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sabato 1 novembre 2025

Il primo febbraio 1944 il primo CLN Provinciale di Imperia veniva modificato

Imperia: uno scorcio da Viale Matteotti

E' al Partito Comunista Italiano che bisogna riconoscere il merito di aver organizzato e potenziato i Comitati di Liberazione nazionale nella provincia. 
Già da anni il P.C.I. aveva costituito ad Imperia una Federazione regolarmente inquadrata e a Sanremo una sua zona saldamente diretta. Fu perciò possibile a questo partito iniziare in piena efficienza, come già si è detto, la lotta subito l'8 settembre 1943; non solo, ma, non appena l'organizzazione dei Comitati di Liberazione centrali ebbe superato la fase preparatoria, entrare in contatto, a mezzo dei collegamenti già da parecchio tempo in funzione fra le diverse federazioni del partito stesso, con gli enti superiori per raggiungere anche qui l'unità necessaria al rafforzamento della resistenza contro il nemico. 
Nella città di Imperia le premesse per il raggiungimento della collaborazione fra i maggiori gruppi politici erano già in atto con l'esistenza del “Comitato di unione”, di cui si è fatto cenno, al quale aderivano i tre principali partiti: quello comunista, il socialista ed il democratico cristiano, questi ultimi due ancora allo stato embrionale, in quanto non possedevano in quel tempo una struttura vera e propria, ma soltanto uomini e gruppi rappresentativi. 
Le trattative per la trasformazione del Comitato di unione in un Comitato di Liberazione Nazionale, che, a differenza del primo, costituito su basi esclusivamente politiche, doveva agire sul terreno politico-militare, furono lunghe e non sempre facili. Occorreva superare difficoltà enormi dovute allo stato di terrore continuo in cui si viveva: impossibilità di riunioni e di discussioni; deficienza di collegamenti; e, non ultimo, prevenzioni e diffidenze e timori di ogni genere. 
Ma la volontà delle masse, che si esprimeva attraverso l'ostinato spirito di resistenza e lo sviluppo costante delle formazioni di montagna, ebbe ragione degli indugi e delle tergiversazioni: il 1° febbraio 1944 il C.L.N. Provinciale veniva definitivamente costituito ed assumeva, col riconoscimento degli organi superiori, la direzione della lotta, condotta fino allora quasi esclusivamente dal Partito Comunista, il quale con encomiabile spirito di fratellanza poneva a disposizione del nuovo Comitato tutta la sua organizzazione, l'unica veramente efficiente fino a quel momento. 
Il sorgere del C.L.N. Provinciale di Imperia può considerarsi, senza dubbio, un avvenimento capitale per la condotta della guerra di liberazione nella nostra provincia: da quel momento la resistenza contro il nazi-fascismo si trasforma da lotta di partito in lotta di tutto il popolo, senza distinzione di fede politica, e pure la nostra zona viene finalmente a possedere un organo di direzione regolarmente riconosciuto anche dal punto di vista legale, in quanto emanazione diretta del governo democratico italiano e perciò in grado di esercitare con pieno diritto, se pur in forma clandestina, i poteri e le funzioni del governo. 
I membri del C.L.N. provinciale di Imperia, che durò in carica sino alla fase ultima dell'insurrezione e si allargò poi dopo il 25 aprile con i rappresentanti di altri partiti, furono Gaetano Ughes (Giorgio), rappresentante del P.C.I. e segretario, Carlo Aliprandi (Lungo), A. M. [addetto militare], Ernesto Valcado (Sirco), rappresentante del gruppo socialista, Ugo Frontero, A. M., Carlo Folco rappresentante del gruppo democristiano, Amilcare Ciccione, A. M.  
Il lavoro che il Comitato di Imperia svolse, con la diretta e completa collaborazione della Federazione comunista e sotto la guida intelligente accorta ed instancabile del suo segretario Ughes, fu importantissimo e complesso. 
Vennero, innanzi tutto, potenziati i servizi di propaganda e quelli militari con la creazione di numerosi organismi ad hoc: una delegazione militare della 1^ Zona Liguria col compito di tenersi collegata, come ente sussidiario cittadino, alle formazioni armate operanti in montagna; una divisione di S.A.P. (Squadre di azione patriottica), la “Giacinto Menotti Serrati”, che in breve accentrò, con le sue numerose brigate, tutto il movimento delle squadre di città della Riviera; una formazione di G.A.P. (gruppi di azioni patriottica) di cui Nino Siccardi (Curto), fu il primo comandante, costituenti speciali squadre volontarie di punta e di assalto; per la città e il circondario di Imperia un S.I.M. (Servizio informazioni militare) con l'incarico di raccogliere e diramare ai S.I.M. di montagna, a quello di Sanremo ed ai servizi delle altre province, informazioni e rapporti militari e politici di ogni genere, di seguire e studiare i movimenti delle truppe nemiche, di collaborare con i servizi alleati, di mettere a punto piani di operazioni e di azioni; un ufficio intendenza con una speciale squadra finanziaria, per la raccolta ed il convogliamento in montagna che con Savona e Genova e con Sanremo; un centro di propaganda, fornito di tipografia clandestina, per la stampa di manifesti e volantini che venivano distribuiti o affissi in tutta la provincia; numerosi organismi economici, sindacali ed amministrativi per lo studio preventivo dei problemi relativi e delle misure necessarie da essere messe in atto a liberazione avvenuta. 
I risultati raggiunti, in condizioni sempre pericolose e spesso disperate, furono tali da superare ogni aspettativa, ed il successo finale dell'insurrezione, preparata e sviluppata attraverso mesi di lotta senza quartiere, sta a testimoniare quanto il C.L.N. compì. 
Oltre alla propaganda orale svolta ovunque nelle fabbriche, negli uffici, nei ritrovi, migliaia di manifestini furono affissi o distribuiti in città e nei paesi del circondario; decine di milioni in denaro od in merci vennero inviati alle formazioni di montagna. L'arruolamento e lo smistamento dei volontari della libertà non ebbe mai sosta; operazioni ardite ed estremamente rischiose vennero eseguite in città per mezzo del C.L.N. o in stretta collaborazione con nuclei partigiani, come, per citare qualcuno dei numerosi episodi, la liberazione di prigionieri politici dal reclusorio di Oneglia, l'esecuzione di spie e traditori, il prelevamento di armi, munizioni e viveri, il riscatto di ostaggi e, infine il salvataggio degli impianti portuali, di ponti, centrali elettriche, officine e magazzini, che rese possibile la immediata ripresa delle attività il giorno stesso della cacciata dei nazi-fascisti. Come fu opera del Comitato la preventiva organizzazione dell'amministrazione pubblica e la relativa assegnazione delle cariche cittadine, che evitò il disgregamento dei servizi a Liberazione avvenuta e dette il modo, il 25 aprile 1945, di iniziare l'opera di ricostruzione e di mantenere l'ordine e la legalità nella città e nel circondario con l'ausilio delle truppe partigiane.
Mario Mascia, L’epopea dell’esercito scalzo, A.L.I.S., 1946, ristampa del 1975 a cura dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia,  pp. 53-55

Nell'ottobre 1943, mentre l'azione organizzativa dei comunisti si sviluppava ulteriormente nella lotta, nella città di Imperia continuavano i contatti del centro con gli esponenti delle altre correnti politiche antifasciste, per giungere alla costituzione del primo Comitato di Liberazione Nazionale, nel mese di novembre 1943, così composto: Giacomo Castagneto (PCI), Giacomo Amoretti (PCI), Ambrogio Viale (DC), Filippo Berio (Pd'A) ed Ernesto Valcado (PSIUP). Questo primo Comitato completò l'organizzazione delle SAP cittadine, istituì il Servizio Informazioni Militari (SIM) partigiano, sostenne con ogni aiuto possibile i nuclei che si andavano formando, quali veri e propri gruppi partigiani in montagna. Il 17 novembre 1943 cadeva, in uno scontro con i fascisti, Walter Berio, il primo partigiano che immolava la sua vita per la libertà.
Dopo l'eroica morte di Felice Cascione in montagna (Alto, 27.1.1944), il Comitato decideva di inviare Nino Siccardi (Curto) a prendere il comando delle formazioni partigiane della I Zona Operativa Liguria. 
Il primo febbraio 1944 il primo CLN Provinciale veniva modificato in quanto, essendo stati individuati dai nazifascisti, i membri Viale e Berio dovettero allontanarsi, mentre Giacomo Castagneto, per disposizione del PCI, si trasferiva a Cuneo a dirigere la Federazione del Partito in quella Provincia, in sostituzione del compagno Barale, caduto durante l'incendio di Boves da parte dei tedeschi. Lasciò infine il CLN Giacomo Amoretti, pur restando nelle file dell'organizzazione della Resistenza a Imperia, per trasferirsi poi nei primi giorni di settembre 1944 a Genova, a far parte del Comando della Delegazione delle Brigate Garibaldi della Liguria. 
Il nuovo Comitato era subito riconosciuto dal CLN Regionale Liguria e durerà in carica dal primo febbraio 1944 alla Liberazione, con giurisdizione su tutta la Provincia di Imperia e sul Circondario di Albenga. Questa la formazione del nuovo Comitato: Gaetano Ughes (PCI), presidente; Ernesto Valcado (PSIUP); Carlo Folco (DC); Ugo Frontero (PSIUP), Carlo Aliprandi (PCI) e Amilcare Ciccione (DC), tutti e tre addetti militari. Allo scopo di coordinare l'azione militare, che andava oramai assumendo un ruolo di prim'ordine nella lotta di liberazione nazionale, veniva pure costituito, alle dirette dipendenze del CLN, un centro militare che riprendeva le funzioni del "triangolo militare" creato subito dopo l'armistizio e poi sciolto a fine novembre 1943, quando i suoi più attivi componenti erano stati inviati in montagna per organizzare le formazioni partigiane. Del Centro Militare, strettamente integrato nel gruppo politico del CLN e da questo dipendente, fecero parte, fino alla Liberazione, i tre addetti militari del CLN stesso, Carlo Aliprandi (Il Lungo), Amilcare Ciccione (Milcoz) e Ugo Frontero (Ugo). 
Nell'intento di garantire la clandestinità dell'organizzazione e sventare i continui tentativi della polizia nemica di annientarne gli organismi dirigenti, nonché onde evitare inutili dispersioni di energie, venne deciso di accentrare, per quanto possibile, nelle mani del presidente e segretario la gran parte dell'organizzazione politica (stampa e propaganda, organizzazione locale e gli svariati e delicati servizi di collegamento), anche in considerazione del fatto che il presidente era in grado di valersi, nell'espletamento delle sue funzioni, della già esistente organizzazione del PCI e dei suoi principali terminali nella Provincia. Anche gran parte della finanza venne affidata alle cure del segretario, il quale poteva così disporre sia dei fondi che giungevano saltuariamente dal Centro di Genova, sia di quelli raccolti o prelevati nella città di Imperia e nei centri della Provincia, e quindi provvedere di volta in volta, anche nei casi di emergenza, ai necessari finanziamenti, si trattasse delle forze operanti in città o delle formazioni partigiane in montagna, le cui esigenze si andavano facendo sempre più onerose e complesse con il crescere delle loro file. I membri del Comitato di Liberazione si riunivano periodicamente, quasi sempre con la presenza di uno o di tutti gli addetti militari. Nei primi mesi del 1944 le riunioni avvenivano una o due volte la settimana, poi, quando i tempi divennero più duri e la situazione si fece pericolosa, in media ogni quindici o venti giorni. Generalmente le riunioni avevano luogo nell'abitazione del segretario. Talvolta, quando si sospettava un pericolo, presso quella dell'avvocato Folco, di Valcado, o di uno degli addetti militari. In alcune occasioni, convegni vennero tenuti in caffè cittadini. Il Comitato, in seduta plenaria, esaminava nelle grandi linee il lavoro svolto nel periodo precedente e dava al segretario disposizioni per il lavoro da svilupparsi nel futuro. Naturalmente non sempre era possibile fissare in precedenza una linea di condotta precisa, poiché, dopo l'occupazione di Roma (2 giugno 1944), gli sbarchi alleati prima in Normandia (6 giugno 1944) e poi nella Francia Meridionale (15 agosto 1944), la situazione era pur sempre estremamente fluida e richiedeva continui adattamenti, e talvolta impensate soluzioni d'urgenza.
Francesco Biga e Ferruccio Iebole (a cura di Vittorio Detassis), Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria) - vol. V,  Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, 2016,  pp. 110,111

lunedì 9 giugno 2025

Curto si qualificò come comunista, responsabile delle formazioni partigiane che agivano nella zona

Rezzo (IM). Fonte: mapio.net

In quel periodo ero venuto a conoscenza di uno scontro di ribelli imperiesi a Montegrazie; a Rezzo erano stati disarmati i Carabinieri. Ma non riuscii a sapere niente di più delle forze partigiane che erano state protagoniste dei due episodi. Perciò a febbraio [1944] decisi di recarmi in Provincia di Cuneo con l'obiettivo di arruolarmi nelle formazioni G.L. Messomi in cammino al mattino presto, mi trovavo già nei pressi di San Bernardo di Conio, sul versante di Rezzo e scendevo di buon passo, quando incontrai un uomo che salutai col buongiorno, senza fermarmi: era Curto [n.d.r.: Nino Siccardi, futuro comandante della I^ Zona Operativa Liguria], che io ancora non conoscevo. Lui, con una voce pacata e lenta, disse qualcosa sul mio passo spedito, io gli risposi che ero nativo di Cipressa e che dove andavo a lui certo non doveva interessare. Sempre parlando in dialetto, mi rispose: «Io sono di Artallo, ma mi farebbe piacere sapere dove vai». 
Ero armato di una pistola Beretta calibro 9 corto e di due bombe a mano Breda; non avevo ancora 23 anni e avevo detto il nome del mio Paese quasi come un atto di sfida; ma adesso, se volevo rispondere sinceramente, lui sapeva dove trovare la mia famiglia: chissà chi era e come la pensava; perciò decisi di andarci cauto e gli dissi: «Vedete, brav'uomo, se non vi avessi risposto sinceramente sul paese dove sono nato, potrei dirvi anche dove vado, ma a casa ho lasciato mia madre e mio fratello più giovane di me; mio padre è morto il mese scorso e non voglio che abbiano altri guai». Nel dir questo avevo messo la mia mano nella tasca del giubbotto e tolto la sicura della Beretta. Lui aveva certamente notato il mio gesto, ma non disse niente, e iniziò a parlare dicendo che, dato che io ero più giovane, sarebbe stato giusto che mi spiegassi per primo, ma che capiva la mia situazione e che si sarebbe fidato di me. Tolsi la mano dalla tasca del giubbotto.
Si qualificò come comunista, responsabile delle formazioni partigiane che agivano nella zona. Io gli raccontai le mie brevi esperienze di ribelle e la mia intenzione di raggiungere le formazioni G.L. nel cuneese. Si informò sulla mia vita militare, sulle mie esperienze sui vari fronti e mi disse, con la più grande naturalezza: «Invece di andare nelle formazioni G.L. sarebbe meglio che tu ti presentassi alla «milizia fascista» per arruolarti; con le tue campagne di guerra ti accoglierebbero a braccia aperte». Era intenzione di Curto sfruttare la mia esperienza inviandomi come infiltrato per poter organizzare un colpo di mano per rifornirci di armi e munizioni. «Dopo che ti sarai ambientato, ti faremo avvicinare da un nostro uomo col quale studierete il modo migliore per fare un colpo di mano nella caserma, per impadronirvi delle armi. Abbiamo bisogno di armi e munizioni!»
«Non posso farlo» gli dissi «prima di tutto perché esporrei mia madre e mio fratello alle rappresaglie dei fascisti e poi anche perché non mi sento di indossare la camicia nera, neanche per fare il doppio gioco». Allora mi disse: «Torna a casa, ti farò sapere se intendiamo affidarti un incarico a Imperia, con una copertura adeguata per il servizio in città. Oppure, se quanto ti verrà proposto non fosse di tuo gradimento, potrai sempre andare nelle G.L. come era nelle tue intenzioni, o in un nostro Distaccamento».
Gli dissi che mi sarei fermato a Carpasio, presso un conoscente (Paolo Gallo detto Paulò), e lì avrei aspettalosue notizie. Ritornammo a San Bernardo di Conio insieme; l'uomo mi piaceva e mi pareva convincente anche la sua fede comunista; il comunismo avrebbe risolto tutti i problemi del mondo, ne era certo, di una certezza matematica che mi affascinava. Ci separammo: lui scese verso Conio, io salii verso Colle d'Oggia a Carpasio.
Lo incontrai ancora alcuni giorni dopo; la proposta era accettabile, mi sarei dovuto presentare al Comando dei Vigili del Fuoco, dove avevano bisogno di autisti, e sarei stato arruolato immediatamente. Il mio nome era già stato segnalato: in seguito sarei stato avvicinato da un rappresentante del P.C.I. Mi diede le istruzioni per il riconoscimento. Accettai: unica mia condizione fu di avere un solo contatto. Certo: mi disse che era giusto e prudente comportarsi così.
Mi presentai al Comando dei Vigili del Fuoco e fui arruolato immediatamente. Per alcuni mesi feci tutto quanto mi venne ordinato. Avevo una fifa da matti; chiesi ripetutamente di lasciare l'incarico per tornare in montagna, ma per un motivo o per l'altro la autorizzazione non arrivava mai. Allora un giorno, piantai tutto e mi presentai a Makallé, un Comandante di Distaccamento, nativo di Costa di Carpasio.
Il Distaccamento era di base in alta Val Prino. Poco tempo dopo venni eletto capo squadra. Il nostro raggio d'azione era la Via Aurelia: dal Prino ad Arma di Taggia-Taggia (il mio nome di battaglia era Negro). Ci spostavamo sulla via Aurelia dopo una marcia di tre e anche di quattro ore: il che naturalmente voleva dire altrettanto tempo per il ritorno. Avevamo un mitragliatore Saint'Etienne: lo adoperava in maniera perfetta Giacò, col quale avevo fatto le prime esperienze da ribelle nel gruppo di giovani e meno giovani del mio paese.
I pochi mesi di tensione continua che avevo passato nei Vigili del Fuoco, col pensiero fisso alle torture che mi avrebbero inflitto i fascisti se mi avessero catturato per farmi parlare, avevano creato in me uno stato di bisogno d'agire che si calmava soltanto durante l'azione. 
Giuseppe Garibaldi (Fra Diavolo) *, Dalla Russia all'Arroscia. Ricordi del tempo di guerra, Ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, 1994, pp. 74-76

* [n.d.r.: Garibaldi fu il comandante della Brigata "Val Tanaro", la quale nell'ultimo mese di guerra divenne la IV^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Domenico Arnera", sempre della VI^ Divisione "Silvio Bonfante"]

lunedì 15 agosto 2022

Fui incaricato dalla Federazione Comunista di Imperia di mettermi in contatto con il compagno Frontero barbiere a Bordighera

Bordighera (IM): la Stazione Ferroviaria

Dal 1940 al 25 luglio 1943 gli antifascisti si fecero più numerosi, diventarono più attivi, e si formarono dei veri e propri gruppi clandestini tendenti deliberatamente ad abbattere il fascismo.
Lo scrivente, prof. Strato, come esponente dei gruppi da lui creati ed organizzati, già attivi nel 1940, e che comprendevano circa un centinaio di persone in Imperia e fuori di Imperia, venne a contatto con esponenti di altri gruppi e con altri antifascisti. In queste pagine si limiterà a ricordare qualche persona isolata e alcuni fra gli esponenti di gruppi che, durante la guerra o subito dopo, svolsero una certa attività o ebbero qualche mansione, mentre spera di potere essere più completo in un eventuale studio più ampio. Così vengono ricordati specialmente: l'ing. Vincenzo Acquarone, con gli Oddone Ivar e Bruno, con Eliseo Lagorio, con Todros Alberto, con Carlo Carli e con altri: il prof. Bruno Giovanni, con Ugo De Barbieri di Genova, con Gazzano Federico, col sergente Alfredo Rovelli di Sanremo, e con altri; il rag. Giacomo Castagneto; Felice Cascione; Magliano Angelo (residente a Milano); l'avv. Ricci Raimondo [...]
Giovanni Strato, Storia della Resistenza Imperiese (I^ zona Liguria) - Vol. I. La Resistenza nella provincia di Imperia dalle origini a metà giugno 1944, Editrice Liguria, Savona, 1976, ristampa del 2005 a cura dell’Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, p. 59
 
Fu il primo impatto con il compagno Giacomo Castagneto. Al suo apparire, fui io a prendere l'iniziativa, dopo che lui ci chiese qual'era il motivo della visita. Nei miei ricordi questo momento è rimasto impresso in modo chiaro e nitido. Gli dissi: "Io sono Alfredo Rovelli e questo è mio fratello Enrico, Federico lo conoscete, noi invece siamo di Albenga. Siamo venuti per conto della sezione del PCI di Albenga per allacciare un contatto con quella di Imperia. Siamo nelle vostre mani se abbiamo sbagliato..."
[...] In quell'appartamento ed in quel giorno di febbraio del 1941 aveva inizio quella collaborazione che nei libri editi dall'ISRECIM viene definita anomala. Da quel giorno, la collaborazione tra la Federazione Comunista di Imperia e la Sezione di Albenga fu avviata. Venni nominato membro della Federazione con la delega per la zona di Albenga. Partecipavo alle riunioni che, di volta in volta, si succedevano in ambienti diversi di Porto Maurizio, Oneglia, Castelvecchio, Diano Marina. Ad Albenga fu creata una segreteria di Sezione con il seguente organico: Emidio Viveri segretario, membri del direttivo: mio fratello Giovanni Rovelli classe 1899, barbiere, e Guido Enrico (Scidoro), agricoltore.
[...] Alla fine di ottobre del 1942 fui incaricato dalla Federazione Comunista di Imperia di mettermi in contatto con il compagno Tommaso Frontero che lavorava come barbiere a Bordighera. Ci demmo appuntamento sul piazzale della stazione ferroviaria della Città, per lui il segno di riconoscimento era un cappello nero di feltro ed un giornale sotto il braccio. Il mio era il colore dei miei capelli rossi. Insieme al Frontero era un altro giovane sui trentacinque anni che, in seguito, conobbi come Ettore Renacci. Ci incamminammo verso la Via Aurelia parlando sommessamente e spiegai le ragioni della mia venuta a Bordighera. Furono poche parole con le quali mi premurai di sapere le condizioni di organizzazione del gruppo locale, nonché se esistevano i presupposti per la costituzione di una Sezione del Partito Comunista. La loro risposta fu affermativa e mentre camminavamo verso l'abitazione del compagno Renacci mettemmo a punto come doveva avvenire il collegamento tra la loro Sezione e la Federazione, e di ciò mi impegnai in prima persona con il Renacci.
In seguito a quest'incontro, in pochi mesi la rete organizzativa del Partito Comunista si poteva arricchire anche della Sezione di Ventimiglia. Merito di tutto ciò era sia del Frontero che del Renacci.
Da Ventimiglia ad Albenga la macchina operativa del Partito era ora funzionante.
Francesco Biga, Felice Cascione e la sua canzone immortale, ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, tip. Dominici Imperia, 2007

Bordighera (IM): palazzi davanti alla Stazione Ferroviaria

Verso la fine del '42 alcuni antifascisti di Bordighera, o ivi residenti, che precedentemente svolgevano un'attività contro il fascismo non coordinata, si riuniscono, e formano un gruppo organizzato. Fra questi antifascisti Tommaso Frontero allaccia il gruppo al PCI di Sanremo e prende contatto con i comunisti sanremesi Luigi Nuvoloni, Umberto Farina, Alfredo Rovelli. Ai primi del '43 si crea in Bordighera il comitato comunista di settore, con a capo Tommaso Frontero, Ettore Renacci e Angelo Schiva. In seguito a queste persone si aggiunsero altre, fra cui Charles Alborno, Siffredo Alborno, Pippo Alborno, l'architetto Mario Alborno (che prese poi il nome di battaglia Cecof), Renzo Rossi. Dopo il 25 luglio 1943 il gruppo entra in contatto con altri antifascisti di Bordighera, fra i quali Renato Brunati, indipendente. Al gruppo si aggregano nuovi elementi.
Giovanni Strato, Op. cit. 

Tra Sanremo, Bordighera e Ventimiglia, località della costa di ponente a poca distanza le une dalle altre, Lina [Meiffret] <6 frequenta una cerchia molto ristretta di amici antifascisti, di cui fanno parte, in diversi momenti, il pittore Giuseppe (Beppe) Porcheddu <7, Dino Giacometti e Aurora Ughes Giacometti, Renato Brunati <8, scrittore e poeta veneziano che diventerà il suo compagno di vita e di lotta durante la fase resistenziale, il dottor Giovanni Pigati <9, che opera con il suo Partito d’Azione, a cui Lina e Renato appartengono, nel circondario sanremese fino all’aprile 1944, Giovanni Battista Calvini (Nanni) <10, Bruno Luppi (Erven) <11, l’avvocato Nino Bobba <12, Umberto Farina <13 e Italo Calvino, suo vicino di casa nonché grande amico.
[NOTE]
6 Per la bibliografia sulla Meiffret si vedano: L’epopea dell’esercito scalzo, a cura di M. Mascia, Sanremo, A.L.I.S., 1945 (si cita dalla terza edizione, 2002, pp. 42-44, p. 52); A. Gandolfo, Sanremo in guerra. 1940-1945, Imperia, Dominici stampa, 2003, pp. 134 ss.; G. Strato, Storia della Resistenza imperiese. (I Zona Liguria). La Resistenza nella provincia di Imperia dalle origini a metà giugno 1944, vol. I, Savona, ed. Liguria, 2005, pp. 241, 247, 302-303; F. Biga - F. Iebole, Storia della Resistenza imperiese. (I Zona Liguria), vol. V, La divisione SAP “Giacinto Menotti Serrati” (Squadre di Azione Patriottica); Comitati di Liberazione Nazionale (CLN), partigiani e società civile nei comuni dell’estremo ponente ligure; Comitati di Liberazione Nazionale, SAP “G. Mazzini” e lotta di popolo nei comuni dell’albenganese, Imperia, ed. Amadeo, 2017, pp. 192-93. Per una sua descrizione fisica e caratteriale, si veda Ross, From Liguria with love cit., p. 157. In generale sulle formazioni partigiane, cfr. Relazione partigiana, E si arriva al marzo 1943, Archivio ISRECIm, p. 3 (qui Lina è citata come «signorina Maifrè»).
7 Porcheddu viene definito da Ross (From Liguria with love cit., p. 160) come il capo del Comitato di Liberazione di Bordighera-Arziglia. Per la storia della famiglia Porcheddu cfr. anche pp. 161 ss. citato anche in L’epopea dell’esercito scalzo cit., p. 43.
8 Si veda infra.
9 Cfr. L’epopea dell’esercito scalzo cit., pp. 42-43; Gandolfo, Sanremo in guerra, pp. 137 ss. con note; Strato, La Resistenza in provincia di Imperia cit., pp. 241, 302 con nota 44; F. Biga - F. Iebole, Storia della Resistenza imperiese, op. cit., pp. 192 ss.
10 Il professor Calvini, che scriverà un appassionato ricordo di Renato Brunati (cfr. infra) dopo averlo incontrato nelle carceri di Marassi a Genova, fu arrestato nel febbraio del 1944 e anch’egli deportato per quindici mesi nei lager tedeschi (prima a Fossoli e, successivamente a Kalau). Rientrerà in patria solo nel settembre del ’45 ed entrerà a far parte del CLN di Bussana (frazione di Sanremo). Si veda L’epopea dell’esercito scalzo cit., p. 43, Gandolfo, Sanremo in guerra cit., p. 139. In Biga - Iebole, Storia della Resistenza imperiese cit., p. 212, si legge che l’arresto di Calvini sarebbe avvenuto insieme a quello di Lina e Renato, al termine di una riunione tenutasi nella casa di Sanremo della Meiffret, ma si veda anche quanto riportato nella nota 547 p. 193, sebbene ritenuto dagli autori dell’articolo poco credibile.
11 Bruno Luppi, nome di battaglia Erven, sarà l’addetto militare del Comitato per le Libertà Democratiche costituitosi nel novembre del 1943 a Sanremo (cfr. infra) e sarà colui che prenderà i primi contatti con Brunati per organizzare la cellula di Baiardo, la prima a costituirsi dopo l’Armistizio e di cui egli stesso farà parte (cfr. Biga - Iebole, Storia della Resistenza imperiese cit., p. 193, nota 547 in cui si afferma che fu lui ad avvisare Calvini che il Comitato era stato scoperto). Luppi, inoltre, sarà successivamente a capo della «IX Brigata Garibaldi» in cui entrerà, dall’estate del 1944, anche lo stesso Italo Calvino (cfr. F. Biga, Italo Calvino, il partigiano chiamato “Santiago”, articolo apparso il 29 gennaio 2006 in www.anpi.it/media/uploads/patria/2006, pp. 29-31; W. Settimelli, Il partigiano Santiago. Italo Calvino e la Resistenza imperiese, articolo pubblicato su «L’Unità», l’11 dicembre 2013). Nella battaglia di Sella Carpe, nell’estate del 1944, Erven rimane gravemente ferito. Per questa azione riceverà la medaglia d’argento al valor militare, cfr. Biga - Iebole, Storia della Resistenza imperiese cit., pp. 192-93. Calvino lo ricorderà più volte, si veda ad es. l’articolo Ricordo dei partigiani vivi e morti, in «La voce della democrazia», I, 13, 1 maggio 1945, p. 1 (in cui viene chiamato «Herven») e il racconto delle battaglie del comandante Erven in L’epopea dell’esercito scalzo cit, pp. 235 ss.. M. Mascia attribuisce a Calvino il racconto delle azioni di Bruno Lup(p)i da lui riportate nel suo testo. Una conferma si ha in C. Milanini, Da Porta a Calvino. Saggi e ritratti critici, (a cura di M. Marazzi), Milano, edizioni Led, 2014, Calvino nella Resistenza, pp. 327 ss. e in particolare p. 331.
12 Sarà anch’egli uno degli organizzatori del primo gruppo d’azione di Sanremo e, successivamente, farà parte del CLN matuziano. Si veda L’epopea dell’esercito scalzo cit. p. 42; Gandolfo, Sanremo in guerra cit., pp. 146 e 212.
13 Farina, che farà poi parte, come amministratore, degli organi ausiliari del CLN di Sanremo, comincia la sua attività già nel 1939 all’interno di una delle prime organizzazioni del PCI di Sanremo, cfr. Gandolfo, Sanremo in guerra cit., pp. 132-33 e ss.; Biga - Iebole, Storia della Resistenza imperiese cit., p. 193 ss.

Sarah Clarke, Lina Meiffret: storia di una partigiana sanremese deportata nei lager nazisti e dei suoi documenti, Per leggere, XIX, n. 36, Pensa ed., 2018
 
Nei giorni piovosi di settembre ed ottobre 1943 i trasporti d'armi e munizioni, furon particolarmente gravosi: occorreva (ai due capi) [Renato Brunati e Lina Meiffret] far lunghissimi rigiri per evitar le pattuglie ed i curiosi, sempre pronti alle indiscrezioni e delazioni: così i nostri patrioti conobbero a fondo l'asprezza e le insidie della zona Negi, Monte Caggio, Bajardo. Col crescere delle coscrizioni si rese necessario anche un comitato in S.Remo e si prese perciò contatto col dott. Pigati fervente avversario del fascismo; attivissimo e coraggioso propagandista tanto nel suo studio che nell'ambulatorio della Croce Rossa. Coll'aiuto quindi di questo alleato e mio, i viveri e le somme di danaro affluirono regolarmente a Bajardo per la funivia di M. Bignone; e prezioso fu il contributo apportato all'opera rischiosa dalla cuoca e dal cameriere dello stesso ristorante a Monte Bignone, che disinteressatamente ed assiduamente parteciparono ai trasporti. Dalla casa mia venivan portati al covo di Bajardo coperte, viveri e materiali che gli affigliati provvedevano con me e tra questi attivissimo il compagno Giacometti di Ventimiglia. Naturalmente sia i capi che i loro fedeli non poteron evitare pericolosi incontri da cui solo la destrezza e l'audacia poteron salvarli: sebbene in un certo dibattito accesosi un giorno sul furgoncino della filovia fra due ufficiali giornalisti tedeschi e Brunati e la Maiffret, la energica ed irriducibile posizione sostenuta dai nostri due capi che sostenevano strenuamente le tesi anti-Asse e preconizzavano la rovina del sistema, fosse particolarmente aggravata dal fatto che gli zaini dei due patrioti eran colmi di dinamite. L'armamento della banda, ormai numerosa di circa 40 elementi, raggiunse i 30 moschetti e le 5 mitragliatrici, più bombe a profusione e forti riserve di munizioni. Verso la metà di novembre due ufficiali inglesi, fuggiaschi del campo di ferma vennero a capitar nella zona di Bajardo, ricoverati e confortati dai nostri, sistemati poi nottetempo in un casolare di vetta. Fu poi progettata la fuga in Corsica: ma il 1° tentativo perì per la defezione del marinaio che s'era assunto l'apparecchiamento della barca: tuttavia i 2 inglesi scesero ad Arziglia in casa mia, guidati dai capi in pieno equipaggiamento partigiano a mezzogiorno per via Aurelia sotto il naso dei tedeschi: da Arziglia si trasferirono alla casa di Brunati, alla Madonna della Ruota ma una sorpresa della polizia che arrestava Brunati e la Maiffret costrinse nuovamente gli inglesi a raggiungere casa nostra ove restarono 15 giorni. I 2 capi vennero rilasciati per insufficienza di prove il 22 dicembre, raggiunsero Bajardo ove già erano tornati gli inglesi.
Un nuovo tentativo di fuga in Corsica venne organizzato in casa mia coll'aiuto di patrioti bordigotti; [Vincenzo Manuel] Gismondi - Assandria [Federico] Moraglia - Un canotto di Donegani, trafugato venne adattato col fuoribordo acquistato con fondi di Giacometti equipaggiato e messo in acqua: vi salirono… i 2 inglesi ed i nominati patrioti, dopo un breve soggiorno in casa mia per gli ultimi preparativi. Ma l'imbarco avvenuto felicemente ad onta della attiva sorveglianza tedesca, non ebbe buon esito, chè la barca si empì d'acqua a 200 metri da riva ed a stento i fuggiaschi raggiunsero la costa rifugiandosi poi da me, fradici ed avendo salvato solo il moto.
Da allora i 2 inglesi restarono in casa fino al 25 gennaio '45, salvo un breve soggiorno a Bajardo nel gennaio '44.
Giuseppe Porcheddu, manoscritto (documento IsrecIm) edito in Francesco Mocci (con il contributo di Dario Canavese di Ventimiglia), Il capitano Gino Punzi, alpino e partigiano, Alzani Editore, Pinerolo (TO), 2019
 
Ettore Renacci, Tommaso Frontero e Angelo Schiva facevano parte di un gruppo comunista formatosi già all'inizio del 1943 in Bordighera. Nel dicembre dello stesso anno, tale gruppo assunse la denominazione di «Comitato Comunista di Settore» e si unì ad elementi di altre correnti e partiti antifascisti. In seguito all'attività comune fu creato il CLN di Bordighera per la lotta resistenziale ma la rete clandestina venne scoperta e sgominata. Frontero e Renacci furono arrestati nelle rispettive abitazioni verso le 8 del 23 maggio 1944. Subirono maltrattamenti e furono condotti a Imperia: se ne decise la fucilazione per il 25 maggio. Ma la Gestapo li considerava elementi troppo preziosi e cercò di indurli a rivelare notizie utili sull'organizzazione antifascista. Frontero e Renacci raggiunsero quindi le carceri di Marassi e, nel giugno, fecero parte di un gruppo di 59 prigionieri trasferiti da Genova a Fossoli per mezzo di camion. A Fossoli il Renacci venne fucilato ed il Frontero inviato nei Lager in Germania.
Carlo RubaudoStoria della Resistenza Imperiese (I Zona Liguria) - Vol. II. Da giugno ad agosto 1944, edito a cura dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, Imperia, Dominici Editore, 1992
 

venerdì 18 giugno 2021

Ettore Renacci, martire della Resistenza

Ettore Renacci
 
Verso la fine del '42 alcuni antifascisti di Bordighera, o ivi residenti, che precedentemente svolgevano un'attività contro il fascismo non coordinata, si riuniscono, e formano un gruppo organizzato. Fra questi antifascisti Tommaso Frontero allaccia il gruppo al PCI di Sanremo e prende contatto con i comunisti sanremesi Luigi Nuvoloni, Umberto Farina, Alfredo Rovelli. Ai primi del '43 si crea in Bordighera il comitato comunista di settore, con a capo Tommaso Frontero, Ettore Renacci e Angelo Schiva. In seguito a queste persone si aggiunsero altre, fra cui Charles Alborno, Siffredo Alborno, Pippo Alborno, l'architetto Mario Alborno (che prese poi il nome di battaglia Cecof), Renzo Rossi. Dopo il 25 luglio 1943 il gruppo entra in contatto con altri antifascisti di Bordighera, fra i quali Renato Brunati, indipendente. Al gruppo si aggregano nuovi elementi.
Giovanni Strato, Storia della Resistenza Imperiese (I^ zona Liguria) - Vol. I: La Resistenza nella provincia di Imperia dalle origini a metà giugno 1944, Sabatelli Editore, Savona, 1976
 
Bordighera (IM)

Ettore Renacci, Tommaso Frontero e Angelo Schiva facevano parte di un gruppo comunista formatosi già all'inizio del 1943 in Bordighera. Nel dicembre dello stesso anno, tale gruppo assunse la denominazione di «Comitato Comunista di Settore» e si unì ad elementi di altre correnti e partiti antifascisti. In seguito all'attività comune fu creato il CLN di Bordighera per la lotta resistenziale ma la rete clandestina venne scoperta e sgominata. Frontero e Renacci furono arrestati nelle rispettive abitazioni verso le 8 del 23 maggio 1944. Subirono maltrattamenti e furono condotti a Imperia: se ne decise la fucilazione per il 25 maggio. Ma la Gestapo li considerava elementi troppo preziosi e cercò di indurli a rivelare notizie utili sull'organizzazione antifascista. Frontero e Renacci raggiunsero quindi le carceri di Marassi e, nel giugno, fecero parte di un gruppo di 59 prigionieri trasferiti da Genova a Fossoli per mezzo di camion. A Fossoli il Renacci venne fucilato ed il Frontero inviato nei Lager in Germania.
Carlo Rubaudo, Storia della Resistenza Imperiese (I Zona Liguria) - Vol. II. Da giugno ad agosto 1944, edito a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, Imperia, Dominici Editore, 1992, p. 571
 
Ettore Renacci: nato a Bordighera (IM) il 6 gennaio 1907, residente a Bordighera, calzolaio, coniugato con Maria Gatto, partigiano. Dopo l’8 settembre 1943 organizza il CLN nella sua zona e indirizza i renitenti alla leva fascista tra le file della Resistenza. Arrestato a Bordighera il 23 maggio 1944, viene condotto prima a Imperia e poi a Genova; fra il 6 e il 9 giugno 1944 giunge al Campo di Fossoli, dove riceve la matricola 1455. Viene fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944 ed è riconosciuto dalla cognata e da un conoscente.
Daniel Degli Esposti, Episodio del Poligono del Cibeno, Fossoli, Carpi, 12.07.1944, Atlante delle Stragi Naziste e Fasciste in Italia

Ettore Renacci, di anni 37, calzolaio, coniugato. Nato il 6 gennaio 1907 a Bordighera (IM) e ivi residente. Convinto antifascista, già all’inizio del 1942 aderì al Comitato di settore del Partito comunista del luogo. Dopo l’8 settembre 1943 operò per organizzare la fuga di soldati sbandati verso la montagna. Insieme a Tommaso Frontero, animatore della sezione locale del PCI, costituì il CLN cittadino. Ettore funse da coordinatore tra questa organizzazione e le formazioni partigiane in montagna. Esponente anche del gruppo filorepubblicano "Italia Nuova", risultava incluso nella lista nera dei fascisti di Bordighera. Ciononostante, il 23 maggio 1944 fu arrestato per caso, in quanto si imbatté sulle scale dell’abitazione di Frontero nei militi giunti per perquisirla. Recluso nelle carceri di Imperia, fu sottoposto a violenti interrogatori durante i quali non rivelò nulla sull’organizzazione clandestina. Destinato alla fucilazione, fu momentaneamente tratto in salvo dall’intervento della Gestapo che lo trasferì, insieme agli altri compagni catturati nel corso della retata, alle prigioni di Marassi nella sezione destinata ai detenuti politici. Dopo nuovi interrogatori questi prigionieri furono tutti inviati all’inizio di giugno 1944 al campo di Fossoli. I suoi compagni furono poi deportati a Mauthausen, mentre Renacci fu fucilato il 12 luglio al poligono di tiro di Cibeno, insieme ad altri 66 internati politici. La condanna fu motivata come rappresaglia per un attentato partigiano compiuto a Genova.
[...]   La strage nazista del 12 luglio 1944 compiuta al poligono di Cibeno presenta ancora molti aspetti oscuri e di difficile lettura. Le ricostruzioni di quell’evento concordano comunque sul fatto che alle vittime, tutti prigionieri politici internati al campo di Fossoli a Carpi (Mo), fu letta la sentenza di condanna a morte, motivata come rappresaglia per un attentato a Genova. Alle 4 del mattino del 12 luglio 1944, 71 prigionieri politici, selezionati la sera prima formalmente per partire per la Germania, furono fatti uscire dalla baracca in cui avevano alloggiato la notte. Renato Carenini fu escluso, Teresio Olivelli riuscì a nascondersi mentre un primo gruppo di 20 prigionieri venne condotto al poligono di tiro. Quando il secondo gruppo di 25 persone giunse al poligono, Mario Fasoli ed Eugenio Jemina si resero conto del pericolo e innescarono una ribellione durante la quale riuscirono a fuggire. I restanti ribelli furono uccisi sul posto dalla guardia russa del campo. Dopodiché i 24 componenti del terzo gruppo partirono dal campo ammanettati per essere fucilati al poligono dove i corpi venivano gettati insieme agli altri in una fossa comune scavata precedentemente da ebrei del campo. 67 furono i prigionieri politici coinvolti nella strage: Achille Andrea, Alagna Vincenzo, Arosio Enrico, Baletti Emilio, Balzarini Bruno, Barbera Giovanni, Bellino Vincenzo, Bertaccini Edo, Bertoni Giovanni, Biagini Primo, Bianchi Carlo, Bona Marcello, Brenna Ferdinando, Broglio Luigi Alberto, Caglio Francesco, Ten. Carioni Emanuele, Carlini Davide, Cavallari Brenno, Celada Ernesto, Ciceri Lino, Cocquio Alfonso Marco, Colombo Antonio, Colombo Bruno, Culin Roberto, Dal Pozzo Manfredo, Dall’Asta Ettore, De Grandi Carlo, Di Pietro Armando, Dolla Enzo, Col. Ferrighi Luigi, Frigerio Luigi, Fugazza Alberto Antonio, Gambacorti Passerini Antonio, Ghelfi Walter, Giovanelli Emanuele, Guarenti Davide, Ingeme Antonio, Kulczycki Sas Jerzj, Lacerra Felice, Lari Pietro, Levrino Michele, Liberti Bruno, Luraghi Luigi, Mancini Renato, Manzi Antonio, Col. Marini Gino, Marsilio Nilo, Martinelli Arturo, Mazzoli Armando, Messa Ernesto, Minonzio Franco, Molari Rino, Montini Gino, Mormino Pietro, Palmero Giuseppe, Col. Panceri Ubaldo, Pasut Arturo, Pompilio Cesare, Pozzoli Mario, Prina Carlo, Renacci Ettore, Gen. Robolotti Giuseppe, Tassinati Corrado, Col. Tirale Napoleone, Trebsé Milan, Vercesi Galileo, Vercesi Luigi.

Lettera di Ettore Renacci alla cognata, scritta in data 11-07-1944
Cara Lina, come già ti dissi domani parto per dove non si sa, ma probabilmente per la Germania, mi raccomando torna subito a casa ed a Mariuccia cerca di dirlo in modo che non si impressioni; se mi sarà possibile scriverò subito in modo di farvi avere mie notizie. State tranquille, fatevi buona compagnia e pensatemi come vi penso io. [...] Come ti ripeto spero di andare in posto da poterci stare bene, sembra che pure gli altri dovranno partire.
Tantissimi baci a Mariuccia e a te un grosso bacio e grazie di quanto hai fatto. Torna subito a casa mi raccomando fatevi coraggio e fate tutto bene.
Tanti saluti e baci alla famiglia telef. a tutti gli amici che spero presto poterli vedere.
Tanti baci a Teresa - Pina - Lucia Mamma che la penso sempre.
Torna subito a casa e state bene, pregate per me e fatevi coraggio.
Baci a tutti
Ettore

Enrica Cavina, Ettore Renacci, Ultime lettere di condannati a morte e di deportati della Resistenza italiana
 
[...] Ettore Renacci viene arrestato per caso, anche se il suo nome era stato segnalato da due delatori ed era quindi nella lista nera: si imbatte sulle scale di casa di Frontero, coi militi che vanno a perquisirne l'abitazione la mattina del 23 maggio 1944.
Tradotto in carcere e brutalmente interrogato, è destinato alla fucilazione coi compagni arrestati nella stessa retata, dopo un sommario processo. Li salva, per il momento, l’intervento della Gestapo che reclama per sé i condannati e li trasferisce al carcere di Marassi, 4a sezione politici, per nuovi interrogatori. Poi, per tutti, Fossoli.
Renacci finisce a Cibeno. Gli altri a Mauthausen, da cui torna vivo solo Frontero.
Nel 1984 fu inviata da Sanremo al sindaco di Carpi una busta con le fotocopie di due lettere scritte da Ettore Renacci a Fossoli. Precisa il biglietto di accompagnamento: "La lettera recante il n. 2 fu lanciata dal Renacci legata ad una pietra attraverso la recinzione, ma ricadde entro il campo stesso, il repubblichino di guardia, che la raccolse, la vendette alla cognata del Renacci <1 cui era destinata, per la somma di Lit. 14.000 dell’epoca, un anno o più di lavoro".
La lettera, senza busta e senza data, è evidentemente l’ultimo messaggio. La cognata Lina, sorella della moglie, era fra i numerosi parenti di internati presenti a Fossoli in quei giorni
[...]
La vedova si fa viva, per noi, solo nel 1997, quando scrive al sindaco di Carpi:
"[...] Nei giorni scorsi venne da me il comandante dei carabinieri locale, perché dalla Spezia avevano richiesto notizie e documenti riguardanti il campo di Fossoli e di tutti quelli che erano stati nel campo, ma di tutto il gruppo numeroso di Bordighera e Ventimiglia i superstiti sono solo due. Tutto quello richiestomi su mio marito Ettore Renacci lo notificai al comandante dei carabinieri in loco.
Vi ringrazio ma non chiedetemi altro.
Oramai ad 83 anni ho dimenticato
Distinti saluti
Gatto Maria
"
<1 Ettore Renacci, di anni 37, nato il 6 gennaio 1907 a Bordighera, ivi residente, calzolaio, coniugato con Gatto Maria.
Arrestato a Bordighera il 23 maggio 1944, incarcerato prima a Imperia, poi a Genova, quindi trasferito a Fossoli tra il 6 e il 9 giugno, matricola campo 1455. Il suo corpo, contrassegnato all’esumazione col numero 8, fu riconosciuto dalla cognata Carmelina Gatto e da un conoscente.

Anna Maria Ori, Carla Bianchi Iacono, Metella Montanari, Uomini nomi memoria. Fossoli 12 luglio 1944, Comune di Carpi (MO), Fondazione ex Campo Fossoli, Edizioni APM, 2004

[ n.d.r.: nella relazione finale della Commissione parlamentare di inchiesta sulle cause dell’occultamento di fascicoli relativi a crimini nazifascisti di cui alla legge n. 107 del 2003, trasmessa alle Presidenze delle Camere il 9 febbraio 2006, la figura di Ettore Renacci viene ricordata nel seguente modo:  "Imputati: Ignoti militari tedeschi - Delitto previsto dagli art. 185, 2° comma, e 211 c.p.m.g. - Parte lesa: Renacci Ettore - ECCIDIO DI FOSSOLI ABBINATO AL FASCICOLI RG 2 - INVIATO ALL’AMBASCIATA DI GERMANIA - Archiviato dal Gip della Procura della Repubblica presso il Tribunale Militare di La Spezia (p. 27 del doc. 86/0)"  ]

giovedì 2 gennaio 2020

L'Avanguardia, 1° novembre 1944

Fonte: Rete Parri

Fonte: Rete Parri

L'Avanguardia, di cui qui sopra copia del numero 2 - Anno I - del 1° novembre 1944, ampiamente dedicato alla figura di Felice Cascione, era organo clandestino di stampa della Federazione di Imperia del Partito Comunista Italiano.

Da notare i suoi motti: Cittadini della Riviera, unitevi! - Insorgere, combattere, non è azione di domani, l'insurrezione nazionale è già iniziata ed è prossima l'ora della battaglia decisiva.

Come anche altri fogli promossi dal Partito Comunista, il giornale veniva stampato in clandestinità presso la tipografia di Villatalla, Frazione del comune di Prelà (IM), i cui responsabili erano: Giovanni Acquarone “Barba”, Riccardo Parodi “Ramingo” ed Enrico Amoretti. La tipografia nel novembre del 1944 cessò di funzionare a causa di varie vicissitudini: arresto degli addetti (2 novembre 1944), rastrellamenti dei tedeschi nel paese di Villatalla. Nel mese di dicembre 1944 si cercò di spostare la tipografia a Pianavia (frazione del comune di Vasia), però nei giorni 25 e 26 dicembre 1944, a causa di una spiata, ebbero luogo altri rastrellamenti. I tedeschi svolsero indagini, interrogando la popolazione del luogo, alla ricerca dei macchinari tipografici. Nel mese di gennaio 1945 venne scoperto il nascondiglio e i macchinari caddero nelle mani dei tedeschi.

Segretario della Federazione Provinciale imperiese del Partito Comunista era stato in precedenza Giacomo Mumuccio Castagneto, Elettrico/Antonio [aveva già svolto un ruolo importante nelle scelte decisive di Felice Cascione], che  alla fine di gennaio 1944 aveva lasciato, su indicazione del Partito comunicatagli da Giancarlo Pajetta, il suo incarico per trasferirsi a Cuneo. Gli subentrava Carlo De Lucis,  "Mario" [in seguito commissario della VI^ Divisione d'Assalto Garibaldi "Silvio Bonfante"], il quale a sua volta veniva sostituito, nell’aprile 1944, da Augusto Miroglio "Barese", addetto anche alla stampa clandestina.


Bibliografia:
- Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. III, a cura Amministrazione Provinciale di Imperia e patrocinio IsrecIm, Milanostampa Editore - Farigliano, 1977
- Augusto Miroglio, Venti mesi contro venti anni (Quando la ribellione è dovere), Farigliano, Milano Stampa 1968 [II edizione completata e aggiornata]
- Francesco Biga, Ersilia Castagneto, “Mumuccio” Giacomo Castagneto, splendida figura dell’antifascismo militante imperiese e della Resistenza ligure-piemontese. Personaggio che rimarrà sempre vivo nei nostri ricordi e caro nei nostri cuori, Chiusanico, Ed. Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, 2002.



Notizie desunte in base alla scheda compilata da Sabina Giribaldi, IsrecIm
 
Istituto Nazionale "Ferruccio Parri"