune di Ventimiglia. Incursione del 10 dicembre 1943
“... in mezzo al pericolo, al dolore, alla morte, i Vigili del Fuoco risposero encomiabilmente a tutte le necessità e a tutte le richieste ricuperando salme, traendo a salvamento feriti. ... I Vigili del Distaccamento ebbero a ricuperare e trasportare al cimitero 78 salme, trassero a salvamento dalle rovine 52 feriti tre dei quali con difficili manovre a mezzo scala in parti elevate di fabbricato rimaste pericolosamente in equilibrio. ...
Merita particolare segnalazione l’opera del Vigile PICCONE Bernardino indirizzata con particolare sentimento al recupero di numerosissime salme”.
ing. Mario TRUCCHI
Redazione, 1835-2015. Guardie del Fuoco, Pompieri, Vigili del Fuoco Caduti nell’adempimento del dovere, Ministero dell'Interno. Dipartimento dei Vigili del Fuoco Soccorso Pubblico e Difesa Civile. Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, 2015
 
6 gennaio 1944. Epifania
Anche oggi molta gente qui nella nostra osteria [n.d.r.: la "Battaglia", tra Strada Ville e Frazione Latte, in Ventimiglia (IM)], come del resto quasi tutti i giorni; abbiamo avuto un allarme solo alle undici.
7 gennaio 1944
Stamane, Antonia e Manin si sono alzate alle 5 e mezzo per andare a San Remo a trovare lo zio Andrea e sono state molto in dubbio nel partire dato che si sentiva un violento bombardamento. Sebbene fosse lontano tremavano i vetri.
Sono partite, ma anche a San Remo non se la sono passata tanto bene, si sono rifugiate verso Bignone.
8 gennaio 1944
Oggi tre allarmi, anche stamane verso Nizza (dicono Saint-Raphael) violento bombardamento. Anche a San Remo sono state gettate alcune «pillole», sul porto e in città, ma nulla è capitato allo zio Andrea.
La città più devastata nella nostra Riviera è Imperia-Oneglia; quasi tutti i giorni vi fanno visita gli aeroplani inglesi.
9 gennaio 1944
Anche oggi due allarmi e abbiamo sentito il violento bombardamento in Francia. Qui da noi molta gente, come del resto tutti i giorni e noi siamo arcistufe essendo stanche di fare una vita così. Sebbene ci sia ancora il guadagno, preferiremmo il lavoro della campagna.
Caterina Gaggero VialeOp. cit.   

sabato 17 settembre 2022

Dove saranno andati a sganciare le loro bombe?

Ventimiglia (IM): uno scorcio del fiume Roia verso la foce




Ventimiglia e la seconda guerra europea. (Appunti Storici dei Fratelli Maristi in Italia - Libro in edizione)

[...]
(1944)
A Ventimiglia, lo scolasticato e il noviziato cercavano di tirare innanzi in qualche modo... L'insegnamento proseguiva, ma la tranquillità degli animi, così indispensabile, sia al profitto nello studio, sia a una vera formazione spirituale, si può dire che mancasse completamente. Non solo l'urlo improvviso della sirena, ma il minimo rombare lontano quasi impercettibile, di aerei o di altro, era avvertito immediatamente dai sistemi nervosi più scossi, che subito domandavano di lasciare l'aula per correre nei rifugi...
A Ventimiglia si cominciò ad essere inquietati eccessivamente dalla fine di maggio in poi. A ondate successive i Fratelli vedevano passare sulle loro teste le formazioni di bombardieri anglo-americani: un giorno oltre a 500, producenti un rombo impressionante e un traballio della casa da rendere inquieti anche gli animali.
Il 22 giugno [1944], bombardamento notturno molto impressionante, con illuminazione a giorno, mediante lancio di razzi di bengala, da Bevera fino al mare. Spavento grande, ma danni non rilevanti, per fortuna.
Il 29 [giugno 1944], festa di San Pietro, mentre il noviziato al completo era uscito per un po' di passeggio sul pendio dietro alla stazione, e stava osservando le rovine cagionate dalle incursioni precedenti, ecco comparire improvvisamente una formazione di bombardieri che cominciano a sganciare ordigni. Si pensi al panico della nostra gente! Nell'agitazione, si ripararono alla meglio o alla meno peggio. Appena cessato il finimondo, i superiori si diedero affannosamente a radunare le pecorelle: mancavano cinque postulanti. Si cercò di qua e di là in tutti i rifugi: nulla. Allora, avviati verso casa quelli sicuramente scampati, il gruppo dei cercatori cominciò ricerche più sistematiche, e man mano anche più sospettose, affannose... Ci fu chi andò perfino a vedere nelle buche scavate dalle bombe e tra i cumuli di macerie... pensando con raccapriccio di dover scorgere da un momento all'altro qualche lembo di veste o qualche braccio sporgente... Pensarono di trovarli rientrati in casa: nulla. Solo all’ora di cena, più di due ore dopo, li videro tornare tutti cinque, trafelati e stanchi: erano fuggiti, poverini, verso la cima del monte e avevano fatto il bel giro: Madonna delle Virtù, Madonna della Neve, Trucco, Bevera, casa. Così, grazie a Dio e alla Madonna Santissima, nessuna vittima neanche questa volta.
Aa.Vv., Pennellate storiche sulle Comunità mariste d’Italia e Destinazione annuale dei Fratelli, 1887-2003. Volume 3º, Provincia Marista Mediterránea, Guardamar del Segura - España, 2018
 
Salutandoci, il partigiano Iezzoni ci disse che l’indomani probabilmente sarebbero sbarcati gli alleati. Sarebbe stato, invece, il giorno della da noi famosa “notte dei bengala” del 21 giugno del 1944, quando tutti credevano e speravano nello sbarco degli alleati e invece ci fu solo un grande bombardamento. Otto giorni dopo “Argo” moriva in un’operazione a Baiardo (IM).
Fu il primo schiaffo che ricevetti dalla realtà della mia guerra di partigiano.
Renato "Plancia" Dorgia  in Giuseppe Mac Fiorucci, Gruppo Sbarchi Vallecrosia, ed. Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia <Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale “Il Ponte” di Vallecrosia (IM)>, 2007

Da una spiaggia di Latte una vista sino a Punta Mortola e alla Frazione Mortola

21 giugno 1944
Anche stanotte, altri giovani sono andati a raggiungere i ribelli. Continuano i bombardamenti, sulla Riviera e ovunque. Torino ha subito la 35a incursione aerea, anche a Genova le rovine sono immense.
22 giugno 1944
Stanotte, alle due e un quarto, abbiamo avuto un brusco risveglio. L’allarme, seguito poi da un’infinità di apparecchi.
Come al solito, non avevamo idea di alzarci, ma il grande chiarore ci ha fatto andare a curiosare dalla finestra. Che spettacolo, il primo per noi! Che fuochi e poi certo anche spari! Non siamo stati ad indugiare prima di uscire di casa e metterci al sicuro. Se avessimo aspettato ancora un po’ saremmo stati tutti belle finiti. Tre bombe sono cadute sotto la casa di Lanfredi, delle quali due solo esplose. Povera nostra campagna, come è rimasta desolata, quanto danno abbiamo avuto! Però, possiamo dirci fortunati che non hanno avuto nessuna avaria le vasche e la tubazione. I danni della casa, neanche questi sono ingenti. Il danno più grosso è nella vigna perché anche le viti sono rovinate.
La durata dell’allarme è stata di 50 minuti, il bombardamento di 22 minuti, le bombe, lasciate cadere su Ventimiglia e dintorni, un’infinità. Cominciando dalla salita degli Scuri, Rivai, Marina, Piazza Vittorio Emanuele, Gallardi, Siestro, Via Chiappori, Via Roma, Sottoconvento, Via Cavour, Via Mazzini, la Mortola. Queste sono le zone che più delle altre presentano i segni della distruzione causata dalle bombe nemiche.
La città, ovunque, mostra mutilazioni dolorose. La cosa incredibile è che le uniche bombe sganciate nella nostra zona sono quelle cadute da noi. Il destino ha voluto che fossimo noi i colpiti.
I morti finora accertati sono 23 e una sessantina i feriti, numerosissime sono le persone senza tetto. L’attacco nemico si è esteso fino a Vallecrosia che è stata pure duramente provata dall’incursione. Il bombardamento ha provocato l’interruzione della via Aurelia, ha seriamente danneggiato l’acquedotto e il telefono, la luce è rimasta interrotta e anche la ferrovia: i treni arrivano solo fino a Bordighera.
Caterina Gaggero Viale, Diario di Guerra della Zona Intemelia 1943-45, Edizioni Alzani, Pinerolo, 1988
 
Dopo il Cinquantenario del primo bombardamento aereo su Ventimiglia - quello, ferocissimo perchè inaspettato, del 10 dicembre 1943 - e le sue gravi conseguenze in vittime e rovine, bisogna ricordare anche il primo bombardamento notturno, quello della notte dopo San Luigi: 21/22 giugno 1944.
Ecco come lo ho vissuto io.
Abitavo au Cuventu, in Vicolo Sant'Agostino, derré au furnu de Pipu, secondo e ultimo piano, ingresso all'alloggio dal ballatoio interno, con vista sui legnami della ditta Mordano; tre finestre sul vicolo.
Diciamo pure che, in quel semestre dicembre/giugno, i bombardieri alleati avevano colpito sempre di giorno ed esclusivamente Nervia e Gianchette, in sintesi le zone di ponti stradali e ferroviari, per cui noi abitanti del centro della Città bassa ci ritenevamo sicuri, fortunati, privilegiati. Come si diventa carogne quando c'è di mezzo la ghirba. Quando il terribile rombo delle "formazioni", si diceva così, dava l'annuncio che l'inferno si avvicinava, si scendeva da basso, più per rito che per paura, e sostavamo proprio nel forno sunnominato, chiacchierando con Pipu e i suoi lavoranti.
Di notte, quando suonava l'allarme e gli aerei passavano, ronfando, altissimi, per andare a bombardare a Nord, non ci si alzava nemmeno più. Finché...
Quella notte suonò l'allarme e il ronfo degli aerei non era più tale, ma era un ruggito, o meglio un susseguirsi di ruggiti: si capiva che stavano volteggiando sulle nostre teste.
Qualcuno urlò: "Scapé, gh'é i bengala!"
Si balza dal letto, ci si copre alla meglio, si scende a precipizio. Dal cielo nero pendevano a decine i razzi illuminanti. Dove ripararsi? Dove scappare? La galleria rifugio, scavata nella montagna dietro la ferrovia, dalle parti del puzzolente (allora; oggi non so) "tumbin", il sottopassaggio tra Corso Genova (già Corso Umberto I se ben ricordo) e Via San Secondo, era troppo lontano, data la situazione. E poi c'era pericolo che qualche bomba, diretta al piazzale della ferrovia (che proprio nel sottopassaggio si restringe e poteva perciò essere obiettivo privilegiato) non facesse troppa differenza tra ferro e carne umana. Si pensò dunque che obiettivi principali del bombardamento fossero la stazione e tutto il piazzale ferroviario, e si cercò allora di allontanarsi il più possibile, partendo in direzione perpendicolare. Vicolo Sant'Agostino, Via Carso, Via Fondega. Le prime bombe cominciavano a fischiare e scoppiare, arrivare sulla spiaggia non si riteneva conveniente, perchè si sarebbe stati visti come il sole, e non sapevamo se nelle intenzioni ci fosse anche il mitragliamento (si pensava ad uno sbarco, con un misto di terrore e di speranza).
Via Fondega allora era delimitata da muretti agricoli, alti quanto una persona o poco più, del tipo di cui c'è ancora qualche traccia (ahimé, assai frammentaria) in Via Asse, Vicolo Pescatori e Vicolo Arene (andiamo anche più in là, Via alla Spiaggia, Via Nervia, Vicolo del Pino).
Ci sdraiammo per lungo, faccia a terra e mani sulla testa, rasente al muro, con la speranza di non essere colpiti da schegge o detriti e con l'altra speranza, più grossa, che nessuna bomba scegliesse quel posto. Ad ogni salva di fischi e scoppi, ne scoppiava una di giaculatorie e invocazione per la salvezza delle nostre anime e, perchè no, anzi prima di tutto, dei corpi. I più "gettonati" da me furono Sant'Antonio e Santa Rita.
Finito l'uragano di ferro e fuoco, attendemmo le prime luci dell'alba - che arrivavano molto presto; eravamo al solstizio d'estate - per tornare a vedere la nostra casa. Beh, non aveva troppo sofferto. Poi ci preoccupammo delle notti a venire - perchè dentro casa, a Ventimiglia, non avevamo più dormito - e ci avviammo stanchi, assonnati, intontiti dal terrore e dal fracasso, a fare un sopralluogo alla galleria rifugio.
Lungo la strada si trovavano, ogni tanto, dei drappi bianchissimi, leggeri e morbidi, che avevamo timore a toccare perchè la propaganda "a coelo non prevalebunt" ci aveva messo in guardia da matite esplosive e oggetti strani in genere. Erano i paracadute, in nailon, dei bengala.
Nella galleria passammo poche notti. Era affollatissima. Chi aveva portato reti e materassi, chi brandine, chi poltrone, o semplicemente sedie. Oltre a coperte. Ma non poteva essere una soluzione, sia per l'affollamento, sia per l'enorme umidità che trasudava e gocciolava in quel buco.
Di lì, lo sfollamento prima a Olivetta e dopo qualche giorno a San Michele; dove la ferrovia avrebbe consentito, ancora per poco tempo, un comodo collegamento con Ventimiglia, sede di lavoro.
La galleria rifugio ritorna, di quando in quando, nei miei sogni.
Renato Pastorino, 21 - 22 giugno 1944. La notte dei bengala, "La Voce Intemelia", anno XLIX n.6 - giugno 1994, articolo qui ripreso da Cumpagnia d'i Ventemigliusi
 
Ventimiglia (IM): uno scorcio della zona Ville; al centro, forte San Paolo; in basso, la ex caserma Umberto I
 
Ville, 22 giugno 1944
E' la quinta volta che la mia cara città di Ventimiglia viene bombardata. Questa notte, alle due circa, la mamma è venuta a svegliarmi nella mia cameretta: c'erano gli apparecchi! Siamo subito usciti in campagna e...  oh  quale spettacolo! Sembrava pieno giorno e ciò era causato dai bengala.
Dal rumore, sordo e cupo, s'intuiva che gli aerei erano parecchi. Noi ci siamo rifugiati in un cunicolo e, appena dentro, abbiamo sentito il fischio dei proiettili: era la batteria contraerea di Grimaldi. E dopo è stato un susseguirsi di 23 giugno 1944
No, per fortuna la mia casa non è crollata, però è stata abbastanza danneggiata: il tetto non c'è più e i vetri sono rotti. Poi son caduti tutti i lampadari, si sono rotti alcuni ninnoli che erano sul mobilio della sala, e vari bicchieri e i piani del servizio. Ma davvero possiamo ringraziare Iddio! Le case che circondavano la nostra sono crollate, mentre la nostra è rimasta. Come mi dispiace che sia morto Ghiselli, l'impiegato del Municipio!
Abbiamo detto alle mie compagne di Ventimiglia che vengano ad abitare quassù con le loro famiglie e questa sera arriveranno. Ma sì, voglio essere allegra e fugare i tristi pensieri, perché verranno Assunta, Anna e Rosy, le mie più care amiche.
25 giugno 1944
E' domenica. Stamane sono andata a messa con le mie amiche. Al cinema a Latte non siamo scese, perché dicevano che prendevano delle persone in ostaggio, ed io sono rimasta tutto il giorno in casa ad aiutare la mamma.
[...]
29 giugno 1944
Ancora quest'oggi nel pomeriggio, verso le 17.20 sono venuti a bombardare Ventimiglia. Io ero in casa, quando ho sentito il rumore degli apparecchi. Ho chiamato la mamma e siamo uscite, quando una signora ha detto che ce n'erano 19, ed avevano la direzione di Ventimiglia.
Io, ho guardato in alto, e li ho visti, ma certo... dietro a quelli ce n'era un'altra formazione di 19. Dio mio! Erano bombe quelle cosine piccole. bianche che cadevano dagli apparecchi? Alla mia domanda ha risposto poco dopo il rumore sordo e cupo che provocano le bombe scoppiando. Io e la mamma ci siamo subito gettate a terra, gridando. E papà, che doveva arrivare da Sanremo col treno proprio a quell'ora?
Poi gli aerei se ne sono andati ed è tornata la calma. La mamma di Anna è svenuta due volte per la gran paura e tremava tutta come una foglia.
Circa mezz'ora dopo, Assunta ed io eravamo sul ponte che guardavamo i danni che avevano fatto a Ventimiglia. Meno male, il treno non è stato colpito.
Nuccia Rodi, Diario di guerra. Ville, 22 giugno - 26 ottobre 1944... in Aa.Vv., Ventimiglia 1940-1945: ricordi di guerra, Comune di Ventimiglia, 1995
 
Una lettera semplice da Ventimiglia (IM) a Imperia, affrancata [12 giugno 1944] con due valori della "Monumenti Distrutti" in corso da una settimana. Fonte: il postalista

Nel pomeriggio inoltrato del 29 u.s. formazioni aeree nemiche sorvolavano la città di Ventimiglia sganciando bombe sui ponti ferroviari del Roja e del Nervia, nonché sulla linea ferroviaria Ventimiglia-Piena, interrompendo le comunicazioni. Rimanevano colpiti i caseggiati lungo il tratto del ponte stradale, tra cui l'albergo "Commercio" ove erano alloggiati 20 agenti ausiliari di polizia. Rimanevano colpiti il ponte sul Nervia ed il tratto della linea ferroviaria lato Bordighera. Rimanevano interrotte le comunicazioni con la Francia, laddove quelle con Genova venivano riattivate poco dopo.
Nessuna vittima: solo pochi feriti.
Questore di Imperia, Al capo della Polizia - Maderno, Relazione settimanale sulla situazione economica e politica della Provincia di Imperia, Imperia, 3 luglio 1944. Documento <MI DGPS DAGR RSI 1943-45 busta n° 4> dell'Archivio Centrale dello Stato di Roma


Ventimiglia (IM): Istituto delle Suore di Santa Marta

16 luglio 1944
La solita domenica senza un diversivo e senza uno svago. Quanto vorrei poter andare al mare, a far gite in bicicletta, al giardino di Hanbury, ma... che sciocca che sono: non ricordo che l'erba voglio non esiste?
Non si sente parlare, invece, che di bombardamenti su tante città, di Tedeschi che danno fuoco alle case, di gente che muore... Che tristezza la vita!
17 luglio 1944
Stamane c'è stata una messa per il mio povero zio Salvatore. Caro zietto! Ho fatto la Comunione per te e ho pregato per te. Tu ora, lassù nel Cielo, stai certamente meglio di noi, e non vedi tante cose brutte e dolorose che questa guerra ci  porta. Tu che sei vicino a Dio, perché non lo preghi di farla cessare questa guerra?
24 luglio 1944
Quanti apparecchi sono passati stamane in direzione di Ventimiglia! Meno male che non l'hanno colpita. Dove saranno andati a sganciare le loro bombe?
25 luglio 1944
Alle 11, stamattina, la mia povera città è stata ancora una volta oggetto dell'incursione area nemica. Gli aerei erano molti, ma per fortuna non vi sono morti, né case crollate. Hanno colpito la ferrovia dal passaggio a livello alle Suore di S. Marta.
Nel pomeriggio sono nuovamente passati gli apparecchi, e la signora Rampone è quasi impazzita di paura. Ha cominciato a mettersi le mani nei capelli, a urlare come una forsennata ed a scappare di qua e di là, urlando: «mamma mia, mo' bombardano, e venitteme addosso, così non sento sto rumore...». Nessuno l'ascoltava, perché tutti scappavano per le fasce per conto proprio.
Io mi ero distesa ai piedi di un muretto poiché, sentendomi poco bene, non potevo correre, quando, ad un tratto, ho avuto l'impressione che tutte le forze della terra fossero gettate su di me con violenza. Quando ebbi la forza di voltare il capo, vidi la suddetta signora che si era gettata a capofitto sulla mia schiena e, tremando, mi squassava tutta. Col dolce peso che si ritrova! E non potevo mica muovermi, ché quella mi ficcava le unghie nella carne.
Ho ringraziato Iddio quando gli apparecchi se ne sono andati ed ho potuto rientrare in casa. Tutta massacrata, è vero, ma salva dal pericolo di rimanere schiacciata.
26 luglio 1944
Sant'Anna è la mia festa e quella della mia amica Rampone. Le ho regalalo un grazioso cestinetto di frutta e fiori. A me, Marisa ha regalato un cuscinetto rosa per gli spilli fatto da lei, e Rosy e Assunta della stoffa rosa per biancheria. Abbiamo invitato i nostri amici a gustare la torta, il budino ed a bere il vino bianco.
Poi Assunta, Anna, Rosy ed io, abbiamo deciso di scendere a Ventimiglia a prendere la "cassata". Infatti alle 16.30 siamo partite ma... a metà strada è suonato il preallarme, e si sono sentiti gli apparecchi. Noi, però, abbiamo continuato impavide a camminare con la speranza che gli aerei passassero senza bombardare. Infatti, se ne sono andati verso il mare, ed abbiamo sentito suonare nuovamente la sirena: ecco, il cessato allarme. Macché, è l'allarme, perché si sono sentiti 6 suoni. Che disdetta, però noi, senza paura, abbiamo deciso che dovevamo continuare il nostro cammino. E così siamo arrivate nel Borgo e ci siamo dovute fermare all'inizio della galleria. Sentivamo sempre suonare la sirena, ma erano le nostre orecchie che, maligne, ci tradivano.
Siamo andate da Manin, ma non aveva né cassate, né gelati. Andare nel centro della città, con l'allarme, non era prudente, così siamo rimaste lì in piedi ad aspettare, come quattro stupide.
Infine, alle 18.30, avvilite, a capo chino, gli occhi accesi di oscure vendette verso chissà chi, ce ne siamo tornate a casa.
29 luglio 1944
La notte scorsa, a mezzanotte precisa, due o tre cacciabombardieri hanno gettato alcune bombe su Ventimiglia, vicino al Miramare. Hanno gettato bengala dappertutto: sul mare, a Bevera, a Ventimiglia, e su un monte qui vicino. Noi ci siamo alzati, e siamo scappati per la campagna, col chiarore che c'era si vedevano bassissimi gli aerei che volavano sul nostro capo. Dio mio, che paura!
Ci siamo coricati in un canaletto, ma siamo subito andati in cantina, quando abbiamo visto il chiarore dei proiettili della batteria contraerea di Ventimiglia. Ci sono sei morti, fra cui una mia compagna delle scuole elementari, Maria  Bosio, morta col fratello, la  madre e il fidanzato. E' morta pure la Trillo.
30 luglio 1944
Hanno ancora bombardato Ventimiglia, la notte scorsa all'una e trenta. Hanno gettato i bengala e noi siamo scesi in cantina. E' stata colpita la città alta, ma fortunatamente non ci sono morti.
2 agosto 1944
Quest'oggi saranno passati più di 500 apparecchi. Sembra il finimondo: vanno, vengono, si incrociano, si abbassano...
Se non si pensasse che posono gettare bombe, sarebbe un bello spettacolo vedere tutti quegli aerei bianchi e neri che sorvolano in ogni direzione.
Ho visto scendere una bomba da un aereo, ma non precipitava velocemente, bensì girando su se stessa, e non si è sentito lo scoppio. Han detto che, quando scendono così, non scoppiano. A Ventimiglia è un continuo allarme. Anche in questo momento suona la sirena. Tra ieri e la notte scorsa, l'allarme ha suonato ben 19 volte.
3 agosto 1944
E' proprio vero quello che sto per scrivere? E' proprio vero che han bombardato quassù da noi, alle Ville? Eppure, ci sono i buchi delle bombe tutto attorno, ho sentito le esplosioni e si trovano frammenti di bombe dappertutto, e questo odore di bruciato che  è rimasto! Tutti parlano, raccontano della morte che hanno sfiorato, noi stessi siamo vivi per miracolo.
Erano le dieci e trenta, ed io ero a lezione di piano nel salone, con la suora. Abbiamo sentito il rumore degli aerei, ma abbiamo continuato a suonare, poi, siccome il rombo dei motori si avvicinava sempre di più, volevamo uscire a contarli, e la suora si era avviata ad aprire la porta della Cappella per uscire, come al solito, sullo spiazzo antistante. Non so come, ho avuto l'idea di dirle che si poteva passare anche dalle scale di sopra. Avviandoci sul pianerottolo, sentendo un rumore d'inferno, anziché salire, siamo scese a precipizio in cantina. Dal portone della cantina, guardavamo quei caccia che si abbassavano, e si alzavano proprio su di noi.
Tra quel baccano infernale, ne abbiamo sentito uno, nitido, di un aereo in picchiata: era tanto basso che sembrava dovesse toccare terra. La suora ed io ci siamo distese lì, vicino alla porta [...]
Nuccia Rodi, Op. cit.