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venerdì 17 febbraio 2023

Si comunicano qui di seguito le ulteriori informazioni assunte in merito alla nota associazione sovversiva di Ventimiglia

Ventimiglia (IM): il centro urbano; in primo piano la stazione ferroviaria

Vengono qui di seguito pubblicati alcuni documenti di parte fascista che aiutano a comporre il quadro delle trame repubblichine che portarono a maggio 1944 agli arresti del gruppo Giovane Italia di Ventimiglia, al quale avevano aderito molti ferrovieri, il futuro ingegnere Elio Riello, il capitano Silvio Tomasi, già reduce della campagna di Russia, inoltre, membro del CLN di Bordighera, uomini del CLN di Bordighera, altri patrioti della zona intemelia. Di tutti i valorosi, che erano stati consegnati ai nazisti,  si salvarono dalla morte solo Elio Riello, Tommaso Frontero, Amedeo Mascioli, Aldo Biancheri ed Antonio Biancheri, pur reduci dai lager tedeschi. Il ferroviere Emilio Airaldi era, invece, già riuscito a fuggire dal treno della deportazione all'altezza di Bolzano. Giuseppe Palmero e Ettore Renacci furono fucilati a Fossoli nella tremenda strage - 12 luglio 1944 - del poligono di tiro del Cibeno, voluta per rappresaglia dagli sgherri del III Reich. Olimpio Muratore, Silvio Tomasi, Giovanni Garibaldi [o Stefano Garibaldi? L'indicazione viene da Carlo Rubaudo, Storia della Resistenza Imperiese. Vol. II], Alessandro Rubini, Eraldo Viale, Ernesto Lerzo e Pietro Trucchi morirono nel campo di Mauthausen.
Adriano Maini

COPIA CONFORME        -   SEGRETO
GUARDIA NAZIONALE REPUBBLICANA     Ventimiglia, li 24/4/1944 XIII°
COMANDO SEZIONE POLIZIA FERROVIARIA
Ventimiglia               n° 111/1867/5
OGGETTO segnalazione
[a] COMANDO LEGIONE POLIZIA FERROVIARIA  GENOVA
p.c. COMMISSARIO CAPO DELL'UFFICIO POLIZIA REPUBBL. STAZIONE FERROVIARIA  VENTIMIGLIA
Il giorno 23 andante, alle ore 15 circa, l'Alunno d'ordine in prova, abilitato al Movimento, della stazione di Ventimiglia,
                                       MURATORE Olimpio
di Pasquale e di Bonacchi Adelaide, nato il 9/12/1922 a Ventimiglia, ivi residente e domiciliato in Via Sottoconvento 16/3, avvicinava cautamente il dipendente Allievo Milite, di recente assunzione,
                                      CALVI Carlo
mentre questi prestava servizio di guardia al posto fisso n. 5 (posto di cintura vicino alla cabina degli A.C. di manovra) e, fidandosi dell'antica, reciproca amicizia, gli chiedeva notizie precise sulla quantità e sulla qualità delle armi in dotazione a questo Comando. Inoltre gli consegnava un nastrino di stoffa rettangolare formato su tre quadrati rispettivamente di colore rosso, bianco e verde e con la scritta sul quadrato centrale bianco "G.I." che potrebbe significare Gruppo Italiano Liberazione oppure Giovane Italia.
Detto nastrino l'Allievo Milite Calvi l'avrebbe dovuto applicare sotto il risvolto della punta destra del bavero della giubba, quale segno di riconoscimento.
L'Allievo Milite finse di annuire, riservandosi di fornire le informazioni richieste in prosieguo di tempo e domandò al Muratore il numero dei componenti l'associazione.
Il Muratore, premettendo che le informazioni riguardanti l'armamento in dotazione alla Milizia Ferroviaria interessavano un certo Cherubini, non meglio indicato, soggiunse che il numero dei componenti l'associazione si aggirava sulla quarantina circa; ed invitava il Calvi a procurare dei nuovi aderenti.
Il Muratore Olimpio era già iscritto alle organizzazioni del P.N.F. con tessera 213467 dell'anno XIX°. Egli in questi ultimi tempi con il suo modo di fare aveva attirato su di sé l'attenzione di questo Comando, per il comportamento apparentemente ostile al Governo Repubblicano, attraverso manifestazioni sporadiche non gravi le quali potevano attribuirsi anche a temperamento difettoso suo personale se non fossero state accompagnate dall'azione che ci occupa.
Un suo fratello di nome Francesco è pure impiegato presso questa stazione con la qualifica di Alunno in prova ma la condotta di questi risulta ineccepibile sotto ogni riguardo a meno che non si tratti di intelligente atteggiamento.
Giova ricordare che il Muratore Olimpio, poco dopo l'infausta data dell'8 settembre u.s., pregò l'amico Calvi, ora nostro Legionario, di rintracciare delle armi e delle munizioni che, a tempo opportuno, avrebbero dovuto servire contro i fascisti.
Stando così le cose, valutata l'importanza delle cose, in collaborazione con il Commissario Capo della Polizia Repubblicana del posto, allo scopo di poter addivenire alla scoperta dell'associazione che ci occupa, dei suoi fini precisi e delle persone che la compongono, d'accordo col predetto funzionario, è stato interessato l'Allievo Milite Calvi di assecondare il Muratore fornendo dei dati ipotetici e cercando di insinuarsi nell'organizzazione onde scoprirne le trame dall'esito delle quali poi ne deriverà la conseguente azione repressiva.
Nel riservarmi di segnalare l'esito dell'operazione prego codesta superiore Sede voler ratificare la decisione presa circa l'impiego dell'Allievo Milite Calvi nell'operazione in corso.
IL COMANDANTE LA SEZIONE (Capitano Giovanni Gozzi)
Documento in Archivio di Stato di Genova; ricerca di Paolo Bianchi di Sanremo (IM) 

COPIA CONFORME        -   SEGRETO
GUARDIA NAZIONALE REPUBBLICANA     Ventimiglia, li 11/5/1944 XIII°
COMANDO SEZIONE POLIZIA FERROVIARIA
Ventimiglia               n° 111/9/5
OGGETTO segnalazione
[a] COMANDO LEGIONE POLIZIA FERROVIARIA  GENOVA
p.c. COMANDO PROVINCIALE GUARDIA NAZ.LE  IMPERIA
p.c. COMMISSARIO CAPO DELL'UFFICIO POLIZIA REPUBBL. STAZIONE FERROVIARIA  VENTIMIGLIA
A seguito delle precedenti segnalazioni fatte con le note n° 111/1867/5 in data 26 scorso mese e n° 111/8/5 del 3 corr. si comunicano qui di seguito le ulteriori informazioni assunte in merito alla nota associazione sovversiva di Ventimiglia:
Capo zona del territorio di Ventimiglia è un ex ufficiale dell'89° Reggimento Fanteria del disciolto R. Esercito, certo Tommasi [Silvio Tomasi], da cui il Muratore Olimpio prende le direttive.
Sono a Ventimiglia Cinque o 6 individui sbarcati da un sommergibile nei pressi di Genova i quali sono a contatto col Tommasi.
In questi giorni nei pressi di San Remo doveva avvenire un lancio da parte di apparecchi nemici di armi e denaro per la G.I., ma in seguito ad una probabile delazione gli individui che dovevano ricevere il materiale sono stati arrestati. La Polizia non è però in possesso di prove sufficienti ed i suddetti elementi verranno certamente rilasciati.
L'azione è stata così rinviata e gli elementi sostituiti.
Occorre ora un po' di tempo per riorganizzare l'azione.
Un certo Riello esercente una tabaccheria in Via Cavour è incaricato insieme ad altri di organizzare il governo del territorio di Ventimiglia e di assicurare il rifornimento di viveri alla popolazione. I suddetti individui hanno un ordine scritto che vieta tassativamente il saccheggio dei negozi anche di quelli appartenenti a fascisti.
Uno degli scopi principali degli organizzatori di Ventimiglia è quello di prendere possesso della ferrovia.
Agli affiliati saranno distribuiti dei bracciali di riconoscimento. Essi fanno affidamento sulle masse di ferrovieri che sebbene non affiliati alla G.I. per la loro nota avversione al Regime si schiereranno certamente dalla loro parte.
Al momento dell'azione verrà subito disarmata la polizia ferroviaria e diversi elementi di provata fede fascista saranno eliminati o messi nella impossibilità di nuocere. Fra questi si fanno i nomi dei Brigadieri Ghio e Tripodi e di un certo Raimondo ora non più appartenente alla Polizia Ferroviaria.
Dell'ordine pubblico saranno incaricati i Carabinieri di cui molti sarebbero affiliati alla G.I.
Quanto sopra è stato confidato dall'Alunno d'ordine Muratore Olimpio al nostro informatore Allievo Milite Maccario Ernani.
Il Maggiore Balocco di cui è cenno nella nota n° 111/8/5 del 3 corrente risulterebbe ora residente a Cuneo ove riceve direttive da Torino.
IL COMANDANTE LA SEZIONE (Capitano Restituto Aprosio)
Documento in Archivio di Stato di Genova; ricerca di Paolo Bianchi di Sanremo (IM)

Ventimiglia
Fu qui significativa la presenza di un gruppo cospirativo di ferrovieri antifascisti. Scoperti nella primavera del 1944, molti furono arrestati e deportati. Notevole fu anche la presenza di gruppi di giovani datisi alla macchia che ben presto si unirono a distaccamenti di bande partigiane giunte dalle zone più orientali della Provincia.
Paolo Revelli, La seconda guerra mondiale nell'estremo ponente ligure, Atene Edizioni, Arma di Taggia (IM), 2012

venerdì 29 aprile 2016

Ventimiglia (IM) nella Resistenza: cenni

 
Zone di Ventimiglia (IM) prossime al Grammondo

Dall’inizio del mese di agosto la divisione Legnano, fino ad allora installata a cavallo dei dipartimenti del Var e delle Alpes-Maritimes, si ritirò nella penisola, ed alcuni suoi soldati provocarono degli incidenti al passaggio della frontiera di Ponte San Luigi: «I soldati intonarono “Bandiera Rossa”, molti salutarono col pugno alzato. Il generale Vercellino trasmise, a questo proposito, una circolare che incitava gli ufficiali a sparare per ristabilire l’ordine». <42. All’inizio di settembre fu la volta della divisione Emanuele Filiberto Testa di Ferro, che pose meno problemi nell’attraversamento di Ventimiglia e nella risalita della val Roja in direzione del colle di Tenda. Con l’annuncio radiofonico della capitolazione ad opera del maresciallo Badoglio, la sera dell’8 settembre, la situazione divenne caotica, poiché elementi della 201ª divisione costiera, che stazionavano nella zona di Mentone, ripiegarono in disordine su Ventimiglia con altri effettivi della 224ª divisione costiera precedentemente di stanza nella zona di Nizza, mentre il 7° Alpini assicurava la protezione del ripiegamento funzionando da retroguardia delle truppe che cercavano di raggiungere l’Italia attraverso col de Braus e/o le Corniches. Il generale De Castiglioni, comandante della divisione Pusteria dalla quale dipendeva il 7° Alpini, arrivò nella stazione di Ventimiglia con il treno proveniente da Roma il 9 settembre a mezzogiorno; decise di assumere il comando nella val Roja e provò a costituire una ridotta difensiva nella zona di Tenda, facendo leva sul 7° Alpini, e sui resti della 224ª e 201ª divisioni costiere: «Ordinai al colonnello Lorenzotti che rinforzasse la difesa degli accessi occidentali di Ventimiglia già da lui predisposta; che rimanesse col comando del 7° Alpini ed un battaglione a Ventimiglia fino al mattino del 10 settembre per riordinare i reparti rimpatrianti, disciplinarne il movimento ed avviarli tutti in Val Roja verso la zona di Tenda; che, a movimento ultimato, facesse saltare i ponti di confine sulla Cornice […] Il 10 settembre, volli riprendere contatto con le truppe per “tastarne il polso”. Ridiscesi perciò la valle Roja fino ad Airole: incontrai vari reparti costieri e territoriali che marciavano in disordine, affaticati e stanchi perchè non allenati alla marcia: marciava invece bene un grosso battaglione di reclute dell’89° fanteria; chiudevano la lunga colonna i reparti del 7° Alpini, in ordine e alla mano. Lorenzotti mi informò dell’avvenuto brillamento delle interruzioni di Ventimiglia che avevano bloccato l’inseguimento dei tedeschi sulla Cornice […]. Nelle prime ore dell’11 settembre venni chiamato al telefono dal Forte Alto di Tenda dal generale Gazzale, comandante della 201° divisione costiera ritiratasi dalla Liguria nell’alta Valle Tanaro; mi segnalava di essere giunto colà con pochi elementi; che le sue truppe ripiegavano dal Colle di Nava sul Tanarello in seguito a pressione nemica; che era opportuno io mi guardassi anche da quella parte» <43.
[NOTE]
42 M. BROCCHI, Relazione sull’occupazione italiana della Provenza, Ravenna 1945, p. 92.
43 Ufficio storico dello Stato Maggiore dell’Esercito, Roma, cartella N° 2121/A/5, testimonianza del generale De Castiglioni raccolta nel luglio 1944 a Roma.

Jean-Louis Panicacci, Le ripercussioni dell’occupazione italiana in Francia nella provincia di Imperia, Intemelion, n° 18 (2012) 
 
Ventimiglia (IM): la palestra ex G.I.L. (Gioventù Italiana del Littorio)

Il 25 Luglio del 1943 vengono tolte da un gruppo antifascista le insegne dalla sede del Fascio di Ventimiglia...
Dopo l’8 settembre 1943 le forze armate di stanza a Ventimiglia si sciolgono e le Caserme vengono abbandonate. Ne approfittano i nuclei della Resistenza per sabotare le armi pesanti ed asportare le armi leggere con relative munizioni portandole in montagna per armare distaccamenti partigiani in formazione, che si raccoglieran­no più tardi nella V^ Brigata [d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione"].
Tutta la città è permeata dallo spirito di rivolta, che si diffonde anche fra i ragazzi delle Scuole dove, per iniziativa di uno scolaro, Rino Poli [Rino, che in seguito fece parte della V^ Brigata], la raccolta dei fondi «Pro Mitra» lanciata dalla Repubblica di Salò viene boicottata.
... e si formano i primi nuclei della Resistenza...
Redazione, Martirio e Resistenza della Città di Ventimiglia nel corso della 2^ Guerra Mondiale. Relazione per il conferimento di una Medaglia d’Oro al Valor Militare, Comune di Ventimiglia (IM), 1971
 
Ventimiglia - Dal 25 luglio al 20 settembre 1943 rimane in carica il podestà Galleani di Sant'Ambrogio che da anni amministrava la città. Prima dell'8-9-1943 esisteva in Ventimiglia un presidio tedesco all'interno della Stazione F.F.S.S., ma con lo sbandamento delle truppe italiane della IV armata il presidio si ritira in San Remo. All'8 settembre la popolazione prende armi viveri e vestiari nelle caserme «Gallardi» e «Trossarelli». Contemporaneamente, i futuri dirigenti del fascio repubblicano locale Ferdinando Rey, Ugo Ughetto, Elio Piccioni, il generale della milizia Brandimarte (forse legionario col generale Franco nella guerra civile spagnola 1936-39) [n.d.r.: Brandimarte già efferato squadrista fascista a Torino all'inizio del triste ventennio; arrestato proprio a Ventimiglia, dove a quel dunque era solo di passaggio, nel secondo dopoguerrra] ed il commissario di P.S. Pavone insieme a reparti tedeschi raggiungono la città dove sbarcano dagli autocarri ed iniziano una occupazione totale. Da quel giorno, fino alla liberazione, vi instaurano la loro autorità indiscussa, coadiuvati nel governare dai predetti militi, che eleggono Ugo Ughetto commissario prefettizio della città (A.S.R.).
Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. III. La Resistenza nella provincia di Imperia da settembre a fine anno 1944, a cura dell'Amministrazione Provinciale di Imperia e con il patrocinio dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, Milanostampa Editore, Farigliano, 1977

Sono Elio Riello, nato a Ventimiglia il 10 luglio 1922 e sono stato arrestato a Ventimiglia il 21 maggio del 1944. Ero il segretario del costituendo Comitato di Liberazione, perché qui eravamo proprio in fase iniziale allora, si parlava poco dei partigiani e di altre cose. Sono stato arrestato dalla Guardia Repubblichina. Sono stato portato ad Imperia dopo un interrogatorio a Ventimiglia. Ad Imperia siamo stati alcuni giorni e poi siamo stati portati nel carcere di Marassi a Genova. Da Marassi dopo un po’ siamo stati trasferiti a  Fossoli... I tedeschi sono entrati in funzione solo dopo Mauthausen praticamente... [n.d.r.: a questo collegamento la testimonianza completa di Elio Riello sulla sua deportazione]
Redazione, Elio Riello, Lager e deportazione



... Peggau  era  uno  dei  cinquanta  sotto campi  di Mauthausen...  fu  completamente  evacuato  il  2  aprile  1945  e  i  deportati  in  grado  di  camminare  costretti  a  raggiungere  Mauthausen  a  piedi, nella  cosidetta  marcia  della  morte... I  superstiti  arrivarono  a  Mauthausen il  7  aprile  in  penose  condizioni.  Pochi  sopravvissero,  alcune  centinaia  i morti  di  questo  campo... Gli  italiani,  mescolati  a  qualche  francese  e  moltissimi  russi,  erano  non più  di  dieci  secondo  la  testimonianza  del  deportato  Elio  Riello... 

Rodolfo Ridolfi, Domenico Vanni sovversivo per la libertà, Edizioni Marradi Free News, 2011

Elio Riello: "... i punti fissi del costituendo Comitato di Liberazione di Ventimiglia erano il Cap. Silvio Tomasi, presidente, ed Elio Riello, segretario... Il costituendo C.L.N. di Ventimiglia, tramite il Baletti Emilio, aveva rapporti con il C.L.N. di Torino e precisamente con l'avv. Martorelli Renato. Nel frattempo il Cap. Tomasi aveva preso contatto con il Gruppo della Giovane Italia, operante attivamente soprattutto nella Stazione di Ventimiglia, i cui esponenti principali erano Muratore Olimpio e Rubini Alessandro. La Giovane Italia inoltre aveva fatto e continuava a fare azioni di proselitismo e cercava collegamenti con altri Gruppi che erano in azione, specie nella zona di Bordighera... Biancheri Antonio non era Capo del C.L.N. di Ventimiglia, ma uno degli esponenti maggiori della Resistenza a Bordighera... Tomasi Silvio era il capo del  C.L.N. di Ventimiglia..."
don Nino Allaria Olivieri, Ventimiglia partigiana… in città, sui monti, nei lager 1943-1945, a cura del Comune di Ventimiglia, Tipolitografia Stalla, Albenga, 1999

Ventimiglia (IM): la stazione ferroviaria

Nella stazione di Ventimiglia agisce un gruppo cospirativo di ferrovieri antifascisti. Il gruppo è scoperto nella primavera del 1944, molti patrioti vengono arrestati e alcuni sono deportati nei campi di concentramento od uccisi [...]
Essi sono: Ferrari Edoardo, cantoniere, ucciso al Turchino nell'eccidio del 19 maggio '44; Muratore Olimpio di Pasquale, alunno ferroviere, nato a Ventimiglia il 9-12-22 e deceduto a Mauthausen il 2-9-44; Palmero Giuseppe, manovale, deceduto a Fossoli; Rubini Alessandro di Carlo, capostazione di I^ classe, nato a Novara nel 1891 e deceduto a Mauthausen il 17-12-44; Lerzo Ernesto di Giuseppe, conduttore, nato a Genova il 15-11-1913 e deceduto a Mauthausen il 15-3-45; Pietro Trucchi di Sebastiano, conduttore, nato a Camporosso (provincia di Imperia) il 14-10-1912 e deceduto a Mauthausen il 2-3-45; Viale Eraldo di Nicola, operaio, nato a Ventimiglia nel 1911 e deceduto a Mauthausen il 4-3-45.
Da un promemoria riguardante Rubini Alessandro, fornito, come le notizie sopra trascritte, da Poli Rino tramite Biga, si estrae quanto segue: «Rubini Alessandro, nato a Novara il 4-11-1891, nel 1944 era capo­ stazione di l^ classe nella stazione FF.SS. di Ventimiglia. Fu arrestato il 23-5-44 per attività politica antifascista e quale appartenente al Comitato clandestino di Liberazione. Rimase nelle carceri di Imperia dal 23-5-44 al 28-5-44. Quindi fu detenuto a Genova (carceri di Marassi) dal 29-5-44 all'8-6-44. Successivamente fu a Fòssoli di Carpi, dall'S-6-44 al 21-6-44. Da ultimo fu a Mauthausen, fino alla data del suo decesso (17-12-44)».
Dalla stessa relazione nella quale il Poli espone i fatti di Ventimiglia si deduce che nella primavera del 1944 in frazione Ville [di Ventimiglia (IM)] si era formato un gruppo di patrioti, fra i quali vi era il Poli Rino. Una giovane donna, sfollata e abitante in frazione Ville con la famiglia, portò ai patrioti due pistole mitragliatrici: trasportò i pezzi smontati e le munizioni in diverse volte, avvicinandosi come se cercasse erba per le bestie.
I gruppi di giovani alla macchia, formatisi in quel tempo nella zona, erano parecchi.
Giovanni Strato, Storia della Resistenza imperiese (I^ zona Liguria) - Vol. I: La Resistenza nella provincia di Imperia dalle origini a metà giugno 1944, Editrice Liguria, Savona, 1976, ristampa del 2005 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia 
 
... uno di questi, costituito da giovani ferrovieri nella Stazione Ferroviaria col compito di assicurare collegamenti, verrà più tardi scoperto ed i suoi membri arrestati e inviati in un campo di concentramento, dal quale non faranno più ritorno. 
Eccone i nomi:  Edoardo Ferrari, cantoniere - Giuseppe Palmero, manovale - Alessandro Rubini, capo stazione di I^ classe - Ernesto Lerzo, conduttore - Pietro Trucchi, conduttore - Eraldo Viale, operaio...
Redazione, Martirio e Resistenza della Città di Ventimiglia nel corso della 2^ Guerra Mondiale. Relazione per il conferimento di una Medaglia d’Oro al Valor Militare, Comune di Ventimiglia (IM), 1971 
 
I ferrovieri di Ventimiglia facevano parte non solo della "Giovane Italia", ma ancor prima di una rete clandestina regionale di ferrovieri con epicentro a Genova. Di più: secondo Paolo Paoletti, autore di "Volontari Armati Italiani (V.A.I.) in Liguria" (Frilli - Genova, 2009), che riporta precise affermazioni proprio nel suo testé richiamato libro, la "Giovane Italia" o "Giovine Italia" era collegata, per l'appunto, anche ai Volontari Armati Italiani (V.A.I.) in Liguria, organizzazione che vedeva il prof. Giuseppe Bottaro quale responsabile di tutte le formazioni militari "Giovine Italia" (dunque, erano diverse in regione); l'opera in questione riporta, inoltre, i dettagli delle relazioni della polizia ferroviaria (repubblichina) e della GNR (polizia politica) di Ventimiglia, fatte agli organi superiori in merito alle ampie denunce compiute dagli  infiltrati ed alla base della retata di maggio; altri aspetti, quale la tessera del V.A.I. di un noto patriota della zona, fanno supporre che altri antifascisti della zona, per loro fortuna non caduti in trappola, fossero attivi in tale contesto, ma non ci sono documenti per approfondire il tema. Tornando ai ferrovieri, il gruppo della città di confine doveva ostacolare il traffico di materiale bellico sia in Francia sia in Italia, essendo ritenuto imminente lo sbarco alleato e doveva occupare militarmente la stazione ed un tratto della linea ferroviaria, per preservarli da sabotaggi delle truppe nemiche durante la prevista evacuazione. Nell'atrio della stazione ferroviaria Porta Principe del capoluogo ligure la lapide che commemora i quarantacinque ferrovieri caduti nella Resistenza annovera anche i colleghi martiri di Ventimiglia. Di questi ultimi è emblematica la figura di Giuseppe Palmero, nato a Ventimiglia il 3 giugno 1924, ivi residente, celibe, che, catturato a Bordighera il 23 maggio 1944, dopo l'inevitabile passaggio per le carceri di Oneglia, arrivò nel campo di transito di Fossoli dopo il 6 giugno 1944, ricevendo la matricola 1422. Venne fucilato al Poligono di Tiro di Cibeno il 12 luglio 1944 nel corso di una strage voluta dalle SS naziste come rappresaglia dalle oscure motivazioni, così come non decifrabili risultano tuttora i criteri di selezione dei condannati. Di quel manipolo di coraggiosi ferrovieri si salvò, invero, l’alunno d’ordine Filippo Airaldi: riuscì dalle parti di Bolzano ad evadere e a lanciarsi dal carro merci che trasportava diversi detenuti in Germania; aiutato da colleghi, tre mesi dopo faceva rientro in provincia di Imperia; arrestato ancora due volte, tornò ogni volta a combattere insieme ai partigiani in montagna. Il capitano Silvio Tomasi, già partecipe alla tragica campagna di Russia dell'ARMIR in seno all'89° Reggimento di Fanteria Salerno, di stanza per l'appunto a Ventimiglia, della Divisione Cosseria, prigioniero a Fossoli, deportato a Mauthausen e là deceduto, era anche un membro del C.L.N. di Bordighera, del primo C.L.N. di Bordighera. Di questo Comitato vennero arrestati in quel periodo anche Ettore Renacci, anch'egli deceduto nell'eccidio di Cibeno, e Tommaso Frontero, il quale ultimo, transitato anche lui da Fossoli, invece sopravvisse alla terribile esperienza dei lager nazisti. Cadde nella Resistenza un altro ferroviere operante a Ventimiglia, Bruno Cianetti, capo squadra manovra, fucilato, come indicano alcune fonti, a Pigna il 2 settembre 1944. 
Adriano Maini  

[…] uno scritto che dietro mia richiesta è stato gentilmente preparato dal dottor Ilo Martini, ex ufficiale dell’esercito, nominato Comandante della Divisione SAP “G.M. Serrati”. Lo scritto ciclostilato è intitolato Appunti, memorie e ricordi del Comandante Ilo Martini (Rolando) e porta la data dell’ottobre 1969: […] In primavera [del 1944] mi recai verso Arma di Taggia ove, tramite il CLN provinciale e quello locale, era stato fissato un incontro con il comandante ed il commissario di quel gruppo di azione partigiana […] Era importante prendere accordi sul piano operativo, coordinando le azioni con il CLN locale, il CLN provinciale, il Comando di zona delle formazioni partigiane e il nostro Comando Divisione “G.M. Serrati” […] Insistetti sulla necessità dei collegamenti zonali e settoriali, oltreché centrali, e diedi le istruzioni per prendere contatto con le formazioni di Sanremo, Bordighera, Ventimiglia, Riva e San Lorenzo, sino ad Imperia. Diedi incarico di organizzare un incontro con il Comando delle formazioni SAP di Sanremo e con quello di Bordighera e di Ventimiglia-confine. Fu anche ipotizzato un incontro con le forze operanti sulla costa francese di Mentone e Villafranca sino a Nizza […]” 
Carlo Rubaudo, Storia della Resistenza Imperiese (I Zona Liguria) - Vol. II. Da giugno ad agosto 1944, edito a cura dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, Imperia, Dominici Editore, 1992

Il 30 aprile 1944, Maffini fu inviato in missione speciale in Francia, per un servizio di controspionaggio: avrebbe dovuto scovare spie dell’Ovra e delatori che operavano in Haute Savoie. Individuato dalle autorità elvetiche non poté più rientrare alla base; riuscì comunque a far passare, via filiera (Belluno), le notizie richieste.  
Da questo momento Maffini ritornò in Francia, la sua missione in Italia era finita, ha dichiarato di avere atteso per otto giorni alla frontiera di Ventimiglia la guida che lo doveva aiutare a superare il confine: con lui c'era anche una famiglia di ebrei. <479
479 A. Bechelloni, M. Astolfi, Darno Maffini raconte, op. cit., p. 53.
Eva Pavone, Gli emigrati antifascisti italiani a Parigi, tra lotta di Liberazione e memoria della Resistenza, Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Firenze, 2013
 
Intanto nell'entroterra si moltiplicano le azioni di guerriglia da parte dei gruppi partigiani formati in preponderanza da Ventimigliesi...
Nel giugno del 1944 un gruppo di 63 cittadini ventimigliesi, fra i quali una donna, già individualmente impegnati nella lotta di liberazione, si attestavano in località Cimone sui pendii nel Monte Grammondo (Frazione Villatella) non lontano dalla frontiera, organizzandosi come «Distaccamento Partigiano Grammondo» con raggio d’azione in Val Roia e Val Bevera, fra Olivetta San Michele, Airole e Ponte San Luigi.
Ecco le principali missioni del gruppo [...]
6) a seguito di queste ed altre minori azioni, la sede del distaccamento veniva individuata dal Comando Tedesco e il Comando Partigiano decideva allora di spostarla oltre confine, sul pendio ovest del Grammondo in località Alborea [o Albarea] del Comune francese di Sospel, ... vengono imprigionati a Sospel, selvaggiamente torturati, massacrati... I superstiti, diversi dei quali feriti [tra i quali] Lippolis [Pietro Morgan Lippolis], curato dai Fratelli Maristi), passano a far parte di altre unità partigiane...
Nell'agosto 1944, a seguito dello sbarco sulle coste di Provenza delle truppe alleate, che ben presto liberavano interamente il Dipartimento di Nizza attestandosi sul nostro confine, i nostri partigiani prendevano contatto via terra e via mare (si veda la relazione sulla «Missione Corsaro») con i Comandi Alleati e gli appartenenti alla resistenza cominciarono a passare in numero sempre crescente la frontiera per arruolarsi nelle formazioni alleate e poter cosi più attivamente contribuire alla liberazione. 
Oltre ai partecipanti alla scuola sabotatori, di cui si fa cenno nel resoconto della «Missione Corsaro», furono parecchie decine i Ventimigliesi passati in Francia e incorporati nelle unità alleate.
Molti dei Ventimigliesi incorporati nelle unità alleate unita­mente a numerosi partigiani parteciparono alla fine marzo 1945 con le truppe alleate alla sanguinosa battaglia dell’Aution, che terminava con la cacciata delle truppe tedesche dal Bacino del Roia...
Redazione, Martirio e Resistenza della Città di Ventimiglia nel corso della 2^ Guerra Mondiale. Relazione per il conferimento di una Medaglia d’Oro al Valor Militare, Comune di Ventimiglia (IM), 1971
 
La zona Nervia di Ventimiglia fotografata dalla collina di Collasgarba qualche giorno dopo il bombardamento del 10 dicembre 1943 - Fonte: Silvana Maccario 
 

10 dicembre 1943, venerdì
Prima incursione aerea su Ventimiglia, alle ore 13,30 circa. Prima è stato sorvolato e bombardato il ponte sul Nervia, verso Vallecrosia. Il ponte è rimasto intatto, ma sono state mietute molte vittime.
Pochi minuti dopo, altro stormo di aeroplani, circa 26, che ha colpito le Gianchette, in via Tenda. Le vittime, fra un posto e l’altro, oltrepassano il centinaio. Il frantoio, la casa Palmero e tutte le case vicine sono state rase al suolo.
Caterina Gaggero Viale, Diario di Guerra della Zona Intemelia 1943-45, Edizioni Alzani, Pinerolo, 1988 

"... stavamo ritornando a casa ed eravamo giunti all’inizio del rettilineo che porta al cavalcavia di Nervia quando avvertimmo il rombo degli aeroplani. Alcuni passanti ci gridarono di toglierci dalla strada e di gettarci al riparo in una cunetta. E così facemmo. Coricati sulla schiena, vedemmo le fortezze volanti sorvolare Monte Agel, quello sopra Mentone, e puntare dritto. Era la direzione sempre seguita, ma stavolta vidi staccarsi da sotto le carlinghe dei cilindri d’acciaio e venire giù come piombi. Poi scoppiò l’inferno e non ho capito più niente… Gli scoppi cessarono all’improvviso e la terra smise di tremare. Una gran nube si levava dalle case di Nervia e molta gente correva per portare soccorso mentre altri fuggivano in senso inverso per allontanarsi dalle case diroccate… Nervia non c’è più. Tutte le case sono distrutte. I morti non si contano. Nell’ospedale di Ventimiglia i feriti vengono distesi a terra su materassi."
Marino Cassini, I Ricordi di Cirò, Il Grappolo, 2000 


L'opuscolo Martirio e Resistenza della Città di Ventimiglia..., Op. cit., dipinge, altresì, sempre in riferimento agli abitanti di Ventimiglia (IM), un quadro esauriente riferito alle vittime civili di guerra (spiccano le tragiche conseguenze dei terribili bombardamenti aerei del 10 dicembre 1943 sulla zona Nervia, a levante, e sulla zona Gianchette, poco a ponente del centro urbano), ai caduti militari sui vari fronti, ad altri caduti civili per altri fatti di guerra, ai caduti civili per azioni naziste, ai deportati politici, agli internati militari nei campi tedeschi e ad altri aspetti importanti di quel drammatico periodo.
Adriano Maini
 
In montagna, su per giù nel periodo stesso in cui vi sale Don Micheletto, vi si trasferiscono pure, per entrare fra i partigiani, col consenso e l'appoggio del loro maresciallo, i carabinieri di Ventimiglia, portandosi armi e bagagli.
Il maresciallo, rimasto in Ventimiglia con lo scopo di difenderli, verrà deportato in Germania, sebbene avesse quattro figli ancora piccoli.
La famiglia del maresciallo abitava in Camporosso.
Anche il maresciallo e la di lui moglie avevano esortato Don Micheletto a non presentarsi nell'esercito di Salò ed a recarsi in montagna.
Giovanni Strato, Op. cit. 

Fine ottobre 1944 - La "diaspora"
A proposito di "diaspora", parola nata per indicare la dispersione nel mondo del popolo ebraico, qualcuno è in grado di ricordare adeguatamente gli ebrei ventimigliesi scomparsi nel nulla? Io ho in memoria un nome sicuro: i fratelli Bassi [n.d.r.: invero - vedere anche infra - si trattava di padre e figlio: Ettore, il padre, e Marco, il figlio], merciai in via Cavour, ed uno incerto: il dottor Geva, con studio all'inizio di via Cavour [...]
Renato Pastorino, "Flashes" di guerra 1940-1945 in Renzo Villa e Danilo Gnech (a cura di), Ventimiglia 1940-1945: ricordi di guerra (con la collaborazione di Danilo Mariani e Franco Miseria), Comune, Studio fotografico Mariani, Dopolavoro ferroviario, Ventimiglia, 1995
 
Motivazione della medaglia d'argento (Decreto presidenziale 11 luglio 1972 in Gazzetta Ufficiale n. 319 del 9 dicembre 1972) concessa alla memoria per attività partigiana al partigiano Fulvio "Lilli" Vicàri, nato a Ventimiglia (IM) il 18 novembre 1919, che si era già distinto ai primi di luglio 1944 nella difesa di Rocchetta Nervina (IM) e nell'autunno successivo nelle battaglie per Pigna (IM), ufficiale di collegamento della V^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione", morto a difesa della polveriera, presa in possesso dai patrioti, di Gavano: Durante due giorni di cruenti combattimenti, sotto l'intenso fuoco dell'artiglieria e dei mortai avversari, infondeva nei commilitoni, con il suo sereno comportamento, coraggio e determinazione a resistere. Accortosi che una mitragliatrice pesante stava per essere catturata dal nemico, si lanciava alla testa di pochi ardimentosi al contrassalto, riuscendo a frenare l'impeto avversario ed a salvare l'arma. In una successiva azione contro una colonna nemica, colpito a morte, cadeva per la libertà della Patria. - Rocchetta Nervina (Imperia), 3 giugno 1944 -  Val Gavano di Triora (Imperia), 15 marzo 1945

1 febbraio 1945 - Dal comando della V^ Brigata al comandante "Lilli" - Veniva comunicato al garibaldino "Lilli" il suo nuovo incarico al comando di Brigata "pur continuando a rimanere in Val Galvano ad estrarre tritolo dai proiettili d'artiglieria". 
da documento IsrecIm in Rocco Fava, La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo II - Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998 - 1999
 
Con  decreto del Presidente della Repubblica 19 settembre 1994, vistato dalla Ragioneria centrale in data 7 novembre 1994, n.  277/G, e'  stata  concessa la seguente ricompensa al valor militare "alla memoria" per attivita' partigiana:
Croce
Gaggero Davide, nato il 15 febbraio 1910 a Ventimiglia. Vicecomandante di brigata "D.  Novaro" SAP, temerario nelle sue azioni, amato dai suoi gregari, sempre primo nel pericolo, con sorprendente rapidita' con  due suoi compagni di lotta, riusciva a disarmare una parte dei soldati tedeschi del treno armato, dislocato nella stazione ferroviaria di Diano Marina. Al termine della riuscita operazione i tre garibaldini, coi prigionieri, venivano intercettati da altri tedeschi che intimavano loro di arrendersi. Rifiutata la resa, nell'impari lotta che ne seguiva, trasformatosi in un corpo a corpo, sopraffatto da numerosi nemici, il Gaggero soccombeva falciato a bruciapelo da una raffica. Esempio di coraggio, di fede, di eroismo garibaldino. - Diano Marina, 25 aprile 1945. 
Ministero della Difesa, Comunicato, Ricompense al valor militare per attivita' partigiana (GU n.155 del 5-7-1995)
 
 
Fonte: Fondazione Gramsci       
 
 
 
Motivazione della medaglia d'argento concessa alla memoria di Livio Duce. Dalla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana di giovedì 15 gennaio 1948

Con il ricorso ad altre fonti si può integrare questa panoramica, su altre situazioni, sulle interazioni con mirate azioni alleate, sui bombardamenti terrestri e navali degli alleati, sulle stragi compiute dai nazisti (Grimaldi, Torri, Ciotti, Latte), su altri partigiani, su altri antifascisti, su altri uomini deportati, sulla faticosa strada per costituire il C.L.N. Come, ad esempio, su Livio Duce, maggiore dei carabinieri caduto in Grecia in combattimento contro i tedeschi, o sui commercianti ebrei Bassi, Ettore, il padre, e Marco, il figlio, benefattori non solo degli ebrei stranieri in fuga, a causa delle Leggi Razziali antiebraiche del 1938, tramite Ventimiglia e zona verso la Francia nel periodo 1938-1939, ma anche benemeriti della città e del comprensorio, i Bassi, arrestati a Ventimiglia il 26 novembre 1943, incarcerati a Milano e deportati ad Auschwitz, da dove non fecero più ritorno.
Adriano Maini

Ventimiglia (IM): Monumento ai Caduti per la Libertà

Ieri mattina una folla commossa ha dato l'estremo saluto a Luigi Lorenzi, 80 anni, di Latte, frazione di Ventimiglia, floricoltore, partigiano, noto con il nome di «Luigiò». Al suo funerale svoltosi in forma civile una folla immensa di ex commilitoni, rappresentanti di associazioni partigiane, non solo di tutta la provincia, ma anche provenienti dal Basso Piemonte: Boves, Cuneo e San Dalmazzo.
[...] «Forse 'Luigiò' non sarebbe soddisfatto di tutto questo clamore», sottolinea un amico. Lorenzi, che fino all'ultimo ha lavorato nella sua campagna, è stato stroncato in pochi giorni da un aneurisma. Era un personaggio della Resistenza, conosciuto non solo della zona. Pieno di umanità, sempre disponibile per aiutare i più deboli ed esposti ai pericoli della guerra. Negli anni della Resistenza era stato in continuo contatto con le due divisioni che operavano in provincia: la «Cascione» e la «Bonfante». «Non faceva distinzione di fede politica se qualcuno doveva passare la frontiera clandestinamente. Ebrei, antifascisti, perseguitati trovavano in lui l'amico e salvatore». Ha operato durante tutto il periodo che va dal 1943 alla fine dell'ultimo conflitto mondiale, nelle Sap, unità della Resistenza che operavano all'interno della città. Sposato, lascia una figlia e due nipoti. «Non ha mai smesso fino all'ultimo di essere un altruista - dicono di lui chi lo conosceva bene. Con 'Luigiò' scompare una delle figure più significative di quel tragico periodo». Nel dopoguerra aveva continuato nella vita a essere un generoso, agendo nell'ombra e non cercando mai posizioni di prestigio o di primo piano. A Boves, e in altri centri piemontesi e liguri, inviava gratuitamente i suoi fiori in occasioni di cerimonie per l'anniversario della Liberazione o di altre ricorrrenze legate alle Resistenza. A Latte non si era mai vista tanta gente. «Resterà nella memoria di tutti - dicono alcuni amici - come il simbolo della solidarietà umana, dove nessun interesse né politico né di lucro ha mai avuto spazio». Convinto comunista, non aveva, però, prevaricato con le sue idee né imposto le sue convinzioni.
Italo Merlo, Passeur per la Resistenza, La Stampa, 26 maggio 1990