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giovedì 19 ottobre 2023

La base alleata in Francia era a Saint Jean Cap Ferrat, nella baia di Villafranca, nella villa Le Petit Rocher

Villefranche-sur-Mer: la Villa Petit Rocher. Foto: Enrico Ferrero

Pedretti e Corradi, intendendo continuare questa loro attività, passano in forza al Comando Americano dell’O.S.S. di Nizza. Inizia così la missione che dal nome di guerra del Pedretti sarà conosciuta come «Missione Corsaro»
[...] Tornati a Ventimiglia col materiale necessario, fra cui due radio ricetrasmittenti, iniziarono la loro attività negli appartamenti delle famiglie Pedretti e Corradi e di Renato Sibono, tenente di artiglieria. I collegamenti con le forze partigiane erano assicurati dal maggiore degli alpini Raimondo e dal figlio, che si prodigarono, anche assieme ai sigg. Efisio Loi e Albino Machnich nella raccolta delle informazioni militari.
Numerose missioni alleate vennero facilitate ospitando i componenti, fornendoli di carte di identità e tessere annonarie procurate dall’impiegato comunale Arturo Viale, ed aiutandoli a raggiungere Imperia dove arrivava la ferrovia.
[...] Dopo 15 giorni di permanenza resa necessaria dall’accresciuta sorveglianza, vengono portati in Francia dove anche i componenti del Gruppo "Corsaro" trasferiscono la loro base, nella villa Petit Rocher, sita nella baia di Villafranca [Villefranche-sur-Mer].
Di qui le missioni continuano quasi giornalmente sino alla fine delle ostilità, e viene istituito un regolare servizio di rifornimenti di armi, medicinali e viveri per i partigiani italiani tramite le S.A.P. di Vallecrosia.
Al Petit Rocher il Comando alleato aveva anche creato una scuola sabotatori, frequentata da numerosi Ventimigliesi fra cui Paolo Loi, Giuseppe Stroppelli, Giovanni Leuzzi, Ampelio "Elio" Bregliano [n.d.r.: invero, di Vallecrosia] e Renato Dorgia [n.d.r.: invero, di Vallecrosia], che furono parecchie volte condotti nel territorio italiano occupato dai tedeschi per azioni di sabotaggio.
La Missione "Corsaro" si concludeva il 25 aprile 1945 col trasporto da Nizza a Genova in motoscafo di una missione di ufficiali alleati, che doveva organizzare il trapasso dei poteri nel capoluogo ligure.
Redazione, Martirio e Resistenza della Città di Ventimiglia nel corso della 2^ Guerra Mondiale. Relazione per il conferimento di una Medaglia d’Oro al Valor Militare, Comune di Ventimiglia (IM), 1971 

La Villa Petit Rocher divenne il nostro nuovo indirizzo: aveva un porto sotterraneo con saracinesca, con molo privato, con due cabinati ormeggiati e due marinai della Royal Navy, che provvedevano alla manutenzione dei due battelli battenti bandiera britannica; c’era una costruzione di legno, tinteggiata di verde; qui noi ci esercitammo alla scuola di sabotaggio e altre cose concernenti la nostra nuova attività. Il tenente Burton provvedeva varie volte alla settimana ad impartirci lezioni riguardanti lo svolgimento del nostro impegno.
[…] Giunsero da Bordighera Elio [Ampelio Bregliano], Luciano [Luciano Rosina Mannini] e Mimmo [Domenico Dònesi] [n.d.r.: Mannini e Dònesi erano già passati una prima volta in Francia con la Missione Kahnemann, salpata da Vallecrosia la notte del 14 dicembre 1944. Bregliano non viene indicato come membro di tale Missione, ma in una sua testimonianza egli colloca in ogni caso il suo primo arrivo in Costa Azzurra a dicembre 1944]. Elio si fermò con noi e gli altri proseguirono per Nizza.
[…] Ogni tanto ispezione del comandante a Nizza, quale responsabile del settore: si chiamava magg. Bettes [invero, Betts], corpulento nella sua uniforme della RAF; con il suo seguito veniva a far visita alla piccola base.
[...] Il 3 Aprile 1945 improvvisi movimenti al Petit Rocher fecero supporre che qualcosa stava per accadere; di fatto un paio di jeep cariche di sacchi vennero sca­ricate nel cortile. La sera del 4 due vallecrosini: Renato [Dorgia] e Girò [Pietro Gerolamo Marcenaro] si uniscono a noi, indossando (loro!) uniformi inglesi; arriva anche lo stato maggiore: il Maggiore Betters della RAF ne è il capo; con lui il cap. Lamb e il ten. Burton; da Nizza, intanto giungeva il Chris Craft, un motoscafo molto veloce: era condotto da Jean di Monaco.
Caricammo il materiale e i battelli di gomma e, venuta la notte, con Pippo mi accomodai sui sedili poppieri; un coro di saluti, strette di mani e in bocca al lupo.
Lasciammo Elio [Ampelio Bregliano] e Gianni a guardia della “proprietà“. Con veloce navigazione, superati il Cap Ferrat e la punta di Mortola, si giunse in quel di Vallecrosia, nei paraggi del Seminario di Bordighera. Nessun segnale da terra. Motori al minimo, gonfiati i battelli e calati in mare, caricammo tutto il materiale e lentamente remammo verso riva. Approdammo e messi i battelli in secca ci coricammo sulla spiaggia; Renato [Dorgia] e un collega [Pietro Gerolamo Marcenaro] andarono alla ricerca di quelli che dovevano aspettarci e raggiuntili ci allontanammo dalla spiaggia; sentimmo il motoscafo che si portava verso il largo. Ci nascondemmo fuori Vallecrosia e il giorno dopo, 6 aprile [1945], si riprese la montagna: [passando per] Negi [Frazione di Perinaldo (IM)], sino a San Faustino [Molini di Triora (IM)] in valle Argentina. Nuova vita partigiana!
Paolo Loi, testimonianza - da note scritte consegnate dall'autore all'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia - ripresa da Don Nino Allaria Olivieri in Ventimiglia partigiana… in città, sui monti, nei lager 1943-1945, a cura del Comune di Ventimiglia, Tipolitografia Stalla, Albenga, 1999, e ripubblicata in Quando fischiava il vento. Episodi di vita civile e partigiana nella Zona Intemelia, Alzani Editore - La Voce Intemelia - A.N.P.I. Sezione di Ventimiglia (IM), 2015

Sono nato nel 1925 e nel 1943 ero uno studente, che frequentava con profitto il liceo classico di Sanremo, sempre promosso e anche un po' imbevuto di fanatismo fascista, specialmente dopo la guerra di Spagna. A causa della propaganda di allora parteggiavo per i franchisti. Tuttavia in occasione della visita di Mussolini in Piazza d'Armi a Camporosso nel 1940, preferii andarmene sulla collina. A Vallecrosia la guerra non si sentiva e neanche la persecuzione degli ebrei era percepita dalla popolazione [...] Le cose cambiarono dal 25 luglio 1943. Dal 25 luglio all'8 settembre 1943 "La guerra continua" era un'affermazione ambigua.Verso la fine di agosto del 1943 ricordo un gran movimento di truppe corazzate tedesche dalla Francia verso l'Italia. Ci stavano occupando in forze e gli italiani cominciarono a essere uccisi non solo dai bombardamenti alleati, ma anche dai "camerati" tedeschi. Frequentavo regolarmente la scuola e un giorno mi arrivò la famosa cartolina rosa con l'ordine di presentarmi al distretto di Savona. Andai a Savona ed esposi la mia situazione di studente. Ricordo testualmente la risposta del sottufficiale: "Ma quale studente! La Patria ha bisogno di te! Ti arruoliamo subito nella Repubblica di Salò!" Era la  fine di novembre del 1943.Rimasi allibito e sorpreso perché l'arruolamento era istantaneo, senza nemmeno lasciarmi più uscire dalla caserma. Scappai dalla finestra del bagno (eravamo al primo piano) e rientrai a casa.Per qualche giorno tornai a frequentare la scuola, poi mi diedi assente [...] Con altri 6 o 7 scendemmo in Alpicella, vicino a Perinaldo (IM), dove c'era un rudere di caserma con i muri perimetrali, ma senza tetto. [...] Tra queste operazioni vi fu la tragica "Operazione Leo" a seguito della "Operazione Gino", di cui non conosco i particolari, ma che mise a repentaglio tutta la nostra organizzazione. Stefano "Leo" Carabalona e Luciano "Rosina" Mannini erano coinvolti in queste missioni di spionaggio, credo dei servizi americani, e vennero individuati dal controspionaggio tedesco nella casa di Vincenzo Biamonti in via Verbone (adesso via Matteotti) [a Vallecrosia] , dove erano in attesa del ritorno da Sanremo della staffetta partigiana Irene. Nel conflitto a fuoco "Leo" venne ferito, ma riuscì a fuggire e anche "Rosina" che avvisò del pericolo Aldo Lotti e tutta l'organizzazione.Alcune settimane dopo da Renzo Rossi apprendemmo che era necessario preparare una barca per trasportare il ferito "Leo" in Francia. La barca fu predisposta e "Leo" fu trasportato al di là delle linee nemiche e ricoverato in ospedale [...] L'operazione più importante alla quale partecipai fu la fuga dei 5 ex prigionieri alleati che trasportammo in Francia  [...] La base alleata in Francia era a Saint Jean Cap Ferrat, nella baia di Villafranca, nella villa Le Petit Rocher. Da Vallecrosia si partiva, naturalmente di notte, e si raggiungeva il porto di Montecarlo, facilmente individuabile perché l'unico illuminato. All'ingresso del porto una vedetta intimava l'alt e accompagnava il natante all'approdo sotto stretta sorveglianza. Qui l'equipaggio forniva alle sentinelle alleate del porto di Monaco solo un numero di telefono o di codice e il nome dell'ufficiale dell'Intelligence Service.In meno di un'ora erano presi in consegna dai servizi segreti alleati. Anche io fui condotto a Montecarlo, con Renzo Rossi, Girò [Pietro Girolamo Marcenaro] e Renzo Biancheri, già allora sordo come una campana.Per me era la prima volta, mentre per gli altri si trattava dell'ennesima traversata. Fummo accolti dal capitano Lamb, che ci condusse a Le Petit Rocher [...] Renzo Biancheri chiese di poter usare il telefono, compose il numero e ottenuta la comunicazione tra lo stupore generale iniziò a cantare "Polvere di Stelle". Renzo era sordo e come tutti i duri d’orecchio cantava bene. Sussurrava la melodia d’amore di “Polvere di Stelle”, alle orecchie di una interlocutrice, evidentemente conosciuta in qualche precedente missione e con la quale di certo non scambiava lunghe conversazioni:  Sometimes I wonder why I spend /The lonely night dreaming of a song. Dopodiché potemmo raggiungere i bistrot della vicina Villafranca accompagnati da due soldati inglesi. Nei giorni successivi ci portarono nei pressi dell'aeroporto di Nizza. In un capannone erano accatastate una quantità notevole di mitragliatrici italiane Breda nuove e imballate. Evidentemente preda di guerra dell'avanzata alleata su Nizza nell'agosto del 1944. Ma perché non le avevano fornite a noi già l'anno prima? Prelevammo armi, viveri, vestiario e materiale sanitario. Al Petit Rocher predisponemmo tutto sulla banchina per stivare il carico sul motoscafo che ci avrebbe riportato a Vallecrosia. Dovemmo imbarcare anche due agenti di Ventimiglia, Paolo Loi e un altro che non ricordo, che avevano seguito un corso di sabotatori imparando a maneggiare l'esplosivo al plastico [...] Il 25 aprile 1945 avevo da poco compiuto 20 anni! La guerra, lo sfollamento, i bombardamenti con le loro vittime, l'insicurezza quotidiana e il periodo della Resistenza avevano completamente trasformato il ragazzo di 5 anni prima. Renato Plancia Dorgia in Giuseppe "Mac" FiorucciGruppo Sbarchi Vallecrosia, Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia <Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale "Il Ponte" di Vallecrosia (IM)>,  2007

domenica 28 luglio 2013

My God! Potevamo esplodere tutti!

Una vista da Ventimiglia (IM) alla Costa Azzurra



Da sinistra, i garibaldini Francesco Cé Garini ed Ampelio Elio Bregliano a Negi, Frazione di Perinaldo (IM), nodo logistico dei garibaldini della V^ Brigata. Fonte: Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit. infra 

Sergio "Sergio" Marcenaro (classe 1931) racconta che l'inverno 1944-1945 non era ancora iniziato quando venne convocato clandestinamente per il tramite di terze persone dal fratello Pietro Gerolamo Gireu Marcenaro, da mesi in montagna con i partigiani, che lo aspettava in un casone, di proprietà del padre (soprannominato Bacì de la Madoneta) di Francesco Cé Garini, piccola costruzione posta nella modesta altura antistante il cimitero di Vallecrosia, che si raggiungeva all'epoca solo attraverso una passerella in legno ormai da tempo scomparsa, per chiedergli, alla presenza di Ampelio Elio Bregliano e di Francesco Garini, se se la sentiva di fare la staffetta per il Gruppo Sbarchi Vallecrosia. Cosa che puntualmente accadde. 
Adriano Maini
 
Nell'autunno del 1943 ricevetti la cartolina di arruolamento nell'esercito della RSI. Proprio non mi andava di fare una guerra che si rivelava sempre più sbagliata. Mi nascosi - io di Vallecrosia - in una casa di amici di famiglia a Rocchetta Nervina [in Val Nervia], dove incontrai il figlio del maestro Garibaldi, ufficiale dell'esercito con il quale andai a Carmo Langan [Località di Castelvittorio (IM)] ad arruolarmi nei partigiani. Partecipai alla occupazione di Perinaldo dove sequestrai un ... toro! La fame nel paese era tanta e di cavoli e rape ne avevo fin sopra ai capelli. Un fascista di Perinaldo possedeva un toro: glielo requisii. Fu macellato e diviso con la popolazione. Finalmente un po' di carne per tutti! La fame è il ricordo indelebile di quel periodo. Un giorno stavamo cuocendo qualcosa, quando si sentì urlare: "Allarme! Allarme! I tedeschi!". Tutti scapparono e Girò [Pietro Girolamo Marcenaro] ordinò di salvare le armi; io salvai la pignatta che cuoceva sul fuoco!
 
Ampelio Elio Bregliano. Fonte: Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit. infra
 
Un rudere sito in Dolceacqua al bivio della provinciale di Val Nervia per Rocchetta Nervina

Un giorno mi fu ordinato di sorvegliare la strada per Pigna perché dovevano scendere dei partigiani, forse perché accompagnavano ufficiali alleati [primi di ottobre 1944]. Mi lasciarono sul ponte del Nervia al bivio per Rocchetta [Nervina (IM)] con due pecore e due  capre per fingermi pastore al pascolo. Tutto andò bene, solo che alla sera le bestie non volevano saperne di ritornare al paese.  Anche altre volte usai lo stesso stratagemma del pastore per visionare luoghi e sentieri e tracciare così percorsi alternativi per eludere i tanti posti di controllo fascisti. Dopo quella avventura, Girò [Pietro Girolamo Marcenaro] mi disse che occorreva mandare partigiani dagli alleati nella Francia liberata per stabilire rapporti e trasportare armi per i garibaldini. Come? Di notte, con un gozzo, remando da Vallecrosia a Monaco.I Lilò [i Fratelli Biancheri, Bertù Bartolomeo ed Ettore, martiri della Resistenza] avevano "agganciato" i bersaglieri che erano passati dalla nostra parte. Fregammo una barca dal deposito sottostrada vicino alla Casa Valdese di Vallecrosia e la portammo al mare. Con molta circospezione e furtivamente mettemmo in acqua la barca che ... affondò.  In attesa di poter fare qualcosa, la ancorammo sul fondo riempiendola di pietre per non farla portar via dalla corrente.  Intanto stava albeggiando e non potevo ritornare né in montagna né a casa, perché era in corso un vasto rastrellamento dei fascisti. Con Renzo Biancheri "u Longu" ci nascondemmo nel macello a fianco della ... caserma [invero, un semplice presidio] dei bersaglieri.

Una vecchia fotografia, attinente a sinistra il presidio dei bersaglieri con al centro il vecchio macello di Vallecrosia (IM). Fonte: Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit. infra
 
Passammo due giorni appollaiati e nascosti sulle travi del tetto tra le catene, le carrucole e i ganci. Poi finalmente Girò e gli amici prepararono la barca e partimmo. Era dicembre [1944] e tra i compagni di viaggio ricordo sicuramente Luciano "Rosina" Mannini. 

Remammo a turno e sbarcammo a Monaco Principato bagnati fradici, perché durante il viaggio aveva cominciato a piovere. Tre o quattro volte alla settimana ci conducevano oltre Nizza, a Gattières, per addestrarci all'uso degli esplosivi al plastico e alla esecuzione di sabotaggi. In mezzo agli ulivi avevano anche costruito un breve tratto di ferrovia per insegnarci a far saltare i binari.
Alla fine del corso ci avvisarono che alla prossima lezione avremmo dovuto presentare una sintesi, un rapporto di quello che avevamo imparato.
Avevo imparato,  ma scrivere non è mai stato il mio forte. Con un panetto di plastico modellai un bel
portacenere che colorai di bianco con della farina. La mattina dell'esame lo posi sul tavolo in bella mostra con cenere e 4 o 5 mozziconi di sigarette.
Fumando una sigaretta dietro l'altra Lamb cominciò a esaminare i lavori dei miei compagni, poi mi chiese dove era il mio lavoro. "L'ho già consegnato ". Il maggiore sfogliò i fogli alla ricerca del mio
scritto. Si inalberò e mi chiese duramente dove era. Indicando il portacenere ormai colmo delle sue
cicche, risposi che ce lo aveva proprio davanti.
"
Ma questo è un portacenere!"
"Si! Però è fatto con esplosivo al plastico!"
Il self-control tipico degli inglesi non lo soccorse, scattò dalla sedia balzando all'indietro.
"
My God! Potevamo esplodere tutti!"
"In questo caso, signor maggiore, sarebbe stata colpa sua, perché lei ci ha insegnato che il plastico
esplode solo se innescato con un detonatore e non per contatto con la semplice fiamma."
Promosso a pieni voti!
Nella baia di Villefranche-sur-Mer, secondo da destra Bregliano. Fonte: Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit. infra

Vicino a Le Petit Rocher c'era un'altra villa disabitata, Villa Iberia. Dalle finestre vedevamo il salone spoglio di ogni mobilio con solo un grande pianoforte a coda al centro.
Quasi tutti i giorni veniva un signore, secondo me era il Principe Ranieri di Monaco, se non era lui era il suo sosia! Suonava per ore il pianoforte.
Il giardino era pieno di alberi di mandarino colmi di frutti. Un giorno gli chiesi se potevo prenderne un po'. Faceva finta di non capire. Glielo ripetei in dialetto: "Te cunvegne dameli, senunca ti i fregu! ("Ti conviene darmeli, se no te li frego!")". Capì e acconsentì.
Chiamai Girò e gli proposi di raccogliere qualche borsa di mandarini e andare a venderli al mercato di Nizza con la jeep che lui aveva a disposizione. Subito rifiutò in nome degli ideali, poi si convinse.
Guadagnammo dei bei soldi, che spendemmo nei bistrot di Villafranca. Gli ufficiali inglesi erano divertiti della cosa, però non riuscivano a capire come gli alberi fossero spogli dei mandarini e le mine disseminate nella piantagione non fossero esplose.
Insieme agli altri miei compagni disinnescavamo le mine, lasciando i contenitori senza l'esplosivo, con il quale confezionavamo qualche piccola bomba che usavamo per... pescare.
 
Ampelio Bregliano a Le Petit Rocher. Fonte: Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit. infra

Feci parecchi viaggi avanti ed indietro portando armi, radio, medicinali e altro materiale bellico.
Il motoscafo sul quale erano imbarcati due soldati inglesi si fermava a qualche centinaio di metri dalla riva, trasbordavamo il carico su canotti o piccole bettoline di legno (queste ultime erano collegate al motoscafo con una lunga fune), raggiungevamo pagaiando la riva e scaricavamo sulla costa di Vallecrosia. Dopodiché dalla barca recuperavano le bettoline con la fune [n.d.r.: Sergio Marcenaro (Sergio), fratello di "Girò" Marcenaro, sostiene che le citate bettoline venivano nascoste dai patrioti in due baracche situate in campi minati, rispettivamente a levante ed a ovest della foce del rio Rattaconigli, il quale segna il confine tra Vallecrosia e Bordighera].  
 
Cap Ferrat e Villefranche-sur-Mer

Imbarcammo anche soldati alleati scappati dai campi di prigionia che ci venivano affidati dai partigiani piemontesi. Ricordo un francese di colore che patì il mare in maniera incredibile. Pensai: "Questo qui non l'ha ammazzato la guerra e muore dal mal di mare!".  
Una volta che c'era da trasportare un carico di un cospicuo numero di casse ci imbarcammo su un motoscafo più grosso, quasi un panfilo. Era più rumoroso dei soliti usati prima di allora. Gli vennero adattati ai tubi di scarico due silenziatori grandi come angurie, rendendolo abbastanza silenzioso. Era però più lento e non sarebbe riuscito a sfuggire se fosse stato intercettato dalla flottiglia che pattugliava la costa italiana, come invece riuscivano a fare gli altri motoscafi che solitamente erano pilotati da Giulio "Corsaro" Pedretti. 
Per fronteggiare l'eventualità di una intercettazione, fu sistemata a poppa una mitragliera pesante piazzata sul piedestallo sostenuto da due gambe di forza fissate al battello. Evidentemente il lavoro non fu collaudato, perché, appena preso il largo con i motori adeguatamente silenziati, la mitragliera cominciò a vibrare e sbattere sulla coperta del battello. Blan-Blen! Blen-Blan! I motori erano silenziosi, ma noi sembravamo un campanile che suonava le campane a festa accompagnato da un'orchestra di tamburi!
C'era una sola cosa da fare; esaminai la mitragliera (l'addestramento a Gattières era servito a qualcosa!) e poi con fare concitato segnalai a Girò e ai due inglesi un punto della costa indicandolo con un dito: "Laggiù! Guarda!". Mentre loro scrutavano attentamente nel buio staccai la mitragliera dal piedistallo e la cacciai in mare. Il concerto cessò. Uno dei soldati inglesi si arrabbiò non poco, minacciandomi di tutto. Girò cercò di calmarlo. Di ritorno dalla missione, i soldati inglesi fecero rapporto e fui anche processato a Nizza davanti a una specie di corte marziale, composta da ufficiali inglesi e americani.
Quando descrissi loro l'accaduto scoppiarono quasi a ridere e mi assolsero.

Fonte: Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit. infra


Ampelio Elio Bregliano in Giuseppe Mac Fiorucci, Gruppo Sbarchi Vallecrosia , ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia <Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale "Il Ponte" di Vallecrosia (IM) >, 2007


Cap Martin e Mentone visti da Grimaldi, Frazione di Ventimiglia (IM)

14 febbraio 1945 - Dal comando della I^ Zona Operativa Liguria al comando della VI^ Divisione “Silvio Bonfante” - Comunicava che erano imminenti alcuni sbarchi di materiali da parte degli alleati sulle coste controllate dalla II^ Divisione "Felice Cascione" e precisava i criteri di distribuzione dei medesimi. 
 
Una vista sul Principato di Monaco

1 aprile 1945 - Dal C.L.N. di Sanremo, prot. n° 517/CL, al Comando della I^ Zona Operativa Liguria, a R.C.B. [capitano Robert Bentley] ed al SIM della V^ Brigata d’Assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni” della II^ Divisione  “Felice Cascione” - Veniva comunicato che i nemici avevano scoperto a Bordighera il luogo in cui sbarcava Renzo [Renzo Stienca Rossi], ormai strettamente sorvegliato dalle SS tedesche. E veniva sottolineata la necessità di radiotelegrafare in Francia per rimandare la partenza di Renzo, il cui ritorno sarebbe stato meglio effettuare con un lancio di paracadute.

4 aprile 1945 - Dal Quartiere Generale rappresentante dell’Alto Comando Alleato al commissario Orsini [Agostino Bramè, commissario politico della V^ Brigata “Luigi Nuvoloni”] - Veniva conferito l’incarico di avvisare i responsabili della ricezione degli sbarchi di iniziare le segnalazioni alle ore 23.15 del giorno 4 c.m. per i 5 giorni successivi, mentre dal giorno 10 al giorno 12 p.v. dovevano iniziare alle ore 24. L’intervallo tra una segnalazione e l’altra doveva essere di 5 minuti. Si richiedevano chiarimenti sulla lettera del 29 marzo u.s. con la quale era stato comunicato che i tedeschi erano a conoscenza del punto di sbarco.

23 aprile 1945 - Dal Comando della VI^ Divisione "Silvio Bonfante", prot. n° 330, al Comando Operativo della I^ Zona Liguria - Si segnalava che in pari data era giunto presso lo scrivente comando il capitano Bartali [Giovanni Bortoluzzi, già a capo a settembre 1943 di una prima banda di partigiani in Località Vadino di Albenga (IM), poi dirigente sapista in quella zona, capo missione della VI^ Divisione presso gli Alleati, vicecapo della Missione Alleata nella I^ Zona nei giorni della Liberazione] della Missione Alleata.

da documenti IsrecIm in Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell’Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell’Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945), Tesi di laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999