Visualizzazione post con etichetta Fratelli Biancheri. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Fratelli Biancheri. Mostra tutti i post

sabato 14 marzo 2015

Bersaglieri e Resistenza nel Ponente Ligure

Carlo Bertelli

Il sergente Carlo Bertelli comandava agli inizi del 1945 il distaccamento di 12 bersaglieri, accasermato sul lungomare di Vallecrosia (IM), in quanto adibito al compito di sorveglianza del tratto di costa, compreso tra il bunker a est del rio Rattaconigli e quello in prossimità della foce del torrente Nervia.
Il gruppo del sergente Bertelli nell'estate del 1944 era giunto dopo 4 notti di marce forzate a Sanremo (IM) a piedi da Savona. All'inizio fu in parte posizionato sulle alture di Coldirodi, Frazione di Sanremo (IM), dove rimpiazzò un reparto di SS italiane.

Successivamente il distaccamento fu schierato nell'area di prima retrovia del fronte e ospitato per breve tempo in una villa signorile tra Ospedaletti (IM) e Bordighera (IM).
Il distaccamento di Bertelli venne in seguito inviato a presidiare il caposaldo in Collasgarba, collina in zona Nervia di Ventimiglia (IM).
Per la costruzione colà di una trincea a difesa della postazione dotata di cannone anticarro vennero impiegati operai della Todt, tra i quali i fratelli Biancheri di Bordighera.
Con i fratelli Biancheri il sergente Bertelli esternò cautamente i sentimenti di disapprovazione della condotta della guerra.
I fratelli Biancheri favorirono l’incontro di Bertelli con il dottore Salvatore Turi Salibra/Salvamar Marchesi, membro di rilievo della Resistenza, ispettore circondariale del CLN di Sanremo per la zona Bordighera-Ventimiglia, fratello del prof. Concetto Marchesi, quest’ultimo, come noto, un insigne latinista, a sua volta impegnato nella Resistenza a livello nazionale.
Gli incontri con il dottore Marchesi avvenivano in un albergo sito sulla Via Romana a Bordighera (IM), dove, tra l'altro, Bertelli collaborò alla stesura di alcuni volantini inneggianti alla fine della guerra ed esortanti alla diserzione, che furono clandestinamente lasciati nei locali e nei luoghi frequentati dalle truppe.
Con la collaborazione del sergente Bertelli, quando egli ed i suoi uomini erano di servizio a Vallecrosia, poterono realizzarsi diversi collegamenti clandestini via mare da e per la Francia liberata, effettuati dal Gruppo Sbarchi di Vallecrosia.
Il sergente Bertelli cercò inutilmente sul finire della guerra di dissuadere i fratelli Biancheri dal voler raggiungere i famigliari a Bordighera: i fratelli Biancheri furono catturati durante un rastrellamento e successivamente passati per le armi a Ventimiglia, in zona Forte San Paolo. 
Il 24 aprile 1945 con il suo reparto il sergente Bertelli rifiutò l’ordine di ripiegare e raggiunse i partigiani, con i quali tentò di sopraffare i militari tedeschi incaricati di far saltare il ponte sul Nervia.
Giuseppe Mac Fiorucci, Gruppo Sbarchi Vallecrosia, Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia <Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale "Il Ponte" di Vallecrosia (IM) >, 2007
 
Infine ricordiamo Salvatore Marchesi, dottore in chimica e ammogliato, classe 1876, già combattente nella prima guerra mondiale, fu alla direzione degli sbarchi clandestini nella zona di Bordighera durante la Resistenza, fratello di Concetto Marchesi, il professore grande umanista e latinista, rettore dell’Università di Padova, il quale invitò i giovani studenti, durante l’apertura dell’anno di studio 1943 - 1944, a salire in montagna per combattere per la libertà.
Francesco Biga, La Resistenza Ligure nei suoi rapporti con la Resistenza e gli Alleati in Provenza (1943-1946) in Atti del Convegno "La Resistenza in Liguria e gli alleati (1943-1945), Genova, 29-30-31 marzo 1985, Consiglio Regionale della Liguria ed Istituto Storico della Resistenza in Liguria, dicembre 1988

I bersaglieri del gruppo di Bertelli sulla collina di Collasgarba. Fonte: Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit.


Dalla collina di Collasgarba, anche dalla parte bassa della strada di accesso, è ben visibile Vallecrosia

La sorveglianza del tratto di costa di Vallecrosia era affidata a un distaccamento di circa 25 bersaglieri accasermato [n.d.r.: a fianco della sede del loro presidio c’era il vecchio mattatoio, punto di riferimento, citato in altre fonti, per le partenze e per gli arrivi, notturni, via mare di tante spedizioni] sul lungomare alla foce del torrente Verbone. Tra i bersaglieri c’era il sergente Bertelli, di Genova, che sembrava nutrire qualche simpatia per la Resistenza. Il Bertelli frequentava la barberia di Aldo Lotti [n.d.r.: commissario del distaccamento S.A.P. di Vallecrosia] e nei discorsi da… barbiere fece qualche allusione antifascista. Fu avvisato il C.L.N. [n.d.r.: quello di Bordighera (IM)], che incaricò i fratelli Biancheri di Bordighera, soprannominati Lilò, di prendere i necessari contatti. I bersaglieri volevano disertare e unirsi ai partigiani in montagna. I Lilò li convinsero a rimanere nel presidio sul lungomare ed a collaborare con la Resistenza nel nascente “Gruppo Sbarchi“. Renzo [Stienca] Rossi di Bordighera [n.d.r.: subentrato nel comando della missione presso gli alleati a Stefano Leo Carabalona, rimasto gravemente ferito in un agguato l’8 febbraio 1945 proprio in Vallecrosia] organizzò un idoneo servizio per effettuare sbarchi di materiale e uomini da piccoli natanti provenienti dalla vicina Francia liberata. Venne il momento della prima operazione e bisognava concordarne i particolari con i bersaglieri. Tra di noi serpeggiava ancora qualche timore sulla fede dei bersaglieri. E se fosse stata una trappola? Commovente fu la posizione di Aldo Lotti. Era cardiopatico, e in maniera seria. Disse “Vado io. Se è una trappola pazienza, tanto ne ho più per poco!”. Comunque, non era una trappola. L’Operazione Sbarchi ebbe inizio...
Renato Plancia Dorgia in Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit.

Dolceacqua (IM)

Il 18 marzo 1945 in un rastrellamento nazifascista vennero catturati a Dolceacqua (IM) 5 partigiani. Detto rastrellamento era stato provocato dal maresciallo repubblichino Luigi Salvagni per vendicare il fratello Federico Agostino, maresciallo della G.N.R. ucciso dai patrioti in quanto guida dei tedeschi nelle pregresse barbare aggressioni a Rocchetta Nervina, Soldano e Seborga.
L’operazione riguardò anche il comune di Bordighera. Veniva cercato in modo particolare Ettore Biancheri. Otto giovani vennero riconosciuti come partigiani: arrestati, furono torturati e fucilati il 21 marzo 1945 presso Forte San Paolo di Ventimiglia.

La lapide che ricorda i partigiani fucilati nei pressi di Forte San Paolo di Ventimiglia
 
Tra questi martiri, Paolo Biancheri (Paolo), nato a Bordighera, e i due fratelli Biancheri, detti Lilò, Bartolomeo ed Ettore, patrioti del Gruppo Sbarchi di Vallecrosia. Un documento d’epoca indirizzato al CLN di Bordighera, oggi conservato a Sanremo, ricorda che essi vennero fucilati insieme a Paolo Balbo (Pietro), Adolfo Piuri (Stella), Giuseppe Rosso (Pierino), Emilio Sasso (Puma) e Giuseppe Verrando (Mil).  
Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo I, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999

Vallecrosia (IM): il lato mare del sottopasso ferroviario di Via Rattaconigli, a volte utilizzato dai partigiani del Gruppo Sbarchi

Vallecrosia (IM): l'altro lato del sottopasso ferroviario di Via Rattaconigli

Vallecrosia (IM): Via Rattaconigli

Vallecrosia (IM): la spiaggia allo sbocco del rio Rattaconigli

14 febbraio 1945 - Dal comando della I^ Zona Operativa Liguria al comando della VI^ Divisione “Silvio Bonfante” - Comunicava che erano imminenti alcuni sbarchi di materiali da parte degli alleati sulle coste controllate dalla II^ Divisione "Felice Cascione" e precisava i criteri di distribuzione dei medesimi.
1 aprile 1945 - Dal CLN di Sanremo, prot. n° 517/CL, al Comando della I^ Zona Operativa Liguria, a R.C.B. [capitano Robert Bentley, ufficiale alleato di collegamento] ed al SIM della V^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione" - Veniva comunicato che i nemici avevano scoperto a Bordighera il luogo in cui sbarcava Renzo [Renzo Stienca Rossi], ormai strettamente sorvegliato dalle SS tedesche: "… Vi comunichiamo urgentemente che i nazifascisti hanno scoperto il luogo di sbarco di Renzo a Bordighera[...] È essenziale che radiotelegrafiate immediatamente in Francia perché la partenza di Renzo sia rimandata in attesa di nostre disposizioni in merito a meno che non si possa lanciarlo per paracadute. Vogliate provvedere senza indugio perché ne va della vita dei nostri uomini e della nostra organizzazione…"
7 aprile 1945 - Dal C.L.N. di Sanremo a Turi Salibra [Salvatore Marchesi] ed al C.L.N. di Bordighera - Veniva comunicato che l'ufficiale addetto al Comando, Piero [Pietro De Andreis], sarebbe stato con il C.L.N. di Bordighera al momento dello sbarco per la ripartizione delle armi provenienti dalla Francia. In base agli accordi le armi sarebbero state assegnate per il 25% alle SAP di Ventimiglia, Vallecrosia e Bordighera e per il restante alle SAP di Ospedaletti, Sanremo, Taggia e Riva-Santo Stefano [allora comune unico]...
10 aprile 1945 - Dalla V^ Brigata "Luigi Nuvoloni", Sez. S.I.M. (Servizio Informazioni Militari), prot. n° 381, al Comando della I^ Zona Operativa Liguria ed al comando della II^ Divisione - Veniva comunicato quanto riferito dall'informatore tedesco La: che nella zona di Bordighera i tedeschi avevano ricevuto l'ordine di tenersi pronti per una prossima partenza per Verona e di comportarsi gentilmente verso la popolazione, e che venivano minate strade e colline.
14 aprile 1945 - Dal Quartiere Generale Alleato della I^ Zona Liguria [capitano Robert Bentley del SOE britannico, incaricato della missione alleata presso i partigiani della I^ Zona Operativa Liguria] al comandante Curto [Nino Sicardi, comandante della I^ Zona Operativa Liguria]. Si chiedeva di avvisare il comando della II^ Divisione di mettere a disposizione di "R.C.B." [capitano Bentley] i 23 Sten ed i 2 Breda sbarcati a Bordighera [n.d.r.: quasi di sicuro, invece, a Vallecrosia, forse in zona Rattaconigli, cioé sul confine tra le due cittadine; zona vicina anche all'abitazione - qualche rara volta, quando erano più sicuri, anche punto di incontro di partigiani - della famiglia di Pietro Gerolamo Gireu Marcenaro, uno dei maggiori responsabili del Gruppo Sbarchi, uomo esperto per fare passare i cospiratori indenni tra i vari campi minati, stesi dai tedeschi vicino al mare; talvolta, secondo il ricordo di Sergio, fratello di Marcenaro, all'epoca giovane (classe 1931) staffetta partigiana, per comuniciare a portare da quella località armi, materiali ed altro ai partigiani in montagna, in genere in attesa a Negi, Frazione di Perinaldo, i patrioti del mare, oltrepassata la Via Aurelia, scivolavano nello strettissimo letto del rio Rattaconigli, che, prima di arrivare alla Via Romana, passava già allora molto incassato tra le campagne di floricoltori], insieme ai 2 istruttori di sabotaggio, il 4 aprile e di aggiungere i 15 Sten con relative munizioni, portati da "Bartali" [n.d.r.: Giovanni Bortoluzzi, già a capo a settembre 1943 di una prima banda di partigiani in Località Vadino di Albenga (IM), poi dirigente sapista in quella zona, capo missione della VI^ Divisione "Silvio Bonfante" presso gli Alleati, vicecapo della Missione Alleata nella I^ Zona nei giorni della Liberazione]. Trasmetteva le indicazioni del generale Clark di evitare le azioni su larga scala continuando, invece, attività di sabotaggio e imboscate. Chiedeva un incontro con i CLN di Sanremo ed Imperia. Allegava un documento da recapitare in Francia tramite la squadra di Bordighera [Gruppo Sbarchi Vallecrosia, in effetti, dipendente anche dal CLN di Bordighera].
da documenti Isrecim in Rocco Fava, Op. cit. - Tomo II

Parallelamente agli aviolanci nel mese di aprile del 1945, ma in modo più assiduo, nella zona del ponente ligure provenienti dalla Francia avvenivano sbarchi di materiale bellico (diversi Bren, Sten e Breda) a Vallecrosia. Sulla costa, nei punti di incontro stabiliti, garibaldini della V^ Brigata o della locale SAP effettuavano a piccoli intervalli, a partire dalle ore 23 nelle notti concertate previe comunicazioni segrete, segnalazioni luminose all'indirizzo dei natanti di volta in volta in arrivo.
Rocco Fava, Op. cit. - Tomo I

domenica 28 luglio 2013

My God! Potevamo esplodere tutti!

Una vista da Ventimiglia (IM) alla Costa Azzurra



Da sinistra, i garibaldini Francesco Cé Garini ed Ampelio Elio Bregliano a Negi, Frazione di Perinaldo (IM), nodo logistico dei garibaldini della V^ Brigata. Fonte: Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit. infra 

Sergio "Sergio" Marcenaro (classe 1931) racconta che l'inverno 1944-1945 non era ancora iniziato quando venne convocato clandestinamente per il tramite di terze persone dal fratello Pietro Gerolamo Gireu Marcenaro, da mesi in montagna con i partigiani, che lo aspettava in un casone, di proprietà del padre (soprannominato Bacì de la Madoneta) di Francesco Cé Garini, piccola costruzione posta nella modesta altura antistante il cimitero di Vallecrosia, che si raggiungeva all'epoca solo attraverso una passerella in legno ormai da tempo scomparsa, per chiedergli, alla presenza di Ampelio Elio Bregliano e di Francesco Garini, se se la sentiva di fare la staffetta per il Gruppo Sbarchi Vallecrosia. Cosa che puntualmente accadde. 
Adriano Maini
 
Nell'autunno del 1943 ricevetti la cartolina di arruolamento nell'esercito della RSI. Proprio non mi andava di fare una guerra che si rivelava sempre più sbagliata. Mi nascosi - io di Vallecrosia - in una casa di amici di famiglia a Rocchetta Nervina [in Val Nervia], dove incontrai il figlio del maestro Garibaldi, ufficiale dell'esercito con il quale andai a Carmo Langan [Località di Castelvittorio (IM)] ad arruolarmi nei partigiani. Partecipai alla occupazione di Perinaldo dove sequestrai un ... toro! La fame nel paese era tanta e di cavoli e rape ne avevo fin sopra ai capelli. Un fascista di Perinaldo possedeva un toro: glielo requisii. Fu macellato e diviso con la popolazione. Finalmente un po' di carne per tutti! La fame è il ricordo indelebile di quel periodo. Un giorno stavamo cuocendo qualcosa, quando si sentì urlare: "Allarme! Allarme! I tedeschi!". Tutti scapparono e Girò [Pietro Girolamo Marcenaro] ordinò di salvare le armi; io salvai la pignatta che cuoceva sul fuoco!
 
Ampelio Elio Bregliano. Fonte: Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit. infra
 
Un rudere sito in Dolceacqua al bivio della provinciale di Val Nervia per Rocchetta Nervina

Un giorno mi fu ordinato di sorvegliare la strada per Pigna perché dovevano scendere dei partigiani, forse perché accompagnavano ufficiali alleati [primi di ottobre 1944]. Mi lasciarono sul ponte del Nervia al bivio per Rocchetta [Nervina (IM)] con due pecore e due  capre per fingermi pastore al pascolo. Tutto andò bene, solo che alla sera le bestie non volevano saperne di ritornare al paese.  Anche altre volte usai lo stesso stratagemma del pastore per visionare luoghi e sentieri e tracciare così percorsi alternativi per eludere i tanti posti di controllo fascisti. Dopo quella avventura, Girò [Pietro Girolamo Marcenaro] mi disse che occorreva mandare partigiani dagli alleati nella Francia liberata per stabilire rapporti e trasportare armi per i garibaldini. Come? Di notte, con un gozzo, remando da Vallecrosia a Monaco.I Lilò [i Fratelli Biancheri, Bertù Bartolomeo ed Ettore, martiri della Resistenza] avevano "agganciato" i bersaglieri che erano passati dalla nostra parte. Fregammo una barca dal deposito sottostrada vicino alla Casa Valdese di Vallecrosia e la portammo al mare. Con molta circospezione e furtivamente mettemmo in acqua la barca che ... affondò.  In attesa di poter fare qualcosa, la ancorammo sul fondo riempiendola di pietre per non farla portar via dalla corrente.  Intanto stava albeggiando e non potevo ritornare né in montagna né a casa, perché era in corso un vasto rastrellamento dei fascisti. Con Renzo Biancheri "u Longu" ci nascondemmo nel macello a fianco della ... caserma [invero, un semplice presidio] dei bersaglieri.

Una vecchia fotografia, attinente a sinistra il presidio dei bersaglieri con al centro il vecchio macello di Vallecrosia (IM). Fonte: Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit. infra
 
Passammo due giorni appollaiati e nascosti sulle travi del tetto tra le catene, le carrucole e i ganci. Poi finalmente Girò e gli amici prepararono la barca e partimmo. Era dicembre [1944] e tra i compagni di viaggio ricordo sicuramente Luciano "Rosina" Mannini. 

Remammo a turno e sbarcammo a Monaco Principato bagnati fradici, perché durante il viaggio aveva cominciato a piovere. Tre o quattro volte alla settimana ci conducevano oltre Nizza, a Gattières, per addestrarci all'uso degli esplosivi al plastico e alla esecuzione di sabotaggi. In mezzo agli ulivi avevano anche costruito un breve tratto di ferrovia per insegnarci a far saltare i binari.
Alla fine del corso ci avvisarono che alla prossima lezione avremmo dovuto presentare una sintesi, un rapporto di quello che avevamo imparato.
Avevo imparato,  ma scrivere non è mai stato il mio forte. Con un panetto di plastico modellai un bel
portacenere che colorai di bianco con della farina. La mattina dell'esame lo posi sul tavolo in bella mostra con cenere e 4 o 5 mozziconi di sigarette.
Fumando una sigaretta dietro l'altra Lamb cominciò a esaminare i lavori dei miei compagni, poi mi chiese dove era il mio lavoro. "L'ho già consegnato ". Il maggiore sfogliò i fogli alla ricerca del mio
scritto. Si inalberò e mi chiese duramente dove era. Indicando il portacenere ormai colmo delle sue
cicche, risposi che ce lo aveva proprio davanti.
"
Ma questo è un portacenere!"
"Si! Però è fatto con esplosivo al plastico!"
Il self-control tipico degli inglesi non lo soccorse, scattò dalla sedia balzando all'indietro.
"
My God! Potevamo esplodere tutti!"
"In questo caso, signor maggiore, sarebbe stata colpa sua, perché lei ci ha insegnato che il plastico
esplode solo se innescato con un detonatore e non per contatto con la semplice fiamma."
Promosso a pieni voti!
Nella baia di Villefranche-sur-Mer, secondo da destra Bregliano. Fonte: Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit. infra

Vicino a Le Petit Rocher c'era un'altra villa disabitata, Villa Iberia. Dalle finestre vedevamo il salone spoglio di ogni mobilio con solo un grande pianoforte a coda al centro.
Quasi tutti i giorni veniva un signore, secondo me era il Principe Ranieri di Monaco, se non era lui era il suo sosia! Suonava per ore il pianoforte.
Il giardino era pieno di alberi di mandarino colmi di frutti. Un giorno gli chiesi se potevo prenderne un po'. Faceva finta di non capire. Glielo ripetei in dialetto: "Te cunvegne dameli, senunca ti i fregu! ("Ti conviene darmeli, se no te li frego!")". Capì e acconsentì.
Chiamai Girò e gli proposi di raccogliere qualche borsa di mandarini e andare a venderli al mercato di Nizza con la jeep che lui aveva a disposizione. Subito rifiutò in nome degli ideali, poi si convinse.
Guadagnammo dei bei soldi, che spendemmo nei bistrot di Villafranca. Gli ufficiali inglesi erano divertiti della cosa, però non riuscivano a capire come gli alberi fossero spogli dei mandarini e le mine disseminate nella piantagione non fossero esplose.
Insieme agli altri miei compagni disinnescavamo le mine, lasciando i contenitori senza l'esplosivo, con il quale confezionavamo qualche piccola bomba che usavamo per... pescare.
 
Ampelio Bregliano a Le Petit Rocher. Fonte: Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit. infra

Feci parecchi viaggi avanti ed indietro portando armi, radio, medicinali e altro materiale bellico.
Il motoscafo sul quale erano imbarcati due soldati inglesi si fermava a qualche centinaio di metri dalla riva, trasbordavamo il carico su canotti o piccole bettoline di legno (queste ultime erano collegate al motoscafo con una lunga fune), raggiungevamo pagaiando la riva e scaricavamo sulla costa di Vallecrosia. Dopodiché dalla barca recuperavano le bettoline con la fune [n.d.r.: Sergio Marcenaro (Sergio), fratello di "Girò" Marcenaro, sostiene che le citate bettoline venivano nascoste dai patrioti in due baracche situate in campi minati, rispettivamente a levante ed a ovest della foce del rio Rattaconigli, il quale segna il confine tra Vallecrosia e Bordighera].  
 
Cap Ferrat e Villefranche-sur-Mer

Imbarcammo anche soldati alleati scappati dai campi di prigionia che ci venivano affidati dai partigiani piemontesi. Ricordo un francese di colore che patì il mare in maniera incredibile. Pensai: "Questo qui non l'ha ammazzato la guerra e muore dal mal di mare!".  
Una volta che c'era da trasportare un carico di un cospicuo numero di casse ci imbarcammo su un motoscafo più grosso, quasi un panfilo. Era più rumoroso dei soliti usati prima di allora. Gli vennero adattati ai tubi di scarico due silenziatori grandi come angurie, rendendolo abbastanza silenzioso. Era però più lento e non sarebbe riuscito a sfuggire se fosse stato intercettato dalla flottiglia che pattugliava la costa italiana, come invece riuscivano a fare gli altri motoscafi che solitamente erano pilotati da Giulio "Corsaro" Pedretti. 
Per fronteggiare l'eventualità di una intercettazione, fu sistemata a poppa una mitragliera pesante piazzata sul piedestallo sostenuto da due gambe di forza fissate al battello. Evidentemente il lavoro non fu collaudato, perché, appena preso il largo con i motori adeguatamente silenziati, la mitragliera cominciò a vibrare e sbattere sulla coperta del battello. Blan-Blen! Blen-Blan! I motori erano silenziosi, ma noi sembravamo un campanile che suonava le campane a festa accompagnato da un'orchestra di tamburi!
C'era una sola cosa da fare; esaminai la mitragliera (l'addestramento a Gattières era servito a qualcosa!) e poi con fare concitato segnalai a Girò e ai due inglesi un punto della costa indicandolo con un dito: "Laggiù! Guarda!". Mentre loro scrutavano attentamente nel buio staccai la mitragliera dal piedistallo e la cacciai in mare. Il concerto cessò. Uno dei soldati inglesi si arrabbiò non poco, minacciandomi di tutto. Girò cercò di calmarlo. Di ritorno dalla missione, i soldati inglesi fecero rapporto e fui anche processato a Nizza davanti a una specie di corte marziale, composta da ufficiali inglesi e americani.
Quando descrissi loro l'accaduto scoppiarono quasi a ridere e mi assolsero.

Fonte: Giuseppe Mac Fiorucci, Op. cit. infra


Ampelio Elio Bregliano in Giuseppe Mac Fiorucci, Gruppo Sbarchi Vallecrosia , ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia <Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale "Il Ponte" di Vallecrosia (IM) >, 2007


Cap Martin e Mentone visti da Grimaldi, Frazione di Ventimiglia (IM)

14 febbraio 1945 - Dal comando della I^ Zona Operativa Liguria al comando della VI^ Divisione “Silvio Bonfante” - Comunicava che erano imminenti alcuni sbarchi di materiali da parte degli alleati sulle coste controllate dalla II^ Divisione "Felice Cascione" e precisava i criteri di distribuzione dei medesimi. 
 
Una vista sul Principato di Monaco

1 aprile 1945 - Dal C.L.N. di Sanremo, prot. n° 517/CL, al Comando della I^ Zona Operativa Liguria, a R.C.B. [capitano Robert Bentley] ed al SIM della V^ Brigata d’Assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni” della II^ Divisione  “Felice Cascione” - Veniva comunicato che i nemici avevano scoperto a Bordighera il luogo in cui sbarcava Renzo [Renzo Stienca Rossi], ormai strettamente sorvegliato dalle SS tedesche. E veniva sottolineata la necessità di radiotelegrafare in Francia per rimandare la partenza di Renzo, il cui ritorno sarebbe stato meglio effettuare con un lancio di paracadute.

4 aprile 1945 - Dal Quartiere Generale rappresentante dell’Alto Comando Alleato al commissario Orsini [Agostino Bramè, commissario politico della V^ Brigata “Luigi Nuvoloni”] - Veniva conferito l’incarico di avvisare i responsabili della ricezione degli sbarchi di iniziare le segnalazioni alle ore 23.15 del giorno 4 c.m. per i 5 giorni successivi, mentre dal giorno 10 al giorno 12 p.v. dovevano iniziare alle ore 24. L’intervallo tra una segnalazione e l’altra doveva essere di 5 minuti. Si richiedevano chiarimenti sulla lettera del 29 marzo u.s. con la quale era stato comunicato che i tedeschi erano a conoscenza del punto di sbarco.

23 aprile 1945 - Dal Comando della VI^ Divisione "Silvio Bonfante", prot. n° 330, al Comando Operativo della I^ Zona Liguria - Si segnalava che in pari data era giunto presso lo scrivente comando il capitano Bartali [Giovanni Bortoluzzi, già a capo a settembre 1943 di una prima banda di partigiani in Località Vadino di Albenga (IM), poi dirigente sapista in quella zona, capo missione della VI^ Divisione presso gli Alleati, vicecapo della Missione Alleata nella I^ Zona nei giorni della Liberazione] della Missione Alleata.

da documenti IsrecIm in Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell’Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell’Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945), Tesi di laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999