venerdì 23 ottobre 2026

Mancato l'attacco, cessa l'allarme per le formazioni garibaldine

Lingueglietta, Frazione di Cipressa (IM): subito a monte dell'abitato

Pattuglie nemiche rastrellano Lingueglietta [n.d.r.: frazione di Cipressa (IM)] seminando rovine e puntano su fontana Bora il 21 [ottobre 1944], mentre il 6° distaccamento sorveglia i passi di Carpasio e di Villa Talla.
A Lingueglietta una squadra partigiana del primo distaccamento (primo battaglione) [n.d.r.: della IV Brigata "Elsio Guarrini" della II Divisione "Felice Cascione"] in cerca di viveri, circondata da circa 250 nazifascisti, riesce a rompere l'accerchiamento spostandosi verso il mare senza subire perdite. Il nemico dà fuoco a parecchie case del paese e uccide il civile Littardi Giacomo, dopo aver perduto due uomini rimasti uccisi (fra cui un ufficiale delle SS) e quattro feriti; quindi cattura Morino Paolo (inviato in Germania non farà più ritorno) e ferisce i civili Dolmetta Bartolomeo e Fossati Domenico (vedi anche: Ministero dell'Italia occupata, bollettino delle azioni partigiane n. 18, documento n. 6, pagina n. 56) 
Il 20 di ottobre viene attaccata la polveriera presso Oliveto da garibaldini del 2° battaglione; muore il sig. Perasso; i bersaglieri fascisti del capitano Sporro distruggono a Costa Rainera la casa di Spinelli Carlo ritenuto partigiano. 
Lingueglietta è nuovamente attaccata dal nemico il giorno 28. Entrato nel paese e perlustrate le case asportando tutto, obbliga gli uomini a trasportare il fieno presso la colonna motorizzata sulla strada; quindi prende cinquanta uomini come ostaggi: una parte di essi la rilascia, una parte la trasferisce a San Lorenzo. Rimangono sei mesi in carcere ad Oneglia Dulbecco G. B. fu Francesco, Ricca Gustavo, Panizzi Pietro, Ricca Erasmo e Mallia Corrado. 
Durante il rastrellamento sono uccisi Ricca Antonio fu Giuseppe del 1878 e Ricca Giobatta fu Giuseppe del 1887 sul monte Faudo. 
Lo stesso giorno il nemico occupa Apricale e vi rimarrà fino alla liberazione. 
Le forze garibaldine e quelle naziste, in permanente movimento, si spiano a vicenda ma non si attaccano. Attendono ciascuna il momento favorevole. 
Tentativi sono intrapresi il 22 di ottobre per collegarsi al Comando divisione [n.d.r.: II Divisione Garibaldi "Felice Cascione", comandata da Nino Siccardi (Curto)] con la partenza per Fontane [n.d.r.: frazione di Frabosa Soprana (CN)] di un garibaldino staffetta, latore di una dettagliata relazione sulla situazione, e di un mulo carico di olio per risolvere, almeno per qualche giorno, la difficile situazione nella quale certamente si trovavano gli uomini della I brigata  ["Silvano Belgrano"] e della V brigata ["Luigi Nuvoloni] per mancanza di grassi.
Ma i collegamenti risultano quasi impossibili poiché l'unica zona transitabile è battuta da pattuglie nemiche, e perciò si è obbligati a compiere un giro molto lungo e difficile. Nonostante ciò la staffetta Santino Mela (Capitano) mantiene il collegamento del fondovalle (Sant'Agata) con la brigata che ha il recapito a Pantasina [frazione di Vasia (IM)]. 
Il giorno seguente informazioni giunte da Pieve di Teco asseriscono che i Tedeschi, individuata in Arzéne l'ubicazione del Comando brigata, stavano preparando un grande rastrellamento di tre giorni con base iniziale di partenza dalla linea San Bernardo di Conio-passo Fenaira. 
Di conseguenza vengono emanate disposizioni per l'occupazione dei passi di colla d'Oggia, di Carpasio, di Villa Talla e di monte Moro. Il Comando brigata, spostatosi a passo della Pistona, viene messo al corrente della situazione ogni ora dalle staffette dei vari distaccamenti che recano notizie precise sui movimenti del nemico che, intanto, aveva occupato passo Fenaira, Rezzo e San Bernardo di Conio. Ma da queste località non proseguirà oltre, escluse piccole puntate d'assaggio, né opererà alcuna azione nei giorni successivi. 
Mancato l'attacco, cessa l'allarme per le formazioni garibaldine. 
Studiata la situazione, al Comando, preoccupato per la sorte di "Simon" [n.d.r.: Carlo Farini, responsabile della Zona Operativa] e la mancanza di sue notizie, appare chiara la difficoltà di collegare la brigata col Comando divisione per il perdurare del maltempo e per l'inverno precoce. Però constata che l'isolamento non aveva scoraggiato gli uomini, anche se consapevoli di uno sbandamento sicuro in caso di attacco e dei disagi che avrebbe provocato la penuria di munizioni, scarpe, cappotti, impermeabili per le guardie, ecc. 
D'altronde non esisteva alcuna possibilità di spostamento organico in massa poiché tutti i passi alle spalle dello schieramento erano occupati dal nemico. 
Viene deciso di resistere a forze non preponderanti; nei casi più gravi ogni distaccamento, diviso in squadre separate, si sarebbe occultato fino a rastrellamento concluso. 
Tutte le forze sbandate della I e della V brigata, comprendenti 150 uomini, sono incorporate nell'8° distaccamento di Simi Domenico (Gori), costituitosi in battaglione.
Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria). Da settembre a fine anno 1944. Vol. III, a cura Amministrazione Provinciale di Imperia e patrocinio IsrecIm, Milanostampa Editore - Farigliano, 1977, pp. 230,231

Si superò Pietrabruna, già occupata, dirigendosi nel tratto di zona situato fra Boscomare [frazione di Pietrabruna] e Terzorio nel tentativo di scendere a ridosso delle postazioni nemiche permanenti. Ma il progetto venne abbandonato per forza maggiore: tutta la valle emanava la presenza del pericolo che alterava il volto di ogni giorno, silenzi strani, rotti soltanto dal timido canto di rari uccelli, lontani richiami di voci umane incapaci di nascondere l'ansia del momento. 
Fra sterpi, sassi e sentieri erbosi, ma privilegiati perchè protetti dal folto della residua vegetazione, si procedeva rapidi, in una tensione che ognuno cercava di contenere. I paesi ormai dell'intera zona erano tutti presidiati, una rete di uomini armati controllava i passi, le strade e i principali sentieri, cacciatori spietati che architettavano nuove trappole per abbattere una selvaggina impaurita ma decisa; era una nuova esperienza che ci dava l'energia per non tradire lo sforzo delle improvvise fughe e dei lunghi spostamenti di valle in valle. 
[...] Un ritorno sereno mentre il sole d'un estenuante secondo giorno volgeva al tramonto, l'ultima stanca pattuglia rientrava, il distaccamento [n.d.r.: della IV Brigata "Elsio Guarrini" della II Divisione "Felice Cascione"] si era nuovamente ricomposto, la tattica adottata e la fortuna amica ci avevano aiutato ad uscire indenni dalla pericolosa partita. 
Non così per i distaccamenti situati al nord, che denunciarono sensibili perdite che comprendevano alcuni ragazzi del San Marco, con me fuggiti da Poggi. I primi arrivati al campo, in previsione dell'affamato rientro dei ritardatari, non si erano persi in chiacchere, provvedendo all'immediato acquisto di una vacca di cui una buona parte bolliva rumorosamente nel grosso calderone; all'intorno uomini disordinati e sporchi, ma i cui occhi esprimevano la gioia del ritorno, raccolti nel calore di un fuoco che allontanava il buio e la paura dell'ultima notte. Quella sera non riuscii a mangiare, all'imponente pezzo di carne presentatomi lo stomaco si rifiutò, accettando soltanto del brodo. E subito un lungo, un lunghissimo sonno fino all'indomani. 
Il grosso rastrellamento subito ai primi del mese era ormai un ricordo, ottobre scorreva in una riposante tranquillità, accompagnato da un tempo relativamente buono, tale da rendere meno pesanti i ripetuti turni di guardia giornalieri effettuati al Passo della Follia. Piccole scene osservate e ripetute nel tempo diventavano famigliari, come alla domenica mattina l'ampia gradinata che portava alla chiesa di Bussana Nuova illuminata dal sole e il salirvi di lontane persone che partecipavano al rito festivo, un lontano mondo, staccato da quello violento che ci aveva coinvolti. Ogni aspetto del vasto paesaggio esprimeva una bellezza che continuava ad affascinarmi e, occasione rara, la visione della lontanissima Corsica, enorme massa sorgente dal mare che in un'alba fredda e chiara apparve per pochi secondi ai nostri occhi, nel cerchio di una massa di vapori che l'avvolsero fino a farla scomparire; oppure il quadro di un comune giorno di guerra, la piccola città d'Imperia che veniva bombardata da una nave alleata, guizzi di fuoco in un lontano rombo di cannoni [...]
Renato Faggian (Gaston), I Giorni della Primavera. Dai campi di addestramento in Germania alle formazioni della Resistenza Imperiese. Diario partigiano 1944-45, Ed. Cav. A. Dominici, Imperia, 1984, pp.68,69

venerdì 16 ottobre 2026

Simi dovette adoperarsi per ingrossare il suo gruppo di partigiani con nuovi elementi

Taggia (IM): poco a monte del centro urbano

Particolare menzione merita pure il gruppo costituito in Taggia e nei dintorni da Simi Domenico ("Gori"). 
Qui appresso si riassume soprattutto quanto Simi Domenico espose nell'intervista riportata nel volume "L'epopea dell'esercito scalzo" di Mario Mascia con quelle aggiunte o modifiche, che sono state rese necessarie da altre precisazioni e interviste. 
Il 9, quando l'esercito si sbandò, Simi era in Sanremo. Con alcuni amici tentò un colpo di mano alla caserma del Presidio, mentre altri, per altre vie, direttamente o indirettamente, tentavano anch'essi di armarsi. Per avere le armi, Simi trattò col capitano e col maggiore, ma inutilmente: e alla sera lo informarono che era ricercato. Con una macchina fu portato a Montalto, e di qui a piedi raggiunse Ormea. Dopo alcuni giorni tornò sulle colline di Taggia, e qui riuscì a mettere insieme una ventina di uomini. Con lui vi era pure l'avv. Onorato Anfossi. 
Per qualche mese restarono in montagna, adoperandosi per rifornirsi di armi. Nel dicembre '43 Simi scese in Taggia, dove vi era già un Comitato che gli mandava aiuti sporadici; ma dovette fuggire e sua moglie venne arrestata. 
Nascostamente altre puntate saltuarie in Taggia erano state fatte anche prima.  
Simi si stabilì di nuovo in montagna.
Intanto molti di coloro che erano saliti in montagna nei primi tempi avevano abbandonata la formazione, preoccupati perché si avvicinava il freddo invernale e perché i fascisti incominciavano a riprendere forza, mentre esigui erano i mezzi dei partigiani. Quindi Simi dovette adoperarsi per ingrossare il suo gruppo con nuovi elementi, e nel giro di un certo tempo riuscì a ricostituire un nucleo abbastanza consistente. 
In una prima azione liberarono due prigionieri politici dalle carceri di Taggia. In una seconda impresa catturarono tutto il presidio (9 uomini) del ponte dell'Officina, nella valle di Taggia. Presero armi, munizioni, due cavalli; e il ponte fu letto saltare. 
Con la primavera del '44, al gruppo di Simi affluirono altri giovani, e il numero aumentava di giorno in giorno.
Furono fatti vari colpi di mano. 
Nel giugno del '44 Simi aveva con sé più di un centinaio di uomini, molto bene organizzati.
Più tardi, in seguito a un rastrellamento di vaste proporzioni (3 luglio '44), gli uomini di Simi si sbandarono, pur non essendovi nessun caduto; e solo una trentina di partigiani resteranno con Simi. 
Egli allora si ritirerà in una zona denominata "Campi" per riorganizzare il proprio gruppo; qui resterà fino al 12 agosto '44, subendo otto attacchi in quaranta giomi; poi si recherà a San Faustino, dove il gruppo sarà ricostituito.
Infine, nell'ottobre del '44, il gruppo di Simi, anch'esso ormai incorporato da un certo momento nelle formazioni garibaldine, verrà trasformato in 3° battaglione della V Brigata e prenderà il nome di Battaglione "Candido Queirolo", dal partigiano caduto di Taggia. 
Il gruppo di Simi, dopo la sua adesione alle formazioni garibaldine, ebbe dapprima il nome di 8° distaccamento e, fino all'ottobre '44, sarà l'8° distaccamento della V Brigata, da non confondersi con quello di Macallé, già 8° distaccamento della IX Brigata, la quale, nel luglio del '44, prenderà il nome di Divisione (II Divisione d'Assalto garibaldina "Felice Cascione"), e si suddividerà appunto nelle Brigate I, IV e V.
Prima di unirsi alle formazioni garibaldine, Simi aveva avuto rapporti col gruppo di Artù, e come già è stato accennato, con Erven; più tardi egli entrò, col suo gruppo, nelle formazioni suddette. 
Giovanni Strato, Storia della Resistenza Imperiese (I^ zona Liguria) - Vol. I. La Resistenza nella provincia di Imperia dalle origini a metà giugno 1944, Editrice Liguria, Savona, 1976, ristampa del 2005 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, pp. 312-313

Domenico Simi (Gori), nella bassa Valle Argentina, sta organizzando i suoi uomini che, nel giugno del 1944, supereranno il centinaio; «Gori» diventerà, successivamente, Comandante del 3° battaglione della V Brigata. 
Il 3 luglio, durante il rastrellamento tedesco, «Gori» subirà un grosso sbandamento; con la trentina di effettivi rimasti si stabilirà in località Campi fino al 12 agosto. Dopo tale data la formazione si trasferirà a San Faustino.
Carlo Rubaudo, Storia della Resistenza Imperiese (I Zona Liguria) - Vol. II. Da giugno ad agosto 1944, edito a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia, Imperia, Dominici Editore, 1992, p. 46

In questo frattempo arrivò dalla Francia il Capitano Gino Punzi per mettere il piano [ n.d.r.: la missione del capitano inglese Robert Bentley quale ufficiale di collegamento degli alleati con i garibaldini ] in esecuzione. La base di sbarco doveva essere il giro del Don, tra Arma di Taggia e Riva Ligure. Mi procurai una casetta nelle vicinanze come punto di appoggio. Tutto era pronto e si attendeva il primo sbarco, quando [il contrabbandiere], saputo che l'ufficiale aveva con sé una forte somma, lo rapinò e lo uccise...  
DomenicoGoriSimi, comandante del III° Battaglione "Candido Queirolo" della V^ Brigata della II^ Divisione d'Assalto Garibaldi "Felice Cascione" in Mario Mascia, L'epopea dell'esercito scalzo, Ed. ALIS, 1946, ristampa del 1975 a cura dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia 

Intanto sulle alture di Taggia si era costituito un battaglione di partigiani, chiamato battaglione "Luigi Nuvoloni" che era il nome di un caduto in combattimento originario di un paese della valle Argentina. Detto battaglione era costituito in gran parte da partigiani di Taggia e località limitrofe ed era comandato da un vecchio socialista che si chiamava Simi di cognome, col nome di battaglia “Gori”; era molto anziano e cagionevole di salute e, poiché questo battaglione faceva parte della brigata “Vittò” [ n.d.r.: V Brigata "Luigi Nuvoloni" comandata da Vittorio Guglielmo (Vittò), il quale, però, a dicembre 1944 diventò comandante della II Divisione], mi chiamò e mi invitò a raggiungere quel battaglione e ad assumere la carica di commissario. In effetti, poiché “Gori” era sempre indisposto, dovevo portare avanti quella formazione come comandante e come commissario. Intanto eravamo giunti ai primi giorni del 1945, sapendo che gli Inglesi dovevano fare un lancio di armi e di viveri per le formazioni della 1a zona Liguria ed esattamente sul Mongioie 2600 m. di altitudine, mi fu ordinato di raggiungere tale località poiché conoscevo già il percorso, raggiunsi di nuovo Piaggia e più avanti Viozene provincia di Cuneo, dove ci accampammo in vecchi casolari di pastori, da Viozene al Mongioie la strada era abbastanza breve. In attesa dei lanci abbiamo fatto diverse imboscate sulla strada statale n° 28 che da Imperia porta a Pieve di Teco, Colle di Nava, Ormea, Garessio, Ceva e avanti fino a Torino. Durante uno di questi attacchi abbiamo dovuto ritirarci precipitosamente per non essere sopraffatti dai nazi-fascisti sul Pizzo di Ormea a m. 2475 sul livello del mare dove abbiamo bivaccato all’aperto tutta la notte. Rientrati a Viozene, dopo qualche giorno, seguendo le istruzioni di radio Londra, nella notte stabilita abbiamo acceso dei falò su una spianata alle falde del Mongioie. Tutto si è svolto nella massima semplicità, i lanci si sono svolti regolarmente, abbiamo ricevuto armi e viveri col consueto cioccolato. Armi e viveri sono stati divisi con le formazioni partigiane operanti nella zona fra la provincia di Cuneo e quella di Imperia. Intanto siamo arrivati ad Aprile del 1945, i Tedeschi e le Brigate Nere consapevoli della disfatta, pressati dalle forze alleate e dalle nostre formazioni, si ritiravano verso il nord dell’Italia con la speranza di raggiungere la Germania, molti di loro sono caduti e molti altri fatti prigionieri. Noi abbiamo avuto l’ordine di portarci sulle alture sopra Taggia e Sanremo, durante il trasferimento che è durato alcuni giorni, siamo stati attaccati dai Tedeschi in fuga con raffiche di mitragliatrice, anche se sparavano da molto lontano e disordinatamente, una pallottola a ferito alla gamba il Comandante Gori che non ha avuto la sveltezza di gettarsi a terra.
Ormai i Tedeschi e i fascisti erano in fuga. Noi abbiamo proseguito la nostra marcia verso Taggia e Sanremo portando a spalle su di una barella improvvisata il Comandante Gori che era stato medicato alla meglio. Si trattava di una ferita lieve, arrivati a Sanremo, è stato ricoverato nel locale Ospedale. Intanto siamo arrivati prima a Taggia e poi a Sanremo, era il 25 aprile 1945, contemporaneamente sono arrivate le truppe alleate e insieme abbiamo presidiato quelle città ormai abbandonate dai nazi-fascisti. Dalla vicina Francia sono arrivate anche delle truppe francesi formate da soldati di colore Senegalesi questi, dopo qualche giorno sono rientrati in Francia. Dopo i festeggiamenti per la vittoria sul nazifascismo, siamo rimasti a presidiare la città con le truppe alleate, fin quando il Comitato di Liberazione che si era costituito, dopo avere regolarmente registrato le nostre generalità e le formazioni in cui avevamo operato, ci ha messo in libertà e siamo rientrati nelle nostre famiglie. 
Gio Batta Basso (Tarzan)
Chiara Salvini, Ricordi di un partigiano, Nel delirio non ero mai sola, 29 luglio 2012  

mercoledì 7 ottobre 2026

Il contributo di un distaccamento partigiano alla battaglia di Badalucco il 26 settembre 1944

Il torrente Argentina poco a valle di Badalucco (IM)

Settembre [1944] stava finendo, si era già al venticinque, e nel riposo di quei giorni si assaporava la continuità di una stagione veramente splendida, soleggiate giornate mitigate da un lieve brezza che contribuiva ad aumentare il generale torpore avvertito dall'intero reparto. Ma quel mattino la dolce noia venne bruscamente interrotta dall'improvviso rumore di armi automatiche, raffiche lontane ma distinte provenivano dalla valle Argentina in direzione di Badalucco, sensibilmente attenuate dal massiccio del Faudo. Col passar delle ore, anzichè decrescere, gli scoppi aumentavano di intensità, giungevano nitidi i ritmati colpi di una Breda 37, la pesante mitraglia da posizione a cui a tratti si aggiungevano i cupi rombi dei mortai. In tutti la tensione era scattata, senza alcun ordine ognuno aveva raccolto le cose essenziali e controllate le armi in dotazione; e si cominciò ad attendere l'evolversi dei fatti e la loro conoscenza, una delle tante attese, a volte inutili, a volte pericolose. Il fragore dei colpi aumentava in un continuo crescendo confuso e minaccioso, giungendo stranamente spezzettato dalla discontinuità di un vento capriccioso; la nostra zona continuava a presentare un aspetto di assoluta tranquillità, anche all'attento occhio dei valligiani posti di guardia ai primi colpi d'armi da fuoco avvertiti. Scorrevano lente le ore di quella giornata e, quando il nervosismo cominciò ad accentuarsi, si era giunti alle prime ore del pomeriggio, una staffetta di Artù [Arturo Secondo, della IV^ Brigata "Elsio Guarrini" della II^ Divisione "Felice Cascione"], comandante della resistenza dislocata nella valle Argentina, si presentò finalmente per comunicarci quanto accadeva: una formazione di repubblicani, di stanza a Taggia, in una delle solite puntate intimidatorie, era stata affrontata dai reparti del luogo e costretta a rifugiarsi in un frantoio alla periferia di Badalucco. Un primo tentativo di forzare il blocco da parte dei repubblicani era stato nettamente sventato dalle forze di Artù, che controllava con i suoi uomini l'intera valle. Nella stessa, la resistenza trovava un completo appoggio da parte della popolazione che, oltre a fornire di generi alimentari i reparti combattenti, ad ogni infiltrazione di forze avversarie abbandonava il lavoro per impugnare le armi, determinando nella vallata una coesione operativa difficilmente riscontrabile in altre località. E come ogni avvenimento che raggiunge limiti al di sopra della norma, una spiegazione che giustificava l'intesa veniva presentata: conca semiselvaggia, circondata da monti ripidi, dagli accessi aspri e stretti, facilmente controllabili, in un'epoca lontana aveva duramente impegnato i pirati saraceni e, particolarmente, il feroce Luco, uomo spietato che terrorizzata il tratto di costa contiguo e le valli adiacenti; di qui la presunta origine del nome "Bada Luco" assunto dalla grossa borgata, capoluogo della valle. E nel rispetto d'una tradizione, o d'una fantasia diventata leggenda nel tempo, i suoi abitanti nei giorni del pericolo si univano solidali per affrontarlo. E per essere aiutati, nel ripetersi di una simile eventualità, venne richiesto al nostro distaccamento di tenersi pronto ad intervenire in qualsiasi momento, allo scopo di bloccare l'ingresso alla valle ai reparti tedeschi di stanza in riviera, tenuti in stato di preallarme per un previsto, secondo tentativo di liberare gli assediati. Il resto della giornata e la notte trascorsero nell'inutile attesa di ulteriori informazioni; unica variante notata, il rallentamento dei colpi che denunciava la forzata pausa imposta dall'oscurità. Ma alle prime luci dell'alba, dallo stretto sentiero che portava alla valle, quasi improvvisa ai nostri occhi, si presentò la staffetta, il volto largamente bagnato di sudore, nello sforzo di giungere in tempo a comunicarci d'entrare immediatamente in azione. I rinforzi tedeschi erano partiti e si ripetè ancora la spontaneità della partecipazione, il reparto che si dispose a partire raggruppava la quasi totalità degli effettivi. Il luogo dell'appostamento era lontano e l'urgenza non ammetteva indugi; la caccia era nuovamente aperta. Fresche energie, accumulate in giorni di assoluto riposo, ci consentirono di procedere a una velocità sostenuta, senza accusare lo sforzo; inoltre il forte ritmo assunto eliminava momentaneamente l'ansia che precedeva solitamente lo scontro. Sconosciuti sentieri, ripidi e tortuosi, percorsi nell'accompagnamento della minacciosa musica suonata dalle armi dei contendenti, tesi nell'affermazione d'una violenta supremazia. 
E quando la valle si restrinse fino a diventare gola sul cui fondo scorreva il fiume Argentina, il distaccamento, senza porre alcun indugio, poichè il nemico poteva giungere da un momento all'altro, prese posizione a circa un centinaio di metri d'altezza, su di uno strapiombo impossibile a raggiungersi dal basso per l'assoluta mancanza di sentieri diretti. La posizione dominava completamente il tratto di strada sottostante, che seguiva alternandosi sulle due sponde il corso del fiume; di fronte a noi, la strada, per le difficoltà del percorso, operava uno scarto che la portava a superare il ponte sull'Argentina, venendosi a trovare in una posizione a noi frontale. 
Iniziarono i lunghi, interminabili minuti dell'attesa, sempre accompagnati dal messaggio delle armi che ininterrotto continuava ad espandersi, tensione di sguardi nell'avvistare la preda, cacciatori chini sulle armi pronte a far fuoco, immobili nel cogliere il primo soldato apparire alla curva al di là delponte. E apparve il primo, e il secondo, e altri, ai lati della strada, un procedere lento, guardingo, lo sguardo alla ricerca del pericolo che sentivano vicino, e avanzavano ancora, lentamente ma avanzavano, le file dei soldati si snodavano sempre più lunghe, avvicinandosi. Giungeva appena qualche voce portata dall'aria e il rumore dei passi sul fondo sassoso della strada. E come un ruggito, le armi improvvise esplosero i loro mortali colpi, un assordante ritmo; il Majerling vibrava spietato e perfetto, come voluto dai suoi creatori che affannosamente ora cercavano riparo anche nel piccolo sasso, nel tentativo di evitare la morte che giungeva dall'alto. Per un attimo ebbi la sensazione di essere a bordo di un aereo, tanto impietoso il nostro fuoco colpiva i soldati della Wermacht che, come impazziti, correvano sulla nuda strada e nel sassoso letto del fiume, ridotto a puro rigagnolo dalla lunga estate. 
Di colpo il silenzio, le armi brucianti tacevano, e tutto al nostro sguardo apparve immobile, piccole forme in strane posizioni, solo i nostri respiri e qualche voce oltre la curva, soldati superstiti, uomini vivi che fuggivano un piccolo inferno. Nella valle il rumore del combattimento giungeva ancora, noi lo si sentiva lontano, enormemente lontano. Per quel giorno la caccia era finita, una giornata piena da considerarsi fortunata; la tradizione della valle ancora una volta era stata rispettata e, se di leggenda si trattava, la stessa era diventata realtà, anche ai pirati moderni era stato imposto il "Bada Luco". 
Renato Faggian (Gaston), I Giorni della Primavera. Dai campi di addestramento in Germania alle formazioni della Resistenza Imperiese. Diario partigiano 1944-45, Ed. Cav. A. Dominici, Imperia, 1984, pp. 63-66

La battaglia [n.d.r.: che riguardò tutta Badalucco e dintorni ed alla quale il distaccamento (della IV^ Brigata) di Faggian diede il contributo sopra descritto], iniziata alle sette del 25 e terminata vittoriosamente alle sedici del 26 settembre, salva Badalucco dalla rappresaglia dei nazi-fascisti che subiscono una delle più dure disfatte della guerra partigiana imperiese; perdono circa centosettanta uomini tra morti e feriti, compresi quattro ufficiali (due bersaglieri e due Tedeschi) e quattordici sottufficiali caduti in battaglia o dispersi, o colpiti dai propri mortai che avevano sbagliato tiro.
Francesco Biga, Storia della Resistenza Imperiese (I^ Zona Liguria). Da settembre a fine anno 1944. Vol. III, a cura Amministrazione Provinciale di Imperia e patrocinio IsrecIm, Milanostampa Editore - Farigliano, 1977, p. 92

giovedì 1 ottobre 2026

I partigiani della Divisione Cascione alla vigilia della Liberazione

Sanremo (IM): una vista dalla Frazione Coldirodi

19 aprile 1945 - Dal comando della II^ Divisione "Felice Cascione", prot. n° 50, al comando della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" - Ordine di collocare il Distaccamento "Piacenza" [VIII° Distaccamento del II° Battaglione "Marco Dino Rossi", comandato da Giovanni "Piacenza" Giacobbi] al posto del Distaccamento "Toscano" e di inviare il Distaccamento "Olmo" in zona Fontanili [in Valle Argentina] per necessità tattiche.

19 aprile 1945 - Dal settore SIM del III° Battaglione "Orazio Secondo" al comando della IV^ Brigata "Elsio Guarrini" della II^ Divisione - "Il responsabile del Battaglione in indirizzo ha predisposto un agente per ogni Distaccamento per assolvere il compito di controllare l'andamento della formazione".

19 aprile 1945 - Dal comando della II^ Divisione, prot. n° 51, al comando della IV^ Brigata - Si chiedevano informazioni maggiormente dettagliate su una certa Alda Berardi di Oneglia "sfollata in località Gorleri... fa la spola tra San Remo e Genova. Circola liberamente durante il coprifuoco e traffica nella borsa nera senza subire alcun controllo; la stessa si vanta di essere chiamata a Gorleri la spia numero 8".

19 aprile 1945 - Dalla sezione SIM della V^ Brigata, prot. n° 406, al comando della V^ Brigata - "Avvertire la signorina V. che è pedinata. Un agente si incontrerà tra poco con gli uomini del presidio di Ceriana per trattarne la resa".

19 aprile 1945 - Dalla sezione SIM della V^ Brigata, prot. n° 408, al comando della V^ Brigata - "Il militare fuggito dalle formazioni della V^ Brigata ha dettagliatamente fornito notizie al comando della GNR di San Remo. In aggiunta a quanto già comunicato con la lettera avente come protocollo il n° 405, si comunica che Muscolo ha fatto pervenire al comando nemico la dislocazione delle forze, il loro armamento e le possibili azioni da eseguire contro i partigiani".

19 aprile 1945 - Dal I° Battaglione "Mario Bini", sezione SIM, prot. n° 4, al comando della II^ Divisione ed al comando della V^ Brigata -  "A Pigna il presidio è composto da 40 persone di nazionalità tedesca e russa; ad Isolabona e a Dolceacqua si trovano 50 tedeschi per presidio; a Perinaldo ve ne sono 60-70, che controllano alcune batterie di piccolo calibro. I tedeschi di questi presidi appartengono in prevalenza alle truppe alpine. Molini è stata rinforzata con 30 elementi, portando così gli effettivi a 70 uomini".

19 aprile 1945 - Dal I° Distaccamento "Riccardo 'Cardù' Vitali" [comandante "Sergio" Guido Lanteri] del I° Battaglione "Mario Bini" al comando della V^ Brigata - "Una squadra al comando di Spartaco [Giuseppe Zuccaro, nato a Messina il 23/07/1917] nella notte tra il 17 e il 18 u.s. partiva per recarsi sulla strada Baiardo-Apricale. Alle ore 10 del 18 giungevano 4 tedeschi, a cavallo, da Apricale, che venivano attaccati dai garibaldini: 3 rimanevano uccisi ed il quarto, ferito, fuggiva dando l'allarme".

19 aprile 1945 - Da "Bixio" al SIM della V^ Brigata - "A San Remo si verificano ammassamenti di truppa tedesca che proviene da Bevera e Grimaldi e prosegue per Savona. A Ceriana sono giunti 10 tedeschi di rinforzo, portando così la forza complessiva a 100 effettivi. A Baiardo il presidio nemico è di circa 40 uomini".

20 aprile 1945 - Dal comando della II^ Divisione, prot. n° 53, alla Sezione SIM della V^ Brigata - Si invitava a procedere, da parte del tribunale della Brigata, all'istruttoria a carico della spia Angelo Muratore e si esprimeva soddisfazione per il lavoro svolto dal responsabile SIM "Brunero".

20 aprile 1945 - Dal comando della II^ Divisione, prot. n° 58, al comando della Divisione "Gin Bevilacqua" [della II^ Zona Operativa Liguria] - "In risposta alla richiesta sul movimento delle forze nemiche sulla frontiera italo francese le informazioni sono poco attendibili, dato che c'è continuo movimento e continuo spostamento delle forze verso la strada n° 28. Si verifica il rafforzamento dei presidi che devono difendere le strade di ripiegamento che, tuttavia, sono sotto controllo garibaldino, tranne la via Aurelia, in cui, peraltro, avvengono dei continui attacchi dei partigiani".

20 aprile 1945 - Dal comando della II^ Divisione, prot. n° 59, al comando della I^ Zona Operativa Liguria - Venivano descritte alcune azioni fatte: "il 16 u.s. una squadra del Distaccamento "Angelo Perrone" [comandato da Giuseppe "Zabù" Conio, Distaccamento del I° Battaglione "Carlo Montagna" della IV^ Brigata "Elsio Guarrini"] attaccava carriaggi nemici in ritirata verso Genova; il 17 u.s. una squadra attaccava i tedeschi sulla strada Badalucco-Taggia; nello stesso giorno una squadra del Distaccamento "Tritolo" attaccava il presidio di Carmo Langan [comune di Castelvittorio (IM)]; il 19 si presentavano militari della X^ Mas con armamento al seguito, venendo immediatmente incoprpoarti. Il 14 una squadra al comando del comandante della V^ Brigata "Doria" [Armando Izzo] faceva brillare la strada in località Rocche di Drego [comune di Molini di Triora (IM)]".

20 aprile 1945 - Dal comando della II^ Divisione al comando della V^ Brigata ed al comando del I° Battaglione "Mario Bini" - "Si inviano quali nuovi elementi Gian Mario Alberti (Gian), fuggito dall'artiglieria repubblichina, e Mario Pereno (Oscar), anch'egli scappato dall'artiglieria nemica dopo aver fatto parte delle formazioni cittadine di San Remo nell'estate del '44".

20 aprile 1945 - Da "Max" [Massimo Porre] al comando della II^ Divisione - Sosteneva che "la situazione precipita, gli inglesi sarebbero a Fontan; all'inizio della mattinata odierna le cannonate hanno raggiunto la piazza di Briga; il presidio è esiguo e la popolazione è in fuga. A Molini i nemici sono rimasti pochi e la popolazione aspetta l'arrivo dei garibaldini; a Triora i tedeschi si sono comportati umilmente; a Sanson i garibaldini hanno divelto molti pali della linea telefonica. Si attendono per Briga disposizioni urgenti e precise":

20 aprile 1945 - Dal comando della V^ Brigata, prot. n° 197/segreteria, ai comandi del I° Battaglione "Mario Bini", del II° Battaglione "Marco Dino Rossi" e del III° Battaglione "Candido Queirolo" - Comunicava che erano state minate la mulattiera San Giovanni dei Prati a Collabracca e la rotabile Langan-Molini.

22 aprile 1945 - Dal CLN di Sanremo, prot. 629, alla Sezione SIM della V^ Brigata - Messaggio ugentissimo con cui si segnalava che la "spia" Muscolo" molto probabilmente aveva fornito ai nemici notizie tali da rendere possibile per il 23 o il 24 aprile un rastrellamento con truppe provenienti sulla strada di Pigna e che lo stesso informatore aveva aggiunto che molte spie che parlavano francese si erano introdotte in quel periodo tra i partigiani.

22 aprile 1945 - Dal Sezione SIM [Servizio Informazioni Militari] della V^ Brigata al comando della V^ Brigata - Riferiva che il giorno 20 reparti nemici avevano compiuto un'azione nella zona del I° Battaglione "Marco Dino Rossi": divisi in due colonne, una aveva colpito la strada carrozzabile, l'altra le pendici del Monte Ceppo [nel comune di Baiardo (IM)], dove si era scontrata con il III° Distaccamento; che nello scontro era morto l'ausiliario San Remo [Andrea Grossi Bianchi, nato a Sanremo il 22 maggio 1922]; che il Distaccamento era riuscito a sganciarsi portando via tutto il materiale, tranne i viveri che erano stati depositati nel magazzino della Brigata.

22 aprile 1945 - Dal comando della II^ Divisione, Sezione Propaganda - Bollettino n° 2 delle azioni partigiane - Riportava che il 17 aprile il II° Battaglione "Lodi" della IV^ Brigata "Elsio Guarrini" aveva collocato una mina anticarro a Castelvecchio di Imperia; nella notte tra il 14 ed il 15 una squadra dell'VIII° Distaccamento della IV^ Brigata, dopo aver sequestrato nell'abitazione di un maresciallo a Taggia (IM) 1 ql. di farina, al ritorno sulla Via Aurelia aveva attaccato un carro tedesco, causando la morte di 2 soldati; in un'azione su Pietrabruna (IM) del 15 era morto il garibaldino Casto [Antonio Castello] del VII° Distaccamento ["Romolo"] del III° Battaglione ["Artù"]; non era pervenuto l'elenco delle operazioni effettuate dalla V^ Brigata.

22 aprile 1945 - Dal comando della II^ Divisione, prot. n° 75, al Comando Operativo della I^ Zona Liguria - Comunicava: il 13 aprile l'arrivo di 19 soldati della X^ MAS [già di stanza a Sanremo] presso la V^ Brigata; l'operazione contro le Rocche di Drego [comune di Molini di Triora (IM)] del 14 aprile; l'azione su Pietrabruna (IM) del 15; l'attacco del Distaccamento "Angelo Perrone" sulla Via Aurelia il 16: le azioni già segnalate dai comandi della IV^ "Elsio Guarrini" e della V^ Brigata "Luigi Nuvoloni" alla II^ Divisione.

24 aprile 1945 - Dal comando della IV^ Brigata al comando della II^ Divisione - "La squadra guastatori del comando di Divisione ... il 22 aprile aveva fatto saltare la strada militare Colle San Bartolomeo-San Bernardo, causando la morte di 3 persone tra le quali un maresciallo tedesco ed una donna italiana, una spia...".

Da documenti IsrecIm in Rocco Fava di Sanremo (IM), La Resistenza nell'Imperiese. Un saggio di regestazione della documentazione inedita dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia (1 gennaio - 30 Aprile 1945), Tesi di Laurea, Università degli Studi di Trieste, Anno Accademico 1998-1999