giovedì 12 dicembre 2019

La battaglia partigiana dei ponti

Fonte: Wikipedia
 
Particolarmente indica all'azione dei distaccamenti le strade 20 (Ventimiglia-Tenda), 28 (Imperia-Nava-Ceva), la via Aurelia (Ventimiglia-Albenga), la strada che da Albenga porta a Garessio-Bagnasco ecc. e tutte le altre orizzontali, in maggioranza militari che, dalla valle Argentina, o meglio, dalla frontiera, intersecandosi o congiungendosi alle strade sopraindicate, tagliano trasversalmente tutta la zona. Naturalmente, accanto a queste azioni fondamentali devono intensificarsi anche le azioni d'imboscata, l'attacco ai presidi ed ai punti fortificati, l'opera di repressione contro le spie ed i fascisti, e quella suscettibile di portare alla disgregazione delle forze repubblicane ed al loro passaggio nelle nostre file... Dal giugno al settembre 1944 infuriò la battaglia dei ponti, per cui circa settanta furono i manufatti distrutti o seriamente danneggiati... Avere resa impraticabile alle forze tedesche la strada n. 28 significava in quel momento avere messo in crisi tutto lo schieramento nemico... Questo spiega anche perché il Comando della Wehrmacht, in questo importante settore, grazie alla inazione totale delle truppe anglo-americane, scatenasse contro le formazioni partigiane della F. Cascione, con grandi forze ed accanimento non comune, un attacco dopo l'altro, con l'intento di distruggerle, senza per altro riuscirvi, al fine di riacquistare il completo controllo di queste vie di comunicazione ed una maggiore sicurezza nei suoi movinenti, all'interno ed alle spalle del proprio schieramento...  
Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), Vol. III. Da settembre a fine anno 1944, a cura Amministrazione Provinciale di Imperia e patrocinio IsrecIm, Milanostampa Editore - Farigliano, 1977

Il comando della I^ Zona Liguria e l'ispettore Carlo Simon Farini diedero disposizioni affinché venissero distrutti ponti, gallerie e tratti delle principali strade: la statale 20 (Ventimiglia-Tenda), la statale 28 (Oneglia-Nava-Ceva), la Via Aurelia (Ventimiglia-Albenga).
La battaglia partigiana dei ponti, iniziata a maggio 1944, si protrasse sino alla Liberazione, anche perché i tedeschi avevano spostato, dopo lo sbarco alleato in Provenza avvenuto il 15 agosto 1944, il grosso delle loro truppe verso il confine francese, liberando così alquanto le valli a ridosso di Imperia.
Rocco Fava, La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo I, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999

15.5.1944 - Garibaldini della IX brigata Garibaldi distruggono il ponte di "Boetto" presso Agaggio (valle Argentina)
Francesco Biga, Op. cit. 

1-6-1944 - Sabotaggio, con una forte carica di dinamite, al ponte dell'Antognano sulla via Aurelia nei pressi di Albenga [(SV)] con conseguente sospensione del traffico da parte dei Tedeschi.   
Carlo Rubaudo, Storia della Resistenza Imperiese (I Zona Liguria) Vol. II: Da giugno ad agosto 1944, volume edito a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, Imperia, Dominici Editore, 1992 

Giugno 1944: ad opera dei garibaldini della V brigata in località "Stormina" (Triora) salta il ponte della rotabile Molini di Triora-Langan. Garibaldini della predetta brigata distruggono con mine un ponte [19 giugno 1944] sulla rotabile Perinaldo-Apricale [...] Guastatori del 3° battaglione "Artù" [Arturo Secondo] (IV brigata "E. Guarrini") distruggono il ponte della centrale sulla rotabile tra Taggia e Badalucco (valle Argentina) - Guastatori della I brigata "S. Belgrano" [...] fanno saltare il ponte della "Curva Grande" in Ville San Pietro (interrompendo così il traffico nella vallata), un altro in località "Garzi" (Chiusavecchia), un terzo sotto Cesio [...], questi ultimi due sulla strada statale n. 28 (Liguria-Piemonte) - 27.6.1944 - Viene distrutto il ponte di Sant'Antonio [...] presso Badalucco [...] - 28.6.1944 - Garibaldini del 3° battaglione "Artù" (IV brigata) fanno saltare con mine il "Ponte rotto" di Montalto (valle Argentina); esclusa una passerella con cavo d'acciaio, i Tedeschi non riusciranno mai più a ricostruirlo. - 27.6.1944 - Garibaldini del predetto battaglione distruggono pure il ponte di "Campo Marzio" ubicato tra Taggia e Badalucco (valle Argentina).
Francesco Biga, Op. cit. 

La polveriera di Gavano, oggi - Fonte: qui
 
Il materiale esplosivo utilizzato dai partigiani era spesso di recupero e consisteva sovente nel tritolo ricavato, con l'uso dello scalpello, dai proiettili d'artiglieria trovati nelle polveriere di Ville San Pietro [Frazione di Borgomaro (IM)] in Valle Impero o di Gavano [località di Molini di Triora (IM)] in Valle Argentina.
Ma anche dalle mine posizionate nei campi dai tedeschi.
Sovente l'esplosivo consisteva in balistite, adatta più alle cariche di lancio che a quelle dirompenti. Veniva in genere stipato in fornelli esistenti, di cui erano fornite molte strade considerate militari dal passato governo, o appositamente fabbricati.
Tra i partigiani più esperti nel fare brillare esplosivi si ricordano Lorenzo Musso "Sumi" [di lì a qualche mese Commissario Politico al Comando Operativo della I^ Zona Liguria] ed Augusto Bracco Gianni [capo di Stato Maggiore, come da circolare del comando della II^ Divisione del 29 gennaio 1945, della V^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione]. Un eccezionale dinamitardo era Carlo Mosca Moschin [in seguito comandante del Distaccamento "Francesco Agnese" della I^ Brigata "Silvano Belgrano" della VI^ Divisione "Silvio Bonfante"]. Da ricordare ancora due studenti torinesi,  Giuseppe Trovati (Pino) e Rico. Il più celebre, tuttavia, tra questi patrioti guastatori era "Brillun" di Ormea (CN), i cui dati biografici sono scarni, al contrario della sua fama.
Rocco Fava, Op. cit. - Tomo I

Brillun... di cui ignoriamo il vero nome, anziano partigiano, provato minatore, sessantenne, con un grande paio di baffi, con fazzoletto rosso al collo, bevitore e sovversivo d'antica data; faceva scavare un solco sull'arcata del ponte, da una spalletta all'altra, profondo circa venti cm., quindi lui stesso lo riempiva con saponette poste in fila ed inclusa la miccia ed il detonatore, brillava la carica; appartenne alla I^ Brigata... Infine rimarchiamo in modo particolare la figura del garibaldino Fulvio Vicari (1)... Esperto nel preparare mine, scaricare vecchi grossi proiettili e far saltare... 
Francesco Biga, Op. cit.  

In data 10 giugno [1944] il ponte Ròmino, fra Badalucco e Montalto, era stato distrutto dai partigiani.
Giovanni Strato, Storia della Resistenza Imperiese (I^ zona Liguria) - Vol. I. La Resistenza nella provincia di Imperia dalle origini a metà giugno 1944, Editrice Liguria, Savona, 1976, ristampa del 2005 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia 
 
Per lo più i fascisti si facevano sotto nel rischio a cercare i partigiani come capitava, proprio da balordi; ma i tedeschi sempre disciplinati, non si muovevano mai contro i ribelli senza pattuglie caute le salmerie e munizionamento, perché non conoscevano i posti; facevano tutto alla militare, perfettamente in regola. Quando nell'incerto non potevano più andare avanti, e d'un tratto avevano paura di qualcosa, si fermavano lì sul posto per guardarsi intorno; ci piantavano i cartelli achtung banditen, e ci stavano subito attenti, mettendosi al riparo.
- Fatti loro - pensavano i ribelli senza darci troppa importanza, e tiravano avanti come se niente fosse; - cartello più cartello meno - dicevano, - se questo è il loro sistema , anche per noi va bene così.
Adesso però andando avanti, c'è da decidere una cosa molto importante che sarebbe come dire il sabotaggio al completo, senza più tanti perché o percome, come capita capita; bisogna decidere cercando solo di far presto.
È sta faccenda dei ponti che adesso devono deciderla, senza più rimandarla: chissà se l'indovinano a farli saltare, o se pure la sbagliano.
- Sti berodi di inglesi fanno presto loro a parlare; sabotare, dicono, forza sabotare patrioti; che è arrivato il momento di liberarsi dalla dittatura, sì o no? Sì che gli inglesi al sicuro, da radio Londra, fanno presto a dirlo; perché loro non ci stanno tanto lì a pensare abituati come sono ai bombardamenti aerei, come capita capita.
Eppoi perdio però, bisogna esserci lì sul posto con la geme che gli girano le balle, a vedere come si fa per convincerli che bisogna fare così: epperciò i partigiani dicono che è un peccato farli saltare a questo modo da un momento all'altro e chi n'abbe n'abbe, allé si salvi chi può.
Ma è inutile dire che è un  peccato, quando bisogna farli saltare e basta; è inutile, anche se la gente dice che è veramente un peccato, perché una schifosata così non si dovrebbe mai fare, porco di un mondo ladro.
Invece adesso non servono i piagnistei o i discorsi della gente e questo o quest'altro, più così che così.
E allora bisogna imparare subito bene come si fa con l'esplosivo che ci vuole, come si fa a trafficarci dentro per mettercelo giusto con l'occorrente pronto; bisogna sapere se nei piloni ci sono i fornelli sì o no con le cariche, o se bisogna proprio mettersi a fare i guastatori di mestiere rifiniti; se cioè bisogna fare gli artificieri va a ramengo, principiando come si deve; o sennò la va come la va, e guai al mondo.
In pratica del modo pressappoco come farli saltare e di su e di giù, che a sentirlo parlare si capiva era proprio del mestiere, se ne intendeva il Brillun di Ormea, che aveva imparato in Francia manovrando tritolo e dinamite.
Era un partigiano già anzianotto tarchiato rosso di pelo mineur in gamba baffi a punta e fascia in cinta col fazzoletto legato al collo, come nelle cave.
- Si mettono cosi, bon Dieu de la France: le voila mes enfants - , e posava le saponette di tritolo tutte bene in riga nel solco.
Le metteva svelto nello scavo tra le due spallette del ponte, appena sotto la massicciata, come sapeva lui alla distanza giusta dall'arcata, misurando ad occhio la miccia che ci voleva; poi gli davano del fango bello molle da pestarci sopra uno spessore giusto, per non fare cannone.
Lo batteva tutto uguale con le mani larghe sopra il solco, come a farci una soletta liscia liscia; alla fine ci infilava dentro la miccia che misurava sul palmo della mano a seconda di dov'era lontano il riparo e - alé fabbiocchi che brucia la mina; alé che spara, boia faust.
33. Alle volte la miccia bruciava bene perché era di quella buona, e alle volte no, perché magari aveva preso l'umidità; oppure succedeva pressappoco così anche con l'esplosivo, che per esempio non si poteva sempre dosare giusto a occhio, in base allo spessore dell'arcata o al tipo di tritolo che avevano li per lì.
Ecco perciò che proprio sul Tanaro, dove c'era il rischio di più, coi tedeschi vicini pronti ad arrivarci da un momento all'altro, la prima volta non ce la fecero, macché.
Non ce la fecero proprio su quel ponte che pure era da far saltare a tutti i costi, e il Brillun dovette provarcisi parecchie volte mettendocela tutta; ci provava che bisognava vederlo nel traffico che c'era, ricominciando sempre da capo col nervoso.
Con tutto il sudore che gli colava dappertutto, anche dai baffi, masticava la cicca del toscano sempre più accanito; ma va a sapere perché, prova e riprova con tutte quelle cariche e gli scossoni uno più forte dell'altro, non riusciva manco a farci una fessura, niente.
Per essere proprio sinceri, bisogna dire che quel ponte sul Tanaro era ancora uno di quei ponti napoleonici che bisognava vedere com'era fatto preciso, squadrato una meraviglia; ci si vedevano degli incastri nelle pietre vive dei piloni e delle arcate, fatti così precisi da sembrare tutto un blocco unico.
Nemmeno lui, quando lavorava in Francia da mineur, ne aveva mai visto di fabbricati così giusti precisi.
Alla fine si stufò - ma va a ramengo -, e ce ne mise una dose enorme di tritolo, e poi ne ne mise ancora di più con la rabbia che aveva; lo pestò così bene e con tutti i sentimenti dentro lo scavo, che era bastante per un bunker antisbarco in cemento armato, come facevano i tedeschi a quei tempi senza economia.
Quella volta, con tutti che stavano a guardare trattenendo il respiro, il ponte sul Tanaro nel grande scoppio crollò, facendo tremare perfino le rocche dei Saraceni sotto l'Armetta, e anche più in là.
In questo modo, sempre di seguito senza fermarsi, con qualche carica in più o qualche carica in meno, fecero i guastatori nelle vallate di Piemonte e di Liguria. Uno dopo l'altro come capitava, fecero saltare tutti i ponti delle strade che servivano ai tedeschi lungo le vallate, dove c'era maggiormente il traffico dei carriaggi coi rifornimenti ai nazifascisti, e dove ce n'era di meno.
Però, in questo modo era troppo rischioso, per via dell'occorrente che alle volte c'era, ma alle volte non c'era, o non era buono o non funzionava o va a sapere la scalogna che ti capitava, quando eri lì nel procinto; eppoi ci voleva sempre troppo tempo magari con i tedeschi sui calcagni, altro che balle.
Quando i tedeschi dopo i rastrellamenti e le rappresaglie, vollero ripassare da quelle parti. i ponti se li ricostruirono alla bell'e meglio con dei tavolati requisiti dove li trovavano, o sennò con dei pali lì per lì; quando poi se li ricostruirono col genio o con la manovalanza degli ostaggi catturati nei paesi, i partigiani li fecero saltare di nuovo ad uno ad uno.
Ma stavolta perdio fecero alla svelta, senza starci tanto lì sul posto a picconare fin sotto la massicciata, e a metterci la pastetta: stavolta li fecero saltare nel modo giusto tutto in regola, adoperando per lo più le bombe d'aereoplano.
Se le andavano a cercare dove le trovavano; quando non ne trovavano, nei piloni ci mettevano le cariche innescate come si deve, infilandoci sempre la miccia buona, misurata per la distanza giusta dal riparo.
Osvaldo Contestabile, Scarpe rotte libertà. Storia partigiana, Cappelli editore, 1982, pp. 47-49
 
I tedeschi intrapresero spesso l'opera di ripristino, ma con scarsi risultati, perché accadeva anche che lo stesso ponte venisse fatto saltare più volte.

La zona "Tre Ponti" di Sanremo (IM), con la distruzione arrecata da Ghepeu della V^ Brigata
 
Bollettino CLN Alta Italia del 15 settembre 1944 cit. infra. Fonte: Fondazione Gramsci

Azioni di sabotaggio
2 luglio [1944] - Elementi della IV^ Brigata con gruppi locali fanno saltare il ponte fra Borgonmaro e Ville S. Pietro, poi fanno saltare in due punti la strada sotto Borgomanero.
[...]
Luglio. Nel mese di luglio vengono fatti saltare molti ponti e tratti di strada ostacolando così il traffico del nemico.
2 agosto - Garibaldini della V^ Brigata fanno saltare un tronco di strada e di ferrovia ed un ponte nei pressi di Borgo San Dalmazzo [in provincia di Cuneo, vicino al Col di Tenda].
3 agosto - Gli stessi dfanno saltare per una lughezza di 10 m. la strada per Ceriana e la strada tra Badalucco e Vignai.
7 agosto - Un garibaldino della Squadra d'assalto divisionale fa saltare nella zona di Dolcedo due ponti e un tratto di strada.
8 agosto - Garibaldini della IV^ Brigata fanno saltare un ponte tra Taggia e Badalucco e un tratto di strada di circa 12 m. Gli stessi minano i pozzi della medesima strada. Nel pomeriggio fanno saltare il ponte il ponte che da Badalucco conduce a Baiardo.
[...] 20 agosto - Una squadra di guastatori della IV^ Brigata fa saltare il Ponte dei Passi sulla strada Rezzo-S. Bernardo di Conio. Il ponte è crollato in tutta la sua lunghezza per una luce di 15 m.
25 agosto - Garibaldini della V^ Brigata fanno saltare il ponte di Bonda [n.d.r.: invero, si trattò del Ponte di Erici, poco più a valle di quello citato nel Bollettino] sulla strada Pigna-Isolabona.
CLN Alta Italia, Corpo Volontari della Libertà, Comando Generale per l'Italia occupata, Bollettino n° 9 - 15 settembre 1944 -, Dai Bollettini della II^ Divisione d'Assalto Garibaldi "F. Cascione" (22 giugno-27 agosto). Fonte: Fondazione Gramsci

Le azioni importanti portate a termine durante "la battaglia dei ponti" ammontarono a diverse decine.
Tra queste.
I tre ponti nei pressi di San Dalmazzo di Tenda [Saint-Dalmas-de-Tende, dipartimento francese delle Alpi Marittime] saltati in aria per tre volte consecutive nel luglio 1944. Ernesto Corradi (Nettù/Netù/Netu), classe 1894, con la sua banda si era stanziato sul Monte Grammondo, tra Ventimiglia (IM) e la Francia, dal quale controllava le valli del Roia e del Bevera. Per tutto il mese di luglio 1944 Nettù aveva condotto azioni di guerriglia contro il nemico. Il suo gruppo aveva danneggiato gravemente la ferrovia Ventimiglia-Cuneo, facendo brillare molti ponti, e la linea telefonica.
[  Come riportato in Giorgio Lavagna (Tigre), Dall’Arroscia alla Provenza - Fazzoletti Garibaldini nella ResistenzaIsrecim, ed. Cav. A. Dominici, Oneglia Imperia, 1982, Corradi, ottenuto a fine agosto 1944 l'assenso del comandante Libero Briganti Giulio si era spostato con alcuni garibaldini, tra i quali, appunto, Lavagna, verso la Francia per unirsi agli alleati. A settembre 1944 Corradi, Lavagna ed i loro compagni erano stati arruolati nella FSSF, First Special Service Force (chiamata anche The Devil’s Brigade, The Black Devils, The Black Devils’ Brigade, Freddie’s Freighters), reparto d’elite statunitense-canadese di commando, impiegato anche nella Operazione Dragoon nel sud della Francia, tuttavia sciolto nel dicembre 1944; a quella data per non farsi internare, i garibaldini in parola furono costretti ad immatricolarsi nel 21/XV Bataillon Volontaires Etrangérs francese  ]
Nel mese di luglio 1944 furono gravemente danneggiati  nella zona di Imperia anche i ponti di Caramagna e del Prino, come raccontato dal partigiano Amedeo Finocchio (Arizona) in Maurizio Caprile, Bandito zoppo, Edizioni Sabatelli, 1980. Il garibaldino Finocchio fu denominato bandito zoppo dai fascisti della banda Ferraris perché in un'azione di guerra aveva riportato un'infermità permanente alla gamba sinistra. Il ponte di Caramagna ad opera del Distaccamento di Arizona, nel quale operava anche Trubescoi/Trube (Enzo Bavassano). Quello del Prino dietro incursione del I° Battaglione "Carlo Montagna", che stava per essere accorpato alla costituenda IV^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Elsio Guarrini".
A fine luglio il Distaccamento comandato da Basilio Mosconi [Moscone] distrusse il primo ponte sul torrente Nervia tra Isolabona (IM) e Pigna (IM).
Ed ancora. Il ponte di Nava fatto brillare nell'agosto 1944 per l'ennesima volta; il ponte di legno nei pressi di Cesio (IM) fatto saltare il 29 agosto da 2 squadre della IV^ Brigata "Elsio Guarrini" della II^ Divisione "Felice Cascione"; un ponte in zona "Tre Ponti" di Sanremo distrutto ad opera di Ghepeu (Sergio Grignolio), comandante di un distaccamento della V^ Brigata, sempre ad  agosto 1944, Ghepeu autore anche della distruzione a settembre 1944 del ponte di Madonna della Villa a Ceriana (IM).
Rocco Fava, Op. cit. - Tomo I

Un tratto della strada tra Taggia e Badalucco

2-8-1944 - [...] Alcuni garibaldini della V Brigata fanno saltare un tratto di strada ed un ponte nei pressi di Borgo San Dalmazzo [...]
4-8-1944 - [...]  Alle ore 24 alcuni garibaldini del 3° Distaccamento della IV Brigata fanno saltare il secondo ponte della strada Taggia-Badalucco [...]  
5-8-1944 - [...] Elementi del 9° Distaccamento della IV Brigata fanno esplodere i fornelli da mina della strada Taggia-Badalucco ottenendo un'interruzione di circa dodici metri. Riescono pure a far saltare un ponte sulla strada militare che da Badalucco conduce a Baiardo [...]
20-8-1944 - Garibaldini della IV Brigata fanno saltare il Ponte dei Passi [nel comune di Rezzo (IM)] impiegando kg 15 di esplosivo. Il ponte crolla in tutta la lunghezza [...] 
22-8-1944 - [...] L'8° Distaccamento "C. Queirolo" (V Brigata) fa crollare il ponte di Montalto Ligure.
25-8-1944 - [...] Il Ponte Bonda [in effetti si trattava del secondo ponte sopra Isolabona, in direzione di Pigna] viene fatto saltare totalmente in aria  [...]
28-8-1944 - [...] Il comandante "Ramon" [Raymond Rosso] con quattro garibaldini sorprende le sentinelle nemiche e fa saltare il ponte di Borgo di Ranzo [...]
30-8-1944 - [...] Il comandante "Ramon" con due garibaldini  fa saltare il ponte di Borghetto d'Arroscia [...] Due squadre del 2° Distaccamento (IV Brigata) fanno saltare il ponte di legno presso Cesio [...]
Carlo Rubaudo, Op. cit.
 

Settembre 1944: [...] distrutto un ponte sulla rotabile Vignai-Badalucco da garibaldini della V brigata [...] distrutto nuovamente il ponte di "Carpi"[...] distrutti i ponti vecchio e nuovo della rotabile che porta ad Apricale [...] - 3.9.1944 - Il battaglione "Lupi" (I brigata) al comando di E. Pelazza nelle priem ore del mattino piazzati i mortai contro le postazioni nemiche del ponte di Nava riesce nuovamente a far saltare il manufatto appena ricostruito dai Tedeschi [...] 30.9.1944 - Nuovamente distrutto il ponte dei "Passi" sulla rotabile Triora-Rezzo ed il ponte di Borgo di Ranzo rispettivamente dai garibaldini della IV brigata e del comandante "Ramon" (I brigata) - 30.9.1944 - Guastatori della I brigata fanno crollare il ponte sul Tanaro a Ponte di Nava.
Francesco Biga, Op. cit. 

Il 26 agosto u.s., alle ore 10,30, in S.Remo, evadeva da un gabinetto di decenza certo Sergio Grignolio, fermato in precedenza da militi dell'U.P.I. della G.N.R. per misure di P.S.
Notiziario della Guardia Nazionale Repubblicana del 9 settembre 1944, p. 24. Fonte:  Fondazione Luigi Micheletti  
 
A qualunque costo bisognava interrompere la strada. Mi offersi di far saltare il ponte della Madonna della Villa, operazione che avrebbe, se fosse riuscita, interrotto completamente il traffico tra Ceriana e Baiardo. Mi posi in contatto con altri nostri compagni della zona e, la stessa notte del combattimento, sotto una pioggia dirotta, un piccolo gruppo capitanato da me, da Edmondo e da Mario si portò sul ponte. Vi scavammo tre buche, le riempimmo di esplosivo, facemmo allontanare i compagni e io e Mario demmo fuoco alle micce. Soltanto due mine saltarono: il ponte, per quanto danneggiato, rimaneva servibile. Ritornammo sul posto, preparammo una terza carica, accendemmo e stavamo per ritirarci quando la mina scoppiò improvvisamente [6 settembre 1944]. Fummo avvolti in una nube di fuoco e di fumo, mentre una pioggia di pietre ci investiva in pieno. Ma evidentemente qualche santo ci proteggeva, perchè ce la cavammo senza una scalfitura.
Sergio Ghepeu Grignolio in Mario Mascia, L’epopea dell’esercito scalzo, Ed. Alis, Sanremo, 1946, ristampa 1975, a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia

Ponte distrutto dai garibaldini della V^ Brigata nei pressi della centrale elettrica di Taggia (IM) - Fonte: F. Biga, Op. cit.
 
Alla metà di settembre del 1944 l'ispettore Simon [detto anche Manes, Carlo Farini, Ispettore Generale al Comando Operativo della I^ Zona Liguria, dal 4 febbraio 1945 vice comandante del Comando militare unificato ligure] ed il commissario divisionale [Giulio, Libero Remo Briganti, commissario politico del distaccamento garibaldino costituito il 22 febbraio 1944 alla Maddalena di Lucinasco (IM), poi della IX^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione" che, da quello, il 20 giugno 1944 si sviluppa, con sede nel bosco di Rezzo (IM), e infine commissario politico della II^ Divisione "Felice Cascione" germinata dalla IX^ Brigata il 7 luglio 1944], a causa della nuova, insperata, favorevole situazione determinatasi con lo spostamento di quasi tutte le forze tedesche sulla frontiera francese e conseguente sguarnimento del retroterra imperiese, avevano emanato nuove disposizioni per distruggere nuovamente i ponti ricostruiti dal nemico sulle strade n. 20 e 28. Per questo motivo la battaglia dei ponti non ebbe termine, come era stato previsto, ai primi giorni di settembre, ma fu prolungata per i motivi strategici predetti...  
Francesco Biga, Op. cit. 

In Valle Arroscia il danneggiamento per due volte del ponte della "Savonera" a sud di Pieve di Teco (IM) sulla statale 28 e di quello di Vessalico (IM) sulla strada Pieve di Teco-Albenga.
Intensificando la battaglia per la distruzione dei ponti per ostacolare il previsto grande rastrellamento nemico, la notte del 5 ottobre 1944 gli uomini del Distaccamento di Raymond (Ramon) Rosso (il quale diventerà in seguito capo di Stato Maggiore della I^ Brigata "Silvano Belgrano" della VI^ Divisione "Silvio Bonfante") fanno saltare il ponte di Borgo di Ranzo, nel comune di Ranzo (IM).
Doveva seguire la stessa sorte il ponte di Vessalico (IM), già distrutto il 4 luglio 1944.
I tedeschi, per riattivarlo, avevano dislocato un presidio di sessanta uomini con cinque mitragliatori. Decisi ad attaccarlo, il giorno 8 ottobre 1944 i comandanti “Cion” [Silvio Bonfante], Giorgio, [Giorgio Olivero, comandante della Divisione "Silvio Bonfante"] e Stalin (Franco Bianchi, in seguito comandante del Distaccamento "Giovanni Garbagnati" della I^ Brigata "Silvano Belgrano" della Divisione "Silvio Bonfante") radunano gli uomini: trenta garibaldini del Distaccamento d'assalto “Giovanni Garbagnati”, che sostavano a Pieve di Teco (IM) dopo l'attacco a Cesio (IM), e quindici uomini del Distaccamento “Giuseppe Maccanò” della III^ Brigata "Ettore Bacigalupo", comandati da Fra Diavolo (anche Garibaldi, Giuseppe Garibaldi, già a capo nell'autunno 1943 di un piccolo gruppo partigiano in Cipressa (IM), verso la fine della guerra comandante della IV^ Brigata "Domenico Arnera" della VI^ Divisione "Silvio Bonfante") ... Rimanevano feriti gravemente Cion, Calogero Madonìa (Carlo Siciliano) e Sandro Nuti (Scrivan). Sei  tedeschi uccisi e cinque altri fatti prigionieri e in seguito scambiati con altrettanti ostaggi civili in mano al nemico...
L'avvicinamento a Vessalico è compiuto all'indomani alle 6 antimeridiane... A Perinetti, Frazione di Vessalico (IM), i garibaldini si dispongono su tre colonne, ciascuna composta da due squadre... Accortisi dell'insidia, i tedeschi danno l'allarme abbandonando il ponte in costruzione ...
Il ponte viene definitivamente distrutto da una squadra del Distaccamento “Giovanni Garbagnati” della I^ Brigata "Silvano Belgrano".
I ponti tra Oneglia e Ceva fatti saltare dai garibaldini e ricostruiti in legno dai tedeschi sono sorvegliati a vista dagli stessi: da una missiva della Sezione SIM Fondo Valle della II^ Divisione al comando della I^ Zona operativa Liguria ed al SIM della  II^ Divisione.
Un documento della Prefettura di Savona in data 15 novembre 1944 riportava che il podestà di Ortovero aveva comunicato che il 4 novembre "il ponte esistente nell'abitato della frazione Pogli, su cui corre l'interprovinciale Albenga-Pieve di Teco, veniva distrutto da un ordigno esplosivo ad opera di partigiani. Il traffico è stato interrotto".
Rocco Fava, Op. cit. - Tomo I 

- 5.10.1944 - Mentre i Tedeschi tentano per la quarta volta la ricostruzione del ponte di Vessalico, i garibaldini di "Ramon" fanno saltare il ponte di Ranzo alle loro spalle per impedir loro la ritirata in previsione dell'attacco al paese da effettuarsi da distaccamenti della I^ Brigata.
- 6.10.1944 - Nuovamente distrutti due ponti sulla strada statale Pieve di Teco-Colle San Bartolomeo da garibaldini del distaccamento "Angelo Viani" (I^ Brigata).
- 9.10.1944 - Distruzione completa del ponte di Vessalico operata da una squadra del distaccamento d'Assalto "G. Garbagnati" alla presenza di Guglielmo Vittorio (Vittò) comandante della V Brigata e del C.S.M. Augusto Bracco (Gianni) della IV Brigata.
- 11.10.1944 - Il ponte di Leca (Valle Arroscia) è distrutto da una squadra del distaccamento "Angelo Viani" (I^ Brigata).
- 11.10.1944 - Il ponte tra San Lazzaro e Caravonica (già distrutto due volte) viene fatto saltare dal distaccamento di "Romolo" (IV Brigata).
Tra ottobre e novembre, per opera dei garibaldini, vengono ancora una volta distrutti i ponti della Paperera, Teglia, San Luigi, Quarti, e ponte di Nava sul Tanaro.
Novembre 1944:
Novembre 1944 - distruzione del ponte di legno tra San Lazzaro Reale e Caravonica operata dai Garibaldini della IV Brigata.
- Garibaldini della V Brigata fanno saltare il passo di Drego in valle Argentina; i tedeschi sgombrano la località.
9.11.1944 - I tedeschi trasportano a Cesio le rotaie del tranvai d'Imperia per riparare il ponte locale. [...]
16.11.1944 - Garibaldini della IV Brigata distruggono il ponte di Borgomaro e Ville San Pietro, di cui i tedeschi inizieranno la ricostruzione il 4.2.1945.
19.11.1944 - Una squadra del distaccamento "Filippo Airaldi" distrugge il ponte di Perinetti (presso Muzio in valle Arroscia), azione rischiosa in quanto che nei pressi i Tedeschi avevano costruito una postazione munita di cannoni anticarro.
21.11.1944 - All'alba una squadra garibaldina del distaccamento "Filippo Airaldi" distrugge il ponte di Pogli (Valle Arroscia) tra lo stupore dei Tedeschi che si trovavano nel paese. [...]
27.11.1944 Squadra d'assalto garibaldina "IV" ("V" Brigata) comandata da Giovanni Alessio (Peletta) distrugge due ponti sulla mulattiera presso frazione Glori (Valle Argentina).
Dicembre 1944:  [...]
- 14.12.1944 - Garibaldini del distaccamento "G. Bortolotti" (I^ brigata) al comando di "Ramon" ancora una volta distruggono il ponte di Perinetti sulla statale 28 bis (valle Arroscia)
- 27.12.1944 - Guastatori della IV brigata demoliscono il ponte sul torrente Impero a monte di Borgomaro
Francesco Biga, Op. cit.

Ramon (Raymond Rosso, a questa data ormai capo di Stato Maggiore della Divisione "Silvio Bonfante") fece saltare il secondo arco del ponte di Borgo di Ranzo "ed ha ordinato di fare saltare i 3 ponti dei Cavalieri", come sottolineato in una circolare del comando della Divisione "Silvio Bonfante" in data 24 febbraio 1945.
Ancora Ramon, il 24 febbraio, con un garibaldino del Distaccamento "Maccanò", intercettò due carri portanti materiale tedesco per la ricostruzione del ponte di Borgo di Ranzo e gettò, come lasciò scritto Luigi Pantera Massabò, già vicecomandante della Divisione "Silvio Bonfante" (in Cronistoria militare della VI^ Divisione “Silvio Bonfante” <diario inedito nel 1999, conservato presso l’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia>), le parti in ferro, rotaie di ferrovia, destinate per la ricostruzione del ponte in un burrone e facendo bruciare le parti in legno.
In quel periodo, nel tentativo di limitare la distruzione di ponti da parte delle formazioni garibaldine, le autorità fasciste presero la decisione di fare sorvegliare alcune di queste opere da gruppi di civili. Il comando della Divisione "Silvio Bonfante" chiese la collaborazione dell'aviazione alleata, la quale, in effetti, colpì nei giorni seguenti la zona dell'immediato retrofronte, cercando di neutralizzare le tre batterie antiaeree di Isolabona in Val Nervia.
Il 27 febbraio 1945 Ramon, coadiuvato da uomini del Distaccamento "Filippo Airaldi" della II^ Brigata "Nino Berio" della Divisione "Silvio Bonfante", faceva brillare il ponte di Pogli, nel comune di Ortovero (SV), appena ricostruito dai tedeschi. Sempre a febbraio ad Alassio (SV) Cis Giorgio Alpron [capo di Stato Maggiore della I^ Brigata "Silvano Belgrano" della Divisione "Silvio Bonfante"] e Moschin Carlo Mosca, capo di un nucleo della I^ Brigata, facevano saltare il ponte Sant'Anna sull'Aurelia.
E Cis Giorgio Alpron, con l'ausilio del caposquadra "Mancinotto" [Giuseppe Gismondi] e di alcuni uomini del Distaccamento "Angiolino Viani", il 17 aprile 1945 faceva nuovamente saltare il ponte tra Degna e Vellego [Frazioni di Casanova Lerrone (SV)] sulla strada Albenga-Cesio.       
Rocco Fava, Op. cit. - Tomo I

 
22 febbraio 1945 - Dalla Sezione SIM Fondo Valle della Divisione "Silvio Bonfante" al comando della I^ Zona Operativa Liguria ed al comando della Divisione "Silvio Bonfante" - Relazionava che "è in atto un ripiegamento dei tedeschi dalla riviera ligure verso nord; osservando la via Aurelia si notano drappelli di tedeschi che, approfittando di mezzi civili e militari, si dirigono verso i centri ferroviari di Ceva ed Ormea. I ponti tra Oneglia e Ceva fatti saltare dai garibaldini e ricostruiti in legno sono sorvegliati a vista dagli stessi..."

24 febbraio 1945 - Dal commissario prefettizio di Albenga (SV) alla popolazione di Albenga - Manifesto-avviso: "... Il comando militare tedesco dispone che il ponte sul Neva sia sorvegliato dai civili del luogo giorno e notte. Gli inadempienti saranno perseguiti ai sensi delle vigenti leggi di guerra...".

9 marzo 1945 - Dal comando della I^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Silvano Belgrano", del Corpo Volontario della Libertà Liguria aderente al CLN, al comando della Divisione "Silvio Bonfante" - Comunicava che "oggetto: Relazione diroccamento ponti di Degna e Garlenda. Al Comando Divisionale. Il giorno 1-3-45 una squadra del dist. G. Garbagnati con l'ausilio di civili reclutati sul posto faceva diroccare con mezzi di fortuna (picchi, pale, palanchini) il ponte di Degna. Il giorno 5 c.m. invece con brillamento di 3 mine una squadra dello stesso distaccamento rendeva completamente inutilizzabile il ponte di Garlenda. Sia l'uno che l'altro per essere resi utilizzabili devono essere completamente demoliti e ricostruiti su nuove basi. Il Commissario [Federico, Federico Sibilla]. Il Comandante [Mancen, Massimo Gismondi].".

19 marzo 1945 - Dal comando della I^ Brigata della Divisione "Silvio Bonfante" a "Stalin" [Franco Bianchi, comandante del Distaccamento "Giovanni Garbagnati"] - Ordinava "durante la prossima notte, all'una, far saltare il ponte tra Degna e Vellego [Frazioni di Casanova Lerrone (SV)]: occorre essere precisi sull'ora in quanto contemporaneamente salteranno anche le rocche sotto Casanova. Non attaccare pattuglie nemiche per non destare sospetti. Se il ponte non dovesse saltare porre una carica nell'arcata centrale".

21 marzo 1945 - Dal comando della Divisione "Silvio Bonfante", prot. n° 223, al comando della I^ Brigata - Comunicava... chiedeva i motivi per cui risultava brillato il ponte di Degna, ma non erano saltate le rocche sottostanti...

21 marzo 1945 - Dal comando della I^ Brigata al comando della Divisione "Silvio Bonfante" - Comunicava che nella notte tra il 19 ed il 20 marzo una squadra del Distaccamento "Francesco Agnese" [comandato da Buffalo Bill, Bill o Pippo, Giuseppe Saguato] agli ordini del capo squadra "Moschin" [Carlo Mosca] aveva tentato di fare brillare con mine le rocche tra Casanova Lerrone (SV) e Garlenda (SV) per interrompere il traffico stadale ma che l'azione era riuscità a metà data la scarsa conoscenza dell'esplosivo usato e appena arrivato con un lancio alleato] e che la stessa notte una squadra del Distaccamento "Giovanni Garbagnati" al comando di "Stalin" [Franco Bianchi] faceva saltare con parziale risultato il ponte tra Vellego e Degna.

22 marzo 1945 - Dal comando della II^ Brigata "Nino Berio" [comandante "Gino" Giovanni Fossati] della Divisione "Silvio Bonfante" ai Distaccamenti dipendenti - Stabiliva che ogni Distaccamento doveva preparare mine con detonatore a strappo oppure fatte con bombe a mano tedesche a tempo, "legando il filo alla nappina e ricoprendo la bomba di plastico"; che ogni mina, al momento dell'uso, doveva, per aumentarne l'efficienza, essere ricoperta da pietre; che gli ordigni "dovranno essere posti a 300-400 metri" dalle postazioni al momento dell'allarme". E segnalava che l'esplosivo per la costruzione delle mine si trovava presso il Distaccamento "Giuseppe Catter".

28 marzo 1945 - Dal comando della III^ Brigata "Ettore Bacigalupo" al comando della VI^ Divisione "Silvio Bonfante" - Relazionava che... a Vessalico (IM) i tedeschi avevano rinunciato a ricostruire il ponte, "facendo saltare la parte che avevano già ricostruito" ...

31 marzo 1945 - Dallo Stato Maggiore della VI^ Divisione "Silvio Bonfante", prot. n° 19, al comando della VI^ Divisione - Riferiva ... le azioni svolte durante il mese di marzo, tra cui il brillamento dei ponti del Cavaliere e l'attentato contro il ponte di Vessalico che aveva costretto i tedeschi a fuggire...

3 aprile 1945 - Dal comando della I^ Brigata al comando della VI^ Divisione "Silvio Bonfante" - Resoconto delle azioni compiute dalla Brigata nel mese di marzo: il 5 marzo 1945 una squadra del Distaccamento "Giovanni Garbagnati" [comandato da Stalin, Franco Bianchi] faceva brillare un ponte a Garlenda (SV); ... il 12 marzo una squadra del Distaccamento "Giovanni Garbagnati" faceva saltare il ponte a Chiappa, [Frazione di San Bartolomeo al Mare (IM)]; il 13 marzo un'altra squadra di detto Distaccamento faceva brillare il ponte del Molino del Fico in Località Pian del Cervo di Pairola [Frazione di San Bartolomeo al Mare (IM)]; il 20 marzo ancora una squadra del Distaccamento "Giovanni Garbagnati", direttamente comandata da Stalin, faceva saltare il ponte tra Vellego e Degna [Frazioni di Casanova Lerrone (SV)]; ... il 22 marzo riusciva solo in parte l'azione contro il ponte di Santa Croce sulla Via Aurelia nei pressi di Alassio [(SV)]...

14 aprile 1945 - Dal comando della II^ Brigata "Nino Berio" al comando della VI^ Divisione "Silvio Bonfante" - Resoconto delle azioni compiute dalla Brigata nel mese di marzo: ... il 19 ad opera delle squadre di "Gin" [Angelo Recagno] e di "Cimitero " [Bruno Schivo] era saltato il ponte del Cavaliere a Borgo di Ranzo...

18 aprile 1945 - Dal comando della VI^ Divisione "Silvio Bonfante", prot. n° 302, al Comando Operativo della I^ Zona Liguria - Comunicava che il giorno prima una squadra comandata dal capo squadra "Mancinotto" [Giuseppe Gismondi] e da "Cis" [Giorgio Alpron, capo di Stato Maggiore della I^ Brigata "Silvano Belgrano"] aveva fatto nuovamente brillare il ponte tra Degna e Vellego [Frazioni di Casanova Lerrone (SV)].

20 aprile 1945 - Da "Fedé" al SIM della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione" - Segnalava che "... Il ponte dell'officina sopra Taggia è saltato in aria uccidendo 4 tedeschi e 3 civili... ".

da documenti IsrecIm in Rocco Fava, Op. cit. - Tomo II

(1)  Il partigiano Fulvio "Lilli" Vicàri, nato a Ventimiglia (IM) il il 18 novembre 1919, che si era già distinto ai primi di luglio 1944 nella difesa di Rocchetta Nervina (IM) e nell'autunno successivo nelle battaglie per Pigna (IM), ufficiale di collegamento della V^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione", morì a difesa della polveriera, presa in possesso dai patrioti, di Gavano. Questa la motivazione della medaglia d'argento (Decreto presidenziale 11 luglio 1972 in Gazzetta Ufficiale n. 319 del 9 dicembre 1972) concessa alla memoria per attività partigiana: Durante due giorni di cruenti combattimenti, sotto l'intenso fuoco dell'artiglieria e dei mortai avversari, infondeva nei commilitoni, con il suo sereno comportamento, coraggio e determinazione a resistere. Accortosi che una mitragliatrice pesante stava per essere catturata dal nemico, si lanciava alla testa di pochi ardimentosi al contrassalto, riuscendo a frenare l'impeto avversario ed a salvare l'arma. In una successiva azione contro una colonna nemica, colpito a morte, cadeva per la libertà della Patria. - Rocchetta Nervina (Imperia), 3 giugno 1944   Val Gaviano di Triora (Imperia), 15 marzo 1945

1 febbraio 1945 - Dal comando della V^ Brigata al comandante "Lilli" - Veniva comunicato al garibaldino "Lilli" il suo nuovo incarico al comando di Brigata "pur continuando a rimanere in Val Galvano ad estrarre tritolo dai proiettili d'artiglieria". da documento IsrecIm in Rocco Fava, Op. cit. - Tomo II

Il partigiano Giovanni Rebaudo* Jeannot/Janot/Janò/Monaco ricordava in una sua memoria: Dopo aver camminato in salita per circa mezz'ora, siamo arrivati su un costone in vista della polveriera di Gavano, che si intravvedeva nel vallone sottostante. Era nostra intenzione passare di lì a fare una visita a Fulvio Vicari (Lilli) che sapevamo trovare insieme ai suoi artificieri. Purtroppo appena arrivati dovevamo apprendere una tragica notizia... “Lilli” era diventato un esperto artificiere nel fabbricare mine e preparare le cariche. Nel periodo di attività da guastatore e artificiere, oltre al pezzo di strada fatta saltare la notte di capodanno, “Lilli” aveva diretto parecchie altre azioni nella battaglia dei ponti. La polveriera di Val Gavano era rifornitissima di granate e di proiettili di artiglieria di grosso calibro. Era una polveriera che riforniva tutto il settore della G.A.F. (Guardia alla frontiera) sul fronte occidentale nel periodo della guerra contro la Francia... di stanza nella caserma di Arma di Taggia negli anni dal 1941 al 1943 sovente ero già andato proprio in quella polveriera a fare rifornimenti di proiettili per le esercitazioni...

A Fulvio Vicàri venne in seguito intitolato il VI° Distaccamento del II° Battaglione "Marco Dino Rossi" della V^ Brigata

A Gavano... anche il fratello [Eliano Camillo Vicàri, comandante di un Distaccamento della V^ Brigata] rimase gravemente ferito... Francesco Biga, Op. cit

... Dopo l'eccidio di Gordale, passando per Val Gavano seppi della morte di Lilli, morte straziante.
Posta la salma in una cassa i partigiani presenti organizzarono un presentat-arm. Segno affettuoso senza dubbio. Mi si era presentata la donna amata da Lilli, colei che alcuni ritenevano responsabile delle sue imprudenze. Mi si era consigliato di farla fucilare, ma ebbi pietà di lei. Si era inginocchiata ai piedi e mi abbracciava le ginocchia piangendo e pronunciando la frase "Povero bimbo mio" ... Fragola Doria [Armando Izzo] in La V^ Brigata d’Assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni” (Dal Diario di “Domino nero” - Ermando Micheletto), di don Ermando Micheletto,  Edizioni Micheletto, Taggia (IM), 1975

* Giovanni Rebaudo [famiglia di Pigna (IM), poi residente a Ventimiglia dalla Liberazione sino alla morte], nato a Monaco Principato il 29 novembre 1921. Militò nella Resistenza in seguito ai bandi di arruolamento della R.S.I. del 24 giugno 1944. Come molti altri giovani preferì combattere per la libertà, anziché al servizio dell'occupante tedesco. Entrò a far parte del Distaccamento di Buggio [Frazione di Pigna (IM)] comandato da Carlo Cattaneo "Carletto", di Ventimiglia, Distaccamento che operava nella zona di Carmo Langan [Comune di Castelvittorio (IM)]. Dopo una settimana, il 2 luglio 1944 ebbe il suo battesimo del fuoco con la battaglia di Castelvittorio. Dopo il relativo sbandamento si ricompose a Cima Marta un distaccamento comandato da Basilio Mosconi [Moscone, in seguito comandante del II° Battaglione "Marco Dino Rossi" della V^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni"]. Con questo partecipò a numerose ed importanti azioni: a fine luglio 1944 distruzione del primo ponte sul torrente Nervia dopo Isolabona (IM) in direzione di Pigna per tagliare i rinforzi ai tedeschi; a Passo Muratone e Monte Lega con la cattura di un cannone nemico, che venne poi usato contro la caserma di Dolceacqua (IM); presa di Pigna e difesa della sua Repubblica Partigiana. Tra l'8 e il 18 Ottobre 1944 partecipò con tutta la II^ Divisione "Felice Cascione" alla ritirata su Fontane [Frazione di Frabosa Soprana (CN)] passando da Viozene [Frazione di Ormea (CN)]. In novembre ci fu il rientro in Liguria a riprendere i territori abbandonati, ricostituendo le Brigate. Il 6 gennaio 1945 Giovanni Rebaudo si batté fra Agaggio e Glori [Frazioni di Molini di Triora (IM)] contro i militi del Battaglione Monterosa di stanza a Molini di Triora, lasciando un'immediata relazione scritta, in cui tra l'altro si evince che "i fascisti scappando abbandonarono 2 muli, uno carico di un mortaio da 81 mm e rispettive munizioni, l'altro di dolci per festeggiare la befana fascista". A marzo andò in missione a Pigna per ricostituire una formazione: qui subì il rastrellamento del 10 marzo 1945 che portò alla cattura di numerosi ostaggi ed alla fucilazione di 14 suoi compagni partigiani a Latte [Frazione di Ventimiglia (IM)]. Il 24 aprile 1945 era con tutta la  II^ Divisione "Felice Cascione" a Baiardo (IM) quando il Comandante Vitò [Vittorio Giuseppe Guglielmo] dispose il piano di occupazione della costa... Vittorio Detassis

Ghepeu, al secolo Sergio Grignolio, scuote l'indice verso di me e ride di un riso franco da buon ragazzone quale egli è. Adesso esageri... dice. Protesta allegramente perchè l'ho presentato al Governatore, capitano inglese Garigue, e ad altri ufficiali come il “bridge blower”, cioè l'uomo che fa “saltare i ponti”. Protesta e ride, ma si vede che ne è compiaciuto. In verità Ghepeu è il tipico partigiano. Alto, di membra possenti, ha una bellissima testa ricciuta ed un volto da buon ragazzo, illuminato da due magnifici occhi castani. Si tiene ritto innanzi al generale Graham, venuto a Sanremo in occasione della rivista della vittoria e della pace e si dondola un po' su una gamba ed un po' sull'altra, impacciato e rosso in volto. Nessuno immaginerebbe che egli è stato, durante tutta la guerra di liberazione uno dei nostri patrioti più valorosi. Ha preso parte a combattimenti, agguati, sorprese, è stato in “galera”, ha sposato la morte decine di volte, ha subito la tortura. Ed ha soltanto diciannove anni.
Mario Mascia, Op. cit. 
 
[n.d.r.: a Ghepeu si ispirò, secondo diverse fonti, Italo Calvino per il personaggio di "Lupo Rosso" ne "I sentieri dei nidi di ragno". Quando salì in montagna aveva soltanto sedici anni ed era "grande e grosso" con la "faccia livida ed i capelli rasi sotto un cappello a visiera alla russa"] 

martedì 10 dicembre 2019

Agguato nazista al Molino dei Giusi

Imperia: uno scorcio di Oneglia

Dopo una breve consultazione decidemmo di spostarci sulle colline di Garessio o di Ormea per cercare notizie sulla "Volante" di "Cion" ["Silvio Bonfante"]. Ci dirigemmo verso la località Croce di Nascio [...] Attraversammo il Colle di Garessio, sfiorando il monte Berlino e, quindi, ci fermammo in valle Inferno. Fui colpito dallo sguardo degli abitanti di quella zona che ci videro denutriti, malconci e fradici di pioggia [...] partimmo per rientrare, dopo altra faticosa marcia e altra sete, nelle nostre zone in Liguria. Noi in località Fussai, sopra Evigno, la "Volante" a Cian del Bellotto, in valle Andora, dove era già stata in giugno [1944]. Nei vecchi accampamenti ci sentivamo vicini alle nostre case, vedevamo il mare, la nostra città [Imperia] nel piano [...]
L'ultimo giorno di luglio 1944 i partigiani Paolo Ferreri (Cigrè) e Giovanni Rattalino ["Giuanni"], ambedue della classe 1926, rispettivamente originari di Alassio (SV) e di Villa Viani [Frazione di Pontedassio (IM)], facenti parte del nostro distaccamento, di ritorno dal comando della IV^ Brigata [d'Assalto Garibaldi "Elsio Guarrini" della II^ Divisione "Felice Cascione"] dove avevano accompagnato un commissario, a Colle San Bartolomeo [in seguito ad una delazione] cadevano in una imboscata nemica: venivano catturati e fucilati sul posto.
Nella notte ne recuperammo i corpi e il comandante “Mancen” [ndr: Giuseppe Gismondi, in seguito comandante della I^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Silvano Belgrano" della Divisione "Silvio Bonfante"] dispose di fare loro, anche se modesto, un dignitoso funerale, almeno come quello fatto a Silvano Belgrano quando cadde nella battaglia del Pizzo d'Evigno [Diano Arentino (IM)] il 19 giugno 1944. Funerale che si concluse nella frazione Rossi del comune di Stellanello [in provincia di Savona] e fu l'unico per quanto riguarda i partigiani della I^ brigata.
Mancen” mi chiamò e mi disse di scendere a Oneglia [Imperia] per contattare un membro del C.L.N., che mi avrebbe dato dei soldi, dei documenti e, forse, una valigetta piena di bombe a mano. Inoltre alle Cascine dovevo passare dal fiorista Casale per ordinargli due piccoli cuscini di fiori per i due caduti, i cui funerali si sarebbero svolti il 2 di agosto.
Ricevuti gli incarichi, partii con il partigiano “Grillo”.
In serata eravamo a Oneglia, ordinammo i cuscini al Casale, quindi andammo a cercare la persona indicataci da “Mancen”, persona che, però, non riuscimmo a rintracciare.
Andai pure a salutare i miei genitori e mia sorella, i quali risiedevano qualche volta nella galleria antiaerea sita in via Santa Lucia.
Stabilito l'appuntamento con “Grillo” presso il Molino dei Giusi all'una dopo mezzanotte, circa alle ore 22 mi recai a ritirare i due cuscini e approfittai dell'occasione per andare a fare visita ad una persona che conoscevo e che abitava nei dintorni. Vi rimasi circa due ore, poi, presi i cuscini, mi recai all'appuntamento prestabilito con “Grillo” nella località sopra menzionata.
Trovai il mio compagno sul luogo e insieme ci incamminammo sul viottolo in salita che porta ai pini del Molle (noto avvocato onegliese). Ma ad un certo momento il “Grillo” si fermò e mi disse: “Sandro, mi pare di aver visto un lumicino, come se qualcuno si fosse acceso una sigaretta”.
Rimanemmo in attesa ed in ascolto. 
Dal Comando avevo saputo che nel luogo erano stati dislocati dei soldati della divisione fascista San Marco, ma che poi erano andati via.
Per questo motivo risposi a “Grillo”: Ti sarai sbagliato. Riprendemmo la marcia e proseguimmo per la salita.
Io andai avanti una ventina di metri, quando “Grillo” si fermò per soddisfare un bisognino.
In quel momento scorsi alla mia destra, presso una casetta diroccata, accucciata su un muro a secco, una persona (avevo raggiunto quasi i pini del Molle). In un attimo misi mano alla pistola e diedi il chi va là, ma non ebbi alcuna risposta; stavo per far fuoco, ma mi trattenni, pensando che in quel periodo le campagne vicine alla città erano gremite di sfollati a causa dei bombardamenti. Chiesi con più decisione allo sconosciuto la sua identità, minacciando di far fuoco se non si fosse dichiarato. L'uomo alzò la testa e io, contro il cielo, vidi il berretto, con la lunga visiera, della divisa estiva tedesca. Non mi diede il tempo di sparare perché, sempre da accucciato esclamò: "Ende ho! (Arrenditi!)" e nel frattempo esplose un colpo di tapum. Con un balzo mi buttai giù per una scarpata che era alla mia sinistra, iniziando, con tutta la mia agilità, una corsa folle. Neanche a farlo apposta, andai a finire in mezzo ad un gruppo di soldati tedeschi che si erano sdraiati nell'erba per non essere veduti. Ci avevano sentito salire e si erano nascosti, con la speranza di sorprenderci e catturarci.
Io proseguii la corsa come un fulmine tanto che i tedeschi rimasero sconcertati prima di muoversi.
Per non colpire i loro compagni, non mi spararono finchè non li superai (rivedo ancora la fiamma di un'esplosione alla destra del mio viso a meno di due metri di distanza... forse era l'ultimo tedesco che superavo).
Da quel momento iniziò un fuoco intenso; raffiche e fucilate mi seguivano mentre continuavo la folle corsa.
Era notte fonda per cui i tedeschi sparavano a casaccio e per questo motivo non mi colpirono.
Correndo, cadevo, mi rialzavo, ricadevo, le mie braccia e le mie gambe si scorticavano, tutto il mio corpo era sanguinante (dopo 50 anni porto ancora le cicatrici riportate in quella notte).
In fondo alla scarpata urtai con violenza contro il filo spinato di un recinto procurandomi altre ferite. Intanto i tedeschi venivano verso di me, muovendosi però lentamente perché guardavano dove mettere i piedi, ma sparavano ed io non potevo oltrepassare il recinto. Per salvarmi non mi rimase altro da fare che divellere, con la forza della disperazione, un paletto di sostegno.
È in quel momento che scoppiò vicina una prima bomba a mano. Non potei più attendere, mi buttai sopra il recinto quasi demolito e saltai nella fascia sottostante.
Fu la mia salvezza, perchè incominciarono a scoppiare dove ero prima altre bombe a mano (una scheggia di queste mi ferì sopra l'occhio sinistro).
Rimasi un poco intontito, poi sentendo i tedeschi vicini, ripresi la corsa, distanziandoli. Loro, che di munizioni ne avevano tante, continuavano a sparare alla cieca.
Giunto sul ponte di Costa d'Oneglia [Imperia], un'altra pattuglia tedesca che mi aveva scorto si mise a gridare annunciando ad altri camerati la presenza di un bandito: "Achtung eine partisan" ed un'altra parola incomprensibile, ma che tradussi con “Viene dalla vostra parte”.
Stavo andando nella direzione della pattuglia nemica.
Sentii l'avvicinarsi dei tedeschi, ma la zona era brulla e constatai che l'unica salvezza era quella di infilarmi in un grosso groviglio di rovi che mi trovavo davanti.
Così feci e mi salvai perchè i tedeschi non mi catturarono. 
All'alba cercai di orizzontarmi. mi trovavo in località Panegai [Imperia].
Scorsi una casetta, ma, sapendo che in zona (sempre vicino a Costa d'Oneglia) era piazzata una batteria tedesca di cannoni antisbarco, mi avvicinai guardingo all'edificio, sperando che non ci fossero sentinelle.
Non vedendone, mi avvicinai all'uscio, ascoltai e sentii una persona che russava. All'estremo delle forze, azzardai a chiedere aiuto a chi dormiva, mentre il chiarore dell'alba mi portava anche il vociare dei tedeschi che, ad intervalli, sparavano delle fucilate. Bussai alla porta e, con il cuore in gola, attesi una risposta, sperando che non fosse in lingua tedesca. Mi pareva che la risposta non arrivasse mai, pronto a scappare nuovamente se non fosse stata nella mia lingua. Quando dall'interno una voce, nella mia lingua, mi chiese chi io fossi, mi sdraiai sulla porta perché mi mancarono le forze. Sperai ancora in aiuto per cui con un filo di voce risposi: "A sun mi!". E l'altro: "Chi?" Allora mi dichiarai: "Sono Sandro Badellino".
L'uomo era il padre del partigiano Gustavo Berio (Boris) [ndr: in seguito vice commissario della Divisione d'Assalto Garibaldi "Silvio Bonfante"] che mi conosceva.
Chiesi aiuto perchè avevo molte ferite che mi ero procurato nel filo spinato e nel rovo.
Dissi all'uomo di non accendere la luce poiché i tedeschi, che mi cercavano, indubbiamente l'avrebbero scorta.
Mentre l'uomo mi apriva la porta per portarmi in una cucinetta, che credo non avesse finestre, mi disse: "Stai tranquillo, è un'ora che li sento sparare".
Accese una candela e, quando mi vide tutto sanguinante dalla testa ai piedi, si portò le mani sugli occhi chiamando la figlia Rosabianca.
Quando la figlia vide il mio stato, quasi svenne.
Mi fecero sedere, mi pulirono come poterono, e, non avendo altro, mi disinfettarono una grossa ferita sulla fronte e le altre che avevo per il corpo con alcool puro.
Provai un tale dolore che, se i tedeschi non fossero stati nelle vicinanze, il mio urlo si sarebbe sentito anche in grande lontananza.
Dato che il giorno incombeva, mi trascinarono come poterono sino ad una specie di casella rotonda, ad una cinquantina di metri dalla loro casetta.
Il buon vecchio mi disse di stare calmo in attesa di decidere sul da farsi.
A mezzogiorno la situazione era ancora molto critica. Ad una cinquantina di metri a monte del mio rifugio (mi pare presso il passo dei pali) i tedeschi avevano ucciso il partigiano Angelo Semeria, fratello del partigiano Bruno (Battaglia).
I miei conoscenti mi dissero che, anche se febbricitante, mi dovevano portare via. Mi presero quasi di peso (padre, figlia e Gustavo che nel frattempo era giunto) e mi trascinarono entro un piccolo ruscelletto incastrato in mezzo a due fasce. Con me rimase lo stesso Gustavo. Padre e figlia ci coprirono con dello sterpame, allontandosi quindi verso la loro casetta. Nel frattempo sentivo che i tedeschi cercavano il partigiano [...]
Verso l'imbrunire giunse il dottor Marvaldi [...] era il nostro medico di famiglia [...] Nella notte quattro patrioti della SAP mi portarono ad Oliveto [Imperia], nella casa della cara Manolla, suocera della famiglia Canale, che aveva una cameretta libera. Il dottor Marvaldi venne ancora qualche volta per medicarmi e venne anche mia madre che era stata avvertita di quanto mi era successo. Per non destare sospetti cambiava sempre itinerario quando veniva a trovarmi [...] Coloro che mi avevano inseguito avevano recuperato i due cuscini di fiori; li avevano messi su della terra smossa e alla gente che passava dicevano che ivi erano seppelliti due partigiani da loro fucilati. La notizia non resse perché fu smentita dai patrioti della SAP. Però la gente sapeva che qualche fatto era accaduto [...]
Fatto sta che le persone che mi videro in casa dei Canale (finita la guerra seppi i loro nomi) mi denunciarono ai fascisti, sicché alle 7 del mattino del 3 settembre [1944] oltre una ventina di soldati della divisione fascista San Marco vennero dai Canale per arrestarmi [...] Non mi trovarono. Coloro che mi avevano denunciato non sapevano che a notte fonda mi ero trasferito nella stanzetta in casa della Manolla.
Sandro Badellino, Mia memoria partigiana. Esperienze di vita e vicende di lotta per la libertà di un garibaldino imperiese (1944-1945), edizioni Amadeo, Imperia, 1998

Sandro Sandro Badellino. Entrò a far parte della Resistenza il 10 Maggio 1944, nella squadra comandata da Angelo Setti "Mirko", che operava nella zona del Monte Acquarone, tra la Valle Impero e la Val Caramagna. Quasi subito partecipò ad una prima fortunata azione alla Caserma "Siffredi" di Oneglia, che comportò un buon bottino di armi. In seguito passò nella formazione "Volante" di Silvio Bonfante "Cion" che agiva nella Val Steria (Testico, Rossi, Stellanello), e nella "Volantina" del Comandante "Mancen" Massimo Gismondi. Ai primi di agosto 1944, durante uno scontro, Badellino subì varie ferite che lo costrinsero convalescente per un mese dopo essere sfuggito alla cattura. Costretto nuovamente alla fuga dal suo rifugio in seguito ad una spiata, raggiunse il Bosco di Rezzo nella circostanza del famoso rastrellamento che si concluderà con la Battaglia di Monte Grande. Sebbene ferito, vi partecipò affiancando la squadra di mortaisti che, colpendo le postazioni tedesche da San Bernardo di Conio [Borgomaro (IM)], ebbe un ruolo determinante nella riuscita dell’operazione. In seguito ricoprì l'incarico di intendente presso il Distaccamento "Comando" di "Mancen". Il 25 Aprile 1945 scese ad Andora (SV) in qualità di Commissario di Brigata.
Vittorio Detassis

venerdì 6 dicembre 2019

I problemi di una missione alleata

Documento segreto inglese del 13 gennaio 1945, rintracciato a cura di Giuseppe Mac Fiorucci in vista della preparazione del suo Gruppo Sbarchi Vallecrosia, documento attestante anche l'avvenuto arrivo del capitano Bentley tra i partigiani della I^ Zona Operativa Liguria *
*
Il testo riporta:

A:    Capt: G.M.T. Jones,                                                                           SEGRETO
Collegamento delle Forze di Informazione                                               Ref: OB/1/19
                                                                                                                  13 gennaio 45
Da:    Distaccamento 20
N°1 Forze Speciali


Come richiesto per le informazioni del 6° Gruppo d'Armata, segue un resoconto delle nostre attività fino ad ora.

La prima fase del nostro lavoro, ora quasi completata, fu di stabilire un contatto con le bande note nell'area e di approntare un piccolo invio di rifornimenti per soddisfare le loro richieste immediate.

Nella seconda fase abbiamo inaugurato il contatto radio e per corriere coi partigiani più prossimi e abbiamo inviato rifornimenti via terra su piccola scala. Un Ufficiale di Collegamento Britannico [il capitano Robert Bentley: vedere infra] con operatore W/T è stato infiltrato via mare con il compito di organizzare il ricevimento e il successivo trasporto via terra dei rifornimenti inviati via mare. Ci si aspetta che questi mezzi siano i più produttivi, sebbene la loro messa in opera sia stata ritardata dalla necessaria preparazione e dalle avverse condizioni meteorologiche. Terremo informati il vostro ufficio circa ogni importante progresso che otterremo nella realizzazione di questi piani o di ogni altro nuovo progetto iniziato da noi.

(firmato) BETTS
S/Ldr.
20° Dist. N°1 SF



[ n.d.r.: si fa qui seguire la traduzione di un'altra comunicazione del SOE, attinente gli inizi dell'attività del capitano Bentley in qualità di ufficiale di collegamento con i partigiani della I^ Zona Operativa Liguria (anche questo copia di un documento compulsato da Giuseppe Mac Fiorucci) ] 

S E G R E T O

Capt. G.M.T. Jones,
Distaccamento OSS,
NIZZA

Rif: OP/I/19

30 Gennaio 1945

In riferimento al nostro OB/I/19 del 13 Gen, segue un resoconto ulteriore:

Due pattuglie di corrieri e una pattuglia per depositi sono state inviate via terra oltre frontiera sin dal 13 Gen; uno dei corrieri ha preso contatto con organizzazioni partigiane più remote di quelle contattate in precedenza, e ha riportato informazioni riguardo le centrali idro-elettriche e i centri di ditribuzione in VAL MAIRA e in VAL VARAITA. È nostra intenzione organizzare una squadra anti-sabotaggio con riferimento speciale per queste strutture. Il contatto radio con la nostra missione nell'area Settentrionale è eccellente. Il nostro Ufficiale di Collegamento Britannico nella Liguria Occidentale è stato disturbato dalla pressione Tedesca sulla Divisione a cui è stato inviato. Il contatto radio è stato interrotto a causa dei suoi spostamenti, comunque un certo ammontare di informazioni tecniche ci è stato trasmesso da lui e successivamente passato a voi. Il clima gli ha impedito l'infiltrazione di rifornimenti in questo mese, ma nel mese di Febbraio è previsto un certo numero di operazioni al riguardo.

Firmato: M.P. LAM. Capt.

per S/Ldr,
Distaccamento OC 20
N° 1 Forze Speciali


Accettando l'incarico di capo dell'Ufficio Operazioni della Missione in zona nemica, tramite Corsaro [Giulio Pedretti] il comandante Stefano Carabalona (Leo) poteva inviare da Pigna al Comando alleato [quello di Nizza] le informazioni necessarie sui dispositivi di difesa tedeschi, da distruggere con bombardamenti aerei. Il comando della II^ Divisione "Felice Cascione" aveva chiesto a quello alleato le credenziali... Il 5 ottobre [1944] tramite il comando della V^  Brigata "Luigi Nuvoloni" il comando della II ^ Divisione riceveva il benestare degli alleati, mentre Carabalona, ancora nella zona di Pigna , da una loro lettera apprendeva che il generale americano Alexander aveva incaricato il capitano inglese Robert Bentley (Bob) di raggiungere con il sergente radiotelegrafista John Mac Dougall (Mac), munito di ricetrasmittente, il comando della Divisione...
Francesco Biga e Ferruccio Iebole (a cura di Vittorio Detassis), Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria), vol. V, Ed. Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, 2016


Documento segreto inglese, rintracciato a cura di Giuseppe Mac Fiorucci in vista della preparazione del suo Gruppo Sbarchi Vallecrosia, documento che sottolinea la primigenia ipotesi logistica della Missione Bentley
 
[…] A tal fine, la  N. 1 Special Force, la sezione italiana del SOE, organizzò l’invio di una missione, comandata dal capitano Robert C. Bentley, denominata “Saki”, che dal confine francese si sarebbe portata nella provincia di Imperia. Bentley avrebbe studiato la possibilità di approvvigionamenti alle forze partigiane via mare, e avrebbe cercato di collegarsi con la missione “Flap che era già operativa nel Piemonte meridionale e al confine con la  provincia di Savona. Dopo una ulteriore missione, denominata “Clarion”, comandata dal maggiore Duncan Lorne Campbell, sarebbe stata paracadutata per svolgere compiti di collegamento nella zona montagnosa a sud delle Langhe, egli avrebbe preso il comando del personale britannico nelle province di Imperia e Savona. […] Inizialmente la missione doveva essere paracadutata nella zona di Cuneo dove sarebbe stata contattata dal maggiore Temple della missione “Flap”, e successivamente avrebbe preso contatto con la 2° Divisione Ligure a nord di Imperia. La missione Flap era in contatto con le formazioni autonome del Maggiore Enrico Martini “Mauri” dell’Esercito di Liberazione  Nazionale. […] Il vice comandante sarebbe stato il capitano Bentley, ma la missione Clarion  non iniziò come previsto. Nelle istruzioni operative  della missione “Saki” del capitano Bentley, redatte un mese dopo, il 30 ottobre 1944, troviamo che la sua missione sarebbe arrivata via mare, avrebbe raggiunto le formazioni garibaldine della Div. “Cascione” sulle montagne imperiesi e solo dopo il suo insediamento sarebbe stata paracadutata la missione Clarion del maggiore Campbell. Al suo arrivo Bentley avrebbe lasciato il comando della missione a Campbell. Ma anche la missione Saki  non ebbe luogo secondo quanto pianificato  per le cattive condizioni climatiche. La missione Clarion venne paracadutata l’8 dicembre 1944: era composta dal maggiore Campbell, dal capitano Irving-Bell, dal tenente Clark e da due operatori radio.
Antonio Martino, La missione alleata "Indelible" nella II^ Zona Operativa savonese, pubblicato su Storia e Memoria, rivista dell'Istituto Ligure per la Storia della Resistenza e dell’età contemporanea di Genova, 2011-1


[…] Inoltre l’inverno giunse in anticipo sulle montagne e i collegamenti con gli alleati, che avvenivano attraverso i sentieri alpini, erano resi impossibili. Si ipotizzò anche di tentare con i sommergibili, ma non ci fu nessun serio risultato. Si poteva tentare soltanto via mare. Il 20 dicembre 1944 doveva sbarcare il capitano Robert Bentley, ma fu tutto rinviato per il mare in tempesta. Dapprima arrivarono due collaboratori del capitano […] 
Renato Plancia Dorgia, in Giuseppe Mac Fiorucci, Gruppo Sbarchi Vallecrosia, ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia - Comune di Vallecrosia (IM) - Provincia di Imperia - Associazione Culturale "Il Ponte" di Vallecrosia (IM)


n.d.r.: circa la preparazione della sua missione tra i partigiani, discorrendone in Mario MasciaL'epopea dell'esercito scalzo, ed. A.L.I.S., 1946, ristampa del 1975 a cura dell'Isrecim, il capitano Bentley fece riferimento anche alla Missione Flap. Bentley dettagliò, poi, il suo sbarco clandestino nella notte tra il 6 ed il 7 gennaio 1945 a Vallecrosia (IM), o, più probabilmente, sulla limitrofa spiaggia di Camporosso (IM), un luogo, comunque, dove era atteso da uomini del Gruppo Sbarchi della Resistenza e delle S.A.P.: di questi ultimi fece solo i nomi, forse perché erano stati di ausilio nella fase ancora di preparazione, di Nino Alberto Guglielmi, Mimmo Domenico Dònesi, Tonino Antonio Capacchioni  ]


... In questo frattempo arrivò dalla Francia il Cap. Gino [Luigi Punzi, Medaglia d’Argento al Valore Militare] per mettere il piano <la missione del capitano del SOE britannico Robert Bentley quale ufficiale di collegamento degli alleati con i garibaldini> in esecuzione. La base di sbarco doveva essere il giro del Don, tra Arma di Taggia e Riva Ligure. Mi procurai una casetta nelle vicinanze come punto di appoggio. Tutto era pronto e si attendeva il primo sbarco, quando... saputo che l'ufficiale aveva con sé una forte somma lo rapinò e lo uccise. Il cap. Bentley decise di tentare gli sbarchi a tutti i costi. Per 6 notti mi recai con 60 uomini al posto stabilito e vi rimanevo dalla mezzanotte all'alba, malgrado fossimo circondati da postazioni nemiche, segnalando alle imbarcazioni veloci alleate la nostra presenza. Per ben due notti un battello raggiunse il Giro del Don, ma fu costretto a cambiare rotta perché individuato dal nemico e sottoposto a violento cannoneggiamento delle batterie costiere. Domenico Gori Simi, comandante del III° Battaglione "Candido Queirolo" della V^ Brigata d'Assalto Garibaldi "Luigi Nuvoloni" della II^ Divisione "Felice Cascione" in Mario Mascia, Op. cit.



5 gennaio 1945 - Dal comando della Divisione "Silvio Bonfante", prot. n° 88, al Comando della I^ Zona Operativa Liguria - Si comunicava "che erano state occultate delle armi nei pressi di Nasino [(SV)]". Materiale bellico frutto di un lancio inglese fatto per il capitano 'Roberta' [capitano del SOE britannico Robert Bentley, responsabile della missione alleata nella I^ Zona Operativa Liguria]..."

11 febbraio 1945 - Dal C.L.N. di Sanremo, prot. n° 273, al capitano Roberta (Robert Bentley) - documento scritto in inglese - Il capitano Bentley veniva ringraziato per la sua partecipazione al convegno di Beusi [località nei pressi di Ceriana (IM), dove, il 9 febbraio 1945, ebbe luogo un'importante riunione dei dirigenti della Resistenza imperiese e della missione alleata, assente Nino Curto Siccardi, comandante della I^ Zona Operativa Liguria, in quanto malato]. A Bentley veniva anche accennata la preparazione di alcune piantine segnaletiche di postazioni nemiche.

13 febbraio 1945 - Dal CLN di Sanremo, prot. n° 287/SIM, alla Sezione SIM della V^ Brigata della II^ Divisione "Felice Cascione" - Chiedeva di comunicare al capitano Roberta [capitano Bentley] il bombardamento alleato di Sanremo, avvenuto il giorno prima.

26 febbraio 1945 - Dal C.L.N. di Bordighera, prot. n° 2, al comandante Curto [Nino Siccardi comandante della I^ Zona Operativa Liguria] - La missiva informava che il mentovato Comitato era entrato in contatto con il garibaldino Leo [Stefano Carabalona, già comandante di distaccamento partigiano e protagonista di eroici episodi, quali il suo contributo alla valorosa, ancorché vana difesa di Rocchetta Nervina (IM) e di Pigna (IM); artefice del ritorno da Ventimiglia (IM) via mare, con l’intervento finale di Giulio “Corsaro/Caronte” Pedretti e di Pasquale Pirata Corradi, ma con l’aiuto di molte altre persone, alle loro fila di alcuni ufficiali della missione alleata Flap; responsabile, al momento cui si riferisce questa testimonianza, della Missione Militare (dei Partigiani Garibaldini) presso il Comando Alleato] del Secret Service [OSS statunitense] inviato a Vallecrosia dagli americani per avere notizie sulla 28^ linea; che Leo era poi stato ferito da agenti dell'U.P.I. [Ufficio Politico Investigativo della Repubblica di Salò] in seguito a una delazione del suo radiotelegrafista; ... che Leo aveva confermato di essere passato il 10 dicembre 1944 in Francia, dove aveva preso contatto con il Comando americano di Nizza e con il capitano Roberta [capitano inglese Bentley]; che quest'ultimo volle avere molte notizie sugli uomini della II^ Divisione "Felice Cascione"...

3 aprile 1945 - Dal Comando Operativo della I^ Zona Liguria, ispettore "Giulio" [anche "Mario", Raffaello Paoletti], al Comando Militare Unificato Regionale Ligure - Segnalava che era giunto in zona da Genova alla vigilia di Pasqua; che aveva trovato 500 partigiani pronti per ricevere i lanci; che i lanci venivano effettuati di notte con un apparecchio che scaricava 25-30 colli per volta; che, per diversi motivi, tra cui anche la nebbia, si erano avuti sino ad allora solo 3 lanci in circa 10 giorni; che "il morale dei garibaldini è altissimo"; ... che con i lanci nella zona si erano sino a quel momento ricevuti 70 Sten, 23 Bren, oltre 100 fucili mod. '91 e poche munizioni per le armi automatiche; che si erano avute divergenze, poi chiarite, con il responsabile della missione alleata [capitano Robert Bentley], perché quest'ultimo, in aderenza ad una interpretazione della direttiva del generale Clark, voleva fare interrompere i lanci, in quanto gli effettivi garibaldini avevano superato le 2000 unità; che in un primo tempo l'ufficiale alleato di collegamento averva addirittura chiesto la diminuzione degli effettivi dei garibaldini; che dopo le spiegazioni del caso si era convenuto di fare terminare i lanci come concordato in precedenza; ...

7 aprile 1945 - Dal Comando della I^ Zona Operativa Liguria a Orsini [Agostino Bramè, commissario politico della V^ Brigata] - Venivano chiesti, dietro protesta di R.C.B. [capitano Robert Bentley] chiarimenti circa la distribuzione di armi arrivate in tre differenti sbarchi, circostanze sulle quali non erano state fatte le dovute relazioni.

13 aprile 1945 - Dal Quartiere Generale Alleato della I^ Zona Liguria [capitano Bentley] al comandante Curto [comandante della I^ Zona Operativa Liguria] - Si segnalava di avvisare il comando della II^ Divisione di mettere a disposizione di R.C.B. [capitano Bentley] i 23 Sten ed i 2 Breda sbarcati a Bordighera [quasi di sicuro, invece, a Vallecrosia, forse in zona Rattaconigli, cioé sul confine tra le due cittadine], insieme ai 2 istruttori di sabotaggio, il 4 aprile u.s. e di aggiungere i 15 Sten con relative munizioni, portati da Bartali [Giovanni Bortoluzzi, già a capo a settembre 1943 di una prima banda di partigiani in Località Vadino di Albenga (IM), poi dirigente sapista in quella zona, capo missione della VI^ Divisione “Silvio Bonfante” presso gli alleati, vicecapo della Missione Alleata nella I^ Zona nei giorni della Liberazione]. Si fornivano altre indicazioni e si aggiungeva che in allegato vi era una lettera da consegnare in Francia tramite la squadra di Bordighera [Gruppo Sbarchi Vallecrosia, in effetti].

19 aprile 1945 - Dal Comando della I^ Zona Operativa Liguria al comandante della IV^ Divisione 'autonoma' Alpi - Venivano svolte alcune considerazioni e ribadite alcune decise prese di posizione. Che il capitano Bentley aveva richiesto le armi nascoste a Viozene. Che le armi, anche se recuperate, non erano mai state consegnate al richiedente. Che non era veritiera l'affermazione del "maggiore" [del gruppo Alpino dei badogliani] secondo la quale "disposizioni superiori stabiliscono che tutto il Piemonte è di giurisdizione dei gruppi 'Mauri'. Che le suddivisioni amministrative non risultavano attendibili quanto "la demarcazione fisica" rappresentata dalle Alpi. Che tutta la zona a sud delle Alpi era indispensabile alle formazioni Garibaldi per poter difendere l'Alta Val Tanaro. Che nella Val Tanaro le richiamate organizzazioni autonome non avevano organici sufficienti per procedere ad un'adeguata occupazione del territorio. Che di conseguenza lo scrivente comando della I^ Zona aveva deciso di fare agire alcune sue strutture nella zona di Garessio-Ormea-Ponti di Nava. Che prendeva nota del desiderio di collaborare fraternamente nella lotta. Che il capitano Bentley era già addivenuto tramite incontro ad un accordo con la missione inglese presso le formazioni 'Mauri' per ottenere una proficua collaborazione più generale.

20  aprile 1945  - Dal responsabile del Comando Militare Unificato della Liguria a Curto [Nino Siccardi] comandante della I^ Zona Operativa della Liguria - Scriveva che "dopo un mese e mezzo il Comando Regionale ha ricevuto notizie. Occorrono i dati sulle azioni concordate tempo addietro, sui lanci ricevuti e sull'armamento della Zona. A causa della mancanza di notizie sulle azioni effettuate nella I^ Zona non si è potuto scrivere nulla sull'operato della II^ Divisione "Felice Cascione" e della VI^ "Silvio Bonfante" sul bollettino regionale. Si ricorda che tutte le formazioni partigiane sono state unite nel C.V.D.L. (Corpo Volontari della Libertà), che è regolarmente inserito nell'esercito italiano. Le missioni alleate [come quella di Bentley] hanno funzione di collegamento e non di comando anche perché gli obiettivi, pur avendo nelle linee generali gli stessi scopi, differiscono nei particolari. La tendenza dei rappresentanti anglo-americani è quella di utilizzare le nostre forze a copertura delle loro ed a minimizzare lo sforzo in direzione della conquista delle nostre città e province; il nostro obiettivo principale è proprio quello contario. Occorre sabotare ed ostacolare i nemici in ritirata, ma bisogna arrivare a liberare le città della costa prima degli alleati per chiari intenti patriottici...". 

24 aprile 1945 - Dal Comando della I^ Zona Operativa Liguria al comando della VI^ Divisione "Silvio Bonfante" - Scriveva che "il capitano "Bartali" [Giovanni Bortoluzzi] raggiungerà il comando divisionale in indirizzo e sarà l'incaricato della missione alleata presso il comando divisionale, funzionando da collegamento tra lo scrivente comando ed il comando divisionale. Bartali dipenderà dal capo missione "capitano Roberta" [capitano Bentley]. Si prega di fornire "Bartali" di tutto ciò di cui ha bisogno, nonché di alcune staffette e della puntuale segnalazione di tutte le azioni svolte dalla VI^ Divisione"

da documenti Isrecim  in  Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo II - Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998 - 1999 

 ...  Arrivo della missione e incontro con la missione “Clover”... 23 marzo [1945] - La Missione Cotulla III composta dal Maggiore Johnston e dal sottufficiale CQMS (Company Quarter Master Sergeant) del Corpo delle Trasmissioni (Royal Corps of Signals) Everitt E. K., venne paracadutata sul fare del giorno vicino a Pei, frazione di Zerba (Piacenza). L'atterraggio avvenne perfettamente e la sera stessa i due proseguirono verso il Quartier Generale del Ten. Col. McMullen per ricevere informazioni. 24 marzo - Raggiunsero Alpe, frazione di Vobbia (Genova), dove incontrarono il Ten. Col. McMullen ed il Maggiore Davidson, ricevettero gli ordini operativi. Durante il loro viaggio verso la zona di Savona avrebbero dovuto: 1. Contattare i comandanti della Divisione “Mingo”, che era operativa ad ovest della strada principale Genova-Alessandria, aggiornarli sulla situazione, dare a loro le direttive operative ed individuare quali fossero le loro necessità più urgenti. Allo stesso tempo, dal momento che la Divisione era passata sotto il comando della VI Zona, Johnston sarebbe stato considerato il rappresentante del Maggiore Davidson in quella zona. 2. Rilevare la missione precedentemente comandata dal Capitano Irving-Bell, che era stato catturato verso la fine di febbraio. 3. Inviare maggiori dettagli sulla cattura del Capitano Irving-Bell. 4. Contattare il C.L.N. di Savona e tutte le formazioni a Nord ed a Ovest di Savona sino a quelle di Albenga. 5. Stabilire un servizio regolare di staffette tra la missione “Indelible”, la missione principale “Clover” e la sub-mission “Saki”, comandata dal Capitano Bentley, nella provincia di Imperia, e la missione “Corona” comandata dal Maggiore Ballard, nelle Langhe...
Antonio Martino, Op. cit.

domenica 1 dicembre 2019

Giancarlo Pajetta tra i partigiani imperiesi nell'autunno del 1943


Una vista dal qui citato Monte Acquarone - Fonte: C.A.I. Sez. Loano (SV)
 
Giancarlo Paietta (Nullo) che da Milano era venuto appositamente ad Imperia per organizzare, con la collaborazione di Giacomo Castagneto, le vere formazioni partigiane garibaldine. Felice Cascione avrebbe rappresentato in quella riunione la Resistenza Imperiese che gradatamente si stava organizzando. Scendiamo un poco nei particolari. Già nel settembre 1943 Gian Carlo Paietta (Nullo), giunto da Milano con la moglie Letizia, era stato ospite di Giacomo Castagneto, in Via del Monastero a Porto Maurizio [Imperia]. Nell'occasione il giorno 15 veniva organizzato un convegno in casa del padre di questi alla periferia della città. Erano presenti il Castagneto (Elettrico), Nino Siccardi (Curto), Giacomo Amoretti (Menicco), Giovanni Gilardi (Andrea), Giovanni Giacomelli (Nino), Giancarlo Paietta (per la prima volta a Imperia). In linea di massima si decideva di procedere alla costituzione delle formazioni di montagna (garibaldine), al comando di Cascione, con Giacomelli commissario.  Invece il Siccardi riceveva il compito di organizzare le formazioni di città (Gruppi Armati Patriottici) (GAP), con i collaboratori Carlo Aliprandi (Longo) e Pietro Benvenuto (Petrin Scintilla). Antonio Dell'Aglio veniva destinato all'Intendenza di montagna. Al termine della riunione il Siccardi si recava a Magaietto per esporre a Cascione la decisione del Partito Comunista di passare all'azione. Cascione si dichiarava d'accordo (come anche Paietta), però faceva presente che per il momento non c'erano le condizioni per resistere ad un nemico ancora forte ed armatissimo (dichiarava che si rischiava di essere uccisi tutti), inoltre faceva presente che il Comitato di Liberazione dissentiva su questa iniziativa. Dunque, sembrava che si profilasse un momento di crisi per la Resistenza, di fronte ad una situazione politica e militare confusa, in cui non si vedeva una concreta via d'uscita. Il problema veniva ulteriormente discusso in un altro casone, un poco più basso di quello di Magaietto, da Giacomelli, Gilardi, Cascione e Paietta. Quest'ultimo, in una relazione, esponeva le direttive da eseguire ed informava i presenti che fra qualche tempo il Gilardi sarebbe stato spostato a Genova per ricevere un  importante incarico nella lotta armata e ciò rammaricava i presenti. Cascione dichiarava di accettare la proposta di assumere il comando delle formazioni di montagna. 
Francesco Biga, Felice Cascione e la sua canzone immortale, ed. Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, tip. Dominici Imperia, 2007
 
Giacomo Castagneto (Elettrico): nacque a Porto Maurizio (Imperia) il 21 giugno 1903; di famiglia borghese, da ragazzo animò il circolo repubblicano della sua città natale; nel 1921 si diplomò capitano di lungo corso e nel 1924 ragioniere; s’impiegò come contabile alla F.lli Carli (produttori d’olio a Oneglia); aderì al PCI verso la fine degli Anni Venti, ma non fu confinato politico. Fu tra gli organizzatori dell’attività partigiana fra le province di Cuneo ed Imperia; nel febbraio 1944 si trova già a Cuneo a dirigere quella federazione di partito [...]
Redazione, Intervista al partigiano Dionigio Marchelli “Denis”, La Divisione Partigiana “Coduri”. Fonti per la Storia. Storia di una divisione partigiana della Liguria

In ispezione per la clandestinità dell'alta Italia passa dalla Cappelletta di Lucinasco Giancarlo Paietta (Nullo), allorché si riuniscono per gli accordi dei territori e delle operazioni di guerriglia i cospiratori di idea e senza.
Dalla città, da Sant'Agata, Pizzo d'Evigno, Monte Faudo, dovunque erano alla macchia, arrivano pronti all'appello in smistamento veloce per le altre valli nel luogo del convegno con don Nino Martini cappellano dei ribelli, e del fratello medico Serpente, che sapevano i rifugi giusti.
Osvaldo Contestabile, Scarpe rotte libertà. Storia partigiana, Cappelli editore, 1982, pp. 19
 
Verso la fine di settembre 1943 Gian Carlo Pajetta giunse ad Imperia, inviato dal Centro di Genova per prendere contatto con l'organizzazione comunista locale. Scopo della riunione era quello di lanciare tutta l'organizzazione comunista nella lotta di liberazione, trattandosi, tra l'altro, di una rete politicamente già ben ramificata nella Provincia.
Francesco Biga e Ferruccio Iebole (a cura di Vittorio Detassis), Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria) - vol. V, Ed. Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, 2016

Felice Cascione aveva ricevuto l'incarico da parte di Nino Siccardi (Curto) di mettersi a capo di tutte le bande formate ad opera del P.C.I.
Il giorno 11 settembre 1943 il primo nucleo della formazione partigiana, in totale 13 uomini, si incontrò in Località Bestagni-Magaietto nel casone detto dei Quaglia ed acclamò, come suo comandante, Felice Cascione.
Secondo quanto è dato leggere in Giovanni  Strato <Storia della Resistenza Imperiese (I^ zona Liguria) - Vol. I. La Resistenza nella provincia di Imperia dalle origini a metà giugno 1944, Editrice Liguria, Savona, 1976, ristampa del 2005 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia> il 15 settembre 1943 si svolse una riunione del Partito Comunista in casa, alla periferia di Porto Maurizio, del padre di Castagneto, alla quale furono presenti Giacomo Antonio Castagneto [anche Elettrico, segretario della federazione provinciale del Partito Comunista sino alla fine di gennaio 1944, quando dovette lasciare il suo incarico per trasferirsi a Cuneo, su indicazione del Partito comunicatagli da Giancarlo Pajetta, per diventare segretario provinciale di quella federazione; gli subentrò nell’incarico di segretario Carlo De Lucis, “Mario”, il quale a sua volta venne sostituito, nell'aprile 1944, da Augusto Miroglio Barese - cfr: Francesco Biga, Ersilia Castagneto, "Mumuccio" Giacomo Castagneto, splendida figura dell’antifascismo militante imperiese e della Resistenza ligure-piemontese. Personaggio che rimarrà sempre vivo nei nostri ricordi e caro nei nostri cuori, Chiusanico, Ed. Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Imperia, 2002], Nino Curto Siccardi, Giacomo Menicco o Menìco Amoretti (anche Silvano), Giovanni Gilardi [Andrea, già anni prima "fenicottero", vale a dire incaricato del Centro Estero del P.C.I. di rientri clandestini in Italia per tenere contatti e svolgere attività politica cospirativa, poco dopo l'incontro qui mentovato segretario della Federazione clandestina del P.C.I. di Savona, infine, sempre durante la Resistenza, dopo altri incarichi ancora, passato a dirigere l’Ufficio Organizzazione del Comando Militare Unificato della Liguria], Giovanni Nino Giacomelli, Giancarlo Pajetta (Nullo) ed altri. Si decise di dare a Nino Siccardi l'incarico di organizzare i GAP (Gruppi di Azione Patriottica) del PCI. Sempre secondo Giovanni Strato proprio in quei giorni Nino Siccardi propose allora a Felice Cascione di prendere il comando delle bande partigiane di montagna, che sarebbero state create dal PCI. Cascione accettò dopo qualche incertezza e con qualche riserva.

La Cappella di Monte Acquarone - Fonte: C.A.I. Sez. Loano (SV)

Il 31 ottobre 1943 nella chiesina "La Cappelletta" del Monte Acquarone - chiamata anche più semplicemente Cappella di Monte Acquarone - nel comune di Lucinasco (IM), vi fu un incontro di resistenti e di capi banda.
Questa assise ebbe luogo dopo altre due riunioni preliminari, una proprio alla vigilia, sempre in casa di Castagneto, allorquando il medesimo, Pajetta, Nino Siccardi, Giovanni Gilardi ed altri uomini del PCI abbozzarono le direttive per il giorno dopo.
Alla Cappelletta furono presenti Giancarlo Pajetta (Nullo), vice comandante delle Brigate Garibaldi, Felice Cascione, Antonio Dell'Aglio, Bartolomeo Lalin-Renard Ramoino *, Giacomo Sibilla (Ivan, reduce dalla campagna di Russia, ne riportò a memoria la melodia della canzone popolare Katyusha sulla cui aria nacque con i versi scritti da Felice Cascione l'inno della nostra Resistenza "Fischia il vento"; l'anno dopo divenne comandante della II^ Brigata "Nino Berio"), Vittorio Acquarone, Pietro Abbo [già deputato, il deputato contadino], Mario Risso, Andrea Giovanni Gilardi, che lasciò scritto: ... nello stesso mese di settembre 1943 si ebbe la visita a Imperia di Gian Carlo Pajetta. Accompagnai Pajetta sui monti di Imperia, dove ebbe luogo un'altra riunione ... fra i partecipanti vi era Cascione, ... dopo quella riunione, il Partito mi chiamò a Savona a sostituire Libero Briganti, che passava alle formazioni imperiesi.
Dando seguito a quanto elaborato in precedenza, si decise allora ufficialmente di conferire il comando di tutte le forze garibaldine della provincia di Imperia e delle altre località, ormai coinvolte dalla presenza delle richiamate formazioni, a Felice Cascione.
Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945) - Tomo I, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999

* [Nella medesima occasione] Felice Cascione nominava [Bartolomeo Lalin-Renard Ramoino] commissario di operazione per la formazione dei Comitati Cospirativi (C.L.N.) e responsabile della raccolta di armi per la montagna. Nel luglio 1944 con il dottor Eugenio Serpente Martini [in seguito addetto sanitario del Comando Operativo della I^ Zona Liguria] istituiva l'ospedale partigiano di Valcona [Sottana, Frazione di Mendatica (IM)]... Durante i fatti tragici di Upega [Frazione di Briga Alta (CN)] metteva in salvo Simon [Carlo Farini, in quel periodo comandante della I^ e della II^ Zona Liguria] gravemente ammalato... nell'aprile 1945 prendeva parte al ricevimento dei lanci alleati sul Pian Rosso (Viozene [Frazione di Ormea (CN)] con l'incarico d'intendente divisionale [II^ Divisione "Felice Cascione"]
Francesco Biga e Ferruccio Iebole, Op. cit.