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mercoledì 17 settembre 2025

Veniva inviato Pagasempre ad un colloquio con i maquisards francesi

L'Escaréne. Fonte: Wikipedia

Scelgo per prima, e non è in ordine cronologico, l'avventura di Pagasempre-Ruffini.
Pagasempre, Arnolfo Ravetti, è nato a Reggio Emilia, diplomato maestro. Prima della seconda guerra mondiale risiedeva a Sanremo con la madre e i fratelli. Chiamato sotto le armi fu mandato in Africa. Nella ritirata percorse la Libia e raggiunse la Tunisia. Fu rimpatriato nel 1943. 
Arruolato nella GAF, fu a Pigna e a Mentone. Torna a Sanremo e quando vuole andare a Mentone per rivedere alcuni amici, viene catturato dai tedeschi. Tenta di fuggire ma viene rinchiuso un mese nelle carceri di Nizza. E' destinato ai lavori di guerra. Mandato  a Calais e poi nella Normandia Francese. Considerato prigioniero è costretto al lavoro coatto. Il trattamento è quasi disumano. Lavorare al freddo ed anche sotto i bombardamenti, con una fame non mai spenta. Doveva lavorare agli scavi e alla costruzione della prima stazione di lancio delle micidiali e infernali bombe radiocomandate V-1. 
Nel febbraio 1944 riusciva a fuggire con altri due italìani. Uno fu catturato sul treno subito dopo la fuga, il secondo riuscì a raggiungere Mentane e qui anche lui fu catturato. I due erano rispettivamente di Salerno e di Lodi. Lui, Paga, raggiunse Parigi e si rifugiò in casa di un certo capo Vincent. Andò quindi a Tolone e trovò lavoro e pane, rimanendo sempre nascosto. 
Nell'aprile del 1944 rientrò in Italia, a Sanremo. Finalmente venne a sapere dell'esistenza dei partigiani sui monti retrostanti Sanremo. Si avviò verso di loro ma non sapeva dove. Sul monte Ceppo, seguendo vaghi indizi di contadini, si diresse verso Carmo Langan. Incontrata una pattuglia tedesca si ritirò verso Baiardo. Rimaneva sempre uccel di bosco e si nutriva come l'istinto dello stomaco suggeriva. Riprese il cammino verso Carmo Langan tenendosi, naturalmente, distante dai sentieri. Arrivato sopra il Santuario di San Giovanni dei Prati, il suo olfatto percepì un odore inconfondibile. Era il lezzo di corpi umani in decomposizione. Erano due soldati tedeschi morti e due carogne di muli. Erano passati sopra una mina. Si avvicinò, si impossessò di una machine-pistole e del sacco di un morto che conteneva ancora zucchero e pane. Dopo essersi rifocillato riprese a camminare e si imbatté in una pattuglia di tedeschi, forse in cerca dei due camerati morti. Impauritosi sparò contro la pattuglia per avere una posizione migliore. Credette di avere ucciso un tedesco ma si curò di più di mettersi al sicuro ed in salvo. Scese, anzi si precipitò nella forra del bosco verso la vallata. Sapeva che ci doveva essere Molini di Triora. Vide poi Cetta e vi si avviò. Incontrati alcuni partigiani, si presentò. Lo temevano come una spia e fu sottoposto ad un lungo interrogatorio. Descrisse il suo viaggio ed il giorno dopo con la scorta di Guido e di Martelau, provò la sua sincerità mostrando sul luogo la verità del suo racconto. Aveva veramente colpito un tedesco della pattuglia. Durante i fatti del 3 luglio 1944, andò con alcuni compagni a Carmo Langan. Qui trovò, fra i rottami di diversa specie, un fucile, un moschetto. Lo pulì per osservarne l'efficienza e scoprì, intagliata sul calcio del moschetto, la parola "Pagasempre". Meravigliato e nello stesso tempo soddisfatto, prese quel nome come termine di riconoscimento.
Divenne, in seguito, capo di Stato Maggiore della V Brigata ["Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione"]. 
Noi tutti lo conosciamo bene. La sua azione si protrasse nel tempo. Continuò a dare la sua attività nell'ANPI e nella FVL. Aiutò molti partigiani a sistemarsi nella vita. Di lui abbiamo tutti un ricordo che ci fa pensare ad un buon amico.
don Ermando Micheletto, La V^ Brigata d’Assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni” (Dal Diario di “Domino nero” - Ermando Micheletto), Edizioni Micheletto, Taggia (IM), 1975, pp. 99-100

Nel frattempo «Doria Fragola», con un gruppo di partigiani, attacca ed infligge gravi perdite ai Tedeschi che sorvegliano gli abitanti di Isolabona e Dolceacqua, costretti a lavorare per riattivare il ponte di Bunda [n.d.r.: in effetti, il ponte degli Erici] semidistrutto precedentemente dai partigiani.
Ancora «Doria Fragola» effettua alcuni improvvisi attacchi in Val Roja e, in un'azione improvvisa a Breil, in territorio francese, rompe ponti e danneggia strade utili al transito delle truppe tedesche.
Infine, invia «Pagasempre» ad un colloquio con i maquisards francesi, fissato a l'Escarène, nelle vicinanze di Nizza. I partigiani francesi si fanno attendere per tre giorni. «Pagasempre» si allontana con il suo gruppo, dopo aver fatto saltare il viadotto ferroviario Digne-Nizza, presso l'Escarène. «Tra il 25 settembre ed il primo ottobre - sono parole di Vittorio Curlo (Leo) - si ebbe qualche scaramuccia, ed il 26 settembre un nostro attacco di sorpresa ad Isolabona, col mortaio da 45 mm fatto venire da Langan per l'occasione, scaglia sulla postazione tedesca oltre 25 granate. L'azione è condotta da «Doria Fragola». Questi fatti si rivolsero a nostro favore perché riuscimmo a ricuperare munizioni».
Carlo Rubaudo, Storia della Resistenza Imperiese (I Zona Liguria) - Vol. II. Da giugno ad agosto 1944, edito a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, Imperia, Dominici Editore, 1992  

Pagasempre, che doveva far parte del gruppo di Fragola-Doria [n.d.r.: Armando Izzo, comandante, poco tempo dopo i fatti qui narrati, della V^ Brigata “Luigi Nuvoloni”], era riuscito a scappare dal campanile [n.d.r.: della Chiesa Parrocchiale di Pigna] e a raggiungere il gruppo di retroguardia [n.d.r.: l’autore non mette date, ma qui dovrebbe trattarsi del 10 ottobre 1944, quando la Repubblica Partigiana di Pigna era ormai caduta e la maggior parte dei patrioti combattenti imperiesi, non solo quelli attestati in Alta Val Nervia, ma anche coloro del resto della provincia, si erano ormai avviati, per sfuggire ai rastrellamenti nazifascisti, verso Fontane in Piemonte, in quella che è rimasta nella storia come un’epica ritirata strategica]. È lui, il testimone oculare dei fatti che sto per narrare.
«Stavo per raggiungere il gruppo di Fragola-Doria, dopo aver visto dall’alto del campanile i vari gruppi dirigersi verso Langan. Erano riusciti a sganciarsi bene ed il ripiegamento avveniva con ordine, anche merito mio che sparavo dal campanile e del gruppo di Fragola-Doria che compiva eccellentemente il compito di retroguardia».
[...] Intanto Pagasempre, rimasto solo, all’alba, dopo aver passato la notte al riparo degli alberi, si avviava verso Buggio. Sentiva sopra, verso il Torraggio, le mitragliatrici, che lui pensava fossero di Moscone [n.d.r.: Basilio Mosconi, comandante di un Distaccamento, poi comandante del II° Battaglione “Marco Dino Rossi” della V^ Brigata], attestate all’incrocio della strada militare del Torraggio, verso Pietravecchia, che respingevano i tedeschi.
Giunto a Spegli fu accolto da alcuni carbonari, dove incontrò il maggiore Zoroddu, con la moglie e le due bambine.
[...] In Gordale si radunarono molti sbandati e formarono il distaccamento del tenente Lilli [Fulvio Vicàri, medaglia d’argento alla memoria], ma non avevano mezzi di sussistenza, né collegamenti con il grosso delle forze avviate verso il Piemonte.
I tedeschi avevano occupato tutta la zona e bisognava stare in guardia.
Il maggiore Zoroddu incarica Pagasempre di recarsi a Poggio di Sanremo con un biglietto di presentazione per i signori Nino Ghersi e Corrado Mancini, facenti parte del C.L.N. onde avere mezzi di sussistenza. 
don Ermando Micheletto, Op. cit., pp. 199-202

Tornato dalla ricognizione a Cima Marta e dalle zone su Briga non trovai più nessuno. 
Erano tutti scesi verso la costa. 
La strada da Carmo Langan rigurgitava di colonne tedesche in discesa verso Molini di Triora per andare ad imboccare poi la strada verso Rezzo.
Io mi mordevo le mani perché ero nell'impossibilità di fare qualcosa. 
Avevo racimolato qualche uomo da Realdo, da Creppo, da Bregalla. 
In un momento di interruzione del transito dei nemici attraversammo un tornante di quella strada dirigendoci verso Colle Bracco. 
Di lì vidi uno spettacolo impressionante. Lunghe colonne di tedeschi erano in marcia sulla strada di Rezzo. Sarebbero bastati pochi uomini, dotati di armi automatiche, per fermare tutta la fila di tedeschi, senza possibilità di scampo: il passaggio dalle rocche di Drego, distrutto e rifatto male, comportava un passaggio lentissimo.
Sulla via Molini di Triora-Taggia i ponti erano stati fatti saltare.
Impossibilitato a fare qualcosa per mancanza di uomini ben armati, mi diressi verso San Faustino, dove recuperai altri partigiani.
Pensando che il grosso delle nostre forze fosse già a Sanremo, condussi i miei uomini verso Ceriana, Monte Bignone, San Romolo.
Nel tragitto il mio gruppetto aumentava di unità in continuazione. Erano però quasi tutti patrioti disarmati, ragazzi lasciati indietro perché semiinvalidi o per adempiere ad altre incombenze, una specie di informatori di retroguardia.
Giunti a Sanremo la trovammo tutta imbandierata...
Pagasempre in don Ermando Micheletto, Op. cit.

giovedì 5 febbraio 2015

Il partigiano "Fuoco", medaglia d'oro alla memoria

Uno scorcio di Val Nervia visto da Isolabona (IM)

Marco Dino Rossi (
Fuoco) di anni 22 - studente
“Entrava nelle file partigiane distinguendosi per capacità e ardore e partecipando a numerosi, duri combattenti.
Nel corso di queste azioni, alla testa di alcuni commilitoni, incurante del pericolo, si slanciava contro una forte colonna avversaria che aveva travolto un posto avanzato partigiano.
Nell’impari lotta, circondato, resisteva intrepido fino all’ultima cartuccia infliggendo al nemico dure perdite.
Catturato e sottoposto a torture e sevizie, malgrado la promessa di avere salva la vita, nulla rivelava che potesse tradire commilitoni e reparti partigiani.
Condannato a morte, immolava la sua esistenza alla causa della libertà gridando fieramente: “Viva l’Italia!” -
Pigna (Imperia), 2 settembre 1944.
Imperia, 10 settembre 1944.
Motivazione della medaglia d'oro alla memoria del partigiano Fuoco Marco Dino Rossi
 
Alla prima voce di allarme, Fuoco [Marco Dino Rossi], inforcata una bicicletta, si diresse verso la caserma.
Fu seguito a circa duecento metri da alcuni suoi uomini. Tra questi ricordo i partigiani Pagasempre [Arnolfo Ravetti, in seguito Capo di Stato Maggiore della V^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione"], Zena e Muchera di Pigna [(IM)].
Qui cedo la penna a Pagasempre. “Seguimmo Fuoco per dargli man forte. Però i tedeschi si erano appostati nascosti dietro le caserme. Fuoco non li vide e fu bloccato da essi. Nello stesso istante del nostro arrivo sentimmo spari vicinissimi.
Secondo alcuni, Fuoco sarebbe stato ingannato da Radio Londra che annunciava l'arrivo degli inglesi a Ventimiglia.
Per questo sarebbe partito. Quindi sarebbe stato catturato non sotto Pigna, ma sotto Isolabona [(IM)].
Comunque da molte interviste fatte, preferisco quella di chi conviene con Pagasempre, sempre vicino a Fuoco. "Non comprendevo la situazione. Ci gettammo a terra, protetti dalla spalletta della strada. Vidi a pochi metri alcuni uomini con la divisa cachi e mi misi a gridare: "Chi siete?, chi siete?" Quelli risposero sparando. Di Fuoco nessuna traccia. Rispondemmo al fuoco, senza però poter mirare. Sparato il caricatore alla cieca, invitati i miei compagni a ritirarsi di corsa, zigzagando. Tale manovra permise a noi di salvarci miracolosamente. I tedeschi continuavano a sparare. Ci gettammo negli orti di Pigna. Prima di ripararmi vidi il buon Muchera di Pigna stramazzare a terra colpito dai tedeschi. Non era però ferito in modo da non potersi muovere. Lo trascinammo dentro gli orti e lo riparammo alla bell'e meglio al coperto di un casolare di campagna. Qui fu più tardi curato dal medico condotto di Pigna. I tedeschi non ci inseguirono più. Erano giunti aiuti da Pigna. I tedeschi rimasero asserragliati tra le mura della caserma ed il cimitero. Si sparò a lungo. Finalmente i tedeschi furono costretti a ritirarsi e lo fecero in modo disordinato. Il [nostro] distaccamento di Castelvittorio, accorso agli spari, li attaccò lungo la strada per Isolabona. Erano in posizione alta, favorevole, ed inflissero perdite ai tedeschi."
Pagasempre tace per qualche secondo, assorto nella memoria degli avvenimenti. Compresi il suo dolore ed il suo attaccamento all'amico Fuoco. Se i ragazzi di vedetta avessero in qualche modo dato l'allarme sarebbe stato facilissimo accerchiare il gruppo dei tedeschi e farli prigionieri. Purtroppo però l'attacco improvviso ci aveva disorientati.
Fuoco fu portato ad Isolabona.
Fu legato nella piazza vecchia del paese e guardato a vista da ausiliari tedeschi, probabilmente polacchi.
Ottenne da questi di far avere a Pigna un suo biglietto, annunciante il suo arresto e la promessa dei polacchi di aiutare i partigiani, in caso di attacco, per liberarlo.
Il Comando pensò che fosse un tranello.
Si commentò però la possibilità di uno scambio.
Noi non avevamo ufficiali tedeschi prigionieri né avremmo potuto procurarcene, perchè Fuoco fu trasportato ad Imperia.
Fu vano anche l'aiuto dei suoi parenti fascisti.
don Ermando Micheletto *La V^ Brigata d’Assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni” (Dal Diario di “Domino nero” - Ermando Micheletto), Edizioni Micheletto, Taggia (IM), 1975
* ... Don Micheletto per tutta la guerra si adoperò per i partigiani, generalmente in contatto con i gruppi di Vitò, che accompagnò spesso nei loro spostamenti. Esplicherà la sua attività specialmente nell'assistenza e per captare messaggi radio. Giovanni Strato, Storia della Resistenza Imperiese (I^ zona Liguria) - Vol. I: La Resistenza nella provincia di Imperia dalle origini a metà giugno 1944, Sabatelli Editore, Savona, 1976
 
Marco Dino Rossi, ufficiale di complemento della GAF, dopo l’8 settembre rimase in zona e tra i primi salì in montagna partecipando alle prime azioni partigiane. Capo di Stato Maggiore della Brigata Nuvoloni, fu uno degli artefici dell’operazione che portò alla distruzione del Ponte degli Erici, lungo la strada tra Isolabona e Pigna, in Val Nervia. Nel corso di un’azione tedesca, volta a risalire la valle per saggiare la resistenza delle difese partigiane, venne catturato mentre accorreva in bicicletta in soccorso dei suoi uomini. Dopo pochi giorni trascorsi nella prigione di Imperia (alcune fonti parlano invece di Sanremo) venne fucilato.
Giorgio Caudano
 
Purtroppo alla difesa della grande conquista democratica rappresentata dalla realtà tangibile ed irripetibile d'una amministrazione popolare [la Repubblica Partigiana di Pigna] in una simile condizione politico-militare è riferibile un grave lutto per la nostra Resistenza: la morte di Marco Dino Rossi (Fuoco).
Mentre in bicicletta percorre la rotabile Pigna-Isolabona è catturato in una imboscata. I suoi compagni, che lo seguivano a circa duecento metri di distanza, nulla possono fare perché i Tedeschi, ben piazzati, aprono un fuoco intensissimo da varie direzioni (7).
Poi, i Tedeschi fuggono per l'arrivo di rinforzi partigiani e portano il loro prigioniero ad Isolabona. I soldati ausiliari polacchi, che lo sorvegliano, gli permettono di inviare un biglietto annunciante la sua cattura e promettono di aiutarlo a fuggire in caso d'attacco dei partigiani. Questi temono un agguato (8). «Fuoco» è condotto al Castello Devachan a Sanremo, dove è interrogato e torturato a lungo. Ma non parla, né tradisce i compagni. Infine, è trasportato ad Imperia dove viene fucilato presso il cimitero di Porto Maurizio.
(7) Nella sparatoria rimane ferito il partigiano Giovanni Borfiga.
(8) Versione del partigiano Arnolfo Giulio Ravetti (Pagasempre).

Carlo Rubaudo
, Storia della Resistenza Imperiese (I Zona Liguria) - Vol. II. Da giugno ad agosto 1944, edito a cura dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, Imperia, Dominici Editore, 1992, p. 378