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mercoledì 7 ottobre 2026

Il contributo di un distaccamento partigiano alla battaglia di Badalucco il 26 settembre 1944

Il torrente Argentina poco a valle di Badalucco (IM)

Settembre [1944] stava finendo, si era già al venticinque, e nel riposo di quei giorni si assaporava la continuità di una stagione veramente splendida, soleggiate giornate mitigate da un lieve brezza che contribuiva ad aumentare il generale torpore avvertito dall'intero reparto. Ma quel mattino la dolce noia venne bruscamente interrotta dall'improvviso rumore di armi automatiche, raffiche lontane ma distinte provenivano dalla valle Argentina in direzione di Badalucco, sensibilmente attenuate dal massiccio del Faudo. Col passar delle ore, anzichè decrescere, gli scoppi aumentavano di intensità, giungevano nitidi i ritmati colpi di una Breda 37, la pesante mitraglia da posizione a cui a tratti si aggiungevano i cupi rombi dei mortai. In tutti la tensione era scattata, senza alcun ordine ognuno aveva raccolto le cose essenziali e controllate le armi in dotazione; e si cominciò ad attendere l'evolversi dei fatti e la loro conoscenza, una delle tante attese, a volte inutili, a volte pericolose. Il fragore dei colpi aumentava in un continuo crescendo confuso e minaccioso, giungendo stranamente spezzettato dalla discontinuità di un vento capriccioso; la nostra zona continuava a presentare un aspetto di assoluta tranquillità, anche all'attento occhio dei valligiani posti di guardia ai primi colpi d'armi da fuoco avvertiti. Scorrevano lente le ore di quella giornata e, quando il nervosismo cominciò ad accentuarsi, si era giunti alle prime ore del pomeriggio, una staffetta di Artù [Arturo Secondo, della IV^ Brigata "Elsio Guarrini" della II^ Divisione "Felice Cascione"], comandante della resistenza dislocata nella valle Argentina, si presentò finalmente per comunicarci quanto accadeva: una formazione di repubblicani, di stanza a Taggia, in una delle solite puntate intimidatorie, era stata affrontata dai reparti del luogo e costretta a rifugiarsi in un frantoio alla periferia di Badalucco. Un primo tentativo di forzare il blocco da parte dei repubblicani era stato nettamente sventato dalle forze di Artù, che controllava con i suoi uomini l'intera valle. Nella stessa, la resistenza trovava un completo appoggio da parte della popolazione che, oltre a fornire di generi alimentari i reparti combattenti, ad ogni infiltrazione di forze avversarie abbandonava il lavoro per impugnare le armi, determinando nella vallata una coesione operativa difficilmente riscontrabile in altre località. E come ogni avvenimento che raggiunge limiti al di sopra della norma, una spiegazione che giustificava l'intesa veniva presentata: conca semiselvaggia, circondata da monti ripidi, dagli accessi aspri e stretti, facilmente controllabili, in un'epoca lontana aveva duramente impegnato i pirati saraceni e, particolarmente, il feroce Luco, uomo spietato che terrorizzata il tratto di costa contiguo e le valli adiacenti; di qui la presunta origine del nome "Bada Luco" assunto dalla grossa borgata, capoluogo della valle. E nel rispetto d'una tradizione, o d'una fantasia diventata leggenda nel tempo, i suoi abitanti nei giorni del pericolo si univano solidali per affrontarlo. E per essere aiutati, nel ripetersi di una simile eventualità, venne richiesto al nostro distaccamento di tenersi pronto ad intervenire in qualsiasi momento, allo scopo di bloccare l'ingresso alla valle ai reparti tedeschi di stanza in riviera, tenuti in stato di preallarme per un previsto, secondo tentativo di liberare gli assediati. Il resto della giornata e la notte trascorsero nell'inutile attesa di ulteriori informazioni; unica variante notata, il rallentamento dei colpi che denunciava la forzata pausa imposta dall'oscurità. Ma alle prime luci dell'alba, dallo stretto sentiero che portava alla valle, quasi improvvisa ai nostri occhi, si presentò la staffetta, il volto largamente bagnato di sudore, nello sforzo di giungere in tempo a comunicarci d'entrare immediatamente in azione. I rinforzi tedeschi erano partiti e si ripetè ancora la spontaneità della partecipazione, il reparto che si dispose a partire raggruppava la quasi totalità degli effettivi. Il luogo dell'appostamento era lontano e l'urgenza non ammetteva indugi; la caccia era nuovamente aperta. Fresche energie, accumulate in giorni di assoluto riposo, ci consentirono di procedere a una velocità sostenuta, senza accusare lo sforzo; inoltre il forte ritmo assunto eliminava momentaneamente l'ansia che precedeva solitamente lo scontro. Sconosciuti sentieri, ripidi e tortuosi, percorsi nell'accompagnamento della minacciosa musica suonata dalle armi dei contendenti, tesi nell'affermazione d'una violenta supremazia. 
E quando la valle si restrinse fino a diventare gola sul cui fondo scorreva il fiume Argentina, il distaccamento, senza porre alcun indugio, poichè il nemico poteva giungere da un momento all'altro, prese posizione a circa un centinaio di metri d'altezza, su di uno strapiombo impossibile a raggiungersi dal basso per l'assoluta mancanza di sentieri diretti. La posizione dominava completamente il tratto di strada sottostante, che seguiva alternandosi sulle due sponde il corso del fiume; di fronte a noi, la strada, per le difficoltà del percorso, operava uno scarto che la portava a superare il ponte sull'Argentina, venendosi a trovare in una posizione a noi frontale. 
Iniziarono i lunghi, interminabili minuti dell'attesa, sempre accompagnati dal messaggio delle armi che ininterrotto continuava ad espandersi, tensione di sguardi nell'avvistare la preda, cacciatori chini sulle armi pronte a far fuoco, immobili nel cogliere il primo soldato apparire alla curva al di là delponte. E apparve il primo, e il secondo, e altri, ai lati della strada, un procedere lento, guardingo, lo sguardo alla ricerca del pericolo che sentivano vicino, e avanzavano ancora, lentamente ma avanzavano, le file dei soldati si snodavano sempre più lunghe, avvicinandosi. Giungeva appena qualche voce portata dall'aria e il rumore dei passi sul fondo sassoso della strada. E come un ruggito, le armi improvvise esplosero i loro mortali colpi, un assordante ritmo; il Majerling vibrava spietato e perfetto, come voluto dai suoi creatori che affannosamente ora cercavano riparo anche nel piccolo sasso, nel tentativo di evitare la morte che giungeva dall'alto. Per un attimo ebbi la sensazione di essere a bordo di un aereo, tanto impietoso il nostro fuoco colpiva i soldati della Wermacht che, come impazziti, correvano sulla nuda strada e nel sassoso letto del fiume, ridotto a puro rigagnolo dalla lunga estate. 
Di colpo il silenzio, le armi brucianti tacevano, e tutto al nostro sguardo apparve immobile, piccole forme in strane posizioni, solo i nostri respiri e qualche voce oltre la curva, soldati superstiti, uomini vivi che fuggivano un piccolo inferno. Nella valle il rumore del combattimento giungeva ancora, noi lo si sentiva lontano, enormemente lontano. Per quel giorno la caccia era finita, una giornata piena da considerarsi fortunata; la tradizione della valle ancora una volta era stata rispettata e, se di leggenda si trattava, la stessa era diventata realtà, anche ai pirati moderni era stato imposto il "Bada Luco". 
Renato Faggian (Gaston), I Giorni della Primavera. Dai campi di addestramento in Germania alle formazioni della Resistenza Imperiese. Diario partigiano 1944-45, Ed. Cav. A. Dominici, Imperia, 1984, pp. 63-66

La battaglia [n.d.r.: che riguardò tutta Badalucco e dintorni ed alla quale il distaccamento (della IV^ Brigata) di Faggian diede il contributo sopra descritto], iniziata alle sette del 25 e terminata vittoriosamente alle sedici del 26 settembre, salva Badalucco dalla rappresaglia dei nazi-fascisti che subiscono una delle più dure disfatte della guerra partigiana imperiese; perdono circa centosettanta uomini tra morti e feriti, compresi quattro ufficiali (due bersaglieri e due Tedeschi) e quattordici sottufficiali caduti in battaglia o dispersi, o colpiti dai propri mortai che avevano sbagliato tiro.
Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria). Da settembre a fine anno 1944. Vol. III, a cura Amministrazione Provinciale di Imperia e patrocinio IsrecIm, Milanostampa Editore - Farigliano, 1977, p. 92

giovedì 1 ottobre 2026

I partigiani della Divisione Cascione alla vigilia della Liberazione

Sanremo (IM): una vista dalla Frazione Coldirodi

19 aprile 1945 - Dal comando della II^ Divisione "Felice Cascione", prot. n° 50, al comando della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" - Ordine di collocare il Distaccamento "Piacenza" [VIII° Distaccamento del II° Battaglione "Marco Dino Rossi", comandato da Giovanni "Piacenza" Giacobbi] al posto del Distaccamento "Toscano" e di inviare il Distaccamento "Olmo" in zona Fontanili [in Valle Argentina] per necessità tattiche.

19 aprile 1945 - Dal settore SIM del III° Battaglione "Orazio Secondo" al comando della IV^ Brigata "Elsio Guarrini" della II^ Divisione - "Il responsabile del Battaglione in indirizzo ha predisposto un agente per ogni Distaccamento per assolvere il compito di controllare l'andamento della formazione".

19 aprile 1945 - Dal comando della II^ Divisione, prot. n° 51, al comando della IV^ Brigata - Si chiedevano informazioni maggiormente dettagliate su una certa Alda Berardi di Oneglia "sfollata in località Gorleri... fa la spola tra San Remo e Genova. Circola liberamente durante il coprifuoco e traffica nella borsa nera senza subire alcun controllo; la stessa si vanta di essere chiamata a Gorleri la spia numero 8".

19 aprile 1945 - Dalla sezione SIM della V^ Brigata, prot. n° 406, al comando della V^ Brigata - "Avvertire la signorina V. che è pedinata. Un agente si incontrerà tra poco con gli uomini del presidio di Ceriana per trattarne la resa".

19 aprile 1945 - Dalla sezione SIM della V^ Brigata, prot. n° 408, al comando della V^ Brigata - "Il militare fuggito dalle formazioni della V^ Brigata ha dettagliatamente fornito notizie al comando della GNR di San Remo. In aggiunta a quanto già comunicato con la lettera avente come protocollo il n° 405, si comunica che Muscolo ha fatto pervenire al comando nemico la dislocazione delle forze, il loro armamento e le possibili azioni da eseguire contro i partigiani".

19 aprile 1945 - Dal I° Battaglione "Mario Bini", sezione SIM, prot. n° 4, al comando della II^ Divisione ed al comando della V^ Brigata -  "A Pigna il presidio è composto da 40 persone di nazionalità tedesca e russa; ad Isolabona e a Dolceacqua si trovano 50 tedeschi per presidio; a Perinaldo ve ne sono 60-70, che controllano alcune batterie di piccolo calibro. I tedeschi di questi presidi appartengono in prevalenza alle truppe alpine. Molini è stata rinforzata con 30 elementi, portando così gli effettivi a 70 uomini".

19 aprile 1945 - Dal I° Distaccamento "Riccardo 'Cardù' Vitali" [comandante "Sergio" Guido Lanteri] del I° Battaglione "Mario Bini" al comando della V^ Brigata - "Una squadra al comando di Spartaco [Giuseppe Zuccaro, nato a Messina il 23/07/1917] nella notte tra il 17 e il 18 u.s. partiva per recarsi sulla strada Baiardo-Apricale. Alle ore 10 del 18 giungevano 4 tedeschi, a cavallo, da Apricale, che venivano attaccati dai garibaldini: 3 rimanevano uccisi ed il quarto, ferito, fuggiva dando l'allarme".

19 aprile 1945 - Da "Bixio" al SIM della V^ Brigata - "A San Remo si verificano ammassamenti di truppa tedesca che proviene da Bevera e Grimaldi e prosegue per Savona. A Ceriana sono giunti 10 tedeschi di rinforzo, portando così la forza complessiva a 100 effettivi. A Baiardo il presidio nemico è di circa 40 uomini".

20 aprile 1945 - Dal comando della II^ Divisione, prot. n° 53, alla Sezione SIM della V^ Brigata - Si invitava a procedere, da parte del tribunale della Brigata, all'istruttoria a carico della spia Angelo Muratore e si esprimeva soddisfazione per il lavoro svolto dal responsabile SIM "Brunero".

20 aprile 1945 - Dal comando della II^ Divisione, prot. n° 58, al comando della Divisione "Gin Bevilacqua" [della II^ Zona Operativa Liguria] - "In risposta alla richiesta sul movimento delle forze nemiche sulla frontiera italo francese le informazioni sono poco attendibili, dato che c'è continuo movimento e continuo spostamento delle forze verso la strada n° 28. Si verifica il rafforzamento dei presidi che devono difendere le strade di ripiegamento che, tuttavia, sono sotto controllo garibaldino, tranne la via Aurelia, in cui, peraltro, avvengono dei continui attacchi dei partigiani".

20 aprile 1945 - Dal comando della II^ Divisione, prot. n° 59, al comando della I^ Zona Operativa Liguria - Venivano descritte alcune azioni fatte: "il 16 u.s. una squadra del Distaccamento "Angelo Perrone" [comandato da Giuseppe "Zabù" Conio, Distaccamento del I° Battaglione "Carlo Montagna" della IV^ Brigata "Elsio Guarrini"] attaccava carriaggi nemici in ritirata verso Genova; il 17 u.s. una squadra attaccava i tedeschi sulla strada Badalucco-Taggia; nello stesso giorno una squadra del Distaccamento "Tritolo" attaccava il presidio di Carmo Langan [comune di Castelvittorio (IM)]; il 19 si presentavano militari della X^ Mas con armamento al seguito, venendo immediatmente incoprpoarti. Il 14 una squadra al comando del comandante della V^ Brigata "Doria" [Armando Izzo] faceva brillare la strada in località Rocche di Drego [comune di Molini di Triora (IM)]".

20 aprile 1945 - Dal comando della II^ Divisione al comando della V^ Brigata ed al comando del I° Battaglione "Mario Bini" - "Si inviano quali nuovi elementi Gian Mario Alberti (Gian), fuggito dall'artiglieria repubblichina, e Mario Pereno (Oscar), anch'egli scappato dall'artiglieria nemica dopo aver fatto parte delle formazioni cittadine di San Remo nell'estate del '44".

20 aprile 1945 - Da "Max" [Massimo Porre] al comando della II^ Divisione - Sosteneva che "la situazione precipita, gli inglesi sarebbero a Fontan; all'inizio della mattinata odierna le cannonate hanno raggiunto la piazza di Briga; il presidio è esiguo e la popolazione è in fuga. A Molini i nemici sono rimasti pochi e la popolazione aspetta l'arrivo dei garibaldini; a Triora i tedeschi si sono comportati umilmente; a Sanson i garibaldini hanno divelto molti pali della linea telefonica. Si attendono per Briga disposizioni urgenti e precise":

20 aprile 1945 - Dal comando della V^ Brigata, prot. n° 197/segreteria, ai comandi del I° Battaglione "Mario Bini", del II° Battaglione "Marco Dino Rossi" e del III° Battaglione "Candido Queirolo" - Comunicava che erano state minate la mulattiera San Giovanni dei Prati a Collabracca e la rotabile Langan-Molini.

22 aprile 1945 - Dal CLN di Sanremo, prot. 629, alla Sezione SIM della V^ Brigata - Messaggio ugentissimo con cui si segnalava che la "spia" Muscolo" molto probabilmente aveva fornito ai nemici notizie tali da rendere possibile per il 23 o il 24 aprile un rastrellamento con truppe provenienti sulla strada di Pigna e che lo stesso informatore aveva aggiunto che molte spie che parlavano francese si erano introdotte in quel periodo tra i partigiani.

22 aprile 1945 - Dal Sezione SIM [Servizio Informazioni Militari] della V^ Brigata al comando della V^ Brigata - Riferiva che il giorno 20 reparti nemici avevano compiuto un'azione nella zona del I° Battaglione "Marco Dino Rossi": divisi in due colonne, una aveva colpito la strada carrozzabile, l'altra le pendici del Monte Ceppo [nel comune di Baiardo (IM)], dove si era scontrata con il III° Distaccamento; che nello scontro era morto l'ausiliario San Remo [Andrea Grossi Bianchi, nato a Sanremo il 22 maggio 1922]; che il Distaccamento era riuscito a sganciarsi portando via tutto il materiale, tranne i viveri che erano stati depositati nel magazzino della Brigata.

22 aprile 1945 - Dal comando della II^ Divisione, Sezione Propaganda - Bollettino n° 2 delle azioni partigiane - Riportava che il 17 aprile il II° Battaglione "Lodi" della IV^ Brigata "Elsio Guarrini" aveva collocato una mina anticarro a Castelvecchio di Imperia; nella notte tra il 14 ed il 15 una squadra dell'VIII° Distaccamento della IV^ Brigata, dopo aver sequestrato nell'abitazione di un maresciallo a Taggia (IM) 1 ql. di farina, al ritorno sulla Via Aurelia aveva attaccato un carro tedesco, causando la morte di 2 soldati; in un'azione su Pietrabruna (IM) del 15 era morto il garibaldino Casto [Antonio Castello] del VII° Distaccamento ["Romolo"] del III° Battaglione ["Artù"]; non era pervenuto l'elenco delle operazioni effettuate dalla V^ Brigata.

22 aprile 1945 - Dal comando della II^ Divisione, prot. n° 75, al Comando Operativo della I^ Zona Liguria - Comunicava: il 13 aprile l'arrivo di 19 soldati della X^ MAS [già di stanza a Sanremo] presso la V^ Brigata; l'operazione contro le Rocche di Drego [comune di Molini di Triora (IM)] del 14 aprile; l'azione su Pietrabruna (IM) del 15; l'attacco del Distaccamento "Angelo Perrone" sulla Via Aurelia il 16: le azioni già segnalate dai comandi della IV^ "Elsio Guarrini" e della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" alla II^ Divisione.

24 aprile 1945 - Dal comando della IV^ Brigata al comando della II^ Divisione - "La squadra guastatori del comando di Divisione ... il 22 aprile aveva fatto saltare la strada militare Colle San Bartolomeo-San Bernardo, causando la morte di 3 persone tra le quali un maresciallo tedesco ed una donna italiana, una spia...".

Da documenti IsrecIm in Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945), Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999  

giovedì 3 settembre 2026

Azioni partigiane tra il confine con la Francia e la Valle Argentina dal 9 al 14 settembre 1944

Castellaro (IM): Santuario di Lampedusa

All'alba del giorno stesso [9 settembre 1944] altra formazione tedesca composta da quattro autocarri, una autoblinda ed un centinaio di soldati, scontratasi presso Perinaldo con una ventina di garibaldini del 6° distaccamento inferiori per numero e per mezzi, dopo trenta minuti di combattimento li obbliga a ritirarsi. Cade nel combattimento il volontario Gianni Carli (Carletto) fu G. B. nato a Marsiglia il 14.6.1899 ed un altro rimane ferito. Non vengono accertate le  perdite nemiche. 
Altre batterie tedesche, piazzate nei pressi della cabina elettrica del Bevera sulla riva sinistra del fiume Roja, aprono il fuoco contro le linee alleate che rispondono al fuoco; il duello dura due ore. 
Il garibaldino Martino Blancardi (Martinetto) con altri compagni della V brigata tenta di liberare Arzilia, figlia dell'ex ministro Achille Grandi, ma il tentativo non riesce. 
A Taggia una pattuglia di garibaldini dell'8° distaccamento arresta alcune spie al servizio del fiduciario del Fascio repubblichino, mentre l'audace garibaldino «Ventimiglia» spara su due Tedeschi e su tre bersaglieri a poca distanza dalle caserme, ne uccide uno e ne ferisce due, allontanandosi poi incolume. 
Per lo scoppio di mine due Tedeschi muoiono dilaniati presso il Santuario di Lampedusa (valle Argentina). 
Un attacco condotto il 10 di settembre presso il ponte «Ruinà», tra il ponte Oxentina e San Giorgio (fiume Argentina), dall'8° distaccamento di Domenico Simi (Gori), mette fuori combattimento quarantacinque nazifascisti. Altro Tedesco rimasto ferito in combattimento muore all'ospedale di Taggia. 
Nella città vanno concentrandosi duemila nazifascisti al comando dell'ufficiale superiore Barone, per attuare il rastrellamento previsto. 
Tutte le case situate nei pressi del fiume Argentina, dalla villa Cappannuccia alla caserma De Sonnaz, vengono fatte sgomberare per accantonarvi le truppe, mentre il Commissario prefettizio della città, probabilmente antifascista, prende accordi con i partigiani per fornire informazioni sui movimenti nemici. 
Il giorno dopo cinque garibaldini del 2° distaccamento feriscono gravemente un ufficiale tedesco sotto Ceriana. 
A San Remo esce il primo numero del giornale clandestino «La voce di San Remo» che viene diffuso tra le popolazioni ed i combattenti della montagna. Il P.C.I. costituisce la brigata garibaldina cittadina, comprendente tutte le squadre di avanguardia, col compito di difendere il Comando della V brigata quando questa si sarebbe avvicinata alla costa.
Nella notte due garibaldini dell'8° distaccamento assaltano con bombe a mano le sentinelle di guardia ad un albergo di Taggia requisito e messo a disposizione degli ufficiali tedeschi. Le sentinelle rimangono gravemente ferite. 
Il 14 di settembre una pattuglia del 2° distaccamento cattura tre sottufficiali tedeschi recuperando un mitra, un moschetto e una pistola automatica. 
Squadre di alcuni distaccamenti della V brigata, affrontata una colonna tedesca presso Cima Marta, la distruggono completamente liberando il bestiame razziato e catturano grande quantitativo di armi e di munizioni. 
A queste formazioni della V brigata apparteneva una coraggiosa garibaldina di nome Maria che, oltre ad assistere i feriti ed i malati come crocerossina, sovente impugnava la pistola contro il nemico. Un giorno sulla funivia San Remo-monte Bignone, estratta la pistola dalla borsetta, intimava la resa a due Tedeschi che dovevano scendere a San Romolo e li catturava con l'aiuto di altri garibaldini. Servirono in seguito per uno scambio di prigionieri.
Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria). Da settembre a fine anno 1944. Vol. III, a cura Amministrazione Provinciale di Imperia e patrocinio IsrecIm, Milanostampa Editore - Farigliano, 1977, pp. 59,60

giovedì 19 marzo 2026

Il 18 marzo 1945 i Tedeschi compiono altri rastrellamenti in Valle Argentina

Uno scorcio della zona di Carpenosa, comune di Molini di Triora (IM). Fonte: europegite

Nel mese di marzo gli ostaggi di turno subivano torture negli scantinati di casa Daneri e di casa Fognini.
Il 10 marzo 1945 il parroco veniva arrestato perché era salito sul campanile “per dar la corda all’orologio”,  scusa per fare segnalazioni ai banditi. Inoltre il diverso colore dei paramenti della messa, cambiato ogni giorno, era un messaggio ai partigiani. Venne rinchiuso nella cantina di casa sua. Fu liberato dopo molti giorni. Nella stessa prigione vennero rinchiusi due giovani partigiani: Verrando Quinto di Agaggio e Maggi Lino di Genova, fucilati poi l’11 marzo presso Agaggio Superiore.
don Ermando Micheletto, La V^ Brigata d’Assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni” (Dal Diario di “Domino nero”  Ermando Micheletto), Edizioni Micheletto, Taggia (IM), 1975 

Siamo oltre la metà di marzo 1945 e le giornate incominciano ad essere calde mentre la primavera batte alle porte. Senza più indugiare, molti partigiani, che durante l'inverno avevano sostato nei fondovalle, risalgono in montagna per raggiungere i propri Distaccamenti. Numerosi raggiungono il paese di Cetta, uno dei luoghi che era stato un poco la culla della Resistenza in Valle Argentina. I Tedeschi sapevano, per cui avevano creato postazioni a Langan, a San Giovanni dei Prati, a Melosa e a Monte Ceppo: tutte alture che facevano corona a Molini di Triora e a Triora, i paesi più abitati della Valle Argentina. 
Un episodio di guerriglia, avvenuto nella zona sopraindicata, oltre la metà di marzo, ce lo racconta, in una sua memoria, il garibaldino Giovanni Rebaudo (Janò) quando, ad un certo momento, determinatasi una situazione più favorevole, gruppi di partigiani decisero di effettuare dei controrastrellamenti, che diedero anche risultati positivi. L'episodio è uno dei tanti, che descrive uno dei numerosi aspetti della guerra partigiana: "Quasi ogni mattina" - scrive "Janò" - "si partiva per il luogo prestabilito, insistendo sullo stesso posto per più giorni, sino al giorno del passaggio di rastrellatori, che venivano attaccati di sorpresa. Nei due precedenti scontri si sono avute soltanto alcune sparatorie senza nessuna conseguenza da ambo le parti, per la fuga precipitosa dei fascisti subito dopo le prime raffiche. Ma questa mattina, dopo averli attesi per quasi una settimana, finalmente si sono fatti vivi, e li abbiamo attaccati tanto di sorpresa che la loro reazione è stata disordinata e senza efficacia, sparando alla rinfusa, lasciando sul terreno due militi uccisi, mentre altri tre venivano fatti prigionieri.  Questi ultimi dichiaravano di essersi lasciati catturare con le armi e munizioni loro in consegna, in quanto erano intenzionati a disertare e venire in banda con noi. Da diversi giorni aspettavano l'occasione propizia per attuare la diserzione. Fu loro creduto poiché, ispezionate le armi, non risultava avessero sparato di recente e, appena intimato l'ordine, si erano arresi. Abbiamo poi operato una ricognizione sul luogo del combattimento, recuperando le armi dei morti, altri due moschetti, alcune bombe a mano e parecchi caricatori. 'L'abbiamo fatta buona', ha commentato "Serpe", esaminando il bilancio della giornata: 'due nemici uccisi, tre fatti prigionieri, recuperati cinque mitra, due moschetti, caricatori e bombe a mano'. Da parte nostra nessuna perdita e con la prospettiva di avere tre partigiani in più. Questo racconto è stato tanto interessante che non ci siamo accorti di essere arrivati all'accampamento di 'Toscano'". 
A causa del ferimento di un Tedesco nei pressi di Carpasio, il 17 mattino, soldati nazisti effettuano un rastrellamento nel paese; hanno con loro una radiotrasmittente. Il paese è svaligiato nonostante che una cinquantina di donne siano andate incontro al nemico con bandiera bianca. Una dozzina di mucche viene portata via, un civile è ucciso nella frazione Costa. Circa a mezzogiorno si incamminano per Montalto. Nel pomeriggio un gruppo di una ventina di essi con muli e mucche scende a Badalucco per proseguire poi verso Sanremo. 
Ma non è ancora finita, il 18 i Tedeschi compiono altri rastrellamenti, mentre i partigiani hanno l'ordine di non sparare se non in caso di estrema necessità, perché le munizioni scarseggiano al massimo. Un gruppo di questi, nascosti nei pressi di Fontanili, vedono spuntare dei Tedeschi che da Molini di Triora vanno verso Taggia: marciano distanziati quattro o cinque metri l'uno dall'altro. Ad un certo momento, al seguito dei Tedeschi, spuntano alcuni civili, o partigiani, hanno le mani legate con filo di ferro sul dorso. Giunti nei pressi della chiesetta di San Giovanni della Valle, di Carpenosa, i Tedeschi, mentre marciano, ne liberano alcuni e poi fucilano gli ultimi sei prigionieri che gli sono rimasti. Rimangono sul terreno i garibaldini Pietro Gambone (Valentino), Pierino Lanteri (Tom), Giovanni Oliva (Giovanni), Vincenzo Verrando (Vinsè), il civile Vincenzo Cassini ed un altro civile. Una lapide li ricorda ai posteri. Il nemico teneva i prigionieri nelle cantine di Casa Fognini trasformate in prigione, che erano colme di rastrellati. Nel tardo pomeriggio del 18 ne avevano fatto uscire una diecina per compiere il crimine narrato. Alcuni abitanti di Carpenosa assistono, impotenti, all'eccidio. Il Cassini era un vecchio di settant'anni, accusato di fornire olio ai partigiani. Il Vincenzo Verrando era fratello di Quinto, altra caduto sopraccitato. Il giorno 20 i nazifascisti, come già narrato, spuntati dal passo di Grattino, scorgono e colpiscono a fucilate il garibaldino Augusto Pastorelli (Fila), e, raggiuntolo, lo finiscono sulla piazzetta della Madonna di Piazzina. 
Francesco Biga, (con la collaborazione di Osvaldo Contestabile), Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria). Da Gennaio 1945 alla Liberazione - Vol. IV,  ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, 2005, pp. 245-247

[...] Il giorno 18 marzo 1945, dalla prigione di casa Fognini strapiena di innocenti detenuti sul far della sera vengono fatti uscire una decina di giovani legati, al solito, con le mani sul dorso e incolonnati tra due file di tedeschi e vengono diretti, lungo la strada provinciale, verso Taggia.
Guai ai paesani che facessero solo cenno di riconoscerli e tanto peggio se osassero indirizzare una parola agli stessi! Il fucile sarebbe stato sempre pronto con lo sparo! Lungo la strada però uno o due dei prigionieri furono rilasciati. Quando il gruppo fu nei pressi della frazione Glori, si fece una seconda scelta, sicché non rimasero che sei. Questi, legati l'uno all'altro furono sospinti, nei pressi , alla imboccatura di una caverna. Venne piazzata una mitragliatrice e senza alcuna formalità falciati. Da lontano i pochi abitanti di Carpenosa (Molini di Triora) potettero assistere all'eccidio. Nei giorni appresso si poté avvicinare i corpi delle vittime e procedere al loro riconoscimento.
Econe il triste elenco:
Lanteri Pierino di Verdeggia (Triora)
Lombardo Calogero di Revenusa (Sicilia)
Oliva Giovanni di Badalucco
Gambone Pietro di Montello (Avellino)
Verrando Vincenzo di Agaggio (Molini di Triora)
Cassini Vincenzo di Apricale
Il Verrando, fratello di Quinto, era già stato fucilato il giorno 11 Marzo 1945; con i due fucilati i morti della loro famiglia raggiungevano la terna, poiché un terzo fratello era già morto soldato.
Il “Cassini” era un vecchio cadente, di oltre 72 anni dalla lunga bianca barba, mostrava numerose e profonde cicatrici dovute a sevizie e a torture. Fu accusato di rifornire olio alle bande Partigiane. Niente di vero.
Da “I Testimoni raccontano” a cura di Don Nino Allaria Olivieri (archivista Curia) pagg. 118 e 119 [...].
Roberto Moriani, Episodio di Carpenosa, Molini di Triora, 18.03.1945, Atlante delle Stragi Naziste e Fasciste in Italia 

Il 18 marzo una ventina di ostaggi, prelevati dallo scantinato di casa Fognini, vennero condotti verso Taggia. Dodici venivano poi liberati e 6 fucilati o meglio mitragliati in una grotta sotto Carpenosa. Questi ultimi erano:
Lanteri Pierino di Verdeggia
Lombardo Calogero di Ravanusa (Sicilia)
Oliva Giovanni di Badalucco
Gamboni Pietro di Montello (Avellino)
Verrando Vincenzo di Agaggio
Cassini Vincenzo di Apricale
Il Verrando era il terzo morto della famiglia per cause belliche.
"Il Cassini era un vecchio cadente di oltre 72 anni dalla lunga barba bianca, mostrava numerose e profonde cicatrici dovute a sevizie e a torture. Fu accusato di rifornire olio alle bande partigiane. Niente di vero".
Don Ermando Micheletto, Op. cit.