domenica 26 luglio 2026

Sulle alture di Verezzo colpivano un partigiano che per mancanza di munizioni aveva gettato l’arma e si era arreso

Uno scorcio di Verezzo, Frazione del comune di Sanremo (IM)

Interrogatorio di Curti Valter (squadrista della Brigata Nera “Padoan”, distaccamento di Sanremo) del 28.5.1945: "[...] In seguito alla segnalazione di un partigiano traditore, una sera verso le ore 21, ci siamo recati alla villa Impero [di Sanremo (IM)] dove avremmo dovuto trovare elementi partigiani. Durante la perquisizione, venimmo fatti segno a colpi d’arma da fuoco che ferirono me ed il mio compagno Rubaudo Pietro. Il Capitano Mangano fece subito arrestare il padrone di casa ed un capitano ivi dimorante in servizio presso il tribunale militare. Il partigiano che diresse questa operazione, Impedovo Mario, nome di battaglia “Fernandel”, si arruolò subito nella brigata nera e divenne uno degli elementi più accesi data la sua conoscenza precisa dell’ubicazione dei partigiani" [...] Il Pelucchini ed il Nicco, assieme a reparti della SS, si resero colpevoli di tre delitti avvenuti nei pressi di Villetta [ sempre in Sanremo] alla vigilia del Natale del 1944. Sempre durante il periodo della mia degenza, seppi che reparti della brigata nera, unitamente a tedeschi, recatosi sulle alture di Verezzo, dopo un piccolo scontro, colpivano un partigiano che per mancanza di munizioni aveva gettato l’arma e si era arreso e lo finivano a colpi di pistola. Poiché il partigiano si manteneva ancora in vita, un tedesco avvicinatosi gli scaricò sulla testa la sua pistola. Dichiaro che il Pelucchini, l’Impedovo ed il Nicco erano in piena collaborazione con gli appartenenti alla SS Italiana, numerosi fra i quali si distinguevano elementi italiani residenti all’estero" [...] Interrogatorio di Maselli Pietro (squadrista della Brigata nera “Padoan”, distaccamento di Sanremo) del 14.7.1945: "[...] Nel febbraio del 1945 ho preso parte ad un rastrellamento effettuato in regione Pamparà di Ceriana. Dirigeva il servizio il Capitano Sainas della GNR. Io facevo parte della squadra del Capitano Bossolasco che aveva l’incarico di fermarsi nella valletta del torrente Armea, da dove, dopo circa un’ora dal nostro arrivo, sentimmo diversi colpi d’arma da fuoco. Ci siamo quindi poi spostati a Beusi dove ci riunimmo agli altri reparti. Qui venni a sapere che durante il rastrellamento erano stati uccisi i partigiani Moscone e Molosso, ma non seppi da chi". Leonardo SandriProcesso ai fascisti: una documentazione, Vol. 9 - Liguria: Imperia - Savona - La Spezia, StreetLib, Milano, 2019

3 gennaio 1945 - XXIII
Entrando [in Sanremo] nel laboratorio dell'orologiaio Edmondo Pignotti (Piazzale pensile del mercato - presso l'Anagrafe) a sinistra c'è un apparecchio telefonico che intercetta le altre comunicazioni tramite innesti. Provvedere ad un sopraluogo tecnico non appena saranno ripristinate le linee telefoniche. [...]
9 gennaio 1945 - XIII
"A Imperia c'è un maggiore che fa il doppio gioco. È un maggiore della G.N.R. Attualmente non ne conosco il nome, ma posso dire in maniera categorica che sa molto sulla fuga di Moscone. Ha pure aiutato molto nella scarcerazione di Cavallero. Deve pure sapere l'attuale posizione di Moscone". Informatore Imp. M.
Diario (brogliaccio) del Distaccamento di Sanremo (IM) della XXXII^ Brigata Nera Padoan, documento in Archivio di Stato di Genova, ricerca  di Paolo Bianchi di Sanremo 
 
24 gennaio 1945 - Bando dei Cacciatori degli Appennini - Invito ai renitenti alla leva [repubblichina] a costituirsi entro 48 ore pena l'applicazione della legge di guerra.
24 gennaio 1945 - Dal tenente Alfredo Molinari, comandante del presidio repubblichino di Nasino, al commissario prefettizio di quel comune - Comunicava che "... alle ore 18 è scaduto il termine per la presentazione. Nessuno ha ubbidito al bando. Peggio per loro. Per domani mattina alle 8 voi mi porterete l'elenco nominativo con tutti i dati anagrafici di tutti gli uomini interessati al bando. Non ammetto ritardi...".
Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945), Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999
 
Imperia.
Notizie sui fuori legge e dislocazioni delle bande.
In seguito alle recenti nevicate le bande si sono ritirate nelle valli appoggiandosi ai centri abitati di Mendatica e Montegrosso.
L'armamento è il seguente: mortai da 81 e 45, armi automatiche pesanti e leggere, cannoni da 75.
Le bande, di tendenza badogliana, sono comandate dai capitani Martinengo e Umberto.
Notiziario della Guardia Nazionale Repubblicana del giorno 18 gennaio 1945, p. 18. Fonte:  Fondazione Luigi Micheletti   
 
8 gennaio 1945 - Dal comando della V^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione", prot. n° 140 segreteria, al comando del I° Battaglione "Mario Bini", al comando del II° battaglione "Marco Dino Rossi" ed al comando del III° Battaglione "Orazio Secondo" - Alcuni giovani si erano presentati ai competenti uffici della RSI (Repubblica Sociale) perché i loro genitori temevano rappresaglie. "Necessario assumere severi provvedimenti contro chiunque svolga propaganda contro il movimento partigiano".
18 gennaio 1945 - Dalla Sezione SIM della V^ Brigata, prot. n° 265, al comando della II^ Divisione - Relazione militare sul rastrellamento subito il 17 gennaio nelle zone Tumena, San Faustino, Ciabaudo, Vignai.
20 gennaio 1945 - Dal comando della V^ Brigata - Sezione S.I.M. al comando della II^ Divisione - Veniva comunicato che i tedeschi di stanza a Badalucco si erano diretti a Carpasio e che a Taggia erano giunti 20 agenti di P.S. che avrebbero dovuto tentare di infiltrarsi tra i partigiani e che a Sanremo era arrivato un Battaglione della San Marco adibito ai rastrellamenti.
24 gennaio 1945 - Dal C.L.N. di Sanremo, prot. n° 219/CL, al comando della V^ Brigata - Comunicava l'attivazione di due staffette alla settimana, giovedì e domenica, tra la costa e la montagna e ricordava al comando di Brigata di inoltrare a sua volta le notizie ricevute verso le altre formazioni.
Rocco Fava, Op. cit.
 
27 gennaio 1945
Il Comando dei bersaglieri [n.d.r.: la frase "dei bersaglieri" sembra cancellata con una riga] Settore di Via Fiorentina [in Sanremo (IM)] ha richiesto i Legionari Nicò [n.d.r.: si trattava di Gin o Gim Mano Nera, fucilato dai partigiani al cimitero della Foce di Sanremo il 26 aprile 1945], Pelucchini, Impedovo, Maselli. Sono andati verso le ore 19. Per informazioni?
Continua la pattuglia mista con la P.S. e la G.N.R. per servizio di notte.
In più, una pattuglia nostra in missione nella città vecchia.
28 gennaio 1945. In missione a San Bartolomeo [Frazione di Sanremo] per prelevare "Nini", nipote di Pier de la Vigna [...]
29 gennaio 1945
Siamo partiti 30 uomini, al comando personale del Comandante Mangano per Imperia, alla 32^ Brigata Nera, a piedi.
Partiti alle 22 del 28 gennaio siamo giunti alle 3,30 antimeridiane di oggi, 29 gennaio.
Senonché non siamo stati impegnati in altre operazioni e, senza altre novità, siamo tornati, parte in camion di fortuna (14 uomini) e parte in corriera (16 uomini).
Ha partecipato il Capo-Squadra Bossolasco.
Diario (brogliaccio) del Distaccamento di Sanremo (IM) della XXXII^ Brigata Nera Padoan, documento in Archivio di Stato di Genova, ricerca  di Paolo Bianchi di Sanremo
 
Il 23 febbraio 1945 veniva ucciso a Beusi il garibaldino Moscone [n.d.r.: purtroppo non diversamente identificato, in ogni caso da non confondere con il comandante partigiano Basilio Moscone Mosconi], il quale era già stato ferito cinque giorni prima a Bussana, Frazione di Sanremo, mentre tentava il recupero di materiale bellico insieme a "Cancello" (Guerrino Mosso). Moscone venne ricoverato presso un Distaccamento del III° battaglione "Candido Queirolo" "per essere curato dal medico del Battaglione mentre il sottotenente 'Cancello' rientrava al Distaccamento per riferire dell'accaduto. Il giorno 23 febbraio fu eseguito in Beusi un rastrellamento da parte dei nazi-fascisti. Il garibaldino Moscone fu sorpreso unitamente ad altri in un casone a dormire. Benché ferito si gettava sopra il primo milite... fu ucciso selvaggiamente e fattone scempio il suo corpo venne abbandonato in tale località "(relazione successiva del 7 maggio 1945 - Dal comando del IX° Distaccamento "Bianchi" del III° Battaglione "Orazio 'Ugo' Secondo" della IV^ Brigata "Elsio Guarrini" della II^ Divisione "Felice Cascione", prot. n° 7, al comando del III° Battaglione - documento Isrecim).
Rocco Fava, Op. cit. 

lunedì 20 luglio 2026

Le formazioni GAP di Sanremo tentarono di mettersi in contatto con gli Alleati


Già una squadra GAP cittadina era stata creata in collina a Sanremo per iniziativa di Giuseppe Anselmi e di Adolfo Siffredi: essa agiva e si sviluppava sotto il comando di Aldo Baggioli ed Adriano Siffredi; ma occorreva appoggiarla e dirigerla nel quadro generale della  lotta e questo compito sarebbe spettato al C.L.N., al quale far capo.
Fu perciò che per iniziativa del Partito Comunista e di un gruppo socialista si giunse, alla metà di luglio [1944], alla costituzione del primo comitato periferico del circondario, quello di San Martino [a levante del centro urbano], composto da Oreste Manetti, sostituito quasi subito da Alfredo Rovelli, per il PCI; Mario Mascia, per i socialisti, segretario; Mario Benza, indipendente; Emilio Mascia, comandante militare, con Giovanni Siffredi, vice comandante.
Il Comitato di San Martino assunse le funzioni del Comitato Comunale e si pose subito in diretto contatto con quello di Imperia. I primi servizi essenziali per lo sviluppo della lotta entrarono nella fase organizzativa: la prima SAP del Comitato venne costituita ufficialmente con 16 elementi.
Mario MasciaL'epopea dell'esercito scalzo, Ed. ALIS, 1946, ristampa del 1975 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia 

Nasce ben presto il primo gruppo cittadino delle SAP (sedici uomini) e nell'agosto [1944] sorge la prima sezione del PSIUP. Ciò significa che anche fuori del PCI le altre forze antifasciste iniziano ad organizzarsi ed a contribuire più incisivamente nella lotta. Nell'ottobre Donzella e Gismondi vengono arrestati, mentre Cremieux evita la cattura con la fuga. Nel frattempo il CLN di San Martino si riorganizza assumendo definitvamente funzione comunale, ufficialmente riconosciuta dal CLNP il 2 novembre 1944, e prosegue la sua dura ed efficace lotta fino alla Liberazione.
Carlo Rubaudo, Storia della Resistenza Imperiese (I Zona Liguria) - Vol. II. Da giugno ad agosto 1944, edito a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, Imperia, Dominici Editore, 1992 

Oldoino Maurizio (Mauro), che salì in montagna subito dopo l'8 settembre 1943, entrò poi nella banda garibaldina di Tito [n.d.r.: Rinaldo Risso, o Tito R., in seguito vice comandante della II^ Divisione d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione"] dove rimase dal febbraio al marzo 1944, entrerà quindi - ritornato in Sanremo - nelle formazioni GAP (2 agosto), ed infine da queste inviato in Francia per tentare di mettersi in contatto con gli Alleati, resterà tagliato fuori dai tedeschi, ed entrerà nel Maquis (nome di battaglia "Batté Leo"), dove sarà promosso sergente di un battaglione di volontari stranieri, con i quali per oltre sette mesi combatterà contro i tedeschi sul confine italiano...  Caramia Francesco (Franco) che dal primo C.L.N. Sanremese e per esso più precisamente da Salvatore Marchesi e da Adolfo [Fifo] Siffredi ebbe incarico di arruolarsi nella milizia per esperire opera di informatore e di disgregatore e che lascerà tale incarico dopo circa tre mesi per entrare direttamente alle dipendenze del CLN circondariale, per il quale dall’ottobre 1944 in poi presterà servizio di staffetta per il collegamento con Bordighera....
Giovanni StratoStoria della Resistenza Imperiese (I^ zona Liguria) - Vol. I. La Resistenza nella provincia di Imperia dalle origini a metà giugno 1944, Editrice Liguria, Savona, 1976, ristampa del 2005 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia   

Nel frattempo Avogadro, in veste di collaboratore dell’intelligence britannica, per allacciare col Piemonte un servizio informativo alle dipendenze degli inglesi si era recato in Liguria, dove l’Arma «aveva perso molto terreno in seguito alla condotta degli ufficiali di quella Legione che in massa avevano aderito alla repubblica» <14. Riconoscendo improba l’impresa di impiantare un’organizzazione clandestina, per le sue forze e per la limitatezza delle sovvenzioni, riuscì a raggruppare una cinquantina di carabinieri nella zona tra Imperia e Sanremo, affidati alle cure del pretore di Taggia, il giudice Alessandro Savio, insieme al quale incontrò un comandante di una banda in costituzione (probabilmente Michele Silvestri “Milano”, comandante del distaccamento Gap di Verezzo, confluito poi nelle Sap di Imperia), ma i contatti con gli uomini di questo territorio furono saltuari per il resto della guerra.
Enrico Pagano, “A favore dell’Arma”. L’attività nel periodo clandestino di Rodolfo Avogadro di Vigliano, questore di Vercelli nominato dal Cln, l’impegno, a. XXXV, nuova serie, n. 2, dicembre 2015, Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nel Biellese, nel Vercellese e in Valsesia

martedì 7 luglio 2026

Il partigiano si sacrificò per salvare il comando Brigata

Pian Soprano, comune di Pornassio (IM). Foto: Mauro Marchiani

A Piaggia trovammo una staffetta del SIM con un austriaco che veniva a cercare il comando. Unimmo le sue alle nostre notizie ed esaminammo la situazione. Appena saputo che la Val Tanaro era libera erano partiti da Fontane Osvaldo [Osvaldo Contestabile] e Pablo [Ercole Pario]. Il comandante di Brigata [n.d.r.: I^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Silvano Belgrano" a quella data ancora incorporata nella II^ Divisione "Felice Cascione"] Mancen [Massimo Gismondi] era passato in Liguria poco dopo con alcune bande portandosi tra la "28" ed il mare. Osvaldo e Pablo avevano preso contatti con le giunte comunali di Mendatica, Pornassio, Cosio, Pieve di Teco con esito vario, indi, uniti ad altri elementi del comando brigata, cuochi, intendenti, armiere e SIM, erano passati per Pieve diretti a Gazzo in Val d'Arroscia per riunirsi con Mancen. 
A Pieve era avvvenuto un incidente doloroso: un garibaldino, visto un individuo vestito da partigiano che gli parve sospetto, gli intimò: "Mani in alto!". L'altro, sorpreso, si era voltato di scatto tenendo le mani in tasca ed il nostro aveva sparato. Al colpo accorsero i partigiani: il morto era un partigiano.
L'incidente dimostrava lo stato di eccitazione e di sospetto che si andava creando; dopo l'imboscata di Pieve in cui era caduto Nino Berio, ogni sconosciuto, anche se indossava i nostri abiti ed era armato, poteva essere un nemico.
Il comando sostò a Gazzo pochissimo poiché gli era giunta la notizia di un rastrellamento imminente. Senza prendere contatto con le bande in via di sistemazione né col comandante di brigata Mancen che proprio in quei giorni era giunto a Capraùna con la banda di Stalin, il gruppo di Osvaldo era ripassato nell'alta Val d'Arroscia al di qua della "28", sistemandosi a Pian Soprano presso Pornassio.
Durante la marcia era avvenuto un altro incidente: una bomba a mano greca era esplosa nello zaino di Carlo, l'armaiolo autriaco. Carlo, mortalmente ferito, era spirato poco dopo, e Rinaldo, che lo seguiva nella marcia, aveva il volto crivellato di schegge. Il ferito era stato ricoverato presso una famiglia di Pornassio. La perdita di Carlo era stata sentita da tutti: come armaiolo era insostituibile poichè, oltre ad una profonda conoscenza delle armi tedesche, aveva grande abilità nelle riparazioni con mezzi di fortuna. Si era unito a noi quando Cion [Silvio Bonfante] aveva attaccato le caserme di Diano. Era un ottimo compagno, laborioso, sobrio, intelligente ed allegro. A Vienna la madre lo attendeva. Rinaldo era il vice responsabile SIM.
Carlo aveva portato sulle spalle Simon [Carlo Farini, a quella data responsabile della I^ e della II^ Zona Operativa Liguria] malato durante tutto il periodo che era rimasto circoncondato nel bosco presso Valcona.
In quei giorni i tedeschi, che già occupavano Rezzo, si erano spinti su Pieve. Dopo lo sgombero della "28" effettuato il 4 novembre [1944], il nemico aveva continuato a presidiare il tratto Imperia-Cesio e la rotabile che, staccandosi dal colle di San Bartolomeo, per San Bernardo di Conio si univa alla carrozzabile che univa Triora con Rezzo e Pieve di Teco. 
Da San Bernardo di Conio i tedeschi si erano spinti lentamente su Rezzo ricostruendo gradatamente i ponti ed i tratti distrutti di detta carrozzabile.
Ad uno ad uno erano stati presidiati Rezzo, Lavina [frazione del comune di Rezzo], Cenova [frazione del comune di Rezzo], indi il 14 era stato occupato anche Pieve di Teco. 
Quali erano le intenzioni nemiche? Probabilmente ricostruire tutti i ponti sulla "28", onde riaprirla al traffico di retrovia. 
Avrebbe rinunciato il nemico a riattivare il tratto diretto Colle San Bartolomeo-Pieve di Teco e avrebbe continuato a dirottare per San Bernardo di Conio-Rezzo? Era probabile perché le distruzioni fatte da noi erano state radicali. 
Era possibile ai partigiani impedire o ritardare la rioccupazione della "28"? 
Purtroppo no. Il nemico intuiva la nostra presenza. Il piano di ricostruire gradatamente le opere d'arte procedendo contemporaneamente alla occupazione indicava chiaramente che i tedeschi temevano una sorpresa analoga a quella subita a Vessalico in ottobre. Erano così costretti a impiegare forze cospicue: con un forte presidio difendevano i lavori in corso mentre la rotabile ricostruita e pattugliata alle spalle garantiva l'arrivo rapido del materiale e dei rinforzi motorizzati. 
Come ci venne riferito in seguito, i tedeschi sapevano che nuclei partigiani avevano rivalicato il Mongioie portandosi in Liguria; convinti però di averci annientato in ottobre credevano trattarsi di formazioni dipendenti da Mauri. 
Il 16 i tedeschi da Pieve spingono una colonna su Ponti di Pornassio. Contrariamente al solito il nemico piomba in paese alle prime ore della notte: aveva uno scopo preciso. Il paese è ormai buio, le strade deserte. I tedeschi bussano alla prima casa del paese, entrano, perquisiscono: nulla! Proseguono allora fino all'ultima casa lungo lo stradone; entrano: lì è Rinaldo, il garibaldino ferito. Fatto prigioniero Rinaldo, verrà caricato su un carro, portato a Pieve e  ucciso. 
Mentre un gruppo di tedeschi cerca il ferito, il grosso della colonna, notando una luce che filtra da una finestra, circonda la casa. Forzata la porta, catturano Alfonso, un nostro caposquadra che Osvaldo aveva lasciato con una squadra partigiana vicino a Pornassio con l'ordine di avvertire il comando in caso di incursione nemica. Alfonso, che era chiaramente individuabile come partigiano dagli indumenti che indossava, era andato in paese a trovare la fidanzata. Il nemico però cerca una preda più importante: ad Alfonso viene intimato di guidare la colonna al Comando Brigata. 
La situazione è grave: se il prigioniero tradisce, il Comando non ha possibilità di difesa perché le armi erano state consegnate ai distaccamenti prima del rientro in Liguria; l'attacco sarà in notturna perché Pian Soprano dista da Pornassio due ore di marcia ed i partigiani non sospettano un attacco a quell'ora ed in quelle circostanze. 
Alfonso resiste alle intimazioni tedesche; il nemico tenta allora di piegarlo con percosse e torture: infine ne indebolisce la resistenza ubriacandolo di grappa: Alfonso cede e guida i tedeschi a Pian Soprano. 
Fortunatamente se nella vallata, malgrado le ripetute fucilazioni, c'erano ancora spie fasciste - e la cattura di Rinaldo lo dimostrava chiaramente - c'era anche chi lavorava per noi. Una ragazza, una nostra informatrice, intuì la situazione. Era la stessa fidanzata di Alfonso o venne da lei in qualche modo avvertita? Fu Alfonso al momento della cattura ad inviarla a Pian Soprano? Non lo so, ma la ragazza riuscì a superare la colonna nemica raggiungendo nel buio il Comando Brigata. Quando alle quattro i tedeschi, avvolti i piedi in stracci, piombarono in silenzio sul casone, i partigiani erano già scomparsi. Fallita la sorpresa Alfonso venne fucilato.
Pensai più volte al dramma di quella marcia notturna. Quali furono i pensieri, le speranze di Alfonso? Avrà sperato, tentato la fuga approfittando del buio? Avrà contato sull'aiuto dei compagni che aveva fatto in modo di avvertire? Sapeva che se l'imboscata falliva l'ira del nemico sarebbe ricaduta su di lui? Pensava che sarebbe bastato che la ragazza che correva nel buio in salita cadesse o perdesse la strada perché il Comando partigiano venisse sorpreso ed il nome di Alfonso bollato di tradimento? 
Forse nella confusione dell'attacco Alfonso sarebbe potuto fuggire, forse i tedeschi gli avrebbero salvata la vita in cambio della guida: pure il tempo impiegato da Pornassio a Pian Soprano indica chiaramente che il prigioniero rinunciò deliberatamente a barattare la propria vita con quella dei compagni, condusse il nemico fuori strada, lo guidò lentamente, impiegò un tempo più che doppio, ridusse volontariamente le proprie possibilità di salvezza per aumentare quelle dei compagni.
Dopo la fuga da Pian Soprano il gruppo del comando di Osvaldo e Pablo era scomparso. Tale era la situazione in quei giorni. 
Non era la prima volta che una banda scompariva per qualche tempo o andava dispersa. Era però la prima volta che un Comando Brigata si scindeva in quattro gruppi e che il gruppo principale spariva. 
Gino Glorio (Magnesia), Alpi Marittime 1943-45. Diario di un partigiano - II parte, Nuova Editrice Genovese, 1980, pp. 41,42,43

Il distaccamento Garbagnati con alla testa Massimo Gismondi (Mancen), comandante della I^ Brigata "Silvano Belgrano", lasciò Fontane di Frabosa Soprana (CN) il 13 novembre 1944 per ritornare in Liguria. Giunti a Pornassio, il trasferimento venne funestato dallo scoppio accidentale di una bomba a mano greca custodita nello zaino del vice responsabile del S.I.M. Rinaldo Delbecchi, che uccise Franz Mottl (Carlo), un disertore austriaco che aveva abbandonato nel mese di luglio il suo reparto per raggiungere il distaccamento di Silvio Bonfante (Cion), servendo fedelmente nei mesi che seguirono i suoi nuovi compagni.
Giorgio Caudano, I caduti della Lotta di Liberazione. I^ Zona Liguria, ed. in pr., 2020

I rastrellamenti tedeschi citati da Glorio era diretti soprattutto verso la provincia di Cuneo: vennero colpite duramente - come ha scritto Francesco Biga nel III° volume (cit. infra) della Storia della Resistenza Imperiese, Rastrellamento di Fontane, pp. 328-335 - le formazioni partigiane autonome guidate dal maggiore Enrico Martini (Mauri). Ma anche partigiani imperiesi era rimasti indietro, oltre il Colle di Nava, dati gli scaglionamenti con i quali gli uomini della Divisione "Cascione" rientrarono in Liguria, dopo avere sostato giorni proprio a Fontane come conseguenza della ritirata strategica operata in seguito allo scontro di Upega del 17 ottobre.
Adriano Maini

Arnera, capo di Stato Maggiore della I^ Brigata "Silvano Belgrano", a quel tempo ancora incorporata nella II^ Divisione, venne arrestato in Val Tanaro il 18 dicembre a seguito di un'involontaria delazione e fu fucilato a Mondovì (CN) il 27 dicembre 1944. A lui venne intitolata la IV^ Brigata della nuova Divisione "Silvio Bonfante". Si presero contatti anche con le formazioni autonome di "Mauri".
Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e della Storia Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945), Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999   
 
Gli sbandati dell'Intendenza giunti in Liguria portano la notizia che Domenico Arnera (Aldo), rimasto per ultimo a Fontane, era stato catturato e fucilato dal nemico.
Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. III. La Resistenza nella provincia di Imperia da settembre a fine anno 1944, a cura dell'Amministrazione Provinciale di Imperia e con il patrocinio di IsrecIm - Milanostampa Editore, Farigliano, 1977, p. 334
 
Domenico Arnera, nato a Savona il 25 aprile 1917, aiuto disegnatore, già sottoufficiale di marina. Come molti savonesi di Villapiana, quartiere dove abita, aderisce al movimento della Resistenza. Agli inizi di luglio 1944 è tra gli organizzatori delle formazioni garibaldine liguri in Val Tanaro, comandante del Distaccamento "Bellina", dislocato a Fontane di Frabosa Soprana: è attivissimo nella raccolta di derrate alimentari, coperte ed abiti per i distaccamenti. A fine ottobre è Capo di Stato Maggiore della Brigata "Belgrano" della Divisione Garibaldi "Felice Cascione". È arrestato in Val Corsaglia il 18 dicembre 1944, a seguito di una involontaria delazione di un abitante del luogo che, vedendolo passare scortato da un tedesco armato, pare abbia commentato: "Hanno preso Aldo, il capo della Stella Rossa". In realtà Arnera, in compagnia di Fred Sutterline (disertore tedesco ancora in divisa, appena arruolatosi con i partigiani) è in viaggio verso l'ospedale di Mondovì per ricevere cure appropriate e debellare un'infezione. È condotto a Corsaglia, quindi a Mondovì Piazza e rinchiuso nelle carceri della Caserma Galliano. I tentativi dei comandi partigiani per uno scambio di prigionieri non danno l'esito sperato; Aldo viene fucilato il 27 dicembre 1944.
Decorato alla memoria di medaglia di bronzo al valor militare: "Durante un forte rastrellamento da parte del nemico, incurante del pericolo, sotto l'imperversare di un'intensa azione di fuoco, provvedeva ad occultare un ingente quantitativo di viveri evitando che cadesse in mani nemiche. Sebbene ferito, rimaneva ancora per cinque giorni al suo posto di lotta, finché sfinito di forze, veniva fatto prigioniero; sottoposto a torture e sevizie le sopportava fieramente destando l'ammirazione dello stesso avversario. Affrontava serenamente la morte senza svelare alcuna notizia". Val Corsaglia-Mondovì, 10-27 dicembre '44
Redazione, Arrivano i Partigiani, inserto "2. Le formazioni di montagna della I^ e della VI^ Zona Operativa Ligure che operavano nella provincia di Savona", I RESISTENTI, ANPI Savona, 2011 


Processi di reclutamento e inquadramento si verificano non solo nelle Langhe, ma caratterizzano tutta l'area di confine tra il Piemonte e la Liguria, territorio interessato, a partire dal novembre [1944], da intensivi rastrellamenti tedeschi che quasi contemporaneamente chiudono in una tenaglia il basso Piemonte partendo, a est, da Genova, Alessandria e Acqui e, a ovest, dal Ponente ligure e da Cuneo. Le operazioni tedesche costringono diversi gruppi a spostarsi in altre zone o province confinanti, contribuendo a generare caos tra le formazioni già in parte sbandate [...] Nel mese di novembre “Mauri” e i suoi sono costretti a rifugiarsi nella zona della VI divisione Garibaldi, non ancora colpita direttamente dai rastrellamenti. 
Giampaolo De Luca, Partigiani delle Langhe. Culture di banda e rapporti tra formazioni nella VI zona operativa piemontese, Tesi di laurea, Università degli Studi di Pisa, Anno Accademico 2012-2013